Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Alessandro Maiucchi. Ciao Alessandro, benvenuto su questo blog.

Bentrovato! Saluto subito tutti i lettori del blog, è importante sostenere quelli validi come questo!

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Meno male, pensavo mi chiedessi qualcosa che non so… Anche se, alla fine, non si finisce mai di scoprire se stessi. Per esempio, io ho scoperto solo a 33 anni di voler scrivere narrativa. Quando ripenso al modo in cui riempivo le ore libere prima di allora… non lo dico, rischio di inimicarmi milioni di appassionati di calcio! A parte gli scherzi, ho tifato Milan da quando ero bambino (ho sofferto in B, quindi mi sono meritato scudetti e coppe!) e non lo rinnego, però il calcio è diventato una cosa che non mi piace più (e non ci avrei mai creduto).
Ma torniamo alla scrittura. Nel 1999 avevo una bassa autostima, dovuta a un periodo difficile della mia vita, probabilmente. Dopo l’estate mi imbattei in un articolo sul quoziente intellettivo, c’era scritto che si poteva effettuare un test. Non mi ero laureato, soprattutto per la poca voglia di studiare… secondo l’articolo, facendo un certo punteggio in quel test “avrei potuto laurearmi senza fatica”. Dato che ero e sono pigro, quel “senza fatica” mi rimase impresso… insomma feci il test, e ne risultò un punteggio stratosferico. A quel punto il livello dell’autostima crebbe fin oltre il livello di guardia, e mi dissi che potevo scrivere, anzi dovevo farlo. Dovevo essere felice. Mi accorsi durante la stesura del mio primo romanzo che scrivendo ero felice come non ero mai stato, e allora continuai. Continuo tuttora, e lo consiglio a tutti. Scrivere fa bene all’anima.

Qual è il tuo autore preferito?

Il mio preferito in assoluto è Stephen King, lo leggo da quasi trent’anni e non mi ha mai stancato. Però leggo anche Deaver, la prima Cornwell, Reichs, Koontz… e poi Ammaniti, Buticchi, un po’ di tutto. Attualmente sono alle prese con un romanzo indiano, quello da cui è stato tratto il film The Millionaire. Bellissimo. Leggendo solo quello che siamo convinti ci piacerà, rischiamo di perdere cose fantastiche. Bisogna sperimentare, ne vale sempre la pena. Almeno, per mettere una grossa croce sul nome di un autore… anche se magari abbiamo solo iniziato dal suo libro sbagliato!

Ci vuoi parlare di quella che più volte hai definito trilogia orizzontale?

Si tratta in realtà di un romanzo complicato. Talmente complicato che un grosso editore alla fine dovette farlo leggere da tre lettori diversi per capire se faceva al caso suo. Mi dissero che avrei dovuto aspettare tre anni e sottoporlo a un editing profondissimo, per semplificare e riarrangiare la storia. Non me la sono sentita, mi sembrava che tre anni fossero l’eternità e poi ero già tuffato nel romanzo successivo, quindi non se ne fece nulla.
Poi, molti anni dopo, quel primo romanzo mi ricapitò per le mani. E mi venne l’idea di separarlo in tre storie autoconclusive, ma collegate da diversi personaggi comuni e addirittura con alcune scene in comune. Da qui la definizione di trilogia orizzontale. Le trilogie di solito sono verticali, per esempio Il signore degli Anelli. Invece questa è orizzontale, le tre storie accadono in contemporanea e i personaggi escono da una per entrare nell’altra, pur conservandone la leggibilità autonoma. Nella breve prefazione di ognuna le ho paragonate ai pistoleri del Triello di Sergio Leone, perché sparano verso il centro…

Come mai la scelta di ambientare questa trilogia all’estero?

E’ ambientata negli USA perché è stata ideata interamente sulla East Coast degli Stati Uniti. Passai un mese in vacanza tra New York, Boston, Washington, Annapolis, Orlando e Miami: mentre il resto si godeva il viaggio, una parte del mio cervello era costantemente in quel meraviglioso mondo che avevo scoperto pochi mesi prima, in quella dimensione parallela che è la scrittura.
Stephen King ne La storia di Lisey ne parla, dice che esiste una fonte alla quale ci abbeveriamo, accanto alla quale si aggirano strane creature… penso di aver passato quel mese immerso nella fonte, perché ne tirai fuori quasi ottocento pagine di idee. Scattavo fotografie mentali, addirittura filmati. Fu bellissimo. Una bella vacanza, e quello si immagina facilmente. Ma dal punto di vista letterario fu semplicemente grandiosa. Immaginavo personaggi, scene, tutto: una storia di terrorismo, di vendetta, d’amore e violenza. Era l’estate del 2001. Mentre mi trovavo sull’Empire State Building, dissi a mia moglie che se avessi dovuto attaccare quella città l’avrei fatto con degli aerei. Lei mi disse che l’esercito aveva la contraerea. Io le dissi che avrei fatto schiantare aerei di linea contro i grattacieli. Purtroppo non registrai la scena, altrimenti sarei andato sui tg di tutto il mondo!
Passai il resto del 2001 e tutto il 2002 a scrivere Basta!, ovvero il romanzo complicato di cui sopra. Poi cominciai a scrivere la traccia di Ancora!, ovvero il suo seguito. Ma mi bloccai, perché avevo una nuova storia in testa. Nuova si fa per dire, faceva parte comunque del bagaglio americano. Però mi gridava di darle la precedenza, e quindi 2003 e 2004 furono per lei. Compresi subito che era troppo complicato anche quello, quindi separai quello che diventò Orchidea (pubblicato nel 2005 da Traccediverse) da quello che diventò Nel buio (che potrebbe essere pubblicato da Arduino Sacco Editore dopo la trilogia). Poi passai a scrivere nuove storie, ambientate in Italia, quindi Ancora! restò in forma di appunti. Prima o poi ci metterò le mani.
Insomma, ho ambientato questi romanzi in America perché ho posato i miei piedi sui “set” delle scene che poi ho usato. I personaggi camminano sul marciapiede destro piuttosto che sul sinistro perché io camminai proprio sul destro, per capirci, e so cosa si prova a poggiarci i piedi. Non ho inventato nulla. Per questo ho sentito che fosse giusto ambientare lì queste storie.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Ne penso tutto il bene e tutto il male possibile. Partiamo dal male: a mio avviso saranno per l’editoria quello che gli MP3 sono stati per la musica. Forse peggio, perché la musica la ascoltano tutti, mentre non tutti leggono. I primi ad andare saranno i lettori massivi. Chi legge 30-40 libri all’anno spende da 200 a 600 euro. Magari continuerà ad acquistare i libri del suo autore preferito, ma perché rischiare con gli altri? Quindi, anche se stanno cercando un formato robusto, a mio avviso ci saranno comunque migliaia di libri disponibili in modo illecito, molti più di quanti se ne possano leggere. L’unica arma sarà tenere bassi i prezzi, non oltre i 4 euro. Oggi vedo ebook da 12 euro, quindi credo non abbiano capito. Ma capiranno, oh se capiranno… Invece, ecco il bene: minor controllo da parte degli editori, maggior potere dei lettori. Non compreremo più libri imposti dalla pubblicità, ma soprattutto quelli suggeriti dalla qualità. Il passaparola sarà immediato. Se vedo un amico che mi consiglia un libro fantastico, lo avrò sul mio reader dopo trenta secondi invece che attendere almeno l’indomani per la libreria, o una settimana dal bookstore online. Spendendo almeno un quarto del prezzo. E’ un discorso lungo, ma a mio avviso parte da qui.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Sto lavorando a qualcosa che a mio avviso ha un grosso potenziale. Fino a qualche anno fa sognavo che qualcuno facesse un film da uno dei miei romanzi, mentre ora sono più propenso alla serie tv. Perché il nuovo romanzo è la punta di un iceberg, per la visita del quale una serie tv è più adatta.
Il suo titolo provvisorio è Ombre dal futuro. E’ ambientato a Roma nel 2022. Un futuro che può sembrare vicino ma che è lontano, che sembra lontano ma che è vicinissimo. Non ci saranno astronavi, ma tante altre cose. Evoluzione di quelle che conosciamo oggi. Avremo reality show di nuova concezione, leggi che in Italia non sono ancora o non sono più in vigore, e opportunità che oggi possono essere immaginate solo con molta fantasia. O col romanzo giusto tra le mani. Un romanzo che potrà essere venduto all’estero, perché parla di cose che la globalizzazione ha reso universali. Un romanzo che scateni sogni e incubi. Un futuro che può essere minaccioso, come e più del passato.

Quanto ritieni sia importante la presenza sul web dello scrittore emergente su social network e sui blog letterari con recensioni e interviste? Cosa si deve e cosa non si deve fare per veicolare nel modo giusto la promozione?

E’ importantissima. Lo scrittore, oggi più di ieri, deve essere veicolo della propria arte. Tornando al discorso degli ebook di cui sopra, un domani la gran parte degli scrittori saranno promotori delle loro opere in un modo che oggi è difficilmente immaginabile. Ci saranno ancora i grandi editori, ma dovranno cambiare il loro modo di vedere il mondo. Lo scrittore emergente deve riuscire nel difficile scopo di farsi vedere senza dare fastidio. Deve essere notato ma non essere invadente. A mio avviso, acquisteranno potere nuove forme di agenzia letteraria, che siano dotate di “redazioni occulte” di lettori alfa, in grado di influenzare le comunità online e spingerle verso determinati autori. Ma sarà sempre a fin di bene, non saranno fregature. Perché dopo trenta secondi, vedi sopra, io lettore li avrò scoperti e dopo dieci minuti potrei distruggerli!

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di rileggerla, dopo due mesi. Poi scriversi tutto quello che non gli piace più (e sarà molto!), quindi fare una revisione in quella direzione. Poi aspettare una settimana e rileggere ancora. A quel punto sarà pronto… per l’editore? Neanche per sogno! Sarà pronto per 3-4 amici-nemici, meglio se nemici (nel senso di obiettivi), che senza pietà gli segnaleranno quello che ancora non va. Quindi rimettersi sotto, rileggere alla luce dei consigli e correggere di nuovo. A quel punto il romanzo sarà pronto per proseguire la sua strada. Nel frattempo l’autore avrà cercato i 7-8 editori più adatti al suo materiale, e possibilmente letto un romanzo di ognuno. Quindi invierà il manoscritto secondo quanto richiesto da ogni editore sul suo sito. Volendo, con la versione revisionata può partecipare a un concorso come Io Scrittore, per avere un maggior numero di giudizi spietati in attesa di quelli professionali…

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facendo l’informatico nella vita normale, ho tutto quello che hai chiesto. Ho un sito che è http://www.alexmai.it dove si trovano i link a tutte le altre presenze online: blog, pagina da autore su Facebook, profilo Twitter… ancora non ho il profilo del social network del 2022, che nella finzione di Ombre dal futuro si chiama Imago. O almeno, spero di non averlo ancora!

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a Te per l’ospitalità e ai lettori per averla seguita. A presto!