Per la rubrica “Ci risponde…” oggi abbiamo qui Valerio Pappi. So che la domenica è inconsueta per questa rubrica, ma ho preferito pubblicarla oggi.
Ciao Valerio, benvenuto su questo blog! Iniziamo pure l’intervista.
La prima domanda è di rito. Ci dici qualcosa su di te?

Ho 46 anni, vivo e lavoro a Ferrara. Ho suonato per diversi anni la chitarra jazz, tra incisioni di cd e concerti in giro per l’Italia. Motivi di diverso tipo mi hanno indotto a lasciare l’attività concertistica, anche se la musica non è mai uscita dalla mia vita. Infatti sono al III anno di studi presso la facoltà di musicologia all’università di Cremona. Nel frattempo ho sempre continuato a scrivere, più che altro romanzi, che hanno ricevuto diverse proposte di pubblicazione, la maggior parte delle quali a pagamento. Per questo motivo ho lasciato i miei manoscritti chiusi nel cassetto. Almeno sino alla vittoria del premio letterario Giovane Holden, che mi ha permesso di pubblicare “Dieci anni” senza alcun contributo.

C’è qualche autore che ti ha colpito particolarmente? Quali sono le tue letture preferite?

Tra gli scrittori che più mi hanno colpito per lo stile (oltre che per le idee) metto al primo posto Mordecai Richler. In Italia mi piace come scrive Veronesi, ma apprezzo – per altri motivi e in misura diversa – il lavoro di Ammaniti e Vitali. Per la letteratura estera potrei fare diversi nomi, ma su tutti voglio ricordare Michel Houellebecq. Inoltre uno spazio particolare lo dedico ciclicamente alla lettura o rilettura dei classici, l’ultimo è – per un involontario gioco del destino – “Il giovane Holden”.

Sei anche musicista, come si legano – se lo fanno – queste due passioni? Pensi che sia mai capitato che una abbia influenzato l’altra?

Come ho avuto modo di scrivere sul mio spazio web, musica e letteratura sono le facce di una stessa medaglia, due modi complementari attraverso i quali riesco ad esprimermi compiutamente.
Quando scrivo dedico molto tempo alla sonorità delle parole, all’effetto uditivo che dà l’accostamento di un termine all’altro. In questo credo che emerga il mio orecchio musicale. D’altro canto continuo a scrivere musica… per esempio il minuto di colonna sonora del mio booktrailer.

Hai pubblicato un romanzo e inciso alcuni cd, a parer tuo ci sono delle similitudini tra il campo discografico e quello editoriale? In quale dei due pensi sia più difficile emergere?

Sono due campi insidiosi, allo stesso modo. Il desiderio di esprimersi in questi campi artistici è lievitato di pari passo alla lievitazione della popolazione sulla Terra. Credo che le difficoltà di emergere – anche in ordine ai teoremi probabilistici – siano aumentate a dismisura. Il discorso sarebbe più elaborato, ma credo che di pari passo il livello qualitativo si sia un po’ appiattito su entrambi i fronti.

Hai esordito con un romanzo, “Dieci anni”, ce ne vuoi parlare?

E’ una storia, in parte autobiografica, che prende spunto dal tentato omicidio di un bimbo di dieci anni che rimane in coma, e il resoconto di una vita fatto dal padre al suo capezzale. In realtà, attraverso “Dieci anni”, voglio indagare sulla compresenza nell’uomo di due anime contrapposte, il bene e il male. Non a caso come incipit del romanzo ho scelto un brano tratto da “Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde”. In diverse parti del romanzo, poi, la storia deborda su una critica feroce alla società e i suoi uomini.

Ho letto con attenzione la quarta di copertina del tuo romanzo e c’è un continuo rimando all’illusione. Come si lega questa alla tua opera?

Nel romanzo l’illusione si lega alla menzogna delle parole. Non è mai tutto come ci appare, come ci viene descritto, come ci viene insegnato.

Cosa ne pensi della rivoluzione digitale, sei pro o contro gli ebook?

Personalmente non ho nulla in contrario. La diffusione della cultura può passare da un libro cartaceo o da un libro in versione digitale. Sarò anti-ecologista ma posso dire che preferisco sfogliare le pagine di carta piuttosto che quelle di un documento pdf.

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Cosa bolle in pentola?

E’ in corso l’editing del mio ultimo romanzo (di genere memoir) presso un editore di Torino (chiaramente un editore che non chiede contributi), che ha mostrato un grande entusiasmo e voglia di fare. Inoltre ho un altro romanzo che sto proponendo a diverse case editrici. Nel frattempo sto scrivendo una storia nuova, della quale avremo forse modo di parlare… Per ora è allo stato embrionale.

Cosa diresti a un esordiente che sta per muovere i primi passi dopo aver terminato il proprio manoscritto?

Per prima cosa gli direi di continuare a scrivere e confrontarsi con ogni tipo di lettura. In un secondo tempo – ma senza l’ansia del rifiuto – gli direi di contattare gli editori che pubblicano senza chiedere contributi, informandosi preliminarmente sulle loro linee editoriali, sulle opinioni espresse nei forum da altrettanti esordienti (o emergenti) scrittori. Inoltre, per un esordiente, la strada dei concorsi letterari è un buon espediente per mettersi in gioco.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Tutto il male possibile. L’editore è di base un imprenditore e dovrebbe fare il suo mestiere. Lo scrittore è di base un artista e dovrebbe fare il suo mestiere. L’editore deve valutare con cura le opere e i suoi autori, investendo su di essi, spendendo tempo e denaro su di essi, come forma di investimento e non di lucro personale. Lo scrittore – con serietà e impegno – deve dedicarsi a scrivere e a collaborare con l’editore che investe su di lui, per la riuscita di un progetto unitario. A chi, in passato, mi ha chiesto contributi per pubblicare un manoscritto, ho sempre risposto: «Piuttosto che dare i soldi a te, li do alla tipografia di un mio amico e il romanzo lo pubblico da solo!».
L’editoria a pagamento sminuisce il mercato, immettendo spesso opere che non meritano di essere pubblicate. I casi che potrei raccontare sono i più disparati, oltre che disperati, ma diventerei troppo cattivo.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

A parte il booktrailer di “Dieci anni” su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=v-M4V7GgeRo) ho il sito http://www.valeriopappi.com diviso in due sezioni: musica e letteratura. Nella prima è possibile scaricare mp3 e spartiti tratti dai miei dischi (ma anche personali studi armonici per chitarra e porzioni di un mio trattato di armonia); nella seconda ci sono informazioni generali, rassegna stampa e altre cose relative alle mie pubblicazioni e alle presentazioni in librerie.

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!