novembre 2012


Un interessante articolo scritto da Omar Gatti sul portale Noir Italiano, dategli un’occhiata!

Il noir è provinciale?.

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Oggi scrivo per parlare di una questione che ha attirato molto la mia attenzione negli ultimi mesi
Si tratta della “richiesta di contributo mascherata”.
Attenzione! Non è il nome di uno strano giustiziere della notte!
Molti scrittori esordienti sembrano accettarle perché non lo considerano un vero e proprio contributo(anche perché a volte è di qualche centinaio d’euro solamente), ritengono che dopotutto una spesa del genere non sia esosa e quindi mettono mano al portafoglio.
A mio modesto parere si tratta comunque d’editoria a pagamento.
Ora vediamo quali possono essere queste richieste di contributo particolari:

– l’autore deve pagare l’impaginazione
– l’autore deve pagare l’editing
– l’autore deve pagare la registrazione siae
– l’autore deve pagare l’isbn
– l’autore deve pagare la correzione bozze

L’elenco potrebbe non finire mai, perché alcuni editori a pagamentosi appellano davvero a qualsiasi cosa pur di fare richieste economiche all’autore.

Tutti questi servizi – se l’editore crede in voi – devono essere di competenza della casa editrice.
Ho letto di una casa editrice che ha chiesto 2500 euro a un autore che voleva pubblicare per fare l’editing del suo romanzo. Scherziamo?

Questo tipo d’editoria a pagamento mascherata per me è anche peggiore di quella che ti chiede di comprare delle copie. Perché perlomeno economicamente parlando, vendendo le copie uno può rientrare delle spese, se ho pagato per l’impaginazione come rientro?

Naturalmente ribadisco che per me ogni tipo d’editoria a pagamento(acquisto copie, contributo editing ed altro) è deprecabile.

Ricordate che pubblicare non è un obbligo, a tutti piacerebbe vedere il proprio nome su una copertina, ma non sempre è possibile(fatta eccezione se pagate, alcuni editori a pagamento hanno inviato contratti di pubblicazione anche ad autori di manoscritti tarocchi!)
Piuttosto che pagare un editore a pagamento è meglio distribuire gratuitamente il proprio libro in formato digitale(o comunque con un prezzo basso) o pubblicarlo con uno dei tanti print on demand che affollano il web.

Anche una richiesta di 200 euro per una registrazione siae o una correzione bozze per me è editoria a pagamento e quando un editore mi proporrà una cosa del genere avrà sempre il mio rifiuto(cosa già
successa). Spero che qualora capitasse a voi, la risposta sia la stessa!

Mai pagare per pubblicare!

Segnalo l’uscita di un ebook scritto dall’autore romano Luca Filippi ed edito da MilanoNera. Lo consiglio, perché ho avuto modo di leggerlo in anteprima ed è stata una lettura davvero piacevole, seppur breve…

Ecco la trama:

Immacolata è un’insegnante di liceo, la quarantina passata. La sua vita scorre monotona tra le versioni di latino e i pantagruelici pranzi della madre, la sora Cleofe, matrona trasteverina appassionata di coda alla vaccinara.
Ma l’arrivo di una email inattesa le sconvolge la vita. Uno spettro emerge dal passato. Seguendo il filo di una famosa ode di Catullo, la donna allestisce un diabolico piano di vendetta.

Qui potete trovare maggiori informazioni!

Un saluto a tutti,
Massimo

Proprio sull’onda di questo svecchiamento del blog, esordisco con un post un po’ autoreferenziale, ma vorrei leggere anche i vostri contributi.
Questi sono i libri più belli che abbia mai letto!

Il processo di Franz Kafka

Di questo libro sono profondamente innamorato. Probabilmente se facessi una classifica questo starebbe al primo posto o se la batterebbe, insomma un libro assolutamente da non perdere…
Perché ti fa capire quanto sia strana la vita e anche quanto la burocrazia, a volte, sia dannosissima…

La Metamorfosi e altri racconti di Franza Kafka

Questo è stato il primo libro che ho letto di Kafka e non posso negare che mi abbia influenzato profondamente nella scrittura de “La vita degli altri”. Alcuni racconti sono delle vere e proprie perle scritte in poche righe. Non è nemmeno una lettura particolarmente pesante (caratteristiche con cui spesso vengono etichettati i classici), ma anzi scorre via che è un piacere…

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury

Perché ti fa capire quanto sia importante leggere, quanto valore possa risiedere tra le pagine (o tra i byte siamo per l’uguaglianza tra ebook e cartaceo) di un libro e quanto la letteratura possa influenza un’intera popolazione.

1984 di George Orwell

Perché si possono tranquillamente trovare spunti nella realtà attuale nonostante sia stato scritto nel 1948 e perché è la distopia più riuscita che abbia mai letto (per me anche “La svastica sul sole” di Dick cede il passo). Anche questo è un libro che deve essere necessariamente letto!

Stagioni Diverse di Stephen King

Perché è il libro da far leggere a tutti i detrattori di King, a quelli che considerano il “Re” unicamente uno scrittore horror. In “Stagioni diverse” c’è molto di più e racconti come “The Shawshank Redemption” o “The body” sono da classico della letteratura secondo il sottoscritto…

L’ombra dello scorpione di Stephen King

Devo essere sincero, non ho mai capito il perché del titolo italiano, ma al di là di questo il libro è un gran bel romanzo post-apocalittico, c’è tutto in questo romanzo: l’antagonista cazzuto (e infatti questo personaggio tornerà in altre opere), una gran bella costruzione dei personaggi e molto altro.
Insomma uno dei punti più alti della scrittura di Stephen King. Una lettura che nonostante la mole (circa 1000 pagine in edizione economica, pagina in più pagina in meno) non stanca mai.

Il richiamo di Chtulhu di H.P. Lovecraft

Perché da qualche mese mi sono buttato con successo sulle sue opere e le sto apprezzando tantissimo. Questo in particolare mi ha colpito molto. Lovecraft per quanto abbia influenzato moltissimi autori, troppo spesso è snobbato, credo sia sbagliatissimo. Senza Lovecraft la letteratura di genere di oggi sarebbe profondamente differente.

Il giudice e il suo boia di Friedrich Dürrenmatt

Perché è il poliziesco definitivo. Davvero, quando l’ho letto sono rimasto piacevolmente colpito da questa sorpresa, anche perché complice la giovane età (all’epoca avevo 14 anni) non avevo mai sentito nominare l’autore.

Boy di Roald Dahl

Partiamo da questo, penso che tra gli scrittori per bambini Roald Dahl abbia un posto di preminenza o poco ci manca. Questo libro letto mi ha colpito profondamente quando l’ho letto (ero veramente molto piccolo) e anche a distanza di tempo quando l’ho riletto un paio d’anni fa l’ho trovato bello quanto allora. Una biografia davvero particolare che merita di essere letta, ad ogni età.

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry

Ecco un altro capolavoro, un libro che viene spesso etichettato come libro per bambini, ma che nasconde di più. L’ho letto la prima volta a circa 18 anni o poco più, prima l’avevo sempre snobbato, dopo averlo letto me ne sono innamorato. Un libro davvero da non perdere.

Infine, ultimo ma non ultimo:
Sherlock Holmes di A.C. Doyle

Qui non metto un’opera o altro, ho amato tutto Sherlock Holmes dal primo racconto all’ultimo, così come è stato con i romanzi. Quindi lo citiamo tutto e basta. Allegando una bella foto di Doyle!

Tirando le somme, ho citato un bel po’ di libri. Ho notato nella scrittura che sono tutti stranieri, vuol dire che non leggo italiani o non apprezzo gli italiani? Assolutamente no, non vuol dire questo.
Al momento non ho letto niente d’italiano che credo debba entrare in questa classifica che ovviamente aggiornerò con il tempo.
Calcolate che ho da leggere “I sentieri dei nidi di ragno”, “Le cosmicomiche” e “Se una notte d’inverno un viaggiatore” e tanti altri capolavori italiani. Quindi sicuramente (o almeno spero) questo digiuno italiano sarà rotto.

Quali sono invece i vostri libri preferiti? Parliamone!

Allora, come vedete sono ricascato nell’errore di aggiornare poco il blog, cosa che mi è capitata più di una volta per diversi motivi.
Con questo post, ancora una volta, voglio segnalare l’intenzione di ritornare a scrivere sul blog e di aggiornarlo più spesso e non solo per le varie interviste che scrivo.
In modo da non renderlo un nudo contenitore…
Il blog subirà anche dei cambiamenti, sto pensando di usare un altro template (questo risale al 2009) e di modificare anche un po’ i contenuti, continuerò a intervistare scrittori emergenti e non, aggiungerò più recensioni dei libri (in tutto il blog se ne contano davvero poche) e alcuni post potranno sembrare maggiormente autoreferenziali (dopotutto al blog ho dato il mio nome, no?) ma potranno servire anche come spunti di riflessione per gli eventuali lettori. Perché quando si parla di passioni (libri, fumetti, film, musica o serie tv ognuno potrà dire la sua) possono nascere discussioni interessanti.
Non mancheranno anche informazioni sul mondo editoriale e nuove rubriche a riguardo, in modo che il blog non ne risulti snaturato.
Anzi penso che molto presto vedrete ritornare anche qualche articolo sulla scrittura creativa.
Aggiungo che darò anche più spazio ai fumetti (che credo non siano mai stati trattati in questo blog) e ad altre cose che in questi lidi non sono mai state citate.

Insomma i buoni propositi ci sono, quindi restate sintonizzati!
Un saluto a tutti!
Massimo

Quarta puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…”. Risponderà oggi alle nostre domande Mauro Zanetti, ciao Mauro e benvenuto su questo blog.
Ti presenti ai lettori?
Con piacere…35anni, insegnante di italiano in un centro di formazione di Trento, scrittore per passione.

Quali sono state le letture che ti hanno maggiormente colpito?
Da ragazzo senza dubbio il geniale Dylan Dog, che per i primi cento numeri rimane tuttora un’opera di grande rilievo, per scrittura e drammaturgia complessiva. Crescendo ho poi avuto il piacere di impattare in molti capolavori, citarli tutte sarebbe impossibile, mi limito a ricordare Cent’anni di solitudine, Cecità e I Pilastri della Terra. Nei loro generi, tre assoluti punti di riferimento.

Hai pubblicato da poco un romanzo storico “Vellutum di seta e d’altri intrecci” ce ne vuoi parlare?
La realizzazione di un sogno e una delle esperienze più gratificanti della mia vita. Il romanzo racconta la nascita della tessitura della seta in Trentino (nel paese di Ala per la precisione) e mescola dati storici con una struttura narrativa di mia invenzione, ricca di intrecci e colpi di scena.

Il tuo romanzo è ambientato nella Genova del 1657, come mai questa scelta?
Tra Genova ed Ala in realtà. E’ stata una scelta obbligata, dato che si tratta di un romanzo storico e la vicenda narrata si snoda partendo per l’appunto dal 1657.

Quanto ha influito il tuo background da professore di storia e italiano nel realizzare proprio un romanzo storico?
Senza dubbio la mia professione, ma più che altro la mia passione per la storia, ha influito sulla scelta del genere. Nella fattispecie il fattore determinante è stata però la professione della mia compagna, storica dell’arte, che mi ha fatto conoscere la straordinaria vicenda del velluto alense, alla quale mi sono immediatamente appassionato.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…
Il racconto è nato piuttosto di getto e, mi spiace deludervi, non ha una genesi particolarmente interessante. Certamente l’idea di base, ossia la figura di un assassino seriale che uccide le sue vittime emulando celebri omicidi letterari, era un’idea che mi rimbalzava in testa da tempo e che grazie a te e a Stefano ho potuto mettere su carta.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?
Per la gloria letteraria.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
Col senno di poi, rispondo il romanzo. Ma non perché esista una scala ontologica di valori, semplicemente perché, essendo riuscito a pubblicarlo e vederlo in libreria col mio nome in bella vista, gli devo dare la precedenza….

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?
Non sono un sostenitore degli ebook ma mi rendo conto che il futuro va in quella direzione, nonostante il mio dissenso. Anche se credo che il romanzo cartaceo, così come il suo fascino, non verrà mai accantonato. Non so se Vellutum avrà una versione digitale, probabilmente sì, ma sarà una decisione dell’editore.

Quale ritieni sia il genere a te più congeniale per ciò che concerne la scrittura?
Sto lavorando ad un secondo romanzo storico ambientato durante il Concilio di Trento, quindi credo di aver ormai scelto la mia strada. Si tratta però sempre di romanzi storici fortemente segnati da trame nere.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Non considerarla finita. Dimenticarla per un mese e poi rileggerla da capo con umiltà. In seconda battuta consiglio di cercare un editore serio e volenteroso che abbia voglia di lavorare con lui. Per serio intendo uno che non chieda denaro per pubblicarti e soprattutto che sia un lettore-lavoratore che abbia intenzione di leggere davvero il romanzo e che investa tempo e sudore per correggerlo, a questo punto lo scrittore deve essere intelligente e umile per considerare imperfetto il suo lavoro e disposto a lavorarci sino all’esaurimento. Io ho avuto la fortuna di incontrare un editore serio e appassionato: Sergio Bevilacqua di IBUC edizioni.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho solo la mia pagina facebook, non sono molto tecnologizzato in realtà….però trovate il mio romanzo che parla di me più di quanto sappia fare io. Sul sito di IBUC, su Amazon, Ibs e altrove.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te Massimo, soprattutto per la dedizione che hai dimostrato in questa avventura.

Per il terzo appuntamento con “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, intervistiamo Tanja Sartori. Ciao Tanja, benvenuta su questo blog!
Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ciao a tutti e grazie a Max per avermi ospitato!
Ecco che subito mi metti in crisi, quando mi chiedono di parlare di me non so mai che dire, forse perché non penso di avere niente di così interessante da raccontare, sono una persona tranquilla anche se mi ritengo un po’ strana e fuori dagli schemi (ma non nel modo che possa suscitare interesse nel prossimo), che è un modo carino per dire che non ci sto troppo con la testa, per il resto mi piace leggere, scrivere, navigare in Internet (è il mio peggior vizio dopo la pigrizia) e inventare progetti che poi finisco per smontare a causa della mia ben nota incostanza e inafferrabilità, ne sanno qualcosa i pochi sventurati che mi seguono in giro per i miei siti web XD
Poi che dire, amo molto il genere horror e il fantastico un po’ in tutte le salse, amo la mitologia e l’esoterismo, e da quando ero ragazzina ho sempre provato un amore speciale per il Giappone e i suoi prodotti artistici (anime e manga in primis). Ogni tanto mi piace anche disegnare ma sono una felice dilettante.

Da poco è uscito in formato digitale “Il Fiore Eterno – Vol. I – Custodi della Luce” (Edizioni di Karta) ce ne vuoi parlare?

Oh no, mi hai smascherato! Ora tutti sapranno chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Tanja Steel! (Non che ci volesse un genio per capirlo e probabilmente non importerà a nessuno, mica sono famosa io…) comunque sì, ho pubblicato in ebook questa ennesima edizione del mio Fantasy di esordio, il mio primo libro in assoluto, iniziato quand’ero una ragazzina, anche se negli anni ci ho lavorato su parecchio con riscritture, riadattamenti, tagli, aggiunte e modifiche anche pesanti alla trama e ai contenuti. Questa penso e spero sarà l’ultima versione, poi metterò da parte il Mondo di Luce e i suoi personaggi che mi hanno tenuto compagnia per tantissimo tempo e ormai sono una parte di me. Si tratta di una storia fantasy classica, e quando dico classica intendo “molto” classica (per dirla all’inglese, un High Fantsy, very high – non so se si coglie il doppio senso XD), nel senso che ho attinto profondamente al bacino delle fiabe e degli archetipi del genere fantasy: maghi, cavalieri, duelli, profezie, magia, demoni, ecc. anche se ho voluto staccarmi dal modello tolkieniano delle varie razze (niente elfi vi prego!) e i miei influssi sono più riconducibili alle atmosfere di certi manga con i poteri magici, e nonostante le prime impressioni la storia è più complessa di come appare. Diciamo che i Custodi sono un miscuglio di elementi presi dai classici Disney, i giochi di ruolo fantasy e l’animazione giapponese. Cosa che sicuramente farà storcere il naso a qualcuno, ma è e resta una lettura per un pubblico giovane o per chi è cresciutello ma non si fa problemi a lasciarsi trasportare dalla fantasia.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ora come ora non ho un vero e proprio autore preferito, ma cerco di spaziare il più possibile e ampliare i miei “orizzonti”, anche se quand’ero più giovane ero fissata con Stephen King tanto che leggevo quasi esclusivamente i suoi libri con poche eccezioni, ora l’ho messo un po’ da parte per dedicarmi anche ad altri autori. Il mio primo contatto con l’horror è stato Edgar Allan Poe, ma poi ho letto e apprezzato anche altri autori nell’ambito del fantastico come ad esempio Matheson, Howard, Bierce, Gaiman, Ursula LeGuin, Martin… Tra i libri che mi sono rimasti nel cuore non posso mai mancare di citare “The Princess Bride” (La Storia Fantastica) di William Goldman, La storia infinita di Ende, le cronache di Dragonlance, La Zona Morta di Stephen King, Io sono leggenda di Matheson, 1984 di Orwell, il ciclo egizio di Wilbur Smith, e ho adorato Jane Eyre di Charlotte Bronte, cosa che nessuno direbbe mai, conoscendomi. Ovviamente la lista è molto più lunga… ogni tanto mi piace leggere anche qualche saggio e ovviamente non mancano i manuali di scrittura!

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Il racconto è nato dal tema classico del “rapitore maniaco”, mi diverte sempre la scena del risveglio nella stanza chiusa quando non sai ancora dove sei finito e cosa ti sta per capitare. Immaginate un po’ questa ragazza che si sveglia legata a una sedia con questo strano tizio con gli occhiali da saldatore che sta mettendo insieme una grossa catena… insomma è divertente per chi lo legge seduto comodo sul divano di casa, un po’ meno per la ragazza. Il titolo “il sapore del ferro” si riferisce al sapore del sangue ma anche al ferro che sta lavorando il nostro torturatore di turno. Come in molti dei racconti che scrivo, quando inizio non so mai dove andrò a parare, ma poi pian piano la storia viene fuori da sé e può anche dare dei risultati inaspettati, e non sempre la vittima è l’unica a rimetterci… ma non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa 😉

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Ho visto il bando sul Writer’s Dream e mi è piaciuto da subito, soprattutto perché si dimostrava un concorso serio, che non chiedeva soldi agli autori e prevedeva un vero e proprio contratto editoriale con royalties. Sono questi i tipi di concorsi che vorrei vedere più spesso. E poi il genere era decisamente nelle mie corde, quindi non potevo farmelo scappare! Partecipare ai concorsi mi diverte sempre anche se poi aspettare il responso è una tortura! Ma in questo caso Max e la Sogno sono stati superprofessionali e non ci hanno fatto attendere tempi biblici, quindi un punto in più a favore 😉

Cosa ne pensi degli ebook? Ho notato che hai pubblicato su riviste digitali e anche il tuo ultimo romanzo è uscito in digitale…

Amo gli ebook, e non esagero. Mi hanno permesso di mettere le mani su testi che altrimenti non avrei avuto modo di procurarmi e anche di risparmiare un bel po’ di soldi. I libri cartacei sono belli quanto volete ma lo spazio non è infinito e la mia piccola libreria di casa sta già scoppiando, con gli ebook invece ho infilato più di 200 titoli nel mio ereader e posso portarmeli dovunque senza problemi e passare da un libro all’altro senza perdere il segno e senza dover smuovere pile di carta ogni volta (il caos regna sovrano ovunque io passi XD), ormai ho preso l’abitudine a leggere sull’ereader e ora i libri cartacei mi sono diventati scomodi.
Come autrice ho optato per la pubblicazione digitale perché permette di superare un grosso problema che affligge tutti gli autori esordienti e chi pubblica con piccole case editrici: la distribuzione. Far arrivare un libro in tutte le librerie è pura utopia, mentre con gli ebook basta un click e pochi euro perché chiunque possa comprare e leggere ciò che scriviamo, e questo secondo me è un vantaggio enorme, soprattutto ora che stanno prendendo piede sempre più i lettori e i tablet.

Pensi che inviare racconti a riviste possa essere una buona palestra? Consiglieresti l’esperienza a qualche scrittore esordiente?

Assolutamente sì! Quello che spesso manca agli autori esordienti è il confronto, il mettersi alla prova, la sfida, il feedback. Spesso molti autori alle prime armi si metto alla scrivania e pensano di scrivere il libro della loro vita, poi lo inviano alle grandi case editrici (che nella maggior parte dei casi non li calcolano neppure perché sono già oberate di manoscritti) e gli autori se ne restano lì ad attendere all’infinito o magari a riscrivere un altro libro uguale al primo senza migliorare di una virgola. Invece inviare racconti alle riviste, ma anche partecipare ai concorsi, secondo me è utilissimo, ti permette di sondare il terreno per vedere se ciò che scrivi può interessare a qualcuno e ti fa venire a patti con i primi rifiuti. A furia di provare e riprovare e riscrivere prima o poi si arriva a capire dove si sbaglia e come fare per migliorare. Ogni esperienza nell’ambito della scrittura fa parte di un percorso e può sempre portare qualcosa di utile.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Devo ammettere che la forma del racconto è quella che mi è più congeniale e forse anche per via del mio carattere, mi hanno sempre detto che ho il “dono della sintesi” e soprattutto sono una persona piuttosto impaziente e che vuole arrivare subito al dunque, quindi per me un racconto breve è l’ideale, riesco a condensare in poche pagine tutto quello che voglio dire senza perdermi in inutili divagazioni, anche se poi la cosa può diventare un’arma a doppio taglio perché il rischio è di sacrificare la caratterizzazione dei personaggi e di creare poco coinvolgimento nel lettore. Quindi ogni tanto cerco di mettermi d’impegno e creare storie un po’ più ampie e complesse.

Ti dividi tra fantasy e horror? Tra i due c’è uno che sopravanza l’altro nelle tue preferenze?

Amo il fantastico in generale, ho un rapporto altalenante con il fantasy, nel senso che a volte lo amo a volte lo odio e vorrei non averne mai scritto, invece l’horror è il genere che preferisco, la cosa strana è che quando ho iniziato a scrivere avevo letto talmente tanti racconti e visto talmente tanti film horror che pensavo che non sarei mai stata in grado di scrivere quel genere, dal momento che mi dicevo che ormai era già stato detto e fatto tutto. Poi invece ho provato con i primi racconti e ci ho preso gusto, alla fine si possono sempre rielaborare i temi classici e cercare di creare nuove combinazioni. Il motivo per cui io sia così attratta dall’horror non me lo so spiegare, so solo che mi affascinano le atmosfere cupe e misteriose, il buio e il silenzio, sono una persona “notturna”.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Cerco sempre di tenermi impegnata in qualche nuovo progetto, di cose iniziate ne ho fin troppe, il problema sta poi nel portarle a termine, vado un po’ a periodi. Comunque un paio di cose le ho già pronte anche se al momento non posso dire nulla perché ancora non c’è nulla di definito, quindi aspetto e spero sempre di azzeccare il testo giusto, quello che possa piacere a molti e far scattare il magico e fantomatico “passaparola”.

Data le tue esperienze come editor freelance, quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Primo: non essere presuntuosi. Non c’è niente di peggio di un autore che si crede il nuovo Bukowski. Bisogna avere ben chiaro che abbiamo sempre margini di miglioramento ed essere preparati a ricevere tante porte in faccia. Una porta in faccia non vuol dire “fai schifo lascia perdere” ma vuol dire “riprova puoi fare di meglio”.
Secondo: rileggere. Bisogna curare il proprio testo, amarlo, coltivarlo e analizzarlo fin nei minimi dettagli. Scrivere, rileggere, lasciare riposare qualche settimana (o qualche mese ancora meglio) e poi rileggere di nuovo e correggere tutti gli errori, le sviste, le imprecisioni, le incongruenze. Meglio ancora se avete un amico che può darvi una mano a trovare gli errori, ma ricordate sempre che il grosso del lavoro spetta a voi. Molti autori scrivono di getto e spediscono i manoscritti senza neppure rileggerli, è ovvio che tali autori sono i primi a finire nel cestino.
Terzo: studiare, documentarsi, leggere. Mai fare troppo affidamento sulla propria fantasia o sulla scienza infusa. Scrivere non è solo ispirazione divina, se non si sa di cosa si parla la cosa migliore è cercare di documentarsi, se non si ha mai scritto nulla, prendere esempio dai libri altrui. Troppe volte ho sentito gente dire “ho scritto un libro ma non leggo”, ovvio che un atteggiamento del genere non porta da nessuna parte.
Quarto: rispetto per il destinatario. Intendo dire innanzitutto leggere bene le linee guida degli editori e seguire le istruzioni (se non accettano poesia non inviate poesia) e sforzarsi di imparare ad usare gli elaboratori di testo in modo da mandare un manoscritto il più possibile pulito e gradevole e non un ammasso di formattazioni malfatte e caratteri illeggibili; dare l’impressione di essere “professionali” è importante per essere valutati positivamente ma è anche un segno di civiltà. Che vi hanno fatto di male i correttori di bozze perché dobbiate infierire su di loro con gli spazi multipli, le D eufoniche e gli a capo al posto delle interruzioni di pagina?
Quinto (e poi la finisco XD): informarsi. Nel senso di sapere a chi si invia e non fare un invio unico con destinatari multipli presi a caso da un elenco trovato sul web. Cercate di capire a chi inviate il vostro testo e se il destinatario fa per voi, inviate a editori che conoscete e apprezzate e magari di cui avete letto qualche libro, accertatevi che gli editori trattino il genere che avete scritto e non cercate di sparare nel mucchio sperando di essere fortunati. Di nuovo, troppe volte ho visto autori inviare il loro manoscritto a casaccio e poi lamentarsi per essere stati turlupinati da editori a pagamento o poco seri, o di aver ricevuto contratti che non soddisfacevano le loro aspettative.
E quinto-B: volate basso. Non pretendete da subito di riuscire a strappare un contratto da migliaia di copie con una big. La strada per la meta è lunga e così è la gavetta che dovrete fare se volete arrivare da qualche parte.
Spero di essere stata d’aiuto e qualcuno e scusate se mi sono dilungata un po’ troppo 😛

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Questa è la domanda da un milione di dollari XD
Purtroppo ho la brutta tendenza a cambiare spesso sito web, quindi il modo migliore per trovarmi è cercare me o i miei titoli su google, ad ogni modo per ora ho un paio di “stazioni fisse”:
Il blog: http://tanjasteel.blogspot.it/
La pagina di facebook: https://www.facebook.com/steelwords
Lì troverete tutte le info per reperirmi anche in altri luoghi 🙂

Questa era l’ultima domanda Tanja, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Max, mamma mia che faticaccia! XD

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