Per il secondo appuntamento con lo speciale Nerinchiostro della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Grazia Gironella, autrice del racconto “La corsa delle ventidue e quindici”. Benvenuta su questo blog Grazia.
Ci racconti qualcosa su di te?

A voler essere molto sintetici, sono una moglie-mamma-scrittrice (non necessariamente in quest’ordine). Quattro anni fa ho lasciato la mia città, Bologna, per trasferirmi in Friuli. Il cambiamento mi ha fruttato la libertà dal lavoro e mi ha permesso di dedicarmi alla famiglia e alla scrittura, una passione che coltivo da sette anni e sto cercando di trasformare in professione. Amo la natura, la tranquillità e le arti marziali, ma la lista dei miei interessi è in perenne evoluzione. Sono una curiosa e scovo sempre nuovi argomenti cui appassionarmi, perciò non mi annoio mai.

Hai un autore preferito? Chi è?

Sono una lettrice vagabonda, e i miei tanti “autori preferiti” restano tali per pochi mesi. “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, però, mi accompagna da quando avevo sedici anni – troppo tempo fa!.

Hai esordito con un racconto lungo intitolato “Tarja dei lupi”. Ce ne vuoi parlare?

A “Tarja” sono molto affezionata, sia perché è stato il mio primo lavoro pubblicato al di fuori delle antologie di racconti, sia perché esprime molto bene il mio modo di vivere il fantastico. Qualche lettore mi ha detto: “Peccato che il racconto sia finito così presto, mi sarebbe piaciuto seguire i personaggi per un romanzo intero.” Chissà, magari in futuro accetterò la sfida.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Nella mia zona vive una ragazza che vedo spesso camminare lungo la strada. Ha un’andatura particolarissima, che attira l’attenzione e la fa subito individuare come “strana”. La fantasticheria che ha dato vita a “La corsa delle ventidue e quindici” è partita da questa figura misteriosa e poi ha trovato la sua strada.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Fino a poco tempo fa partecipavo spesso ai concorsi letterari, che in questi anni mi hanno dato parecchie soddisfazioni, perciò mi tenevo informata. Avevo il racconto pronto – un noir, cosa per me inusuale – e quando ho letto in rete di Nerinchiostro mi è sembrata l’occasione giusta per farlo uscire dal cassetto.

Hai scritto un manuale di scrittura, “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani”, ce ne vuoi parlare? Magari dispensando anche qualche consiglio en passant.

Sembra strano, vero? Un manuale di scrittura per esordienti… scritto da una quasi-esordiente! In realtà considero questo fatto uno dei principali punti di forza del manuale. Ho sperimentato sulla mia pelle le difficoltà che nascono dall’iniziare a scrivere senza avere studiato la tecnica, e ho avuto modo di sentire nei forum le tante voci di chi non riesce a migliorare, oppure non se ne preoccupa affatto perché crede che scrivere sia solo questione di talento. Mentre studiavo (principalmente su testi americani), a ogni scoperta mi dicevo: “che peccato!” Peccato che le stesse scoperte non le facessero tutti, per scetticismo o pigrizia o paura dei paroloni che spesso infarciscono i testi italiani di scrittura creativa. Detesto che si parli degli aspiranti scrittori come di una massa sciocca e ignorante, e ancora più detesto sapere che questa nomea è in parte giustificata. Ho voluto scrivere un manuale davvero alla portata di tutti, semplice e conciso, ma anche completo come argomenti trattati. Gli ottimi riscontri che ho avuto finora mi fanno sperare di essere riuscita almeno in parte nel mio intento.
Consigli? Solo uno: puntare tutto sul proprio miglioramento come scrittori, con lo studio ma anche la lettura, la frequentazione di forum, la partecipazione a concorsi. È inutile lamentarsi di quanto sia difficile farsi pubblicare e non fare niente per affrontare la scrittura in modo professionale. Chi scrive solo per diletto personale, naturalmente, è un discorso a parte.

Quale è nella scrittura il tuo genere di riferimento? Ovviamente se ce n’è uno.

Mi piace sperimentare: realistico, fantasy, storico, noir… L’elemento fantastico comunque riveste una grande importanza per me. Anche nelle mie storie più “normali” esiste quasi sempre una vena di mistero o di paranormale. Non è per un bisogno di fuga, io la realtà la vedo davvero così.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Assolutamente favorevole. Ho acquistato un e-reader il Natale scorso e lo apprezzo molto, anche se il cartaceo conserva il suo posto nel mio cuore… e nei miei scaffali. Uscire di casa o partire per le vacanze con una ventina di libri al seguito è impagabile, e con la tecnologia e-ink la lettura risulta molto confortevole. Per studiare, invece, ho bisogno del supporto cartaceo. Credo comunque che per una buona diffusione degli e-book dovrà passare qualche anno, perché il numero degli e-reader in circolazione è ancora limitato, per motivi di abitudine e anche economici.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento punto molto sul mio romanzo finalista al torneo Ioscrittore, indetto dal gruppo Mauri Spagnol. Tra qualche settimana saprò se verrà pubblicato in cartaceo o in e-book, ma in entrambi i casi sarà una grande occasione per farmi leggere. A parte questo, sto scrivendo un nuovo romanzo e ho in programma qualcosa per aiutare i canili, ma è troppo presto per parlarne.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Suggerirei all’autore di non essere frettoloso. Le prime stesure sono materiale grezzo, da lasciare decantare e poi sottoporre a revisione – numerose revisioni, in effetti, se si vuole proporre un lavoro di qualità. Vale anche la pena di passare un po’ di tempo su internet a scegliere gli editori e il tipo di pubblicazione che ci interessano. Spedire saltando questi passi è uno spreco di tempo, denaro e ottimismo. L’ho scoperto anni fa a mie spese.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono incappata spesso in discussioni sull’argomento, che però non mi hanno fatto cambiare idea: lo scrittore fa la sua parte scrivendo, l’editore pubblicando. Non posso escludere l’esistenza di qualche editore serio che chieda soldi per investirli in promozione, ma le possibilità di essere semplicemente sfruttati e presi in giro sono tanto alte da essere quasi una certezza. Per questo la mia risposta è: no, grazie. Quando ho spedito il mio primo manoscritto ho ricevuto silenzi, rifiuti e anche tante lodi sperticate… accompagnate da preventivo. Adesso se vado a rileggere quel romanzo mi vergogno un po’, ma forse dovrebbero vergognarsi di più gli editori che si dicevano pronti a pubblicarmi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Il mio sito lo trovate qui: https://sites.google.com/site/girograzia/home, ma la parte più vivace dei miei contatti con il mondo si svolge sulla pagina FB “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani” (http://www.facebook.com/pages/Per-scrivere-bisogna-sporcarsi-le-mani-Grazia-Gironella/217830234958458), che porta il titolo del mio manuale ma tratta di scrittura in generale, con foto, estratti di manuali, aforismi e chiacchiere varie. Invito tutti a passare a trovarmi; sarà un piacere conoscervi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te e ai lettori, e un “in bocca al lupo” per i vostri progetti.