Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Mariaceleste de Martino. Ciao Mariaceleste! Benvenuta su questo blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Molti non amano parlare di sé per (finta) umiltà o (finta) discrezione. Secondo me, invece, sono io l’unica a sapere chi sono veramente. E quando mi chiedono di parlare di me solitamente non la finisco più, c’è tanto da dire. Sarò breve: sono nata a New York City, il 4 aprile di un anno storico (faccio l’occhietto). Mi sento molto americana quando sono in Europa e molto europea quando sono in America. Sono giornalista professionista da 20 anni. Sono scandalizzata del fatto che in Italia la legge consideri un reato fare il giornalista se non si è iscritti all’Ordine. Negli Stati Uniti chiunque scriva articoli su un giornale è un giornalista. È l’esatto contrario. Questa si chiama libertà. C’è molto di me nei miei libri. Quindi, leggetemi.

Hai un autore preferito o qualche lettura che ti ha colpito particolarmente?

La mia casa è fatta di libri. A scuola eravamo obbligati a leggere un libro al mese e a scrivere una recensione, sin dalle elementari. Amo gli scrittori americani e inglesi, sono quelli che ho studiato all’High School. Ce ne sono così tanti da nominare. Indico un range: dalle favole dei fratelli Grimm ai racconti di Sophie Kinsella. Qui in mezzo c’è di tutto. Tra i miei preferiti: Edgar Allan Poe, Hermann Hesse, Oscar Wilde, Wordsworth. Ricordo John Steinbeck con sofferenza, era uno degli autori che più scrivevano e più venivano pagati, ma “Grapes of Wrath” è un ‘mattone’ che mi piacque molto. Tra gli italiani mi piace Erri De Luca.

Il tuo ultimo libro edito da Galassia Arte, ha un titolo curioso e sicuramente d’effetto. Parlo ovviamente di “Libertà e Patate”. Ce ne vuoi parlare?

Mi auguro che non sia “l’ultimo”, piuttosto il più recente (sorrido).
“Libertà e patate, la mia rivoluzione”, edito da Galassia Arte di Andrea Mucciolo, è il titolo esatto e completo. È un libro che parla di libertà e rispetto dei diritti umani. Fa parte di un progetto nato più di dieci anni fa. “Libertà e patate” era il motto del rivoluzionario francese André Chénier che fu decapitato per aver denunciato gli orrori dell’epoca. E io mi sento una rivoluzionaria che cavalca la verità e ha come stendardo il coraggio. L’idea è scattata quando l’Ordine dei giornalisti del Lazio, al quale sono iscritta dal 1992, come professionista, e prima ancora da praticante e da pubblicista, ha aperto un procedimento disciplinare nei miei confronti per via del mio calendario del 2002, in cui denunciavo i mali della nostra società, che secondo l’Ordine “lede la dignità del giornalista”.

Mi batto con ogni mezzo per avere la verità. Lotto ogni giorno per avere la verità, una scomoda verità. E mi indigno quando leggo articoli o vedo dei servizi in tv incompleti, di parte o non precisi solo per fare ‘audience’ e alzare le tirature.

“Libertà e patate, la mia rivoluzione” parla di come non si debba bloccare o frenare il sacrosanto diritto di urlare la propria indignazione, in qualsiasi circostanza. E nuda di me stessa lotto contro ogni repressione o censura.

Questo è il link della pagina a me dedicato nel sito dell’editore Galassia Arte.
http://www.edizionigalassiaarte.it/liberta-e-patate-la-mia-rivoluzione.html

Sinossi: “Una vita a lottare per il rispetto dei diritti e dei doveri, contro ogni censura in nome della libertà di espressione e di pensiero. È la storia di una giornalista che non si vende e non vende né compra notizie, che non accetta di fare carriera in cambio di nulla, che vive la ricchezza di pensare con la propria testa, che reagisce al sistema di una società spesso perbenista, bigotta e ipocrita, che si ribella a un mondo del lavoro che spesso non è meritocratico e non offre opportunità e sogni, e che si spoglia nuda per urlare la sua indignazione, per dimostrare che piuttosto che accettare l’antico gioco del “bunga bunga” è pronta a vivere la sua vita nutrendosi di “Libertà e patate”, per non accettare luridi compromessi. Una donna che usa l’arma potente della parola e che adopera la penna come una spada per scrivere scomode verità.
Attraverso uno spogliarello, un calendario di nudo, e altre iniziative forti e incisive come un pugno nello stomaco, Mariaceleste de Martino con tenacia e tagliente ironia è felice di essere sé stessa, non mollando mai con coraggio e integrità.
Anche quando l’Ordine dei giornalisti l’ha prima nominata Commissaria d’esame e poi sospesa per essersi spogliata “ledendo la professione”, lei non ha avuto paura, e non ha smesso neanche per un attimo di credere nel suo progetto”.

Sei al quarto libro, vuoi parlarci delle tue precedenti pubblicazioni?

Il primo è un eBook pubblicato nel 2010. Mi sento avant-garde e volevo esserci quando sarebbero arrivati gli eBook reader e i tablet. Il titolo è “Lulu, quello che non capiscono i grandi”, una raccolta di dialoghi con bambini dai 4 ai 12 anni sull’amore, l’amicizia, sul potere, sull’odio, sulla morte, sul matrimonio, sulla vita. È un libro elettronico tradotto in più lingue, edito faligi.eu. I bambini nel mio libro sono gli adulti di un futuro sempre più tecnologico. Questa è un altro motivo per aver scelto l’eBook piuttosto che esordire con il cartaceo. La prefazione del libro, proprio perché parla di bambini, saggi piccoli adulti, è stata scritta da Brigida Stagno, medico, giornalista, mamma e figlia di Tito Stagno, il cronista dell’allunaggio del 1969, un evento al quale lei, allora bimba, non assistette perché la madre la mandò a letto incredibilmente alla solita ora, le 9 di sera.

Il mio primo libro cartaceo parla di Storia, dall’Inquisizione spagnola alla mia nascita, passando attraverso la Seconda guerra mondiale con il racconto di mio zio catturato dai nazisti e finito in cella a S. Vittore, a Milano, con Mike Bongiorno, assieme ad altri nel carcere da Indro Montanelli e Ferruccio Parri, tutti salvati grazie all’intelligence inglese. Il titolo è “Maccaturo, un fazzoletto per la vita”, pubblicato da Sogno edizioni di Stefano Bossotto e Lucia Scarpa. La prefazione è di Heather Parisi, mio alter ego biondo, carica di energia come me, americana come me.

Il terzo libro si intitola “81 punti di rottura”. È una raccolta di racconti brevi che hanno in comune un punto di rottura. Sono storie d’amore, di amicizia, di lavoro, istituzionali, e altro, interrotti da aforismi cinici e ironici tutti miei, originali. È un libro umoristico di denuncia. Edizioni Haiku, di Valerio Carbone e Flavio Carlini. La prefazione è dell’attrice Jane Alexander, che conosco dall’età di 5 anni.

Per ciò che concerne la scrittura ti trovi più a tuo agio trattando questioni di attualità (dato anche il background da giornalista) o preferisci la scrittura prettamente letteraria?

Ho cominciato a scrivere il mio primo romanzo. È dura inventare. Sarà per deformazione professionale e per via della mia fissa con la verità che mi viene più naturale scrivere di fatti realmente accaduti. Non è facile per me calarmi nel vero ruolo di scrittrice e dare vita a un’opera letteraria di fiction. Ma è una bella sfida.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri (o una parte di essi) avranno una loro versione digitale?

Ho esordito con l’eBook e anche gli altri libri avranno una versione elettronica. Penso che sia come il vinile, poi cd, che è diventato Mp3, e come anche le foto digitali e i video Mp4. Meno carta, meno spreco, meno costi, meno difficoltà ad arrivare nelle librerie di tutto il mondo, ma devo dire anche che l’eBook ha meno fascino. Il tatto è importante. Toccare la carta croccante con i polpastrelli e sentirne l’odore stimola l’immaginazione che serve quando si legge un libro per visualizzare le parole scritte.

Hai qualche idea per i tuoi lavori futuri? Qualche nuovo progetto?

Le idee sono tante. Ma è più faticoso trovare un editore che non sia a pagamento che scrivere il libro. Preferisco fare la gavetta com’è stato per diventare giornalista. Ho preferito attendere qualche anno prima di arrivare nelle grandi librerie che cedere al “contributo” chiesto da alcuni editori. Un vero scrittore non deve mai pagare per farsi pubblicare. I piccoli editori che appoggiano un tuo progetto e che investono in te sono quelli che mi interessano, anche se la distruzione all’inizio è piccola. Ora, con il mio quarto editore, Galassia Arte, arriverò alle grandi librerie, incluso il gruppo Feltrinelli.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Innanzitutto, di scriverlo in italiano. Poi, dico sempre che bisogna credere in sé stessi. Bisogna inviare il manoscritto convinti del proprio lavoro. E che da ogni rifiuto ci sarà qualcosa da imparare. Prima o poi arriverà un editore, come quando arriva l’amore.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facebook per me è quello per cui è nato. Dall’idea di Mark Zuckerberg sono in contatto con amici di scuola, dalle elementari al Liceo. Non mi piace usarlo come social network. Il virtuale non lo amo. Mi si addice più la piazza, il palco, la strada. Mi potrete incontrare in pubblico mentre faccio i miei ‘comizi’ con degli sconosciuti, dei passanti, con i quali discuto e scambio idee. Non amo neanche essere abitudinaria. Internet è come lo zucchero: crea dipendenza. Ho però un sito http://www.mariacelestedemartino.com che spiega un po’ chi sono. Una giornalista-attivista. Attualmente lavoro nella redazione Esteri di Televideo Rai. Dal 1995 “precaria” dell’azienda radio televisiva. Ho cominciato ad Area, agenzia radio emittenti associate, per proseguire negli Stati Uniti, e poi di nuovo a Roma a Radio Vaticana, poi ancora testate americane dall’Associated Press all’Abc News, seguiranno collaborazioni con tv satellitari e vari giornali, contratti a Mediaset e in Rai, dal Giornale Radio al TgLazio, dal Gr Parlamento a RaiNews24, da RaiNet a Televideo. Avevo 8 anni quando decisi di fare la giornalista. Era scritto nel mio destino.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Anche io ho un’ultima risposta che va bene per qualsiasi domanda: “Sì, devo ringraziare chi mi leggerà, perché si può anche scrivere per sé stessi, ma chi scrive per gli altri corre più rischi e il coraggio è degli audaci.