Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Vlad Sandrini. Ciao Vlad, benvenuto su questo blog!

Ciao, è un piacere avere l’occasione di infestare anche queste pagine 🙂

Ci dici qualcosa su di te?

Sono programmatore e tecnico informatico, nonché metallaro e casinista, e vivo a Milano con mia moglie Barbara e due gatti.
La mia esperienza professionale di diciannove anni si può riassumere in: “mettere la gente in grado di usare i macchinari”. Parlando di passioni, le mie sono state da sempre la fantascienza con tanta azione, e la musica veloce e martellante.
Prima del Duemila ho avuto l’occasione di suonare il basso in qualche gruppo punk e metal underground, e di impaginare delle fanzine. In seguito ho partecipato a progetti di scrittura collettiva, e dal 2008 mi sono lasciato convincere sia a collaborare con una casa editrice specializzata in fantasy, sia a inviare i miei racconti ad altre redazioni. I risultati ricevono buoni feedback.

C’è qualche autore che ti ha colpito particolarmente? Quali sono le tue letture preferite?

Mi piace leggere di tutto, anche se la fantascienza per me rimane la passione di sempre. Se devo fare nomi, senz’altro Phillip K. Dick, Octavia Butler e William Gibson – e poi Mark Twain, Neil Gaiman, Tomasi di Lampedusa, Deaver, Ende…
Negli ultimi anni mi sto scoprendo a trovare più avvincenti alcuni romanzi della microeditoria locale piuttosto che i nomi che fanno i grandi numeri. Non voglio generalizzare, ho detto “alcuni” –è comunque una miniera in cui si scoprono ottime vene.

Sei anche musicista, come si legano – se lo fanno – queste due passioni? Pensi che sia mai capitato che una abbia influenzato l’altra?

La risposta alla seconda è: assolutamente sì. Capita spesso che un mio racconto sia infestato da musica e musicisti. Quando è possibile, musica estrema e i suoi appassionati bizzarri. Ne Il fantasma di Idalca un nastro fa quasi da coprotagonista, alleviando la tensione quando si può.
Non vedo l’ora di dare notizia di un’influenza anche nell’altra direzione, ma per scaramanzia non mi dilungo oltre: non posso ancora fare promesse.

Hai pubblicato “Il fantasma di Idalca” con la Sogno Edizioni, ci vuoi parlare di questa tua opera?

È una storia di sopravvivenza e di amicizia in un’ambientazione tecnofantasy.
Dal brillamento di una misteriosa arma di distruzione di massa, una serie di disgrazie improbabili travolge una masnada eterogenea – rapinatori, forze dell’ordine, soldati. Tutti sono costretti ad aiutarsi a vicenda per un solo scopo: sopravvivere. Tornare ancora interi alla vita di ogni giorno.
Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2004; ancora sentivo l’eco delle Torri gemelle e della rappresaglia. I nostri militari ancora impegnati in quella missione dopo tanto tempo. Intendiamoci: non ho affatto voluto rappresentare gli eventi reali successivi al Duemila. L’isola di Sjilen è stata per me uno spunto di riflessione e spero che lo sia anche per qualcun altro.
Ma anche uno spunto di intrattenimento. Da bravo bambinone, ho messo nel libro tutti i miei giocattoli: sparatorie, inseguimenti, mech alti cinque metri, draghi e non morti. È un invito a giocare.

Hai pubblicato anche alcuni racconti in antologie, quale delle due forme narrativa preferisci? Prediligi il romanzo o il racconto?

Ciascuna delle due forme ha i suoi pregi e le sue caratteristiche. Il romanzo è di più ampio respiro e permette di farsi accompagnare dai personaggi in una sorta di viaggio, il racconto è una forma schietta e diretta attorno a un soggetto più totalizzante. Non ho ancora deciso se mi piace di più l’una o l’altra.

“Il fantasma di Idalca” è uscito anche in ebook, cosa ne pensi di questa nuova tecnologia? Pro o contro?

Pro, su tutta la linea. A parte i soliti discorsi a cui non rispondo più (e non sento l’odore della carta, e lo schermo fa luce, e lo schermo è piccolo, e consumo la batteria) sono circondato tutti i giorni da persone con un aggeggio in mano: non vedo perché non fornire loro di che leggere.
Detto questo, è un mezzo di comunicazione che riduce all’osso i costi materiali e moltiplica le occasioni di diffusione e di contatto. Io vengo da un passato in cui non osavamo neanche sognare le opportunità di oggi. Non avevamo Calibre e Audacity per impaginare e registrare al solo costo del computer.
Chi ha o segue progetti artistici di nicchia lo sa: i supporti che permettono la massima diffusione sono amici, non nemici.

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Nuovi progetti?

A rilento, ma procedo. A breve avrò un annuncio riguardante un’antologia di sana fantascienza con un mio racconto; per il resto ho appunti che stanno prendendo forma. Almeno uno dei progetti sarà un romanzo.

Cosa diresti a un esordiente che sta per muovere i primi passi dopo aver terminato il proprio manoscritto?

Direi che per cominciare, appena terminato il manoscritto è ora di pensare al prossimo, per almeno tre buoni motivi: per non cominciare subito a fossilizzarsi su una sola storia, perché avere qualcos’altro nel cassetto è sempre meglio, e anche per mettere distanza di tempo e di idee fra la stesura e una ristesura.
Ho detto ristesura, non revisione: non barate con voi stessi, finché non sentite di avere la Confidenza che scorre nelle vene come la Forza di Luke Skywalker, riscrivetelo di nuovo, senza copincollare.
Infine, quando sentite che è il momento di cercare una redazione, state alla larga da quelli che scrivono a caratteri cubitali “Pubblica il tuo libro”. Prediligete quelli che insistono su “Compra il mio”: abbiate amor proprio.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Sì, la pagina sempre aggiornata all’ultimo istante è quella di Facebook: http://facebook.com/mvladsandrini
Ma ho anche un blog, e anche quello è aggiornato prontamente quando ci sono novità: http://vladsandrini.com

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Annunci