Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Francesco Franceschini. Ciao Francesco, benvenuto su questo blog.

Ciao, grazie dell’ospitalità.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Certo. Sono sposato dal 1996 e ho una figlia di dieci anni. Insegno Letteratura Italiana e Storia in un istituto superiore di Terni e sono speaker a Radio TNA Terni. Qualche tempo fa ho seguito un corso di doppiaggio cinematografico con Gastone Moschin. Mi piace la musica d’autore italiana e i buoni fumetti. Leggo molti libri, ovviamente, come ogni scrittore che si rispetti.

Qual è il tuo autore preferito?

Risposta molto difficile. Posso dirti che amo molto la narrativa americana, in particolare Salinger e John Fante. Tra i viventi, le mie preferenze vanno a Cormac McCarthy e Joe Lansdale. La narrativa italiana mi attira soprattutto nel suo filone surreale, ottimo per leggere in controluce la realtà: Buzzati, o certe opere di Calvino, come “Le Cosmicomiche” o “Il castello dei destini incrociati”. Un altro romanzo straordinario, in cima alla lista, è “La peste” di Camus. E Tolstoj, Flaubert…

Ci parli del tuo libro “Apocalisse in pantofole”? Ovviamente parlaci anche della scelta del titolo che ho trovato molto curioso.

Il romanzo ha preso il via da un incipit che mi si è acceso in testa all’improvviso: “Il mondo iniziò a spegnersi a gennaio”. Non sapevo cosa esattamente volesse dire finché non ho provato a inserirlo in un contesto e a dargli un seguito, delle gambe su cui camminare. Così è nata la storia di un mondo, il nostro, che pare avviarsi alla fine: il vento smette di soffiare, la pioggia di cadere, le temperature si alzano in tutto il pianeta, il cielo diventa rosa come la glassa di un bignè. In mezzo, la vicenda di tre amici quarantenni che cercano di combattere il destino facendo le stesse cose di sempre, ricorrendo all’abitudine per contrastare la rassegnazione. In questo loro tentativo di sopravvivere, incontreranno molti personaggi singolari che in qualche modo cambieranno le loro esistenze. Non è quindi un romanzo di fantascienza: niente meteore in rotta di collisione, niente astronavi, niente guerre di mondi. Piuttosto, è un testo surreale attraverso il quale forse si può riuscire a capire meglio la nostra realtà, i nostri difetti di uomini, e provare a correggerli. Il tutto in tono leggero e non pedante, perché l’obiettivo principale è quello di raccontare in modo divertente alcune vicende che si intrecciano. Il titolo, scelto in realtà dalla casa editrice, che è la VerbaVolant di Siracusa, è un voluto paradosso: la fine del mondo dovrebbe suscitare ansia e terrore, ma se la si vive in pantofole è come uno spettacolo televisivo del sabato sera, cui si assiste con aria distratta, annoiata o ironicamente critica.

Sei un insegnante di Italiano e Storia, ritieni che i tuoi studi ti siano stati d’aiuto nella scrittura? O li ritieni ininfluenti?

Si scrive andando a recuperare le proprie letture e le proprie esperienze culturali (il cinema, oltre alla letteratura per me è importantissimo, specie a livello di linguaggio) come da dentro una dispensa. Quindi: sì, mi ha influenzato la mia formazione umanista, la ricerca di una forma elegante e al contempo scorrevole. Una delle cose più difficili è stata trovare l’equilibrio tra questa esigenza di scrittura non sciatta e un testo che fosse interessante senza rischiare di essere pedagogico, cosa che in un romanzo detesto. Il ricorso a molti dialoghi, che spezzano il racconto fatto in prima persona da Edoardo Balzani (uno dei tre amici cui accennavo sopra) mi ha aiutato molto a raggiungere questo equilibrio.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?

Il romanzo è un’esperienza che ti prende la vita per almeno un paio d’anni. È una casa da costruire, con i suoi piani, le sue stanze, i mobili, le persone che vi abitano. Tutto deve essere credibile, anche se scrivi una storia surreale. Bisogna fare attenzione ai particolari, che danno spessore ai personaggi (ad esempio, uno dei protagonisti, Giovanni Luco, è un collezionista di statuine di santi). Queste caratteristiche, se ben dosate, possono fornire una credibilità maggiore ai personaggi stessi, una psicologia non stereotipata, permettendo al lettore di immedesimarsi. L’altro grande pericolo è contraddirsi: se descriviamo una scena in cui non c’è il vento, non possiamo dire due pagine dopo che le foglie secche sono prese in un vortice di scirocco! Per evitare queste trappole, oltre a molta attenzione, occorre anche un consistente lavoro di editing che ho avuto la fortuna di fare di concerto con la casa editrice. È sempre opportuno che qualcuno diverso dall’autore legga il testo e segnali le eventuali debolezze e le cose che non vanno: le lungaggini, le anomalie. Tutto questo in un racconto è vero in misura molto minore. Il racconto per essere efficace deve essere conciso, deve rimanere subito impresso nella mente del lettore, deve privilegiare un solo senso rispetto ai molteplici che può contenere un romanzo. In teoria è meno impegnativo scrivere un racconto; è pur vero che scrivere un racconto davvero efficace non è semplice né rapido.

Cosa ne pensi degli ebook?

Credo che siano un’alternativa al libro cartaceo, non una cosa che lo potrà sostituire. Mi rendo conto della loro praticità, del fatto che si possono tenere centinaio di volumi nella loro memoria, ma non sono un fan. Il libro ha una sua fisicità che nessun ebook è ancora riuscito ad eguagliare. Il peso, l’odore della carta, il fruscio delle pagine, il profumo delle foglie che qualcuno ci mette dentro come segnalibro, sono forse cose romantiche e sciocche ma di cui il vero lettore difficilmente sa fare a meno perché gli rimandano altre epoche della sua vita in cui ha vissuto sensazioni simili. Leggere libri è tornare sui nostri passi, in buona sostanza; come anche scrivere, del resto.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Ho cominciato a ragionare su un altro romanzo che non so quando vedrà la luce. È la storia di una ragazzina di 14 anni che al funerale dei genitori viene “rapita” dallo zio che vuole sottrarla a quelli che lui definisce “i nonni scorpioni”. Comincia così un viaggio in treno in giro per l’Italia durante il quale i due faranno incontri singolari. Intanto i parenti li cercano, il loro diventa un caso televisivo e si ritrovano addosso gli occhi di tutti. Il surreale comincia quando Dio decide che è venuto il momento di rompere il suo silenzio millenario e scende in mezzo agli uomini. La strada dei due personaggi in fuga e quella di Dio finiranno inevitabilmente per incrociarsi. Con conseguenze buffe, ironiche e spero toccanti che devo però ancora compiutamente sviluppare.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di non affidarsi al primo editore che passa, e mai e poi mai di accettare di pubblicare a pagamento. Occorre molta pazienza e molta tenacia, far valutare il proprio testo da persone competenti e disinteressate e mettersi sempre in discussione, evitando atteggiamenti da grande artista incompreso. Nessuno nasce Melville o Joyce. L’altra cosa che posso dire è di cercare di sviluppare uno stile proprio senza imitare gli scrittori affermati. Se ci piace Baricco, non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo scimmiottarlo, mettendoci tra l’altro nella condizione di farci dire “Sai che il tuo stile somiglia a quello di Castelli di rabbia?”. Ecco, questo per me non sarebbe un complimento. Non perché non stimi Baricco (anzi, ho amato molto soprattutto “Oceano mare” e “Novecento”) ma perché mi sentirei solamente un imitatore altrui.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Potete seguirmi su Facebook: un account aperto col mio nome, uno col titolo del libro (“Apocalisse in pantofole”) in cui trovate tutte le tappe della tournè di presentazione del romanzo (partita ad ottobre dalla Sicilia e arrivata a toccare molte città in altre zone d’Italia) e le recensioni apparse sui vari media. Poi c’è la pagina in cui seguire le vicende della radio con cui collaboro: Radio TNA Terni. Ho anche un blog raggiungibile a questo link: http://sdraiatosuibinari.blogspot.com/2012/02/alla-rivoluzione-in-bicicletta.html E naturalmente il sito dell’editrice la cui responsabile è Fausta Di Falco. Vi trovate anche il link del blog della stessa casa editrice: http://www.verbavolantedizioni.it

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a voi, buone letture a tutti!

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