Inauguro una nuova rubrica “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, una rubrica che consterà in dieci interviste e che riguarderà gli autori selezionati per l’antologia Nerinchiostro. In modo da poter conoscere meglio loro e i racconti selezionati.
Per questo primo appuntamento con della rubrica, abbiamo qui con noi Enrica Aragona, autrice del racconto “Bianco come il buio”.

Ciao Enrica! Benvenuta su questo blog. Ci racconti qualcosa su di te?

Ciao Massimo, prima di tutto un doveroso ringraziamento per l’ospitalità. Sono di Roma, ho 34 anni e la scrittura, per quanto banale possa sembrare, ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a scarabocchiare l’agendina di mia madre quando avevo circa 4 anni, e da allora non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Qualcuno che ti ha colpito in maniera particolare?

In realtà non ho un autore di culto. Le mie letture spaziano da Charles Bukowski a Tiziano Terzani, da Stefano Benni a Josè Saramago. Sono una lettrice onnivora, leggo di tutto, tranne fantasy e derivati che proprio non riesco a digerire.

È da poco uscito il tuo romanzo “Sono quello che vuoi” ce ne vuoi parlare?

In “Sono quello che vuoi” ho cercato di unire due dei generi letterari che preferisco scrivere: l’erotico e il noir. È nato per una sorta di sfida diversi anni fa; l’ho scritto di getto in due settimane per partecipare al concorso di un editore con cui avevo avuto qualche “divergenza” di opinione, e ovviamente fu scartato. Negli anni l’ho revisionato, anche in seguito alla valutazione ricevuta da un’agenzia editoriale e l’ho rimesso in circolo, fino a trovare un editore coraggioso che ha avuto la sfrontatezza di pubblicarlo.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

“Bianco come il buio”, come credo tutti i racconti, nasce da un’idea attorno alla quale ho costruito l’intreccio. Non sono brava a scrivere di horror sovrannaturale, così ho deciso di scrivere un noir “quotidiano”, che giocasse molto sull’introspezione e che mantenesse una delle caratteristiche principali che rendono uno scritto un racconto vero e proprio: il ribaltamento.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Negli ultimi anni ho partecipato a molte selezioni editoriali, riuscendo a essere pubblicata in diverse antologie. Scrivere racconti è un modo per stimolare la creatività, soprattutto nei periodi in cui le idee scarseggiano. La mia è una scrittura compulsiva, quasi isterica: quando mi accorgo che ho qualcosa da dire sono capace di scrivere giorno e notte senza fermarmi. Ma quando mi rendo conto che l’idea non c’è, posso rimanere ferma per mesi. In questi casi per sfogare l’inchiostro represso mi butto nei concorsi.

Hai fondato l’agenzia “Mondoscrittura”, ce ne vuoi parlare?

Mondoscrittura è un’associazione culturale nata per chi ama scrivere e vuole confrontarsi con degli esperti del settore spendendo cifre modeste. Ci occupiamo di servizi editoriali: valutazione, editing, revisione del testo, realizzazione di e-book e booktrailer. Sono molto soddisfatta di quanto abbiamo prodotto in meno di un anno, i riscontri sono ottimi e le opportunità di crescita davvero concrete.

Preferisci la forma racconto o la forma romanzo? Quali ritieni ti sia più congeniale?

Credo siano due forme narrative profondamente diverse; se potessi coniare un neologismo, direi che nel racconto è necessario essere coincisivi, ossia coincisi e incisivi allo stesso tempo. In un racconto l’autore si gioca tutto in poche battute, non può permettersi di sbagliare nulla. Il romanzo invece è caratterizzato da una struttura della storia più complessa e da una varietà di personaggi più ampia, con cui l’autore può giocare molto di più rispetto a quanto possa fare con un racconto.

Quale ritieni sia il tuo genere di riferimento nella scrittura?

Bella domanda… in realtà non l’ho ancora capito. Amo molto il noir, perché racchiude sia la componente “gialla” sia quella introspettiva. Ma come dicevo prima in proposito del mio romanzo, mi piace anche scrivere storie con una forte componente erotica. E a dispetto del mio “snobismo narrativo” adoro il tanto vituperato mainstream, sebbene ormai questo termine abbia assunto una connotazione quasi totalmente negativa. Credo che la narrativa non di genere sia molto affine alle mie caratteristiche di autrice.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Favorevolissima. Purtroppo in Italia la cultura del libro digitale è ancora ad appannaggio di una minoranza troppo sparuta, e le case editrici in questo non aiutano: tra i piccoli editori indipendenti sono ancora pochi quelli che puntano sul digitale. Siamo un popolo legato alle tradizioni e poco incline alle innovazioni, per questo non è semplice far capire gli enormi vantaggi degli ebook rispetto ai libri cartacei: risparmio economico, di spazio e di risorse ambientali. In un ebook reader che occupa lo spazio di un cellulare puoi leggere centinaia di romanzi che costano in media il 20% delle medesime edizioni su carta.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

In questo periodo sono molto impegnata con le attività di Mondoscrittura: stiamo per presentare ufficialmente la nostra prima pubblicazione, un’antologia di racconti selezionati con il nostro primo concorso. Per quanto riguarda la mia produzione ho un paio di romanzi già terminati e in cerca di editore. Per uno dei due ho già ricevuto una proposta di pubblicazione in digitale.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Dipende dall’obiettivo che questa persona intende perseguire. Se l’obiettivo è pubblicare a qualunque costo, credo che qualunque consiglio sarebbe inutile. Purtroppo il messaggio che passa, anche a causa della facilità con cui oggi si riesce a pubblicare, è che chiunque possa diventare uno scrittore, basta che ci metta il cuore o che abbia un’idea più o meno originale. Io non sono assolutamente d’accordo: per scrivere bene il cuore non serve a molto e l’idea originale conta fino a un certo punto. Ci vuole talento (e non tutti ce l’hanno) ma soprattutto ci vuole tecnica. Aggiungo anche che trovare un editore non significa assolutamente aver raggiunto la sufficienza, perché anche nel mondo della piccola editoria indipendente c’è tanto pressapochismo.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono entrata in contatto con il mondo dell’editoria ormai quasi sei anni fa, proprio cadendo nella trappola della Vanity Press. Da allora, capendo l’errore commesso, ho deciso di combattere questa piaga dall’interno, facendo quanta più informazione possibile. Il problema, come spesso accade quando inizi a conoscere a fondo qualcosa, si è presentato quando ho capito che l’editoria a pagamento non era l’unico mostro da combattere; anche nel mondo delle piccole case editrici free c’è tanto da migliorare, tante “magagne” da portare allo scoperto.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Il mio blog, Variegato all’inchiostro, è raggiungibile da qui http://smile2life.wordpress.com

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!