marzo 2012


Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Mariaceleste de Martino. Ciao Mariaceleste! Benvenuta su questo blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Molti non amano parlare di sé per (finta) umiltà o (finta) discrezione. Secondo me, invece, sono io l’unica a sapere chi sono veramente. E quando mi chiedono di parlare di me solitamente non la finisco più, c’è tanto da dire. Sarò breve: sono nata a New York City, il 4 aprile di un anno storico (faccio l’occhietto). Mi sento molto americana quando sono in Europa e molto europea quando sono in America. Sono giornalista professionista da 20 anni. Sono scandalizzata del fatto che in Italia la legge consideri un reato fare il giornalista se non si è iscritti all’Ordine. Negli Stati Uniti chiunque scriva articoli su un giornale è un giornalista. È l’esatto contrario. Questa si chiama libertà. C’è molto di me nei miei libri. Quindi, leggetemi.

Hai un autore preferito o qualche lettura che ti ha colpito particolarmente?

La mia casa è fatta di libri. A scuola eravamo obbligati a leggere un libro al mese e a scrivere una recensione, sin dalle elementari. Amo gli scrittori americani e inglesi, sono quelli che ho studiato all’High School. Ce ne sono così tanti da nominare. Indico un range: dalle favole dei fratelli Grimm ai racconti di Sophie Kinsella. Qui in mezzo c’è di tutto. Tra i miei preferiti: Edgar Allan Poe, Hermann Hesse, Oscar Wilde, Wordsworth. Ricordo John Steinbeck con sofferenza, era uno degli autori che più scrivevano e più venivano pagati, ma “Grapes of Wrath” è un ‘mattone’ che mi piacque molto. Tra gli italiani mi piace Erri De Luca.

Il tuo ultimo libro edito da Galassia Arte, ha un titolo curioso e sicuramente d’effetto. Parlo ovviamente di “Libertà e Patate”. Ce ne vuoi parlare?

Mi auguro che non sia “l’ultimo”, piuttosto il più recente (sorrido).
“Libertà e patate, la mia rivoluzione”, edito da Galassia Arte di Andrea Mucciolo, è il titolo esatto e completo. È un libro che parla di libertà e rispetto dei diritti umani. Fa parte di un progetto nato più di dieci anni fa. “Libertà e patate” era il motto del rivoluzionario francese André Chénier che fu decapitato per aver denunciato gli orrori dell’epoca. E io mi sento una rivoluzionaria che cavalca la verità e ha come stendardo il coraggio. L’idea è scattata quando l’Ordine dei giornalisti del Lazio, al quale sono iscritta dal 1992, come professionista, e prima ancora da praticante e da pubblicista, ha aperto un procedimento disciplinare nei miei confronti per via del mio calendario del 2002, in cui denunciavo i mali della nostra società, che secondo l’Ordine “lede la dignità del giornalista”.

Mi batto con ogni mezzo per avere la verità. Lotto ogni giorno per avere la verità, una scomoda verità. E mi indigno quando leggo articoli o vedo dei servizi in tv incompleti, di parte o non precisi solo per fare ‘audience’ e alzare le tirature.

“Libertà e patate, la mia rivoluzione” parla di come non si debba bloccare o frenare il sacrosanto diritto di urlare la propria indignazione, in qualsiasi circostanza. E nuda di me stessa lotto contro ogni repressione o censura.

Questo è il link della pagina a me dedicato nel sito dell’editore Galassia Arte.
http://www.edizionigalassiaarte.it/liberta-e-patate-la-mia-rivoluzione.html

Sinossi: “Una vita a lottare per il rispetto dei diritti e dei doveri, contro ogni censura in nome della libertà di espressione e di pensiero. È la storia di una giornalista che non si vende e non vende né compra notizie, che non accetta di fare carriera in cambio di nulla, che vive la ricchezza di pensare con la propria testa, che reagisce al sistema di una società spesso perbenista, bigotta e ipocrita, che si ribella a un mondo del lavoro che spesso non è meritocratico e non offre opportunità e sogni, e che si spoglia nuda per urlare la sua indignazione, per dimostrare che piuttosto che accettare l’antico gioco del “bunga bunga” è pronta a vivere la sua vita nutrendosi di “Libertà e patate”, per non accettare luridi compromessi. Una donna che usa l’arma potente della parola e che adopera la penna come una spada per scrivere scomode verità.
Attraverso uno spogliarello, un calendario di nudo, e altre iniziative forti e incisive come un pugno nello stomaco, Mariaceleste de Martino con tenacia e tagliente ironia è felice di essere sé stessa, non mollando mai con coraggio e integrità.
Anche quando l’Ordine dei giornalisti l’ha prima nominata Commissaria d’esame e poi sospesa per essersi spogliata “ledendo la professione”, lei non ha avuto paura, e non ha smesso neanche per un attimo di credere nel suo progetto”.

Sei al quarto libro, vuoi parlarci delle tue precedenti pubblicazioni?

Il primo è un eBook pubblicato nel 2010. Mi sento avant-garde e volevo esserci quando sarebbero arrivati gli eBook reader e i tablet. Il titolo è “Lulu, quello che non capiscono i grandi”, una raccolta di dialoghi con bambini dai 4 ai 12 anni sull’amore, l’amicizia, sul potere, sull’odio, sulla morte, sul matrimonio, sulla vita. È un libro elettronico tradotto in più lingue, edito faligi.eu. I bambini nel mio libro sono gli adulti di un futuro sempre più tecnologico. Questa è un altro motivo per aver scelto l’eBook piuttosto che esordire con il cartaceo. La prefazione del libro, proprio perché parla di bambini, saggi piccoli adulti, è stata scritta da Brigida Stagno, medico, giornalista, mamma e figlia di Tito Stagno, il cronista dell’allunaggio del 1969, un evento al quale lei, allora bimba, non assistette perché la madre la mandò a letto incredibilmente alla solita ora, le 9 di sera.

Il mio primo libro cartaceo parla di Storia, dall’Inquisizione spagnola alla mia nascita, passando attraverso la Seconda guerra mondiale con il racconto di mio zio catturato dai nazisti e finito in cella a S. Vittore, a Milano, con Mike Bongiorno, assieme ad altri nel carcere da Indro Montanelli e Ferruccio Parri, tutti salvati grazie all’intelligence inglese. Il titolo è “Maccaturo, un fazzoletto per la vita”, pubblicato da Sogno edizioni di Stefano Bossotto e Lucia Scarpa. La prefazione è di Heather Parisi, mio alter ego biondo, carica di energia come me, americana come me.

Il terzo libro si intitola “81 punti di rottura”. È una raccolta di racconti brevi che hanno in comune un punto di rottura. Sono storie d’amore, di amicizia, di lavoro, istituzionali, e altro, interrotti da aforismi cinici e ironici tutti miei, originali. È un libro umoristico di denuncia. Edizioni Haiku, di Valerio Carbone e Flavio Carlini. La prefazione è dell’attrice Jane Alexander, che conosco dall’età di 5 anni.

Per ciò che concerne la scrittura ti trovi più a tuo agio trattando questioni di attualità (dato anche il background da giornalista) o preferisci la scrittura prettamente letteraria?

Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo. È dura inventare. Sarà per deformazione professionale e per via della mia fissa con la verità che mi viene più naturale scrivere di fatti realmente accaduti. Non è facile per me calarmi nel vero ruolo di scrittrice e dare vita a un’opera letteraria di fiction. Ma è una bella sfida.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri (o una parte di essi) avranno una loro versione digitale?

Ho esordito con l’eBook e anche gli altri libri avranno una versione elettronica. Penso che sia come il vinile, poi cd, che è diventato Mp3, e come anche le foto digitali e i video Mp4. Meno carta, meno spreco, meno costi, meno difficoltà ad arrivare nelle librerie di tutto il mondo, ma devo dire anche che l’eBook ha meno fascino. Il tatto è importante. Toccare la carta croccante con i polpastrelli e sentirne l’odore stimola l’immaginazione che serve quando si legge un libro per visualizzare le parole scritte.

Hai qualche idea per i tuoi lavori futuri? Qualche nuovo progetto?

Le idee sono tante. Ma è più faticoso trovare un editore che non sia a pagamento che scrivere il libro. Preferisco fare la gavetta com’è stato per diventare giornalista. Ho preferito attendere qualche anno prima di arrivare nelle grandi librerie che cedere al “contributo” chiesto da alcuni editori. Un vero scrittore non deve mai pagare per farsi pubblicare. I piccoli editori che appoggiano un tuo progetto e che investono in te sono quelli che mi interessano, anche se la distruzione all’inizio è piccola. Ora, con il mio quarto editore, Galassia Arte, arriverò alle grandi librerie, incluso il gruppo Feltrinelli.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Innanzitutto, di scriverlo in italiano. Poi, dico sempre che bisogna credere in sé stessi. Bisogna inviare il manoscritto convinti del proprio lavoro. E che da ogni rifiuto ci sarà qualcosa da imparare. Prima o poi arriverà un editore, come quando arriva l’amore.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facebook per me è quello per cui è nato. Dall’idea di Mark Zuckerberg sono in contatto con amici di scuola, dalle elementari al Liceo. Non mi piace usarlo come social network. Il virtuale non lo amo. Mi si addice più la piazza, il palco, la strada. Mi potrete incontrare in pubblico mentre faccio i miei ‘comizi’ con degli sconosciuti, dei passanti, con i quali discuto e scambio idee. Non amo neanche essere abitudinaria. Internet è come lo zucchero: crea dipendenza. Ho però un sito http://www.mariacelestedemartino.com che spiega un po’ chi sono. Una giornalista-attivista. Attualmente lavoro nella redazione Esteri di Televideo Rai. Dal 1995 “precaria” dell’azienda radio televisiva. Ho cominciato ad Area, agenzia radio emittenti associate, per proseguire negli Stati Uniti, e poi di nuovo a Roma a Radio Vaticana, poi ancora testate americane dall’Associated Press all’Abc News, seguiranno collaborazioni con tv satellitari e vari giornali, contratti a Mediaset e in Rai, dal Giornale Radio al TgLazio, dal Gr Parlamento a RaiNews24, da RaiNet a Televideo. Avevo 8 anni quando decisi di fare la giornalista. Era scritto nel mio destino.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Anche io ho un’ultima risposta che va bene per qualsiasi domanda: “Sì, devo ringraziare chi mi leggerà, perché si può anche scrivere per sé stessi, ma chi scrive per gli altri corre più rischi e il coraggio è degli audaci.

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Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Sara Cespoli. Ciao Sara! Benvenuta su questo blog.

Grazie e un saluto a tutti!

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Allora, non sono una scrittrice di professione, anche se da un paio d’anni a questa parte ho iniziato a rendere costante questa mia passione. La affianco al lavoro che ho ormai da circa dodici anni: sono capo reparto in un negozio di elettronica. La creatività che non posso esprimere in ambito professionale emerge nel mio tempo libero.
Vivo a Montemurlo ma sono nata a Firenze nel 1973. Sono sposata da poco. Amo moltissimo scrivere, ma allo stesso tempo anche leggere. Sono le mie uniche e più grandi passioni!

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ho molti autori preferiti, proprio tanti. Leggo moltissimo, una media di circa sei-sette libri al mese. Gli autori per cui farei carte false per avere un’anteprima in esclusiva dei nuovi lavori sono però due: Joanne Harris, autrice famosa per il suo Chocolat, ma anche per altri interessantissimi romanzi molto surreali, e Robert Jordan, ahimè non più vivente autore della saga fantasy La ruota del tempo, arrivata in Italia circa dieci anni fa e che seguo da allora. Insieme a Tolkien, Jordan mi ha ispirato molto con il suo stile molto introspettivo e la sua saga che davvero è sterminata!

Il tuo romanzo d’esordio è un fantasy ed è intitolato “Talesa” ce ne parli un po’?

Ho scelto il genere fantasy perché è quello che mi si adattava per una prima esperienza di scrittura. Erano anni che non scrivevo niente, ero molto arrugginita! Adesso sono orientata forse verso altri generi, ma il fantasy è sempre da considerarsi il mio primo amore! È un genere letterario che o ami o odi, non credo ci siano vie di mezzo. Quello che ho cercato di fare con Talesa è offrire un modo un po’ diverso di vedere questo genere letterario: ho cercato di porre l’attenzione sulla costruzione dei personaggi, non presentando ruolo già preconfezionati. Ho approfondito proprio il lato introspettivo dei protagonisti. Non ho puntato in primis sull’azione, sull’uso della magia. È ovviamente presente l’azione pura, ma non è quello che emerge di più nello sviluppo della storia. L’ho fatto perché nel
Fantasy appunto è molto facile incorrere in clichè o in luoghi comuni e c’era il rischio di banalizzare la storia, o, peggio, di attingere troppo, magari anche inconsciamente, dal lavoro di altri autori. La storia è essenzialmente molto semplice: Talesa, la protagonista incarna una vecchia profezia secondo la quale lei avrà il ruolo di liberare il mondo di Verdena da una pesante minaccia. Quella di un dio malvagio che insieme, la teme e la desidera. Talesa è un’eroina forte ma fragile insieme, e avrà molte persone che l’aiuteranno nella sua missione: due draghi fantastici (per me, ovviamente! Sono molto affezionata a queste creature così ben raffigurate nella copertina di Chiara Boz), un mago tutore, un innamorato, un re inetto, una guaritrice… Ce n’è per tutti i gusti! C’è una guerra, ci sono delle storie d’amore, c’è naturalmente un lieto fine anche se si porterà dietro tante perdite… E’ una sotria essenziale nel suo sviluppo ma ricca nella crescita personale e interiore di ogni personaggio che vi appare. Talesa si opporrà strenuamente al suo destino fino all’ultimo: questo rende la sua figura molto più vicina al lettore.

“Talesa” è uscito anche in ebook, qual è la tua opinioni sui libri digitali?

La mia opinione sui libri digitali è più che positiva: io ho un e-book da oltre un anno, mi trovo bene ha un’ottima leggibilità, molto spesso si abbatte il prezzo di acquisto rispetto ad un libro in formato cartaceo, inoltre è un tecnologia ‘green’ che, se si allargasse l’utilizzo specie in Italia, che è un po’ indietro, farebbe risparmiare un po’ di carta! Ovvio, se esce il romanzo del mio autore preferito preferisco di gran lunga averlo in formato tradizionale, voglio annusarlo, voglio sentire il fruscio delle pagine!
Sono contenta che anche Talesa abbia la sua controparte digitale: è ben visibile sui maggiori siti di ebook, oltre che sul sito della Sogno Edizioni si può acquistare su Simplicissimus o sul Mediaworld Compraonline. Mi auguro che anche il formato cartaceo possa avere sempre maggiore diffusione.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Il romanzo sicuramente impegna di più, è molto più difficile nella costruzione, e lo preferisco, proprio per l’impegno intellettuale che vi è coinvolto. I racconti sono molto più immediati, d’altra parte, e permettono, nel minore tempo possibile, la sperimentazione di stili narrativi diversi. Sono uno strumento di esercizio che ti costringono ad essere costante nella tua attività di autore. Mi spiego meglio: l’esercizio sui racconti aiuta molto un autore ad evitare il pericolo della pagina bianca, ti stimolano di più se non hai una storia ben tracciata da riversare in un romanzo. Da un anno frequento un corso di scrittura creativa che mi ha stimolato molto nella stesura dei racconti. Però, se riesco a creare una avvincente e per me verosimile preferisco di gran lunga il romanzo.

Quale genere prediligi per ciò che concerne la scrittura?

La narrativa surreale alla Joanne Harris. Il romanzo deve essere verosimile, per l’autore come per il lettore,ma deve avere quell’input in più di mistero e fantasia.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Si, ho appena iniziato a scrivere quello che spero sia il mio nuovo romanzo. La strada è ancora lunga, ma ho già l’ossatura per poter andare avanti spedita. Poi, ovviamente, la strada che porterà alla pubblicazione sarà altrettanto lunga e difficile! Ma se inizio a scrivere una storia che avvince prima di tutto me, la scrittura diventa un dono che faccio a me stesso. Scrivo per me, non per attirare lettori. Almeno questa è la mia filosofia: non essendo appunto scrittrice di professione, non ho paletti né scadenze da rispettare, quindi scrivo per il puro piacere di farlo! Comunque, il romanzo va avanti spedito, e un domani chissà! Magari sarà il mio secondo romanzo edito!

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di non aspettarsi troppo, di armarsi di pazienza perché per avere una risposta ci vogliono mesi e anche anni, di credere nel proprio progetto, e soprattutto di cercare non le grandi case editrici, che spesso i manoscritti neanche li leggono, da quanti ne hanno, ma di puntare alle piccole case editrici emergenti, come la Sogno Edizioni, che portano avanti una grande missione: il free editing, cioè la pubblicazione gratuita senza richiesta di contributi da parte dell’autore. Non vorrei mai dover pagare per essere pubblicata: se una casa editrice sceglie il mio lavoro fra tanti altri, ci deve credere lui per primo! È un investimento che l’editore fa sull’autore. Se poi ha successo, meglio per tutti e due!

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho un sito personale, all’indirizzo http://www.saracespoli.it, un profilo Twitter e uno Fb.

Questa era l’ultima domanda Sara, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per l’opportunità che mi hai dato.

Un mio microracconto pubblicato sul blog “Noir Italiano” per la rubrica “Il noir ai tempi di twitter”.

Giurisdizioni.

Buona lettura,
Massimo

Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Vlad Sandrini. Ciao Vlad, benvenuto su questo blog!

Ciao, è un piacere avere l’occasione di infestare anche queste pagine 🙂

Ci dici qualcosa su di te?

Sono programmatore e tecnico informatico, nonché metallaro e casinista, e vivo a Milano con mia moglie Barbara e due gatti.
La mia esperienza professionale di diciannove anni si può riassumere in: “mettere la gente in grado di usare i macchinari”. Parlando di passioni, le mie sono state da sempre la fantascienza con tanta azione, e la musica veloce e martellante.
Prima del Duemila ho avuto l’occasione di suonare il basso in qualche gruppo punk e metal underground, e di impaginare delle fanzine. In seguito ho partecipato a progetti di scrittura collettiva, e dal 2008 mi sono lasciato convincere sia a collaborare con una casa editrice specializzata in fantasy, sia a inviare i miei racconti ad altre redazioni. I risultati ricevono buoni feedback.

C’è qualche autore che ti ha colpito particolarmente? Quali sono le tue letture preferite?

Mi piace leggere di tutto, anche se la fantascienza per me rimane la passione di sempre. Se devo fare nomi, senz’altro Phillip K. Dick, Octavia Butler e William Gibson – e poi Mark Twain, Neil Gaiman, Tomasi di Lampedusa, Deaver, Ende…
Negli ultimi anni mi sto scoprendo a trovare più avvincenti alcuni romanzi della microeditoria locale piuttosto che i nomi che fanno i grandi numeri. Non voglio generalizzare, ho detto “alcuni” –è comunque una miniera in cui si scoprono ottime vene.

Sei anche musicista, come si legano – se lo fanno – queste due passioni? Pensi che sia mai capitato che una abbia influenzato l’altra?

La risposta alla seconda è: assolutamente sì. Capita spesso che un mio racconto sia infestato da musica e musicisti. Quando è possibile, musica estrema e i suoi appassionati bizzarri. Ne Il fantasma di Idalca un nastro fa quasi da coprotagonista, alleviando la tensione quando si può.
Non vedo l’ora di dare notizia di un’influenza anche nell’altra direzione, ma per scaramanzia non mi dilungo oltre: non posso ancora fare promesse.

Hai pubblicato “Il fantasma di Idalca” con la Sogno Edizioni, ci vuoi parlare di questa tua opera?

È una storia di sopravvivenza e di amicizia in un’ambientazione tecnofantasy.
Dal brillamento di una misteriosa arma di distruzione di massa, una serie di disgrazie improbabili travolge una masnada eterogenea – rapinatori, forze dell’ordine, soldati. Tutti sono costretti ad aiutarsi a vicenda per un solo scopo: sopravvivere. Tornare ancora interi alla vita di ogni giorno.
Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2004; ancora sentivo l’eco delle Torri gemelle e della rappresaglia. I nostri militari ancora impegnati in quella missione dopo tanto tempo. Intendiamoci: non ho affatto voluto rappresentare gli eventi reali successivi al Duemila. L’isola di Sjilen è stata per me uno spunto di riflessione e spero che lo sia anche per qualcun altro.
Ma anche uno spunto di intrattenimento. Da bravo bambinone, ho messo nel libro tutti i miei giocattoli: sparatorie, inseguimenti, mech alti cinque metri, draghi e non morti. È un invito a giocare.

Hai pubblicato anche alcuni racconti in antologie, quale delle due forme narrativa preferisci? Prediligi il romanzo o il racconto?

Ciascuna delle due forme ha i suoi pregi e le sue caratteristiche. Il romanzo è di più ampio respiro e permette di farsi accompagnare dai personaggi in una sorta di viaggio, il racconto è una forma schietta e diretta attorno a un soggetto più totalizzante. Non ho ancora deciso se mi piace di più l’una o l’altra.

“Il fantasma di Idalca” è uscito anche in ebook, cosa ne pensi di questa nuova tecnologia? Pro o contro?

Pro, su tutta la linea. A parte i soliti discorsi a cui non rispondo più (e non sento l’odore della carta, e lo schermo fa luce, e lo schermo è piccolo, e consumo la batteria) sono circondato tutti i giorni da persone con un aggeggio in mano: non vedo perché non fornire loro di che leggere.
Detto questo, è un mezzo di comunicazione che riduce all’osso i costi materiali e moltiplica le occasioni di diffusione e di contatto. Io vengo da un passato in cui non osavamo neanche sognare le opportunità di oggi. Non avevamo Calibre e Audacity per impaginare e registrare al solo costo del computer.
Chi ha o segue progetti artistici di nicchia lo sa: i supporti che permettono la massima diffusione sono amici, non nemici.

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Nuovi progetti?

A rilento, ma procedo. A breve avrò un annuncio riguardante un’antologia di sana fantascienza con un mio racconto; per il resto ho appunti che stanno prendendo forma. Almeno uno dei progetti sarà un romanzo.

Cosa diresti a un esordiente che sta per muovere i primi passi dopo aver terminato il proprio manoscritto?

Direi che per cominciare, appena terminato il manoscritto è ora di pensare al prossimo, per almeno tre buoni motivi: per non cominciare subito a fossilizzarsi su una sola storia, perché avere qualcos’altro nel cassetto è sempre meglio, e anche per mettere distanza di tempo e di idee fra la stesura e una ristesura.
Ho detto ristesura, non revisione: non barate con voi stessi, finché non sentite di avere la Confidenza che scorre nelle vene come la Forza di Luke Skywalker, riscrivetelo di nuovo, senza copincollare.
Infine, quando sentite che è il momento di cercare una redazione, state alla larga da quelli che scrivono a caratteri cubitali “Pubblica il tuo libro”. Prediligete quelli che insistono su “Compra il mio”: abbiate amor proprio.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Sì, la pagina sempre aggiornata all’ultimo istante è quella di Facebook: http://facebook.com/mvladsandrini
Ma ho anche un blog, e anche quello è aggiornato prontamente quando ci sono novità: http://vladsandrini.com

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

In uscita ad aprile, per la precisione il 20 aprile, c’è un’antologia colpevole di avere al suo interno un mio brevissimo racconto.
Si tratta dell’antologia targata Delos e curata da Franco Forte “365 Racconti sulla fine del mondo”.
Oltre ad autori emergenti ed esordienti, l’antologia contiene anche i racconti di autori già affermati.

Ecco la scheda del volume:

Curatore: Franco Forte
Formato: 15 cm x 21 cm (24°)
Pagine: 376
Prezzo: € 14,90

Dopo il clamoroso successo di 365 racconti erotici per un anno e di 365 racconti horror per un anno, 365 autori. 365 racconti. 365 possibili fini del mondo.

Sarà vero quanto predetto dai Maya e dai peggiori presagi catastrofisti?
E come reagiremo, tutti noi, alla fine imminente?
Un po’ ridendo, un po’ scherzando, un po’ facendo maledettamente sul serio, 365 scrittori hanno provato a dare la loro interpretazione della fine del mondo, dipingendo ciascuno uno scenario mozzafiato, che dovrebbe farci riflettere tutti.
Dopo il successo delle precedenti antologie della serie “365”, nasce una nuova sfida all’apparenza irrealizzabile: descrivere tutte le possibili fini del mondo in racconti da 2000 battute ciascuno.
Niente spazio per le spiegazioni macchinose, per gli struggimenti inutili e per le emozioni diluite nella ricostruzione di scenari e contesti possibili.
Qui i lettori troveranno 365 brevissime e micidiali idee su come potrebbe davvero finire tutto, 365 sferzate che non vi daranno respiro e che vi faranno tremare le gambe.
Leggere per credere.

L’antologia è già prenotabile, ovviamente sarà spedita dopo il 20 aprile.

Vi lascio il link che riporta allo store della delos:
http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=40575#

Un saluto,
Massimo

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Diego Bortolozzo. Ciao Diego e benvenuto su questo blog!

Ciao Massimo. Un saluto a tutti i visitatori/lettori.

Ci racconti qualcosa su di te?

Certo! Classe 1970, Veneto d’origine, Lombardo di adozione, abito nel milanese con Paola, mia moglie e la piccola Alice. Sono un appassionato di fantascienza e del “mondo militare” e da qualche anno ho iniziato a pubblicare i miei lavori dedicati al mondo del fantastico.

Hai un autore preferito?

Molti ma due in particolare: Asimov per la fantascienza e Tom Clancy per i thriller/action.
Tanto per andare “sul sicuro”.

Ci vuoi parlare di “Cronaca Galattica”?

La trilogia nasce da un romanzo che ho scritto durante la stesura di un mio lavoro per un concorso. Chiedevano al massimo 20.000 caratteri ma giunto al termine della parte introduttiva mi sono trovato ad aver sforato il limite imposto. Avevo appena presentato i protagonisti, accompagnato il lettore nel mio universo, ambientato la trama e la situazione politico/militare, non potevo tagliare tutto questo per un concorso.
Mi sono trovato di fronte al dilemma taglio e scrivo il finale oppure sviluppo e vado avanti? Ho fatto la seconda scelta, poi mi sono stampato una copia del libro.
Presentato alle convention di fantascienza, ho avuto un discreto riscontro e la richiesta, da parte dei lettori, di scriverne il seguito (che al momento non era previsto).
Così ho dato vita a una trilogia: Cronaca Galattica.

Sei un autore abbastanza versatile: hai scritto una trilogia fantascientifica “Cronaca Galattica”, “Alice nella pancia delle meraviglie” un resoconto della gestazione della tua piccola e infine hai pubblicato con Simone Messeri una graphic novel “Andromeda”, basata su un tuo racconto. Ci parli di queste opere?

Alice è il nome di mia figlia, come vi ho anticipato.
Durante l’attesa seguivamo il suo sviluppo in internet e sui libri dedicati al lieto evento. Abbiamo iniziato a immaginarla dentro il pancione, alle prese con un universo da esplorare, realizzando quel racconto, poi accettato e pubblicato dalla Sogno Edizioni. Per la stessa casa editrice e con il grande, essenziale, contributo di Simone Messeri (che aveva realizzato le illustrazione di “Alice”) abbiamo dato vita a un nuovo progetto: la graphic novel Andromeda.
Il volume apre con le tavole in china realizzate da Messeri basandosi sul mio racconto “Andromeda” che viene inserito integralmente nella seconda parte del libro. Riteniamo che questa pubblicazione riprenda l’originale idea della “novella grafica”, accompagnando le illustrazioni al testo scritto, anche se le tavole sono nel classico stile a fumetti, con tanto di baloon.
Il libro è in piena fase di distribuzione e le prime recensioni sono tutte positive!

Come è nata questa tua passione per la fantascienza?

Nasce grazie alla televisione, ai cartoni animati, alle serie televisive che negli anni ’70: mi incollavano allo schermo. Con il tempo mi sono avvicinato alla fantascienza scritta, ai grandi autori, alla fantascienza classica.
In particolare è la space opera che mi ha profondamente influenzato: da Star Wars a Spazio 1999, da Star Trek a UFO, le grandi serie TV mi hanno aperto un universo senza fine. I robottoni e i cartoons (Goldrake, piuttosto che Blue Noah o la Corazzata Yamato) hanno dato il colpo finale!
La fantascienza che preferisco leggere e scrivere è la space opera militare e i miei lavori d’esordio sono tutti rivolti a questo genere.
Ovviamente mi diletto a scrivere un po’ di tutto (sempre in ambito sci-fi), dall’Ucronico, allo steampunk, dai viaggi nel tempo all’horror.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contrario?

Favorevole, senza dubbio!
Da giugno 2011 ho iniziato a pubblicare anche in digitale, sia con case editrici che con l’auto pubblicazione, ottenendo dati davvero interessanti.
Ho iniziato a scaricare molti ebook di autori emergenti e ho avuto la conferma che è possibile trovare in questo settore il modo di farsi conoscere, indipendentemente dalle amicizie in grandi case editrici.
I lettori hanno a disposizione di tutto in questo magico (ma non fatato) mondo e starà a loro fare una bella cernita di quanto è in rete.
Chi ha le capacità si farà strada, vedrete. Negli stores on-line noi autori abbiamo molte più possibilità che nelle librerie classiche, non perdiamo questa occasione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì. Sto partecipando ad alcuni concorsi della Mondadori per racconti (Urania e Segretissimo) e lavorando su un mio romanzo. A questo si affiancano l’organizzazione di alcune antologie (sia in cartaceo che in digitale) e la direzione di un Concorso Nazionale, giunto alla sua terza edizione. Il Premio Kataris, per racconti di fantascienza.
Il tempo è tiranno ma le sfide mi piacciono moltissimo!

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Consiglio di informarsi bene in rete sugli editori e sui loro metodi di pubblicazione.
Io sono partito senza passare dal via, lanciandomi nel mercato con molto entusiasmo. Per fortuna non sono caduto nella rete degli Editori a Pagamento. Quel mondo pieno di falsità l’ho evitato “a fiuto” ma basta fare una piccola ricerca per scoprire chi sono i finti editori.
Cercate i nomi di chi si fa pagare per pubblicare (stampare in realtà!) un libro; bastano pochi minuti!

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Ho una pagina su Facebook e il mio sito internet che tengo costantemente aggiornato: http://www.diegobortolozzo.com

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!

Grazie a te e ai lettori/visitatori di queste pagine.
A tutti voi l’invito a passare nel mio sito. Due chiacchiere in amicizia e un bicchiere di liquore alieno: quale miglior occasione per conoscersi?

Oggi intervistiamo Marco Baggi, autore de “La fuga dei vinti”. Ciao Marco, ti do il benvenuto su questo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Volentieri. Ho 26 anni, una laurea in Scienze Storiche e il diploma di Liceo Artistico; come impiego “saltello” da un lavoro all’altro, un po’ come tantissimi altri precari qui in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, scoppiata quasi per caso in terza media, condivido il mio tempo libero con diversi altri interessi, come il disegno, lo sport, il modellismo e non ultima la lettura. Insomma, cerco sempre di tenermi in movimento.

Qual è il tuo autore preferito?

Bernard Cornwell, a mio parere uno dei migliori romanzieri storici in circolazione. Delle sue opere adoro soprattutto la serie dedicata a Richard Sharpe, nella quale viene perfettamente ricreata l’atmosfera dell’epopea napoleonica. Leggo anche testi di autori italiani, non necessariamente legati al genere storico; di recente sto trovando interessanti alcuni lavori di scrittori emergenti, spesso più meritevoli delle grandi firme che si vedono in libreria.

Hai pubblicato il tuo primo romanzo “La fuga dei vinti”, ce ne vuoi parlare?

Si tratta di un romanzo storico, a metà strada fra avventura e guerra. L’intera vicenda, a parte piccole eccezioni, è vista attraverso gli occhi del giovane tenente Francesco Martini, ufficiale fresco di nomina finito suo malgrado nell’inferno della rotta di Caporetto. I capitoli del romanzo descrivono in modo serrato quei giorni terribili, dividendosi fra azione pura e riflessioni personali del protagonista, impegnato in una lotta continua per sopravvivere e non impazzire davanti alla miseria della guerra. Nella storia lo vedremo quindi crescere come uomo e come capo, in un susseguirsi di sfide sempre più dure per lui e i propri soldati lungo la strada della salvezza.
La fuga dei vinti è stato praticamente scritto nei ritagli di tempo durante l’università, per poi vedersi concluso alla fine del 2009. Dopo un lungo percorso di riletture e revisioni, nel 2011 la casa editrice Zerounoundici ha deciso di pubblicarlo.

Sei laureato in scienze storiche e il tuo primo romanzo ha un’importante cornice storica, non credo sia una coincidenza. Come si sono legati scrittura e storia nel tuo processo creativo? Come mai questa forte connotazione storica?

Il tutto è nato in virtù del mio grande interesse nei confronti della storia, incentrato soprattutto sul periodo della Grande Guerra. Da molto tempo confidavo di realizzare un romanzo ambientato in quel preciso momento della storia d’Italia, forse uno dei più bui e controversi.
In questo genere particolare di narrativa la scrittura è ovviamente intrecciata con la storia stessa. E’ stato quindi molto difficile, ma allo stesso tempo molto affascinante, riuscire a conciliare gli eventi realmente accaduti con l’inventiva della narrazione, in modo da ottenere una vicenda bilanciata e evitare errori grossolani. Tutto questo ha ovviamente richiesto un lungo studio, a partire dagli avvenimenti fino alle unità militari coinvolte e i relativi comandanti; luoghi e fatti descritti nel romanzo sono infatti veramente esistiti.

“La fuga dei vinti” è stato pubblicato anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Pur restando un tradizionalista della carta stampata, riconosco nell’ebook un’ottima via commerciale, anche se ancora acerba in Italia. Di certo il formato elettronico possiede indubbi vantaggi che, se ben sfruttati, potranno costituire una svolta nell’editoria futura, soprattutto per le case editrici medio-piccole. Spero possa trovare la giusta diffusione, in particolar modo fra i giovani, i quali “sentono” molto queste nuove tecnologie.

Sei anche disegnatore e illustratore, hai mai pensato di impegnarti in un’opera che possa legare il disegno e la scrittura?

Certamente, il progetto di realizzare una pubblicazione di questo genere mi frulla in testa da molto tempo. Ho sempre apprezzato le illustrazioni dei testi di storia militare, raffiguranti le uniformi o gli eventi di un preciso evento bellico, e dunque mi piacerebbe molto unire il disegno alla scrittura. In realtà qualcosa è già stato fatto: in contemporanea con “La fuga dei vinti” infatti, ho curato una piccola pubblicazione per l’Associazione Storica Cimeetrincee, dal titolo “L’altra guerra. Il conflitto lontano dal fronte”. Specificatamente ideato per gli alunni delle scuole medie, il libretto ripercorre la vita militare di un soldato della Prima Guerra Mondiale, parallelamente alla non meno facile esistenza della popolazione a casa. Il tutto accompagnato da numerosi disegni riguardanti i soldati dell’epoca.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì, attualmente sto proseguendo nella stesura di un nuovo lavoro, con ancora protagonista il tenente Martini. Avrei l’intenzione di realizzare una breve serie dedicata a questo personaggio, legato ad un periodo storico poco trattato e dunque ricco di spunti interessanti.
Non mancano le idee anche su altri progetti e generi, ma al momento è ancora tutto da definire. In futuro mi piacerebbe molto tornare a scrivere racconti, che a suo tempo fu il mio primo interesse nell’ambito della scrittura.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Innanzitutto di non scoraggiarsi mai, sarebbe un errore grave quasi quanto pubblicare a pagamento. Se si crede in ciò che si scrive, bisogna andare avanti per la propria strada, anche se alla fine il romanzo non viene pubblicato. La scrittura è passione, una sorta di rifugio che appartiene soltanto a noi e in grado di donare sollievo nei momenti difficili della vita. E non importa se non sarà pubblicato, il lavoro intrapreso sarà comunque servito ad aggiungere un tassello importante nella crescita di ognuno.
Ad ogni modo, per chi avesse terminato un manoscritto, i consigli principali sono gli stessi che diedero anche a me tempo addietro. Ovvero, cercare di sottoporre il proprio scritto a lettori severi ed obiettivi (cercando d’evitare parenti e amici quindi), in modo da ottenere dei giudizi attenti e precisi sui punti deboli e di forza dell’opera. Ottenuto questo, sarà bene valutare con criterio la scelta del giusto editore (rigorosamente Free), andando a comprendere se la linea editoriale è adatta al manoscritto che vorremmo sottoporre. In tal senso ritengo siano utilissimi i forum letterari sul web, come il Writer’s Dream e Pescepirata, soltanto per citarne i più conosciuti e apprezzati.
C’è molto da fare dunque ma, come scritto poc’anzi, mai scoraggiarsi.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Al momento mi potete trovare su Anobii, ma a breve (spero) dovrei realizzare una sorta di blog artistico/letterario, aperto a notizie legate ai romanzi e al mondo dell’illustrazione.
Qui il link di Anobii:
http://www.anobii.com/panzer85/books

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!

Grazie infinite a te per lo spazio e il tempo concessomi. Alla prossim

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