Buongiorno. Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Andrea Donaera. Ciao Andrea. Benvenuto su questo blog!
Salute a voi!

Come prima domanda è di rito una presentazione. Ci racconti qualcosa su di te?

Sono un mancato comico salentino. La mia maestra delle elementari era convinta che i miei temi d’italiano fossero veramente divertenti. Io l’ho creduta per un sacco di anni. Poi però, durante le scuole medie, ho scoperto che non ero per niente un tipo simpatico, e che le ragazze preferiscono i poeti ai comici. E così cominciai a scrivere racconti comici andando a capo. Ma il liceo, dopo qualche anno, ha sconvolto così tanto la mia vita che decisi di tagliarmi le vene. L’unica vena che dimenticai di tagliare fu quella poetica. Adesso dico in giro che studio Filosofia, ma in realtà è la filosofia che studia me.

Quali sono le letture che ti hanno colpito di più? Quali sono gli autori che preferisci?

Il primo libro che ho letto è stato Pinocchio – avevo 5 anni, mi pare. Mi ha cambiato la vita, tanto che ancora oggi, quando lo rileggo (una volta ogni due mesi) continua a sconvolgermi. Lo reputo un testo fondamentale per chiunque ambisca a fare lo scrittore. Il primo libro in versi, invece, è stata la raccolta di tutte le poesie di John Keats, a 11 anni. Grazie a quel poeta mi sono reso conto della potenzialità della poesia, e della grande opportunità espressiva che può avere un poeta. Ancora oggi, dunque, sono reduce da quelle prime letture, e sia nella prosa che nella poesia cerco l’intensa originalità che quei libri mi trasmisero. Sono un appassionato di letteratura italiana contemporanea, gli autori che preferisco e che quindi, adesso, mi influenzano maggiormente nella scrittura poetica, sono Elio Pagliarani, Erri De Luca, Edoardo Sanguineti, Eugenio Montale, Michele Mari, Milo De Angelis e tanti altri poeti che rendono davvero eccezionale la nostra attuale letteratura.

Ci parli un po’ della tua ultima raccolta “Additato”?

“Additato” è nato quasi per gioco – o per scommessa. Una sera ero a cena con degli amici. Ed eravamo ubriachi. Si parlava del mio precedente libro, “Ombre e Quesiti”, che era abbastanza piaciuto. Qualcuno mi chiese: «Ma adesso stai scrivendo altre poesie?». E io risposi: «No, non mi va. Ho deciso che nel prossimo libro pubblico gli scarti di “Ombre e Quesiti”». Ovviamente la mia era una battuta, ma gli amici hanno cominciato a insistere, volevano che davvero provassi a pubblicare gli scarti, cioè poesie che io reputavo pessime. Il giorno dopo, non avendo nient’altro da fare se non smaltire la sbornia della sera prima, mi metto a recuperare dal cestino (che per fortuna non svuotavo da quasi un anno) le poesie che avevo escluso da “Ombre e Quesiti”. Erano una quarantina. Le assemblo in un documento. Spedisco a un paio di editori. Dopo sei mesi mi arriva la proposta da Il Papavero Editore. Ero shockato, perché avevo davvero dimenticato di aver spedito loro quella sorta di manoscritto-fake. A leggerlo adesso però, “Additato” risulta sul serio un’opera migliore di “Ombre e Quesiti”, con uno stile ben definito, epigrammatico e sintetico, con un utilizzo misto della metrica e una buona ricerca espressiva. Certamente io non riuscirò mai a prenderlo sul serio, questo libro, data la genesi, ma l’editore ha investito parecchio sull’opera, e probabilmente lui ha gusti migliori dei miei.

Hai pubblicato già tre opere, tutte poetiche. Hai mai scritto narrativa?

Ho scritto un pessimo romanzo breve che nessuno mi vuol pubblicare (giustamente). Inoltre da un po’ di tempo mi sto dedicando alla stesura di un romanzo che in teoria dovrebbe essere carino. Il problema della narrativa è che esprime poco in molto, diceva Bukowski. Io non lo so se aveva ragione, ma devo dire che mi trovo molto meglio con la poesia, che esprime molto in poco.

Hai all’attivo alcune collaborazioni in campo musicale, teatrale e giornalistico. Queste tue passioni influenzano in qualche modo i tuoi scritti? Se sì, in che modo?

Sì, moltissimo. Concepisco la poesia come musica recitata. Il ritmo metrico, la scansione sillabica, la giusta lunghezza delle parole, il messaggio incisivo… Tutto questo è necessario per creare una poesia che possa essere recitata e che si possa accompagnare musicalmente da sé. È un po’ un casino, ok, comunque, in parole povere, teatro e musica mi influenzano parecchio.

Come ti poni rispetto agli ebook? La tua ultima opera “Additato” avrà una versione digitale?
Gli ebook non mi dispiacciono affatto, mi capita spesso di leggere sul formato elettronico. Non credo che “Additato” avrà un versione digitale, ma se l’editore decidesse di farlo sarei totalmente d’accordo. È inutile fare i conservatori, perché si scade in un patetico qualunquismo. Ok, io sono un feticista, ho un rapporto orgasmico con l’oggetto libro, e penso che chi ama così tanto i libri continuerà sempre a comprarli, è chiaro, ma ciò non deve precludere le belle opportunità che la tecnologia offre.

Stai scrivendo qualcos’altro? Qualche altro progetto in cantiere?

Ad Aprile dovrebbe uscire un altro libro, sempre di poesie. Un canzoniere, concepito come un romanzo in versi. La cosa mi eccita e mi ripugna allo stesso tempo. E poi il romanzo di cui ti dicevo prima. Non lo so se lo finirò mai, è un cantiere perennemente aperto, quello.

Quale consiglio daresti a un aspirante poeta che ha appena terminato la propria silloge?

Prima deve capire se le sue sono poesie o pensierini che vanno a capo. La poesia va coltivata. Bisogna leggere tanta poesia, seguire l’andamento del genere nella realtà odierna, acquistare i libri dei poeti contemporanei. Si deve essere certi che la propria opera possa avere un valore, un significato veramente valido nel già ristretto panorama poetico italiano d’oggi. Sento tanti personaggi che dicono di scrivere poesie senza avere nessuna nozione tecnica e avendo letto solamente qualche classico qua e là. Se non ci si sblocca, se la poesia continuerà a essere mercificata e minimizzata, soltanto Neruda e Leopardi continueranno a vendere per i prossimi duecento anni. La poesia è un genere in crisi, si sa. Molti editori chiedono dei soldi agli autori di poesie – ed è anche per questo che tante volte viene pubblicata “monnezza” vera e propria. Quindi un autore di poesie deve anche cercare un buon editore che non chieda soldi e che valuti la sua opera criticamente, investendo nei suoi versi. Ed è ovvio che non ci sono molti editori propensi ad agire in questo modo, ma non mi sento di biasimarli: la poesia, più di ogni altro genere, necessita qualità, qualità, qualità.

Dove ti possiamo seguire? Hai uno spazio personale sul web o sui social network che vuoi segnalare?

Su Anobii, con lo pseudonimo René Ferretti (mutuato dalla serie tv “Boris”), ho un profilo nel quale ogni tanto butto qualche recensione. Poi ho un blog, andreadonaera.tumblr.com, che vi consiglio di non seguire, perché pubblico un sacco di cose brutte.

Questa era l’ultima domanda, grazie per la disponibilità e in bocca al lupo!

Grazie a te, carissimo, per lo spazio e la gentilezza. E nella bocca del lupo non ci entro: sono troppo grasso, grazie al Cielo.

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