dicembre 2011


Potete leggere una mia nuova intervista pubblicata dal blog Sole e Luna.
Si è parlato di Nero N.9, La vita degli altri e altro.

Il testo integrale è leggibile:
qui

Buona lettura!

Annunci

Oggi scrivo per uscire un po’ dai canoni di questo blog.
Non è una recensione di un libro, né un’intervista o qualche altro tipo di segnalazione letteraria.
Oggi voglio segnalare una webserie che a parer mio è molto promettente, anche se per il momento consta di sole due puntate(una terza è in dirittura d’arrivo).
Si tratta di “Lost in google” prodotta dalla “The Jackal”, una giovanissima casa di produzione indipendente napoletana che ha avuto modo di attirare l’attenzione con moltissimi video parodia e finti trailer, nonché nell’ultimo periodo con la produzione di video musicali e altro(veri e propri prodotti professionali).
Dite che è troppo presto per bollarla come interessante?
Forse sì, ma avendo avuto modo di vedere tutti i video dei The Jackal, posso dire che quasi tutti sono stati fatti con particolare cura e con l’uso di idee originali e divertenti.

Un altro punto che depone a favore di questa webserie è sicuramente l’interattività. I migliori commenti postati su youtube verranno usati per far progredire la storia. Un’interessante e simpatica iniziativa sicuramente.

Dalla pagina facebook:

– hai mai provato a cercare “google” su google? –

Ruzzo Simone è stato risucchiato dal motore di ricerca … aiutaci a trovarlo!

La trama è molto semplice e stringata, ma originale e proprio questo potrebbe essere un ulteriore viatico verso il successo della serie. Perché l’interattività con gli utenti potrebbe portare sviluppi inattesi.

Ovviamente non scrivo di più sulla trama perché non vorrei anticiparvi simpatici espedienti che troverete nelle prime due puntate.

Questa segnalazione si conclude qui, vi invito a dare un’occhiata alla webserie Lost in Google (e alla produzione The Jackal).

Buona visione!
Massimo

Vi lascio qualche link:
puntata 0 di lost in google
pagina fb di lost in google
pagina fb The Jackal
sito The Jackal

Da una discussione avuta su facebook mi è venuta l’idea di trattare l’argomento anche qui.
Negli ultimi giorni, leggendo i vari racconti che sono giunti per Nerinchiostro, ho avuto modo la conferma di una tendenza che avevo avuto modo di notare già nel 2008(quando mi ero affacciato per la prima volta in questo mondo).

Qual è questa tendenza?
Semplice, l’uso di nomi stranieri(e quindi spessissimo di ambientazione straniera) da parte degli autori esordienti/emergenti italiani.

Questa tendenza è una delle tante cose su cui si discute spesso e volentieri sui forum di scrittura. Ricordo benissimo una discussione di decine di pagine sul Writer’s dream a proposito. Discussione che però penso sia andata persa visto che all’epoca il forum era ancora su forumfree.

L’uso di nomi stranieri mi fa storcere il naso, non posso negarlo. Anche se penso che l’utilizzo a volte possa essere interessante, ma questo nel caso ci sia un’ottima conoscenza di base da parte dell’autore dell’ambientazione straniera. Naturalmente questo uso deve essere anche funzionale alla storia.

Purtroppo difficilmente gli autori hanno questa conoscenza e altrettanto difficilmente la trama ha bisogno di questo uso.
La situazione più usuale è questa:
l’autore è italiano, i protagonisti si comportano come italiani, hanno un modo di esprimersi italiano, ma si chiamano Kevin e Jane. Sì, perché coloro che usano questo espedienti il più delle volte non conoscono l’ambiente che vanno a descrivere se non per qualche film o serie tv che hanno visto. E ovviamente fonti del genere non sono affatto attendibili.

A parer mio si deve scrivere di ciò che si conosce(non intendo che per scrivere horror devi conoscere un mostro a sei teste). Ma per strutturare un personaggio anglosassone o comunque straniero si deve entrare nelle loro strutture di pensiero. E molti non lo fanno. I loro personaggi sono americani all’anagrafe, ma completamente italiani nelle strutture di pensiero e anche nel resto.

Insomma una ricerca di esoticità che rende, sempre a parer mio, molto meno credibile e coerente la storia, nonché eccessivamente dozzinale.
Perché lo fanno?
Alcuni perché preferiscono i nomi stranieri, altri perché si sentono più stimolati, altri ancora perché sentono di banalizzare il tutto chiamando un loro personaggio Gennaro o Filippo.

Ovviamente anche queste risposte mi fanno storcere il naso. Tuttavia non bisogna generalizzare, sempre riferendomi alla mia esperienza(perché parlo o provo a parlare di ciò che conosco) ho avuto modo di leggere racconti di ambientazione straniere, in cui quest’ultima era funzionale(non tutte le situazioni sono adatte ad essere ambientate in Italia) o comunque c’era una buona conoscenza degli usi e dei costumi, con strutture di pensiero ben diverse da quelle italiane. In questo caso l’uso è apprezzato e anzi fa capire che ci sia stato maggior lavoro dietro la storia. L’autore si deve essere sforzato per rendere la situazione coerente e credibile.

Insomma io ho detto la mia, non so se qualcuno commenterà, ma qualora lo facesse sarei curioso di leggere il suo pensiero(anche nel caso fosse di matrice opposta, basta che non vi firmate con nomi stranieri, scherzo ovviamente).

Un saluto!
Massimo Junior(il nome è proprio così, nessuna ricerca dell’esotico).

P.s. Ricordate! La vera rivoluzione è usare i nomi 100% italiani! Ovviamente scherzo anche qui.

P.p.s ovviamente la discussione non riguarda racconti/romanzi fantasy, perché lì ogni mondo ha determinate regole e caratteristiche linguistiche e comportamentali.