Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Simone Messeri. Ciao Simone e benvenuto su questo blog!

Ci racconti qualcosa su di te?
Sono sposato, ho due figli e vivo a Firenze da sempre. Ho una Laurea in Architettura Spaziale e per divertimento disegno astronavi e scrivo fantascienza. Ho un paio di racconti selezionati su le antologie curate da Writer Magazine Italia e sono stato inserito in due numeri delle “Scritture Aliene” di Edizioni Diversa Sintonia seguite dal mitico Vito Introna. Socio dell’Associazione Galaxy partecipo alle numerose iniziative editoriali portate avanti dal vulcanico, nonché amico, Diego Bortolozzo. Attualmente mi dedico a concept di astronavi che ho raccolto in un volume autoprodotto intitolato “Spaceships” disponibile in rete.

Hai un autore preferito?
I miei maestri spirituali tra i disegnatori sono Andrew Probert, John Eaves, progettisti/scenografi dell’universo di Star Trek (e non solo) che ammiro e prendo a modello soprattutto per il modo di rappresentare i soggetti tecnologici.
Tra gli autori di fantascienza c’è Asimov al primo posto, Dick e gli scrittori dell’età d’oro americana. In questo periodo sto scoprendo i talenti italiani che occupano le pagine di Urania.

Ci vuoi parlare della Graphic Novel “Andromeda” basata su un racconto di Diego Bortolozzo?
Una bellissima esperienza che spero possa dare grandi soddisfazioni, soprattutto dopo l’evento di Cartoomics 2012 in cui presenteremo il volume. Con Diego si è instaurato un rapporto speciale che malgrado la distanza (Milano e Firenze), ha prodotto varie collaborazioni. Andromeda è un punto d’incontro tra il racconto e il fumetto. La storia nasce dalla passione di Diego per le battaglie spaziali e poiché il tema trattato è congeniale al mio modo di disegnare, l’idea di realizzare un fumetto è stata il completamento di una collaborazione che avevamo già iniziato con il progetto della “Jolly Rogers”, la nave pirata della Cronaca Galattica scritta dallo stesso Diego. Entrambe le collaborazioni trattano di astronavi, ma mentre la JR mirava alla costruzione di un modello 3D ai fini di una presentazione, Andromeda ambiva a una storia da raccontare attraverso una sequenza di immagini, ovvero un fumetto da seguire e trattare in maniera completamente diversa. Amante della tecnica tradizionale ho affrontato il disegno delle varie tavole usando matita e inchiostro a china. Senza dubbio è stata una sfida, soprattutto con me stesso in quanto non possiedo la formazione di un fumettista ma sono un discreto fruitore del genere. Mi auguro che il risultato finale sia di gradimento per lettori che avranno modo di leggerlo.

Hai all’attivo un romanzo autoprodotto The Flying – La leggenda dell’Arcanave stellare ce ne vuoi parlare? Come mai hai scelto l’autopubblicazione?
E’ una storia utopistica che ho portato avanti fin da adolescente. Narra di un viaggio nello spazio ad opera di un novello Noè che a bordo dell’Arcanave Flying scoprirà il suo destino dopo un misterioso incontro. A seguito di questo evento la storia della Terra, abbandonata alle conseguenze di una catastrofe ecologica di proporzioni planetarie, è condizionata dalla presenza di questo leggendario viaggiatore solitario fino a quando quattrocento anni più tardi una studentessa dell’Università di Neoflores cercherà di scoprire la verità dei fatti.
Quando terminai il romanzo affittai uno stand alla Lucca Comics del 2006 per presentare oltre al libro autoprodotto, anche la produzione di disegni relativi all’astronave Flying. Il progetto riscosse un piccolo seguito e mi portò altre soddisfazioni grazie alla conoscenza di Diego che avvenne in quell’occasione.
Rileggendo il romanzo a distanza di anni, non posso fare a meno di notare che lo stile e alcuni elementi della storia abbiano bisogno di una nuova revisione, credo che sia una cosa naturale perchè il tempo matura le idee e il modo di vedere le cose. All’epoca, spinto dall’entusiasmo, optai per l’autopubblicazione soprattutto perchè trovare un editore disposto a pubblicare un perfetto sconosciuto era, ed è, un’impresa molto difficile in quest’immenso universo di aspiranti scrittori. Inoltre, fin dai tempi dell’università ho sempre lavorato con l’ausilio di mezzi pionieristici autoprodotti e la prospettiva di stampare un libro in proprio fu un’attrattiva entusiasmante.
Negli ultimi anni la stampa su internet è diventata una regola per farsi conoscere e penso che sia un ottimo strumento per pubblicizzarsi in rete con risultati sorprendenti.

Ti senti più scrittore o disegnatore? Quale branca “creativa” preferisci?
Una bella domanda alla quale ancora non riesco a dare una risposta.
La mia formazione di Architetto propende verso il disegno, la progettazione, la grafica tradizionale e digitale, a queste discipline si accompagna anche la manualità (ho un diploma di Maestro d’arte) nel costruire modelli in scala di astronavi e di architetture.
La scrittura è una forma di sfogo personale, una sorta di psicoanalisi autoindotta che mi fa volare verso sogni fantastici, nei quali la fantascienza occupa il primo posto.
Scegliere l’una o l’altra è un compito arduo perchè entrambe fanno parte della mia personalità.

Come è nata questa tua passione per la fantascienza?
Dal cinema. Mio padre mi fece conoscere film come “Il pianeta proibito”, “L’uomo che visse nel futuro” e altri classici dell’epoca. Questi due capolavori forgiarono la mia immaginazione e l’attrattiva per il meraviglioso. Complice della fiction cinematografica fu anche lo scioccante universo di anime giapponesi che con Goldrake in prima linea, segnò il colpo decisivo per la mia formazione futura. In seguito passai alla letteratura con l’assorbimento delle storie di “Urania” e dei volumi Cosmo Oro e Argento della mitica Editrice Nord.

Cosa ne pensi degli ebook? Sei favorevole a questa “rivoluzione digitale”?
Uno strumento straordinario che offre maggiori opportunità per chi vuole pubblicare e soprattutto per chi ama leggere senza spendere cifre esorbitanti. Personalmente non riesco ancora a mettere da parte il libro cartaceo. Fino ad oggi malgrado gli enormi passi avanti della tecnologia digitale, la tattilità è ancora un aspetto sconosciuto per i computer. Sono un’amante del volume, ho bisogno di toccarlo, di soppesarlo, di accumularlo nella mia piccola biblioteca di casa.

Cosa bolle in pentola? Qualche progetto in cantiere?
Prossimamente usciranno delle antologie curate da Alexia Bianchini nelle quali ho partecipato in veste di disegnatore nel volume “Symphosium” e come scrittore in un altra attualmente in lavorazione.
Inoltre ho in cantiere un romanzo distopico legato al futuro della grande distribuzione, luogo in cui lavoro ogni giorno con mansioni diverse dalle mia aspirazioni, ma che offre spunti notevoli per creare un nuovo mondo e prevedere eventi aldilà dell’incredibile. Sono ancora lontano dallo scrivere la storia, in primo luogo devo documentarmi ma prima ancora ho la necessità di lavorare su un progetto architettonico per visualizzare lo scenario attraverso disegni, modelli e quant’altro possa servirmi a immaginare il contesto per i personaggi. Il progetto è ambizioso e impegnativo, se il tempo me lo permetterà spero di concludere quest’avventura in un paio d’anni.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?
Ho realizzato un sito internet che racchiude in linea di massima il mio lavoro:
http://www.webalice.it/simone.messeri

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!
Ciao a tutti e grazie a Massimo per lo spazio che mi ha concesso.

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