Per il terzo appuntamento con “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, intervistiamo Tanja Sartori. Ciao Tanja, benvenuta su questo blog!
Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ciao a tutti e grazie a Max per avermi ospitato!
Ecco che subito mi metti in crisi, quando mi chiedono di parlare di me non so mai che dire, forse perché non penso di avere niente di così interessante da raccontare, sono una persona tranquilla anche se mi ritengo un po’ strana e fuori dagli schemi (ma non nel modo che possa suscitare interesse nel prossimo), che è un modo carino per dire che non ci sto troppo con la testa, per il resto mi piace leggere, scrivere, navigare in Internet (è il mio peggior vizio dopo la pigrizia) e inventare progetti che poi finisco per smontare a causa della mia ben nota incostanza e inafferrabilità, ne sanno qualcosa i pochi sventurati che mi seguono in giro per i miei siti web😄
Poi che dire, amo molto il genere horror e il fantastico un po’ in tutte le salse, amo la mitologia e l’esoterismo, e da quando ero ragazzina ho sempre provato un amore speciale per il Giappone e i suoi prodotti artistici (anime e manga in primis). Ogni tanto mi piace anche disegnare ma sono una felice dilettante.

Da poco è uscito in formato digitale “Il Fiore Eterno – Vol. I – Custodi della Luce” (Edizioni di Karta) ce ne vuoi parlare?

Oh no, mi hai smascherato! Ora tutti sapranno chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Tanja Steel! (Non che ci volesse un genio per capirlo e probabilmente non importerà a nessuno, mica sono famosa io…) comunque sì, ho pubblicato in ebook questa ennesima edizione del mio Fantasy di esordio, il mio primo libro in assoluto, iniziato quand’ero una ragazzina, anche se negli anni ci ho lavorato su parecchio con riscritture, riadattamenti, tagli, aggiunte e modifiche anche pesanti alla trama e ai contenuti. Questa penso e spero sarà l’ultima versione, poi metterò da parte il Mondo di Luce e i suoi personaggi che mi hanno tenuto compagnia per tantissimo tempo e ormai sono una parte di me. Si tratta di una storia fantasy classica, e quando dico classica intendo “molto” classica (per dirla all’inglese, un High Fantsy, very high – non so se si coglie il doppio senso XD), nel senso che ho attinto profondamente al bacino delle fiabe e degli archetipi del genere fantasy: maghi, cavalieri, duelli, profezie, magia, demoni, ecc. anche se ho voluto staccarmi dal modello tolkieniano delle varie razze (niente elfi vi prego!) e i miei influssi sono più riconducibili alle atmosfere di certi manga con i poteri magici, e nonostante le prime impressioni la storia è più complessa di come appare. Diciamo che i Custodi sono un miscuglio di elementi presi dai classici Disney, i giochi di ruolo fantasy e l’animazione giapponese. Cosa che sicuramente farà storcere il naso a qualcuno, ma è e resta una lettura per un pubblico giovane o per chi è cresciutello ma non si fa problemi a lasciarsi trasportare dalla fantasia.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ora come ora non ho un vero e proprio autore preferito, ma cerco di spaziare il più possibile e ampliare i miei “orizzonti”, anche se quand’ero più giovane ero fissata con Stephen King tanto che leggevo quasi esclusivamente i suoi libri con poche eccezioni, ora l’ho messo un po’ da parte per dedicarmi anche ad altri autori. Il mio primo contatto con l’horror è stato Edgar Allan Poe, ma poi ho letto e apprezzato anche altri autori nell’ambito del fantastico come ad esempio Matheson, Howard, Bierce, Gaiman, Ursula LeGuin, Martin… Tra i libri che mi sono rimasti nel cuore non posso mai mancare di citare “The Princess Bride” (La Storia Fantastica) di William Goldman, La storia infinita di Ende, le cronache di Dragonlance, La Zona Morta di Stephen King, Io sono leggenda di Matheson, 1984 di Orwell, il ciclo egizio di Wilbur Smith, e ho adorato Jane Eyre di Charlotte Bronte, cosa che nessuno direbbe mai, conoscendomi. Ovviamente la lista è molto più lunga… ogni tanto mi piace leggere anche qualche saggio e ovviamente non mancano i manuali di scrittura!

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Il racconto è nato dal tema classico del “rapitore maniaco”, mi diverte sempre la scena del risveglio nella stanza chiusa quando non sai ancora dove sei finito e cosa ti sta per capitare. Immaginate un po’ questa ragazza che si sveglia legata a una sedia con questo strano tizio con gli occhiali da saldatore che sta mettendo insieme una grossa catena… insomma è divertente per chi lo legge seduto comodo sul divano di casa, un po’ meno per la ragazza. Il titolo “il sapore del ferro” si riferisce al sapore del sangue ma anche al ferro che sta lavorando il nostro torturatore di turno. Come in molti dei racconti che scrivo, quando inizio non so mai dove andrò a parare, ma poi pian piano la storia viene fuori da sé e può anche dare dei risultati inaspettati, e non sempre la vittima è l’unica a rimetterci… ma non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa😉

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Ho visto il bando sul Writer’s Dream e mi è piaciuto da subito, soprattutto perché si dimostrava un concorso serio, che non chiedeva soldi agli autori e prevedeva un vero e proprio contratto editoriale con royalties. Sono questi i tipi di concorsi che vorrei vedere più spesso. E poi il genere era decisamente nelle mie corde, quindi non potevo farmelo scappare! Partecipare ai concorsi mi diverte sempre anche se poi aspettare il responso è una tortura! Ma in questo caso Max e la Sogno sono stati superprofessionali e non ci hanno fatto attendere tempi biblici, quindi un punto in più a favore😉

Cosa ne pensi degli ebook? Ho notato che hai pubblicato su riviste digitali e anche il tuo ultimo romanzo è uscito in digitale…

Amo gli ebook, e non esagero. Mi hanno permesso di mettere le mani su testi che altrimenti non avrei avuto modo di procurarmi e anche di risparmiare un bel po’ di soldi. I libri cartacei sono belli quanto volete ma lo spazio non è infinito e la mia piccola libreria di casa sta già scoppiando, con gli ebook invece ho infilato più di 200 titoli nel mio ereader e posso portarmeli dovunque senza problemi e passare da un libro all’altro senza perdere il segno e senza dover smuovere pile di carta ogni volta (il caos regna sovrano ovunque io passi XD), ormai ho preso l’abitudine a leggere sull’ereader e ora i libri cartacei mi sono diventati scomodi.
Come autrice ho optato per la pubblicazione digitale perché permette di superare un grosso problema che affligge tutti gli autori esordienti e chi pubblica con piccole case editrici: la distribuzione. Far arrivare un libro in tutte le librerie è pura utopia, mentre con gli ebook basta un click e pochi euro perché chiunque possa comprare e leggere ciò che scriviamo, e questo secondo me è un vantaggio enorme, soprattutto ora che stanno prendendo piede sempre più i lettori e i tablet.

Pensi che inviare racconti a riviste possa essere una buona palestra? Consiglieresti l’esperienza a qualche scrittore esordiente?

Assolutamente sì! Quello che spesso manca agli autori esordienti è il confronto, il mettersi alla prova, la sfida, il feedback. Spesso molti autori alle prime armi si metto alla scrivania e pensano di scrivere il libro della loro vita, poi lo inviano alle grandi case editrici (che nella maggior parte dei casi non li calcolano neppure perché sono già oberate di manoscritti) e gli autori se ne restano lì ad attendere all’infinito o magari a riscrivere un altro libro uguale al primo senza migliorare di una virgola. Invece inviare racconti alle riviste, ma anche partecipare ai concorsi, secondo me è utilissimo, ti permette di sondare il terreno per vedere se ciò che scrivi può interessare a qualcuno e ti fa venire a patti con i primi rifiuti. A furia di provare e riprovare e riscrivere prima o poi si arriva a capire dove si sbaglia e come fare per migliorare. Ogni esperienza nell’ambito della scrittura fa parte di un percorso e può sempre portare qualcosa di utile.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Devo ammettere che la forma del racconto è quella che mi è più congeniale e forse anche per via del mio carattere, mi hanno sempre detto che ho il “dono della sintesi” e soprattutto sono una persona piuttosto impaziente e che vuole arrivare subito al dunque, quindi per me un racconto breve è l’ideale, riesco a condensare in poche pagine tutto quello che voglio dire senza perdermi in inutili divagazioni, anche se poi la cosa può diventare un’arma a doppio taglio perché il rischio è di sacrificare la caratterizzazione dei personaggi e di creare poco coinvolgimento nel lettore. Quindi ogni tanto cerco di mettermi d’impegno e creare storie un po’ più ampie e complesse.

Ti dividi tra fantasy e horror? Tra i due c’è uno che sopravanza l’altro nelle tue preferenze?

Amo il fantastico in generale, ho un rapporto altalenante con il fantasy, nel senso che a volte lo amo a volte lo odio e vorrei non averne mai scritto, invece l’horror è il genere che preferisco, la cosa strana è che quando ho iniziato a scrivere avevo letto talmente tanti racconti e visto talmente tanti film horror che pensavo che non sarei mai stata in grado di scrivere quel genere, dal momento che mi dicevo che ormai era già stato detto e fatto tutto. Poi invece ho provato con i primi racconti e ci ho preso gusto, alla fine si possono sempre rielaborare i temi classici e cercare di creare nuove combinazioni. Il motivo per cui io sia così attratta dall’horror non me lo so spiegare, so solo che mi affascinano le atmosfere cupe e misteriose, il buio e il silenzio, sono una persona “notturna”.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Cerco sempre di tenermi impegnata in qualche nuovo progetto, di cose iniziate ne ho fin troppe, il problema sta poi nel portarle a termine, vado un po’ a periodi. Comunque un paio di cose le ho già pronte anche se al momento non posso dire nulla perché ancora non c’è nulla di definito, quindi aspetto e spero sempre di azzeccare il testo giusto, quello che possa piacere a molti e far scattare il magico e fantomatico “passaparola”.

Data le tue esperienze come editor freelance, quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Primo: non essere presuntuosi. Non c’è niente di peggio di un autore che si crede il nuovo Bukowski. Bisogna avere ben chiaro che abbiamo sempre margini di miglioramento ed essere preparati a ricevere tante porte in faccia. Una porta in faccia non vuol dire “fai schifo lascia perdere” ma vuol dire “riprova puoi fare di meglio”.
Secondo: rileggere. Bisogna curare il proprio testo, amarlo, coltivarlo e analizzarlo fin nei minimi dettagli. Scrivere, rileggere, lasciare riposare qualche settimana (o qualche mese ancora meglio) e poi rileggere di nuovo e correggere tutti gli errori, le sviste, le imprecisioni, le incongruenze. Meglio ancora se avete un amico che può darvi una mano a trovare gli errori, ma ricordate sempre che il grosso del lavoro spetta a voi. Molti autori scrivono di getto e spediscono i manoscritti senza neppure rileggerli, è ovvio che tali autori sono i primi a finire nel cestino.
Terzo: studiare, documentarsi, leggere. Mai fare troppo affidamento sulla propria fantasia o sulla scienza infusa. Scrivere non è solo ispirazione divina, se non si sa di cosa si parla la cosa migliore è cercare di documentarsi, se non si ha mai scritto nulla, prendere esempio dai libri altrui. Troppe volte ho sentito gente dire “ho scritto un libro ma non leggo”, ovvio che un atteggiamento del genere non porta da nessuna parte.
Quarto: rispetto per il destinatario. Intendo dire innanzitutto leggere bene le linee guida degli editori e seguire le istruzioni (se non accettano poesia non inviate poesia) e sforzarsi di imparare ad usare gli elaboratori di testo in modo da mandare un manoscritto il più possibile pulito e gradevole e non un ammasso di formattazioni malfatte e caratteri illeggibili; dare l’impressione di essere “professionali” è importante per essere valutati positivamente ma è anche un segno di civiltà. Che vi hanno fatto di male i correttori di bozze perché dobbiate infierire su di loro con gli spazi multipli, le D eufoniche e gli a capo al posto delle interruzioni di pagina?
Quinto (e poi la finisco XD): informarsi. Nel senso di sapere a chi si invia e non fare un invio unico con destinatari multipli presi a caso da un elenco trovato sul web. Cercate di capire a chi inviate il vostro testo e se il destinatario fa per voi, inviate a editori che conoscete e apprezzate e magari di cui avete letto qualche libro, accertatevi che gli editori trattino il genere che avete scritto e non cercate di sparare nel mucchio sperando di essere fortunati. Di nuovo, troppe volte ho visto autori inviare il loro manoscritto a casaccio e poi lamentarsi per essere stati turlupinati da editori a pagamento o poco seri, o di aver ricevuto contratti che non soddisfacevano le loro aspettative.
E quinto-B: volate basso. Non pretendete da subito di riuscire a strappare un contratto da migliaia di copie con una big. La strada per la meta è lunga e così è la gavetta che dovrete fare se volete arrivare da qualche parte.
Spero di essere stata d’aiuto e qualcuno e scusate se mi sono dilungata un po’ troppo😛

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Questa è la domanda da un milione di dollari😄
Purtroppo ho la brutta tendenza a cambiare spesso sito web, quindi il modo migliore per trovarmi è cercare me o i miei titoli su google, ad ogni modo per ora ho un paio di “stazioni fisse”:
Il blog: http://tanjasteel.blogspot.it/
La pagina di facebook: https://www.facebook.com/steelwords
Lì troverete tutte le info per reperirmi anche in altri luoghi🙂

Questa era l’ultima domanda Tanja, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Max, mamma mia che faticaccia!😄