Oggi intervistiamo Marco Baggi, autore de “La fuga dei vinti”. Ciao Marco, ti do il benvenuto su questo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Volentieri. Ho 26 anni, una laurea in Scienze Storiche e il diploma di Liceo Artistico; come impiego “saltello” da un lavoro all’altro, un po’ come tantissimi altri precari qui in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, scoppiata quasi per caso in terza media, condivido il mio tempo libero con diversi altri interessi, come il disegno, lo sport, il modellismo e non ultima la lettura. Insomma, cerco sempre di tenermi in movimento.

Qual è il tuo autore preferito?

Bernard Cornwell, a mio parere uno dei migliori romanzieri storici in circolazione. Delle sue opere adoro soprattutto la serie dedicata a Richard Sharpe, nella quale viene perfettamente ricreata l’atmosfera dell’epopea napoleonica. Leggo anche testi di autori italiani, non necessariamente legati al genere storico; di recente sto trovando interessanti alcuni lavori di scrittori emergenti, spesso più meritevoli delle grandi firme che si vedono in libreria.

Hai pubblicato il tuo primo romanzo “La fuga dei vinti”, ce ne vuoi parlare?

Si tratta di un romanzo storico, a metà strada fra avventura e guerra. L’intera vicenda, a parte piccole eccezioni, è vista attraverso gli occhi del giovane tenente Francesco Martini, ufficiale fresco di nomina finito suo malgrado nell’inferno della rotta di Caporetto. I capitoli del romanzo descrivono in modo serrato quei giorni terribili, dividendosi fra azione pura e riflessioni personali del protagonista, impegnato in una lotta continua per sopravvivere e non impazzire davanti alla miseria della guerra. Nella storia lo vedremo quindi crescere come uomo e come capo, in un susseguirsi di sfide sempre più dure per lui e i propri soldati lungo la strada della salvezza.
La fuga dei vinti è stato praticamente scritto nei ritagli di tempo durante l’università, per poi vedersi concluso alla fine del 2009. Dopo un lungo percorso di riletture e revisioni, nel 2011 la casa editrice Zerounoundici ha deciso di pubblicarlo.

Sei laureato in scienze storiche e il tuo primo romanzo ha un’importante cornice storica, non credo sia una coincidenza. Come si sono legati scrittura e storia nel tuo processo creativo? Come mai questa forte connotazione storica?

Il tutto è nato in virtù del mio grande interesse nei confronti della storia, incentrato soprattutto sul periodo della Grande Guerra. Da molto tempo confidavo di realizzare un romanzo ambientato in quel preciso momento della storia d’Italia, forse uno dei più bui e controversi.
In questo genere particolare di narrativa la scrittura è ovviamente intrecciata con la storia stessa. E’ stato quindi molto difficile, ma allo stesso tempo molto affascinante, riuscire a conciliare gli eventi realmente accaduti con l’inventiva della narrazione, in modo da ottenere una vicenda bilanciata e evitare errori grossolani. Tutto questo ha ovviamente richiesto un lungo studio, a partire dagli avvenimenti fino alle unità militari coinvolte e i relativi comandanti; luoghi e fatti descritti nel romanzo sono infatti veramente esistiti.

“La fuga dei vinti” è stato pubblicato anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Pur restando un tradizionalista della carta stampata, riconosco nell’ebook un’ottima via commerciale, anche se ancora acerba in Italia. Di certo il formato elettronico possiede indubbi vantaggi che, se ben sfruttati, potranno costituire una svolta nell’editoria futura, soprattutto per le case editrici medio-piccole. Spero possa trovare la giusta diffusione, in particolar modo fra i giovani, i quali “sentono” molto queste nuove tecnologie.

Sei anche disegnatore e illustratore, hai mai pensato di impegnarti in un’opera che possa legare il disegno e la scrittura?

Certamente, il progetto di realizzare una pubblicazione di questo genere mi frulla in testa da molto tempo. Ho sempre apprezzato le illustrazioni dei testi di storia militare, raffiguranti le uniformi o gli eventi di un preciso evento bellico, e dunque mi piacerebbe molto unire il disegno alla scrittura. In realtà qualcosa è già stato fatto: in contemporanea con “La fuga dei vinti” infatti, ho curato una piccola pubblicazione per l’Associazione Storica Cimeetrincee, dal titolo “L’altra guerra. Il conflitto lontano dal fronte”. Specificatamente ideato per gli alunni delle scuole medie, il libretto ripercorre la vita militare di un soldato della Prima Guerra Mondiale, parallelamente alla non meno facile esistenza della popolazione a casa. Il tutto accompagnato da numerosi disegni riguardanti i soldati dell’epoca.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì, attualmente sto proseguendo nella stesura di un nuovo lavoro, con ancora protagonista il tenente Martini. Avrei l’intenzione di realizzare una breve serie dedicata a questo personaggio, legato ad un periodo storico poco trattato e dunque ricco di spunti interessanti.
Non mancano le idee anche su altri progetti e generi, ma al momento è ancora tutto da definire. In futuro mi piacerebbe molto tornare a scrivere racconti, che a suo tempo fu il mio primo interesse nell’ambito della scrittura.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Innanzitutto di non scoraggiarsi mai, sarebbe un errore grave quasi quanto pubblicare a pagamento. Se si crede in ciò che si scrive, bisogna andare avanti per la propria strada, anche se alla fine il romanzo non viene pubblicato. La scrittura è passione, una sorta di rifugio che appartiene soltanto a noi e in grado di donare sollievo nei momenti difficili della vita. E non importa se non sarà pubblicato, il lavoro intrapreso sarà comunque servito ad aggiungere un tassello importante nella crescita di ognuno.
Ad ogni modo, per chi avesse terminato un manoscritto, i consigli principali sono gli stessi che diedero anche a me tempo addietro. Ovvero, cercare di sottoporre il proprio scritto a lettori severi ed obiettivi (cercando d’evitare parenti e amici quindi), in modo da ottenere dei giudizi attenti e precisi sui punti deboli e di forza dell’opera. Ottenuto questo, sarà bene valutare con criterio la scelta del giusto editore (rigorosamente Free), andando a comprendere se la linea editoriale è adatta al manoscritto che vorremmo sottoporre. In tal senso ritengo siano utilissimi i forum letterari sul web, come il Writer’s Dream e Pescepirata, soltanto per citarne i più conosciuti e apprezzati.
C’è molto da fare dunque ma, come scritto poc’anzi, mai scoraggiarsi.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Al momento mi potete trovare su Anobii, ma a breve (spero) dovrei realizzare una sorta di blog artistico/letterario, aperto a notizie legate ai romanzi e al mondo dell’illustrazione.
Qui il link di Anobii:
http://www.anobii.com/panzer85/books

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!

Grazie infinite a te per lo spazio e il tempo concessomi. Alla prossim

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