aprile 2012


Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui R.Cherryh. Ciao! Benvenuta su questo blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Innazitutto buongiorno a tutti, sono R.Cherryh e il mio primo libro, Masters School, è uscito lo scorso Novembre.
Attualmente ho ventitrè anni (ventiquattro a Giugno) ma ho cominciato a scrivere storie quando ero solo una bambina; la mia passione per il Fantasy è radicata nella mia infanzia, tempestata da racconti e storie fantastiche.
Ho sempre avuto una fervida immaginazione tanto che alla scuola elementare spesso, durante le lezioni perdevo tempo a fantasticare con lo sguardo fuori dalla finestra e la mia maestra di Italiano Marinetta mi richiamava dicendo che dovevo tornare dalla “Galassia di Andromeda”.
Alle superiori quando frequentavo l’Istituto Statale d’Arte di Monza ho cominciato a disegnare tra una lezione e l’altra alcuni personaggi che in seguito hanno preso forma in una storia che ha dettato le origini di Masters School; in genere infatti scrivo solo dopo aver realizzato l’inizio e la fine di una storia: alcuni episodi, anche divertenti, nascono in itinere mentre altri mi sono già chiari sin dall’inizio, al fine di dare un senso al racconto.
Ho una grande passione per gli animali: per il momento convivo con i miei genitori e quattro gatti tutti trovatelli di nome Ryo, Cloe, Ely e Milù. Prima dell’iscrizione all’università ho svolto per due anni attività di volontariato presso il Canile e gattile di Monza: purtroppo ho dovuto rinunciarvi per motivi di studio.
Mi sono laureata lo scorso Marzo presso l’Università di Milano Bicocca in Scienze dell’Educazione; sono stati tre anni molto intensi e che mi hanno permesso di acquisire nuove nozioni anche e soprattutto per il mio stile di scrittura e per i contenuti delle mie storie.
Il mio motto è “punta sempre all’infinito, mal che vada cadrai tra le stelle”; non mi piace quando qualcuno ti dice che “più cercherai di arrivare in alto, più alta sarà la caduta”: correrò il rischio di farmi male e se così sarà non potrò pentirmi di non averci provato.
Nonostante il mio desiderio di realizzarmi anche e soprattutto come autrice di libri, sono una persona che non si sente mai arrivata al traguardo definitivo: credo che nuovi obiettivi vadano posti a ogni dirittura d’arrivo; bisogna sempre avere nuovi stimoli in ogni momento della propria vita, altrimenti a parer mio ci si potrebbe anche ritenere morti nello spirito.
Come al solito mi dilungo eccessivamente; vi lascio alla prossima domanda con la speranza che il futuro mi riservi ulteriori fantastiche sorprese.

Il tuo è ovviamente uno pseudonimo, come mai questa scelta?

La scelta dello pseudonimo è stata affidata per contratto all’editore, Runde Taarn, ma se avessi voluto avrei potuto rifiutarla tranquillamente e valutare ulteriori proposte.
Perchè non l’ho fatto? Semplicemente perchè “cherry” in inglese significa “ciliegia” e a uno dei miei nonni, un nonno che non ho mai conosciuto ma di cui ho sentito parlare moltissimo, piacevano le ciliegie; così ho ritenuto la scelta di buon auspicio e ho accettato senza esitazioni il nome da scrittrice che mi è stato affidato per iniziare la tanto ambita carriera.

Ci parli del tuo romanzo “MASTERS SCHOOL” edito da Runde Taarn?

Dico subito che il mio primo romanzo è la realizzazione di un sogno, ovvero quello di diventare scrittrice; per me non è un punto di arrivo ma un punto di partenza per un futuro nel mondo della scrittura: è dedicato a una delle persone più importanti della mia vita, mio nonno.
Penso che se lui a quest’ora fosse qui, probabilmente Masters School non esisterebbe; credo che tutte le esperienze della vita insegnino qualcosa, anche la morte.

Ho cominciato a lavorare su Masters School quando avevo diciannove anni, lavorando senza sosta per sei mesi, di giorno e di notte, senza rendermi conto che avrei dato vita a un manoscritto di più di settecento pagine.
Masters School è una sorta di autobiografia, come scritto nella trama sul retro del testo, anche se in realtà è stato scritto per parlare di adolescenza, di relazioni sociali e di sentimenti tramite un linguaggio accessibile a tutti, che sfiora l’incontro tra i generi Fantastico e Fantasy.
Angel, la protagonista che all’inizio del libro ha solo quindici anni, non è un’adolescente spaesata e impaurita dal mondo in cambiamento che la circonda, anzi, dalle prime pagine si capisce immediatamente il suo carattere decisamente particolare: estroversa, viziata e apparentemente sicura di sé.
La sua crescita avviene all’interno di una scuola, la Masters School appunto, che in realtà è la base segreta di un clan di alieni (non umani): i Masters. Questi, con un’enorme potenza fisica, combattono da secoli contro i loro nemici dai potentissimi poteri psichici: i famigerati Receptor. La guerra tra Masters e Receptor è da sempre all’oscuro della razza umana: i Masters hanno le sembianze di uomini dalla rara bellezza e si confondono tra la gente comune, mentre dei Receptor si sa ben poco; la storia infatti è raccontata in prima persona da Angel, una master che non ha mai avuto modo modo di incontrare i Receptor e di combatterli, fino ad ora.
Si perchè Angel è chiamata a lottare a fianco di altri nove masters, i cosiddetti “Masters della Leggenda” descritti dai libri di storia del clan come la sola salvezza dal male della propria specie.
Ma i problemi sono evidenti sin dall’inizio: come si può riunire un gruppo di ragazzi (Masters, certo, ma paragonabilissimi agli umani) dai quindici ai vent’anni, per una guerra che porti alla salvezza del clan presento in tutto il pianeta?
Ma c’è un altro problema non indifferente: il decimo master non si presenta al loro primo incontro.

Ora, il peso che incombe su Angel e gli otto (iniziali) co-protagonisti è talmente grave che i dieci masters, anziché cominciare a pensare ad un modo per distruggere il nemico, cominciano a occuparsi dei propri problemi personali, delle nuove amicizie che devono necessariamente nascere, delle rispettive vite da adolescenti e giovani adulti che li vedono coinvolti.
Tra confusione, conflitti, passioni, amicizie, litigi, la realtà non tarderà ad arrivare per i nove co-protagonisti: si farà spazio tra i masters, li costringerà a crescere, a trovarsi dinanzi a situazioni che mai avrebbero pensato di poter vivere. Il tutto in tre anni scolastici della Masters School.
Ma Masters School non è pura fantasia: è la storia di tutti gli adolescenti, passati, presenti e futuri, che si sono trovati in un periodo della propria vita schiacciati dalla necessità di accettare un cambiamento e distratti dalle enormi passioni, amplificate dalle prime esperienze e dalla giovane età.
Masters School è la storia di tutti, non solo di Angel, Larian, Manuel, Aura e di tutti gli altri personaggi: è la storia di ognuno di noi, delle relazioni, delle dinamiche gruppali, delle scelte difficili.
Non pretendo che il testo piaccia a tutti, chiedo solo di leggere tra le righe, tra le parole di Angel adolescente l’enorme confusione che prova nel periodo in cui tutto sembra improvvisamente crollarle addosso. Solo così si potrà accedere a un mondo davvero fantastico: il mondo delle possibilità, delle decisioni importanti e del prendere in mano le redini della propria vita.
Come ho fatto io, quando un giorno ho deciso che da grande avrei fatto la scrittrice.

Il romanzo è ambientato in Italia e su questo blog ho già trattato la questione ambientazione, ponendomi decisamente a favore di chi usa un’ambientazione che conosce(che il più delle volte – ma non sempre – coincide con quella di nascita). Come mai hai fatto questa scelta?

Innanzitutto devo dire che sono molto legata alla mia città: a Monza sono cresciuta, ho conosciuto persone fantastiche e all’età di Angel, la protagonista del mio romanzo, ho passato quasi tutti i pomeriggi e girovagare per le vie del centro con i miei amici; inoltre Monza è la città dove mio nonno ha passato la sua vita, quindi mi sembrava più che giusto prenderla come punto di riferimento visto che il libro è dedicato a lui.
In realtà però, l’ambientazione di Masters School è poco descritta; questo perchè ho scelto di dare più importanza al vissuto interiore di Angel e degli altri personaggi piuttosto che alla descrizione di luoghi e paesaggi: è uno stile di scrittura che può piacere o meno a seconda dei gusti; personalmente ho cercato di avvicinarmi a un pensiero che vuole una scrittura più veloce e che dia maggiore libertà alla fantasia del lettore.

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?

Penso che gli ebook siano un modo interessante per avvicinare il mondo della tecnologia alla lettura.
Le scelte di pubblicazione di Masters School sono affidate per contratto all’editore e visto che il libro è uscito da pochissimo tempo per ora non so ancora dire se avrà una sua versione digitale.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Dico subito che Masters School è solo l’inizio di un lungo cammino; lo definirei una sorta di introduzione a una storia ben più complessa: il testo ha una conclusione ben precisa ma termina anche con un invito ad aspettarne un seguito ma non dico altro, lo scoprirete presto.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Ho ricevuto quattro diverse proposte per Masters School, tre delle quali erano a pagamento; la mia scelta è ricaduta sicuramente sulla quarta.
Non mi piace l’idea di pagare per vedere un proprio libro pubblicato: è bello che un esperto riconosca i nuovi talenti e voglia proporli come un investimento per la letteratura del futuro.
Se qualcuno chiede soldi non penso creda fino in fondo nelle capacità di scrittura di una persona.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Direi ciò che dico anche ai miei amici quando inseguono i propri sogni a occhi aperti: non arrendetevi, provate e riprovate sempre. Direi di inviare i manoscritti dove richiesti, via internet o cartacei, e in caso di proposte di pubblicazione di far visionare a un esperto il contratto per assicurarsi che sia buono e che non vi siano fraintendimenti.
Se al contrario non riusciste a fare pubblicare il manoscritto, non smettete mai di dedicarvi alla scrittura perchè è comunque, sempre un modo per sfogarsi e per mettere nero su bianco le proprie idee anche se sottoforma di storie fantastiche.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Per ora potete seguirmi su facebook, alla pagina pubblica di R.Cherryh (http://www.facebook.com/pages/R-Cherryh/261093077274974)
E su Twitter all’indirizzo http://twitter.com/#!/R_Cherryh/
Sto procedendo anche alla creazione di una pagina internet ufficiale : http://www.rcherryh.com ma per quella dovrete aspettare ancora un po’ di tempo.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Di niente, la ringrazio per l’interesse e spero che risulti interessante e utile a chi avrà modo di leggerla. Grazie a tutti e continuate a crederci, sempre.
R.Cherryh.

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Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Igor Lampis Ciao Igor, benvenuto su questo blog!

Ciao! Grazie a te per lo spazio concesso e per darmi la possibilità di parlare del mio libro.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Volentieri!!! Ho 35 anni. Sono di Pabillonis, piccolo paese della Sardegna e vivo a Cagliari per questioni di lavoro. Suono in gruppo rock che si chiama Punkillonis con cui a breve uscirà il terzo disco, e ho da sempre la passione per la scrittura, che ho preso più seriamente nel 2010 quando ho pubblicato il mio primo libro di cui oggi vi parlerò.

Qual è il tuo autore preferito?

Se devo fare solo un nome dico George Orwell, ma senza dubbio nella mia lista ci sono Kafka, Huxley, Golding, Bradbury e altri. Credo che già da questo si capisca in che direzione si possa muovere il mio libro.

Ci parli del tuo libro “Lo spirito del mio Tempo”?

Come si intuisce dalla risposta precedente, il libro è un distopico. Qualcuno lo ha definito distopico fantapolitico e mi sembra azzeccato!
È ambientato nel 2022 e attraverso gli occhi di Giorgio Ferri, il protagonista, si descrive un mondo apparentemente perfetto che offre ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno per non pensare troppo, non è molto lontano dalla nostra realtà. Una svolta si ha quando Giorgio incontra il suo amico Tony, che ha una visione completamente diversa dalla sua. Da quel momento in poi tutto è destinato a cambiare e la vita di Giorgio prenderà direzioni inaspettate.

So che sono in uscita altre tue opere, ce ne vuoi parlare?

Sì, a breve usciranno una raccolta di poesie dal titolo “Pensieri in Verticale” con la casa editrice Montecovello, e un romanzo totalmente diverso dal precedente che si intitola “L’isola”con la 0111 edizioni.
La silloge conterrà circa quaranta poesie che presenterò con dei reading musicali accompagnato da chitarra elettrica e canti.
Il romanzo è ambientato in un passato molto lontano, ma in fin dei conti credo che in qualche modo sia collegato al precedente, se non altro per il messaggio che ho cercato di dare. Per il resto, come già detto, sono due cose completamente diverse sotto tutti i punti di vista.

Ti sei cimentato sia con la poesia sia con la prosa, dove ti sei trovato maggiormente a tuo agio?

Scrivere un romanzo è sicuramente più impegnativo, ma da un certo punto di vista è più semplice.
La poesia invece rappresenta sempre un rischio. È una cosa immediata, spesso di difficile comprensione o troppo intima e personale per poter essere apprezzata da chi legge.
Nel mio caso specifico, visto che comunque ho sempre scritto canzoni in rima nei Punkillonis, credo di essermi trovato più a mio agio con la poesia, ma scrivere un libro è un viaggio diverso, un’avventura che mi piace e che non abbandonerò.

Cosa ne pensi degli ebook?

Non vorrei dire “io sono uno all’antica, mi piace sfogliare il libro, sentire l’odore della carta” e cose che ho già sentito da altri, ma la realtà è che, da lettore, non sono ancora entrato in contatto con il mondo degli ebook. Prima o poi lo farò seguendo il consiglio degli amici che hanno l’ebook reader e mi assicurano che è veramente comodo.
Da autore dico che è un’opportunità in più. L’ebook costa meno del libro stampato e può essere un ottimo mezzo di diffusione del testo.
Per quanto riguarda il risparmio della carta, invece, credo che sia una cosa assolutamente positiva.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Per prima cosa gli consiglierei di non avere fretta di pubblicare, di informarsi sul mondo dell’editoria e di scegliere un editore che non chiede contributi, ce ne sono tanti e sicuramente anche uno disposto a pubblicare l’opera dell’esordiente.
In termini di tempo, da quando si invia il manoscritto, mettere in conto di aspettare dai tre mesi all’anno. Le proposte che arrivano prima, nella maggior parte dei casi, nascondono spiacevoli sorprese.
Come seconda cosa gli direi di non aspettarsi fama e soldi, di rimboccarsi le maniche e di muoversi in prima persona per promuovere il libro. Le piccole soddisfazioni arrivano, anche se ognuno di noi sarà sempre convinto di meritare di più.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

A me piace organizzare reading e presentazioni dal vivo per cui il massimo sarebbe vedervi tutti lì. Al momento non ho un blog o un profilo twitter. Ho una pagina facebook in cui inserisco i miei eventi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per me è stato un vero piacere!

Sul blog Noir Italiano
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Potete leggere un’intervista al sottoscritto a opera di Omar Gatti, si parla di Orbite Nere, la nuova collana per romanzi brevi noir/gialli/horror e pulp della Sogno Edizioni.

Date un’occhiata!

Massimo

Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo questa volte ben due autori, Marcello Affuso e Jessica Mastroianni. Ciao Marcello e ciao Jessica! Benvenuti su questo blog.

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci raccontate un po’ di voi?

Marcello: Ho trovato sempre parecchia difficoltà, anche se può sembrar strano, nel raccontare di me agli altri. Ad alcune presentazioni ho confessato che è questo uno dei motivi per cui ho affidato al libro che ho scritto parte della mia anima. Non mentivo. Comunque sia, io sono un giovane 23enne nato ad Alessandria (in Piemonte non in Egitto), laureato in Lettere Moderne che facilmente si lascia coinvolgere in nuove situazioni ed avventure. Sono imprevedibile e indecifrabile agli occhi altrui, tanto che, credo, nessuno mi conosca davvero anche se ognuno pensa di sapere qualcosa di me. Quel che è certo è che amo la musica e lo sport, e tutto ciò che è stimolante e può suscitare interesse in chi guarda.

Jessica: Anche per me non è semplice raccontarmi, forse per questo ho iniziato a scrivere: per trovare la voce senza essere limitata da alcuna barriera, ma soprattutto per imparare a conoscermi. Qualcuno diceva che dietro una maschera è più facile essere se stessi. Probabilmente è davvero così: grazie ai personaggi che creo, per quanto possano somigliarmi o meno, riesco a esprimere i più svariati aspetti del mio carattere, senza timore di risultare troppo fragile a volte, né troppo caparbia altre. Senza paura delle mie contraddizioni, delle mie paranoie, della mia testa dura, delle mie aspettative e dei miei perché senza risposta.
Ho 21 anni, anche se alterno momenti in cui ne sento 10 in più e altri in cui mi pare di averne 10 in meno. Sono calabrese (di Lamezia Terme, con esattezza), ma vivo a Ferrara, dove studio Giurisprudenza.

Quali sono le vostre letture preferite?

Marcello: Studiando lettere, in questi anni, non ho potuto leggere moltissimi libri se non i classici che i vari esami chiedevano di conoscere. Ed è forse giusto così, perché sono i classici le prime letture che non solo uno scrittore aspirante, ma tutti dovrebbero cominciare a fare, per poi buttarsi nel caos della letteratura moderna. Non amo comunque gli horror e le storie strappalacrime.

Jessica: Non ho un genere o uno scrittore preferito. Sono per quei libri che travolgono e regalano sempre qualcosa di nuovo che ti riempie e, al contempo, ti lascia un piccolo vuoto quando arrivi all’ultima pagina e vorresti trovarne altre cento. Sono per quelle storie che diventano quasi tangibili, parola dopo parola, e per quelle emozioni che ti sfiorano la pelle e magari ti piovono dagli occhi.
Questo è quello che abbiamo cercato di dare anche al nostro libro.

Avete scritto un libro a quattro mani, senza esservi però mai visti primi. Ci raccontate come è nata questa collaborazione? Come mai la scelta di scrivere un romanzo a quattro mani?

Marcello: Ci siamo conosciuti tramite blog. Entrambi ne avevamo uno e il nostro desiderio, o almeno per quanto riguarda me, bisogno più grande era di intrappolare tra le righe di pagine bianche i nostri ricordi e la nostra creatività. Avevamo già collaborato per qualche post quando ci venne l’idea di affiancare le nostre penne, così per gioco, senza troppe pretese. Le vicende all’inizio erano parallele e distinte, è stato il nostro lavoro più grande quello di unirle, dar loro senso e coerenza, e ci siamo divertiti a dar ai personaggi le nostre veci e in parte la nostre esperienze. Anche loro si conosceranno, infatti, su internet.

Jessica: E’ nato tutto da due penne assolutamente sconosciute che s’incrociano per caso e si riconoscono subito. Due penne adagiate nel famoso cassetto dei sogni che aspettano il momento giusto e, ogni tanto, ricoprono di colore qualche pagina vuota di Internet. Decidono, poi, di provare a costruire, a sognare, a creare, a giocare e a lasciarsi andare insieme…e insieme riescono a tradurre in concretezza qualcosa che sembrava destinata a rimanere un’idea irrealizzabile e assurda.
Assurda un po’ come tutte le sfumature che gli stanno attorno: questo romanzo, infatti, è stato scritto a distanza, senza che io e Marcello ci fossimo mai visti prima. Dopo tre anni di conoscenza virtuale e collaborazione, il nostro primo incontro è avvenuto il 22 luglio 2011, in occasione della prima presentazione del libro.

Tirando le somme, siete stati contenti della vostra scelta? Quale consiglio dareste a due aspiranti scrittori con la voglia di barcamenarsi in un progetto a più mani?

Marcello: Io sono molto soddisfatto sia per il risultato sia per il romanzo “parallelo” che le nostre vite hanno costruito rendendo il tutto molto molto speciale e particolare. Consiglio, a chi vuole provare a scrivere a più mani, di avere tanta pazienza e, in taluni casi, di evitare il contatto visivo onde evitare padelle e piatti addosso.

Jessica: Assolutamente sì! È stata un’ottima occasione per mettersi alla prova e anche per crescere sull’onda di un continuo confronto che, oltre al romanzo, ha fatto nascere una forte amicizia tra di noi.
Non è stato semplice scrivere un quattromani e rimango dell’opinione che non sia possibile farlo con chiunque: è vero che ci sono più idee su cui lavorare, ma è anche vero che sono dettate da due teste che in alcuni casi potrebbero trovarsi in totale antitesi. A volte c’è bisogno di compromessi, altre di fermezza e testardaggine, perciò è inevitabile lo scontro, ma si supera facilmente se si è motivati e se l’intento non è quello di scavalcare l’altro, ma di fare del proprio meglio.

Volete parlarci del vostro romanzo “A un passo da te”?

Marcello: A un passo da te è un romanzo psicologico–sentimentale un viaggio nei nostri tempi visti con quel pizzico di distacco dai protagonisti più attenti ad affrontare i loro fantasmi e i problemi del quotidiano piuttosto che cercare di dar un senso alla realtà che vivono. Le due storie, i cui fili del destino si incrociano continuamente, si alternano e sono tipograficamente contraddistinte dallo stampato e del corsivo. C’è poi un terzo carattere che utilizziamo che serve a connotare gli sms e i post del blog. Abbiamo cercato di dare colore e vita ai nostri personaggi che come noi sono riflessivi, e allo stesso tempo autoironici, e imbastito tutto il mosaico in modo che ci fossero tanti colpi di scena così il lettore non possa mai annoiarsi

Jessica: Così come suggerisce il titolo, A un passo da te è la storia di due ventenni, Cristian e Valentina, due ragazzi che, per forza di cose, si trovano a essere l’uno a un passo dall’altra: si sfiorano continuamente, si cercano, quasi si rincorrono a volte, senza neppure conoscersi.
Non si tratta di una storia d’amore, anche se, inevitabilmente, è un sentimento che attraversa ogni dettaglio del libro, così come fa con ogni fibra dell’essere umano ogni giorno.
I due hanno appena terminato gli esami di maturità e stanno decidendo cosa farne della loro vita. Non sarà semplice il passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta perché, prima di andare avanti, dovranno affrontare i fantasmi che si sono lasciati alle spalle e che fanno paura ancora.

Favorevoli o contrari agli ebook? “A un passo da te” avrà una versione digitale?

Marcello: Favorevole. Penso che se ci attaccassimo sempre ai romanticismi useremmo ancora i piccioni viaggiatori! La tecnologia avanza e così anche i libri vanno via via sparendo lasciando il posto agli schermi, agli e-book reader. L’importante è, secondo me, trovare il compromesso giusto nel prezzo e trovare un modo che assicuri al “libro file” di non poter essere condiviso sui programmi di peer to peer perché altrimenti l’editoria che è già in crisi smetterebbe di esistere e i “pirati” sarebbero costretti a rileggere sempre gli stessi romanzi, dato che nessuno ne scriverebbe di nuovi.

Jessica: Non sostituirei mai un libro con un ebook perché temo che, in qualche modo, sarebbe come sminuirne il valore. Sono un po’ una tradizionalista io e preferisco di gran lunga sfogliare le pagine tangibili di un buon romanzo, ma non sono neanche del tutto sfavorevole: le innovazioni tecnologiche hanno portato grandi cambiamenti, hanno praticamente stravolto il mondo e c’è chi ama stare al passo con i tempi. Come dicevano i latini, “de gustibus”…

Avete nuovi progetti in cantiere? Sia a due che a quattro mani, se ce ne sono.

Marcello: Il famoso “cassetto” dei sogni non si svuota mai. In questo momento sto pensando molto alla mia carriera futura e quindi vorrei, in primis, laurearmi nuovamente in tempo e poi, finalmente decidere, quale bivio prendere…se tentare la strada dell’insegnamento o buttarmi in qualche master, magari di editoria. Per quanto riguarda un nuovo romanzo, credo che per il momento la mia penna resterà a ricaricare, aspettando nuovi spunti dalla vita.

Jessica: Tanti progetti, tante idee, tante aspettative e tante aspirazioni, ma il passaggio dall’astratto al concreto è il traguardo più grande e il lavoro più duro da fare.

Cosa consigliereste a un esordiente che ha appena terminato il suo primo libro?

Marcello: Di rileggerlo! Mille e mille volte, magari non l’aiuto di qualcuno! Poi, quando si ha la certezza matematica di non poter fare di meglio non avere grosse pretese per il futuro, perché il mondo dell’editoria riserva brutte sorpresa oltre che, molto spesso, preventivi salatissimo per poter pubblicare.

Jessica: Il mio consiglio è crederci, crederci sempre! Insistere e persistere e non arrendersi ai compromessi dell’editoria. Cercare qualcuno disposto a puntare sul proprio lavoro, così come Linee Infinite ha fatto con noi, perché, se vale davvero, prima o poi qualcuno se ne accorgerà.

Dove vi possiamo seguire? Avete un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Certo! Abbiamo il nostro blog a quattro mani: http://www.sincronizzailbattito.com ,
su Facebook è presente una pagina dedicata al libro, reperibile a questo link: http://www.facebook.com/Aunpassodatesincronizzailbattito e poi ognuno di noi ha il profilo personale.
Vi aspettiamo lì!

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Alessandro Maiucchi. Ciao Alessandro, benvenuto su questo blog.

Bentrovato! Saluto subito tutti i lettori del blog, è importante sostenere quelli validi come questo!

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Meno male, pensavo mi chiedessi qualcosa che non so… Anche se, alla fine, non si finisce mai di scoprire se stessi. Per esempio, io ho scoperto solo a 33 anni di voler scrivere narrativa. Quando ripenso al modo in cui riempivo le ore libere prima di allora… non lo dico, rischio di inimicarmi milioni di appassionati di calcio! A parte gli scherzi, ho tifato Milan da quando ero bambino (ho sofferto in B, quindi mi sono meritato scudetti e coppe!) e non lo rinnego, però il calcio è diventato una cosa che non mi piace più (e non ci avrei mai creduto).
Ma torniamo alla scrittura. Nel 1999 avevo una bassa autostima, dovuta a un periodo difficile della mia vita, probabilmente. Dopo l’estate mi imbattei in un articolo sul quoziente intellettivo, c’era scritto che si poteva effettuare un test. Non mi ero laureato, soprattutto per la poca voglia di studiare… secondo l’articolo, facendo un certo punteggio in quel test “avrei potuto laurearmi senza fatica”. Dato che ero e sono pigro, quel “senza fatica” mi rimase impresso… insomma feci il test, e ne risultò un punteggio stratosferico. A quel punto il livello dell’autostima crebbe fin oltre il livello di guardia, e mi dissi che potevo scrivere, anzi dovevo farlo. Dovevo essere felice. Mi accorsi durante la stesura del mio primo romanzo che scrivendo ero felice come non ero mai stato, e allora continuai. Continuo tuttora, e lo consiglio a tutti. Scrivere fa bene all’anima.

Qual è il tuo autore preferito?

Il mio preferito in assoluto è Stephen King, lo leggo da quasi trent’anni e non mi ha mai stancato. Però leggo anche Deaver, la prima Cornwell, Reichs, Koontz… e poi Ammaniti, Buticchi, un po’ di tutto. Attualmente sono alle prese con un romanzo indiano, quello da cui è stato tratto il film The Millionaire. Bellissimo. Leggendo solo quello che siamo convinti ci piacerà, rischiamo di perdere cose fantastiche. Bisogna sperimentare, ne vale sempre la pena. Almeno, per mettere una grossa croce sul nome di un autore… anche se magari abbiamo solo iniziato dal suo libro sbagliato!

Ci vuoi parlare di quella che più volte hai definito trilogia orizzontale?

Si tratta in realtà di un romanzo complicato. Talmente complicato che un grosso editore alla fine dovette farlo leggere da tre lettori diversi per capire se faceva al caso suo. Mi dissero che avrei dovuto aspettare tre anni e sottoporlo a un editing profondissimo, per semplificare e riarrangiare la storia. Non me la sono sentita, mi sembrava che tre anni fossero l’eternità e poi ero già tuffato nel romanzo successivo, quindi non se ne fece nulla.
Poi, molti anni dopo, quel primo romanzo mi ricapitò per le mani. E mi venne l’idea di separarlo in tre storie autoconclusive, ma collegate da diversi personaggi comuni e addirittura con alcune scene in comune. Da qui la definizione di trilogia orizzontale. Le trilogie di solito sono verticali, per esempio Il signore degli Anelli. Invece questa è orizzontale, le tre storie accadono in contemporanea e i personaggi escono da una per entrare nell’altra, pur conservandone la leggibilità autonoma. Nella breve prefazione di ognuna le ho paragonate ai pistoleri del Triello di Sergio Leone, perché sparano verso il centro…

Come mai la scelta di ambientare questa trilogia all’estero?

E’ ambientata negli USA perché è stata ideata interamente sulla East Coast degli Stati Uniti. Passai un mese in vacanza tra New York, Boston, Washington, Annapolis, Orlando e Miami: mentre il resto si godeva il viaggio, una parte del mio cervello era costantemente in quel meraviglioso mondo che avevo scoperto pochi mesi prima, in quella dimensione parallela che è la scrittura.
Stephen King ne La storia di Lisey ne parla, dice che esiste una fonte alla quale ci abbeveriamo, accanto alla quale si aggirano strane creature… penso di aver passato quel mese immerso nella fonte, perché ne tirai fuori quasi ottocento pagine di idee. Scattavo fotografie mentali, addirittura filmati. Fu bellissimo. Una bella vacanza, e quello si immagina facilmente. Ma dal punto di vista letterario fu semplicemente grandiosa. Immaginavo personaggi, scene, tutto: una storia di terrorismo, di vendetta, d’amore e violenza. Era l’estate del 2001. Mentre mi trovavo sull’Empire State Building, dissi a mia moglie che se avessi dovuto attaccare quella città l’avrei fatto con degli aerei. Lei mi disse che l’esercito aveva la contraerea. Io le dissi che avrei fatto schiantare aerei di linea contro i grattacieli. Purtroppo non registrai la scena, altrimenti sarei andato sui tg di tutto il mondo!
Passai il resto del 2001 e tutto il 2002 a scrivere Basta!, ovvero il romanzo complicato di cui sopra. Poi cominciai a scrivere la traccia di Ancora!, ovvero il suo seguito. Ma mi bloccai, perché avevo una nuova storia in testa. Nuova si fa per dire, faceva parte comunque del bagaglio americano. Però mi gridava di darle la precedenza, e quindi 2003 e 2004 furono per lei. Compresi subito che era troppo complicato anche quello, quindi separai quello che diventò Orchidea (pubblicato nel 2005 da Traccediverse) da quello che diventò Nel buio (che potrebbe essere pubblicato da Arduino Sacco Editore dopo la trilogia). Poi passai a scrivere nuove storie, ambientate in Italia, quindi Ancora! restò in forma di appunti. Prima o poi ci metterò le mani.
Insomma, ho ambientato questi romanzi in America perché ho posato i miei piedi sui “set” delle scene che poi ho usato. I personaggi camminano sul marciapiede destro piuttosto che sul sinistro perché io camminai proprio sul destro, per capirci, e so cosa si prova a poggiarci i piedi. Non ho inventato nulla. Per questo ho sentito che fosse giusto ambientare lì queste storie.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Ne penso tutto il bene e tutto il male possibile. Partiamo dal male: a mio avviso saranno per l’editoria quello che gli MP3 sono stati per la musica. Forse peggio, perché la musica la ascoltano tutti, mentre non tutti leggono. I primi ad andare saranno i lettori massivi. Chi legge 30-40 libri all’anno spende da 200 a 600 euro. Magari continuerà ad acquistare i libri del suo autore preferito, ma perché rischiare con gli altri? Quindi, anche se stanno cercando un formato robusto, a mio avviso ci saranno comunque migliaia di libri disponibili in modo illecito, molti più di quanti se ne possano leggere. L’unica arma sarà tenere bassi i prezzi, non oltre i 4 euro. Oggi vedo ebook da 12 euro, quindi credo non abbiano capito. Ma capiranno, oh se capiranno… Invece, ecco il bene: minor controllo da parte degli editori, maggior potere dei lettori. Non compreremo più libri imposti dalla pubblicità, ma soprattutto quelli suggeriti dalla qualità. Il passaparola sarà immediato. Se vedo un amico che mi consiglia un libro fantastico, lo avrò sul mio reader dopo trenta secondi invece che attendere almeno l’indomani per la libreria, o una settimana dal bookstore online. Spendendo almeno un quarto del prezzo. E’ un discorso lungo, ma a mio avviso parte da qui.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Sto lavorando a qualcosa che a mio avviso ha un grosso potenziale. Fino a qualche anno fa sognavo che qualcuno facesse un film da uno dei miei romanzi, mentre ora sono più propenso alla serie tv. Perché il nuovo romanzo è la punta di un iceberg, per la visita del quale una serie tv è più adatta.
Il suo titolo provvisorio è Ombre dal futuro. E’ ambientato a Roma nel 2022. Un futuro che può sembrare vicino ma che è lontano, che sembra lontano ma che è vicinissimo. Non ci saranno astronavi, ma tante altre cose. Evoluzione di quelle che conosciamo oggi. Avremo reality show di nuova concezione, leggi che in Italia non sono ancora o non sono più in vigore, e opportunità che oggi possono essere immaginate solo con molta fantasia. O col romanzo giusto tra le mani. Un romanzo che potrà essere venduto all’estero, perché parla di cose che la globalizzazione ha reso universali. Un romanzo che scateni sogni e incubi. Un futuro che può essere minaccioso, come e più del passato.

Quanto ritieni sia importante la presenza sul web dello scrittore emergente su social network e sui blog letterari con recensioni e interviste? Cosa si deve e cosa non si deve fare per veicolare nel modo giusto la promozione?

E’ importantissima. Lo scrittore, oggi più di ieri, deve essere veicolo della propria arte. Tornando al discorso degli ebook di cui sopra, un domani la gran parte degli scrittori saranno promotori delle loro opere in un modo che oggi è difficilmente immaginabile. Ci saranno ancora i grandi editori, ma dovranno cambiare il loro modo di vedere il mondo. Lo scrittore emergente deve riuscire nel difficile scopo di farsi vedere senza dare fastidio. Deve essere notato ma non essere invadente. A mio avviso, acquisteranno potere nuove forme di agenzia letteraria, che siano dotate di “redazioni occulte” di lettori alfa, in grado di influenzare le comunità online e spingerle verso determinati autori. Ma sarà sempre a fin di bene, non saranno fregature. Perché dopo trenta secondi, vedi sopra, io lettore li avrò scoperti e dopo dieci minuti potrei distruggerli!

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di rileggerla, dopo due mesi. Poi scriversi tutto quello che non gli piace più (e sarà molto!), quindi fare una revisione in quella direzione. Poi aspettare una settimana e rileggere ancora. A quel punto sarà pronto… per l’editore? Neanche per sogno! Sarà pronto per 3-4 amici-nemici, meglio se nemici (nel senso di obiettivi), che senza pietà gli segnaleranno quello che ancora non va. Quindi rimettersi sotto, rileggere alla luce dei consigli e correggere di nuovo. A quel punto il romanzo sarà pronto per proseguire la sua strada. Nel frattempo l’autore avrà cercato i 7-8 editori più adatti al suo materiale, e possibilmente letto un romanzo di ognuno. Quindi invierà il manoscritto secondo quanto richiesto da ogni editore sul suo sito. Volendo, con la versione revisionata può partecipare a un concorso come Io Scrittore, per avere un maggior numero di giudizi spietati in attesa di quelli professionali…

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facendo l’informatico nella vita normale, ho tutto quello che hai chiesto. Ho un sito che è http://www.alexmai.it dove si trovano i link a tutte le altre presenze online: blog, pagina da autore su Facebook, profilo Twitter… ancora non ho il profilo del social network del 2022, che nella finzione di Ombre dal futuro si chiama Imago. O almeno, spero di non averlo ancora!

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a Te per l’ospitalità e ai lettori per averla seguita. A presto!

Oggi vi posso dare due notizie particolarmente buone per me(ma una delle due potrebbe tornare utile anche per qualcuno dei frequentatori del blog).

La prima è che mi è appena arrivato il contratto per la mia terza raccolta(sempre genere horror/noir), il libro uscirà sempre per la Sogno Edizioni, la casa editrice che ha pubblicato il mio “Nero n.9”.

La seconda notizia è questa:

Apre la collana Orbite Nere curata da Massimo Junior D’Auria per racconti lunghi(o romanzi brevi) che non superino le 25’000 parole(minimo 20’000).
Ovviamente la pubblicazione non è soggetta ad alcun tipo di contributo e avverrà sia in cartaceo che in ebook.
I generi di cui si occuperà la collana sono: horror, noir, pulp e giallo.
Inviare una sinossi, una bio dell’autore e le prime 5’000 parole(all’incirca) all’indirizzo: orbitenere@hotmail.it
È gradita anche una lettera di presentazione sul perché l’autore voglia pubblicare il proprio libro con la Sogno Edizioni e in questa collana.
Il file deve essere inviato in uno dei seguenti formati: doc, rtf.
Per facilitarci il lavoro rinominate il vostro file con le seguenti informazioni: nome autore, titolo, data di invio.
Quindi se vi chiamate Mario Rossi, il vostro testo “La luna piena” e lo inviate il 1 aprile 2012, lo rinominerete:
Mario_Rossi_La_Luna_Piena_01_04_2012

I tempi di lettura non sono quantificabili, riceverete sempre conferma di ricezione quindi qualora non vi arrivi ricontattateci sempre allo stesso indirizzo mail.
Non vi cestineremo per una mail di troppo, però evitate i solleciti settimanali per quanto possibile.
È tutto, in bocca al lupo per il vostro manoscritto!

Insomma curerò una collana di romanzi brevi per la Sogno Edizioni e sarà denominata Orbite nere.

Aspetto i vostri manoscritti.
Ovviamente se avete bisogno di ulteriori informazioni non avete che da chiedere(sia qui sia via mail).

Un saluto a tutti,
Massimo

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Simone Messeri. Ciao Simone e benvenuto su questo blog!

Ci racconti qualcosa su di te?
Sono sposato, ho due figli e vivo a Firenze da sempre. Ho una Laurea in Architettura Spaziale e per divertimento disegno astronavi e scrivo fantascienza. Ho un paio di racconti selezionati su le antologie curate da Writer Magazine Italia e sono stato inserito in due numeri delle “Scritture Aliene” di Edizioni Diversa Sintonia seguite dal mitico Vito Introna. Socio dell’Associazione Galaxy partecipo alle numerose iniziative editoriali portate avanti dal vulcanico, nonché amico, Diego Bortolozzo. Attualmente mi dedico a concept di astronavi che ho raccolto in un volume autoprodotto intitolato “Spaceships” disponibile in rete.

Hai un autore preferito?
I miei maestri spirituali tra i disegnatori sono Andrew Probert, John Eaves, progettisti/scenografi dell’universo di Star Trek (e non solo) che ammiro e prendo a modello soprattutto per il modo di rappresentare i soggetti tecnologici.
Tra gli autori di fantascienza c’è Asimov al primo posto, Dick e gli scrittori dell’età d’oro americana. In questo periodo sto scoprendo i talenti italiani che occupano le pagine di Urania.

Ci vuoi parlare della Graphic Novel “Andromeda” basata su un racconto di Diego Bortolozzo?
Una bellissima esperienza che spero possa dare grandi soddisfazioni, soprattutto dopo l’evento di Cartoomics 2012 in cui presenteremo il volume. Con Diego si è instaurato un rapporto speciale che malgrado la distanza (Milano e Firenze), ha prodotto varie collaborazioni. Andromeda è un punto d’incontro tra il racconto e il fumetto. La storia nasce dalla passione di Diego per le battaglie spaziali e poiché il tema trattato è congeniale al mio modo di disegnare, l’idea di realizzare un fumetto è stata il completamento di una collaborazione che avevamo già iniziato con il progetto della “Jolly Rogers”, la nave pirata della Cronaca Galattica scritta dallo stesso Diego. Entrambe le collaborazioni trattano di astronavi, ma mentre la JR mirava alla costruzione di un modello 3D ai fini di una presentazione, Andromeda ambiva a una storia da raccontare attraverso una sequenza di immagini, ovvero un fumetto da seguire e trattare in maniera completamente diversa. Amante della tecnica tradizionale ho affrontato il disegno delle varie tavole usando matita e inchiostro a china. Senza dubbio è stata una sfida, soprattutto con me stesso in quanto non possiedo la formazione di un fumettista ma sono un discreto fruitore del genere. Mi auguro che il risultato finale sia di gradimento per lettori che avranno modo di leggerlo.

Hai all’attivo un romanzo autoprodotto The Flying – La leggenda dell’Arcanave stellare ce ne vuoi parlare? Come mai hai scelto l’autopubblicazione?
E’ una storia utopistica che ho portato avanti fin da adolescente. Narra di un viaggio nello spazio ad opera di un novello Noè che a bordo dell’Arcanave Flying scoprirà il suo destino dopo un misterioso incontro. A seguito di questo evento la storia della Terra, abbandonata alle conseguenze di una catastrofe ecologica di proporzioni planetarie, è condizionata dalla presenza di questo leggendario viaggiatore solitario fino a quando quattrocento anni più tardi una studentessa dell’Università di Neoflores cercherà di scoprire la verità dei fatti.
Quando terminai il romanzo affittai uno stand alla Lucca Comics del 2006 per presentare oltre al libro autoprodotto, anche la produzione di disegni relativi all’astronave Flying. Il progetto riscosse un piccolo seguito e mi portò altre soddisfazioni grazie alla conoscenza di Diego che avvenne in quell’occasione.
Rileggendo il romanzo a distanza di anni, non posso fare a meno di notare che lo stile e alcuni elementi della storia abbiano bisogno di una nuova revisione, credo che sia una cosa naturale perchè il tempo matura le idee e il modo di vedere le cose. All’epoca, spinto dall’entusiasmo, optai per l’autopubblicazione soprattutto perchè trovare un editore disposto a pubblicare un perfetto sconosciuto era, ed è, un’impresa molto difficile in quest’immenso universo di aspiranti scrittori. Inoltre, fin dai tempi dell’università ho sempre lavorato con l’ausilio di mezzi pionieristici autoprodotti e la prospettiva di stampare un libro in proprio fu un’attrattiva entusiasmante.
Negli ultimi anni la stampa su internet è diventata una regola per farsi conoscere e penso che sia un ottimo strumento per pubblicizzarsi in rete con risultati sorprendenti.

Ti senti più scrittore o disegnatore? Quale branca “creativa” preferisci?
Una bella domanda alla quale ancora non riesco a dare una risposta.
La mia formazione di Architetto propende verso il disegno, la progettazione, la grafica tradizionale e digitale, a queste discipline si accompagna anche la manualità (ho un diploma di Maestro d’arte) nel costruire modelli in scala di astronavi e di architetture.
La scrittura è una forma di sfogo personale, una sorta di psicoanalisi autoindotta che mi fa volare verso sogni fantastici, nei quali la fantascienza occupa il primo posto.
Scegliere l’una o l’altra è un compito arduo perchè entrambe fanno parte della mia personalità.

Come è nata questa tua passione per la fantascienza?
Dal cinema. Mio padre mi fece conoscere film come “Il pianeta proibito”, “L’uomo che visse nel futuro” e altri classici dell’epoca. Questi due capolavori forgiarono la mia immaginazione e l’attrattiva per il meraviglioso. Complice della fiction cinematografica fu anche lo scioccante universo di anime giapponesi che con Goldrake in prima linea, segnò il colpo decisivo per la mia formazione futura. In seguito passai alla letteratura con l’assorbimento delle storie di “Urania” e dei volumi Cosmo Oro e Argento della mitica Editrice Nord.

Cosa ne pensi degli ebook? Sei favorevole a questa “rivoluzione digitale”?
Uno strumento straordinario che offre maggiori opportunità per chi vuole pubblicare e soprattutto per chi ama leggere senza spendere cifre esorbitanti. Personalmente non riesco ancora a mettere da parte il libro cartaceo. Fino ad oggi malgrado gli enormi passi avanti della tecnologia digitale, la tattilità è ancora un aspetto sconosciuto per i computer. Sono un’amante del volume, ho bisogno di toccarlo, di soppesarlo, di accumularlo nella mia piccola biblioteca di casa.

Cosa bolle in pentola? Qualche progetto in cantiere?
Prossimamente usciranno delle antologie curate da Alexia Bianchini nelle quali ho partecipato in veste di disegnatore nel volume “Symphosium” e come scrittore in un altra attualmente in lavorazione.
Inoltre ho in cantiere un romanzo distopico legato al futuro della grande distribuzione, luogo in cui lavoro ogni giorno con mansioni diverse dalle mia aspirazioni, ma che offre spunti notevoli per creare un nuovo mondo e prevedere eventi aldilà dell’incredibile. Sono ancora lontano dallo scrivere la storia, in primo luogo devo documentarmi ma prima ancora ho la necessità di lavorare su un progetto architettonico per visualizzare lo scenario attraverso disegni, modelli e quant’altro possa servirmi a immaginare il contesto per i personaggi. Il progetto è ambizioso e impegnativo, se il tempo me lo permetterà spero di concludere quest’avventura in un paio d’anni.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?
Ho realizzato un sito internet che racchiude in linea di massima il mio lavoro:
http://www.webalice.it/simone.messeri

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!
Ciao a tutti e grazie a Massimo per lo spazio che mi ha concesso.

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