Buongiorno a tutti! Per la prima intervista della nuova rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Gianpiero Possieri. Ciao Gianpiero! Benvenuto su questo blog.
Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ho 37 anni, sono sposato da 11 e ho un figlio di 8 anni. Sono diplomato in ragioneria e faccio il commerciante, ma scrivo fin da quando ero piccolo, spaziando un po’ in tutti i generi e in molte forme artistiche, dal teatro alla musica, dal giornalismo alla scrittura di romanzi e racconti.
Sono arrivato alla stesura di un vero romanzo a 28 anni, un’età relativamente avanzata, rispetto alla media dei baby autori ai quali l’editoria attuale ci ha abituato.

Qual è il tuo autore preferito?
In assoluto Stephen King, del quale possiedo tutti i libri, alcuni dei quali li ho letti anche tre o quattro volte. Però mi piace leggere un po’ di tutto, in particolar modo mi oriento spesso verso scrittori emergenti che pubblicano con piccoli editori free. Autori insomma che non godono delle luci della ribalta. E devo dire di aver fatto spesso piacevoli scoperte.

Hai pubblicato due libri: “Il predatore di anime in fuga” e “Il fuoco nell’anima”. Ti va di parlaci un po’ di questi libri?
Il primo romanzo è un thriller psicologico classico, ma con la nota originale di una vena di paranormale, che riveste un ruolo essenziale nella vicenda. Vicenda che si snoda attraverso capitoli che seguono in modo alternato il punto di vista del killer e dell’investigatore. Il secondo invece è un thriller/giallo, con la particolarità di essere narrato attraverso tre periodi temporali diversi che si intrecciano fra di loro, dove ogni periodo ha una sua trama, una sua ambientazione e un suo linguaggio specifico. La stessa trama evolve e matura con l’evolversi del protagonista.
Il “Predatore” è nato nel 2003 ma ha visto gli scaffali di una libreria solo nel 2008, grazie a Foschi Editore, dopo una lunga serie di revisioni e riscritture. Narra la storia di Jack Shark, un investigatore americano dotato di poteri paranormali e specializzato nel ritrovare ragazzi che scappano da casa. Ingaggiato da un armatore italiano per ritrovare la figlia, si troverà a incrociare la strada di un serial killer particolarmente abile, che si fa chiamare “l’Uomo Invisibile”.
“Il Fuoco nell’anima” invece è un romanzo molto più maturo e articolato, di difficile collocazione, in quanto non è né un giallo classico, né un thriller puro, né un’opera di narrativa standard, ma un po’ tutte e tre le cose insieme. Tutta la vicenda è incentrata su Carlo, il protagonista, che all’inizio del romanzo troviamo vecchio e stanco in uno sperduto paese di montagna. Il seguito è un viaggio nel suo passato di studente prima, e di professore poi, fra amicizie, amori e indagini, durante le quali, un po’ per passione, un po’ per curiosità e incoscienza, si troverà a fare i conti col proprio destino. Il presente però gli offrirà un’occasione di redenzione. Il romanzo è stato pubblicato da Sogno Edizioni nel 2011.

Ho notato che preferisci l’ambientazione italiana nei tuoi romanzi, anche se poi nel “Predatore di anime in fuga” c’è comunque qualche personaggio che esula dal nostro contesto nazionale. Come mai hai scelto questo tipo di ambientazione?
Io sono convinto che una storia funziona meglio se uno scrittore parla di ciò che conosce bene, e per lo stesso motivo, è più facile creare un legame con il lettore. Una conferma di ciò possiamo vederla per esempio nel grande successo di pubblico verso le fiction italiane rispetto alle americane. Allo spettatore, così come al lettore, piace immedesimarsi nei personaggi dei romanzi, e questa empatia è più semplice se l’ambientazione è quella alla quale è abituato. Vedo l’utilizzo di ambientazioni anglosassoni più come una moda. Nel mio primo romanzo per esempio, la scelta di ambientarlo in città e paesi realmente esistenti è stata una soluzione felice, perché molti lettori sono rimasti affascinati e divertiti dall’idea di riconoscere fra le pagine, luoghi che loro stessi erano abituati a frequentare. La scelta di un personaggio italo-americano è stata fatta esclusivamente perché funzionale alla trama.

“Il fuoco nell’anima” è uscito anche in ebook, qual è la tua opinione sui libri digitali?
Io credo che la nascita dei libri in formato digitale sia un’ottima opportunità per poter diffondere la letteratura presso un target di lettori molto più giovane rispetto a qualche anno fa. I prezzi dei libri cartacei sono sempre più elevati e i giovanissimi dispongono di finanze ridotte che devono gestire fra telefonini, videogiochi e altri tipi di spese. In questo modo hanno la possibilità di accedervi a costi estremamente ridotti. Inoltre l’ebook ha il vantaggio di poter essere acquistato da casa, in tempo reale, senza costi di spedizione. Un e-book reader può contenere centinaia di libri e occupa meno spazio di un singolo volume.
Però… da nostalgico del libro classico, amante dell’odore della carta e dell’inchiostro, credo che il formato digitale, a differenza di quanto è accaduto nel mondo della musica, non potrà mai sostituire il libro cartaceo, o almeno non nella stessa misura.

La tua scrittura si è diretta verso vari campi (giornalismo, sceneggiatura teatrale, musica), le consideri semplici parentesi o stai pensando di rispolverare una di queste vecchie attività?
Tutti i generi in cui mi sono cimentato sono state delle piacevoli esperienze, ma appartengono a un passato in cui non avevo particolari impegni di vita e mi piaceva sperimentare a 360 gradi. Adesso preferisco orientarmi verso un tipo di scrittura più impegnata, ma non escludo in un prossimo futuro un ritorno al giornalismo, un mio vecchio amore.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Al momento, per problemi di salute, ho dovuto mettere da parte ogni progetto letterario.
Non appena sarà possibile, vedo nel mio prossimo futuro un tentativo, dopo due romanzi, di dedicarmi ai racconti brevi. Ne ho scritto qualcuno con discreto riscontro e penso che proverò a creare una corposa raccolta, spaziando un po’ in tutti i generi, dal fantasy, al mistery, al thriller, alla narrativa classica, con taglio sia ironico che drammatico.
Chissà che nel mucchio non verrà fuori qualcosa di buono…

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Prima di tutto: MAI PAGARE PER PUBBLICARE!
Poi concedimi una piccola premessa: non è obbligatorio pubblicare, non ve l’ha ordinato il dottore. Oltre il 90% di ciò che arriva nella scrivania di un editore non è degno di essere pubblicato. Prima di ogni altra cosa dovete mettere in conto con voi stessi che potreste non essere in quel 10%
Detto questo, una volta completato il manoscritto, spesso si commettono due errori:
1-Si fa leggere a parenti e amici, beandosi dei loro giudizi positivi.
2-Si vuole spedire subito a decine di editori presi a caso su internet.
Per ciò che riguarda il primo punto, per avere dei veri riscontri sull’effettiva qualità del proprio lavoro, bisogna sottoporlo al giudizio di persone del mestiere, come altri scrittori o aspiranti tali, e comunque gente a voi sconosciuta, senza peli sulla lingua, pronta a giudizi sinceri e competenti, che non si fa scrupoli di coscienza.
Io per esempio nei miei lavori mi avvalgo sempre di una lettura incrociata di almeno due persone, per poi confrontare i punti deboli segnalati e tutti gli errori, ed effettuare una seconda stesura che tenga conto dei suggerimenti ricevuti, senza comunque sentirmi obbligato a rispettarli tutti.
Per il secondo punto, la scelta degli editori è fondamentale. Pubblicare male è peggio che non pubblicare affatto. Per prima cosa bisogna evitare ogni editore a pagamento. Successivamente fra gli editori free occorre verificare che il loro catalogo contempli il vostro genere e soprattutto se sono interessati a pubblicare inediti ed esordienti.
Il consiglio che tendo a dare di solito è quello di telefonare direttamente e farsi dare tutte le informazioni necessarie. Questo serve a evitare perdite di tempo e invii inutili e sbagliati.
Per concludere, mi sento in dovere di citare il Writer’s Dream, sito e forum, dove potrete trovare molte informazioni e testimonianze, porre domande e chiarire dubbi, e soprattutto postare i vostri testi e confrontarvi con altri scrittori, aspiranti, esordienti ed esperti.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Anche se per i motivi di salute sopra citati, non riesco ad aggiornarli e seguirli come vorrei, al momento ho un blog e una pagina FB
http://gianpieropossieri.blogspot.com/
https://www.facebook.com/pages/Gianpiero-Possieri/215043361843508

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’opportunità, e complimenti per la bella iniziativa.

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