Come promesso ecco il mio primo contributo.
Dopo tanto tempo passato a scrivere quasi in clandestinità, avete finalmente terminato il vostro romanzo/raccolta di racconti/silloge poetica(ma forse per voi quest’articolo non serve)

In ogni caso dopo un’ATTENTA stesura potete finalmente sottoporre il vostro lavoro, o se preferite la vostra opera, ad un editore degno di tale nome. Il primo consiglio che vi do è quello di non affidarvi solo alle grandi case editrici, molte non accettano esordienti, altre hanno rapporti solo con agenzie, le residue probabilmente vi leggeranno. Trovate anche qualche casa editrice piccola, che però non sia una bieca stamperia. Pubblicare con contributo è peggio che non pubblicare affatto, infatti, la pubblicazione compartecipata porta referenze negative, non lo sto dicendo io, è di dominio comune. Nello scrivere la lista delle case editrici papabili, tenete conto: della loro linea editoriale; del fatto che accettino o meno esordienti; della loro preferenza per l’invio.

Linea editoriale: inutile inviare un romanzo fantasy ad una casa editrice che pubblica solo romanzi mainstream, oppure mandare sillogi poetiche a chi si occupa prettamente di narrativa. Perdete tempo voi, la casa editrice ed anche i poveri autori che hanno rispettato la linea editoriale non mandando allo sbaraglio.

Preferenza per l’invio: c’è chi accetta solo una sinossi, chi oltre la sinossi vuole qualche estratto, oppure alcune vogliono il manoscritto in forma cartacea, altre lo accettano anche in via telematica. Infine altre non vogliono leggervi, perché fondamentalmente non siete un nome famoso.

Dopo aver trovato le case editrici che fanno più al caso vostro, non mandate direttamente, navigate un po’ su internet e reperite informazioni su di loro, se raccogliete solo esperienze negative, forse, è il caso di concentrare i nostri sforzi altrove.

Per concludere ripeto che all’inizio anche una piccola casa editrice può essere una buona vetrina, a rincorrere le grandi con la propria opera prima si rischia di invecchiare. In sintesi: provarci sì, intestardirsi unicamente con loro, no!

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