marzo 2013


Piccola news.
Giovedì 4 aprile, presenterò il mio ultimo libro “Dissonanze” alla biblioteca comunale di Casoria.

Maggiori informazioni in questo simil-comunicato:

“In ogni esistenza c’è una lieve dissonanza pronta a esplodere con fragore, liberando il suo potenziale distruttivo…”

Presentazione di “Dissonanze”, il terzo libro del giovane autore Massimo Junior D’Auria, pubblicato nel 2012 dalla Sogno Edizioni di Genova.
Sette racconti neri che vanno dal noir al fantastico.

La presentazione si terrà alla “Biblioteca Comunale di Casoria, Mons. Mauro Piscopo” in Via Aldo Moro, n.26, alle 17,30.

Saluti:
Pasquale Tignola
Assessore all’Ambiente

Intervengono:
Pasquale D’Anna
Giornalista, Direttore de “Il domenicale di Casoria”

Massimo Junior D’Auria,
autore del libro

Non mancherà un piccolo buffet di chiusura.

La pagina facebook del libro:

https://www.facebook.com/Dissonanzelibro?fref=ts

Gli eventuali lettori napoletani sono invitati a fare un salto!

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Intervistiamo oggi per la rubrica “Ci Risponde.”, speciale Nerinchiostro,
l’autore Marco Migliori. Benvenuto su questo blog Marco!

Ciao!

Vuoi dire qualcosa su di te ai lettori?
No! 🙂

Quali sono le tue letture preferite? Quelle che consiglieresti a ogni lettore?
Leggo principalmente fantascienza, con puntate occasionali nel fantasy,
nell’horror e nel giallo (un po’ tutti i sottogeneri). A parte i classici
(Asimov, Bradbury…) i miei autori preferiti sono Walter J. Miller e Alfred
Bester. Consiglio in particolare del primo i racconti brevi, specie Benedizione
oscura e C’e’ qualcun altro come me? del secondo L’uomo PI e L’uomo
disintegrato.

Ci parli del tuo racconto inserito in Nerinchiostro? Magari con qualche
particolare anche sulla sua genesi.

Tempo addietro mi era capitato di comprare un album come quello del racconto
come regalo: uno di quelli in cui ogni pagina e’ dedicata a qualche evento
nella vita di un bambino piccolo, da quando nasce a piu’ o meno i dieci anni,
con tanto di spazi appositi per indicare l’altezza, oltre a quelli per le foto.
Mi era venuto in mente: e se le cose non andassero cosi’ come l’album suggeriva?
Inizialmente avevo pensato di descrivere l’album e basta, ma una serie di
descrizioni di pagine sarebbe risultata noiosa da leggere, cosi’ ho aggiunto
quella parallela dei tre personaggi.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Ho visto il bando sul Writer’s Dream, ho visto che lo gestiva un rispettato
ex-moderatore :), e garantiva la pubblicazione una casa editrice. Fra i vari
concorsi a cui partecipavo in quel periodo, questo era fra quelli a cui tenevo
di piu’.

Vuoi parlarci di qualche altro tuo racconto inserito in altre antologie?
Al momento, i due racconti che mi hanno dato piu’ soddisfazione sono stati “Il
riconoscitore” (Robot 66, Delos books) e “Lo scambiatore” (Urania 1588,
Mondadori). Non solo hanno avuto commenti quasi tutti positivi, ma ne hanno
anche avuti parecchi! A quanto vedo, le pubblicazioni periodiche permettono di
arrivare ai loro lettori abituali, che altrimenti non leggerebbero mai niente
di mio.

Come mai, se posso chiedere, la scelta di scrivere utilizzando uno pseudonimo?
Ehm…

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la
sua opera prima?

Se parli di romanzi, allora vorrei io qualche suggerimento… In generale, gia’
riuscire a scrivere un romanzo intero e’ un risultato niente male. Per quello
che riguarda la pubblicazione, non credo di avere suggerimenti utili.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ho in cantiere un romanzo per il premio Urania. E’ uno di quei cantieri che
restano aperti all’infinito… Ho gia’ quasi tutta la storia pronta, fra un po’
lo comincio. Domani.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook
o un sito personale?

Il mio sito web e’ http://sgerwk.altervista.org
Sono su twitter come @sgerwk

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista.
Grazie a te!

Manca oramai pochissimo all’uscita del primo libro della collana Orbite Nere curata dal sottoscritto per la Sogno Edizioni.
Si tratta di High School Survival dell’autrice Tanja Steel, un gran bel romanzo che vi consiglio di non perdere alla sua uscita. Ovviamente ne parlerò diffusamente quando sarà pubblicato, per il momento “beccatevi” qualche anticipazione!
Ecco la copertina del volume a opera di Gloria Gambino

Titolo: High School Survival

Autore: Tanja Steel

Editore: Sogno Edizioni

Anno: 2013

Genere: Horror / Pulp

N.Pagine: 110 circa

Trama:

“Il volo della pallottola è silenzioso e rapido. Fischia nell’aria rovente e continua la sua corsa finché non incontra un ostacolo. Una superficie molle e cedevole che si apre come un fiore al suo tocco e la accoglie nel tepore di un abbraccio di carne e sangue.”

È così che ha inizio l’incubo della Special School of Toho, una scuola per studenti speciali situata su un’isola al largo delle Filippine.
Un gruppo di uomini in nero fa irruzione durante l’ora di ginnastica e inizia a sparare contro tutto ciò che si muove.

Nessuno sa il motivo di quel delirio di violenza e morte. I minuti si dilatano e il tempo si moltiplica in un’istantanea fredda e distaccata, una finestra sull’abisso dell’orrore.

Per Sophie, Sasha, Hideo e i loro compagni è iniziato l’inesorabile conto alla rovescia. Uno a uno, destinati a cadere, una fuga disperata seguendo l’odore del mare.

Quando la normalità vira verso il weird, non c’è modo di tornare indietro. Si può solo continuare a correre.

Il volume è oramai prossimo all’uscita e sul blog dedicato all’opera saranno presto disponibili alcuni contenuti extra.
Intanto se volete conoscere meglio l’autrice c’è questa intervista
molto interessante da leggere.

Tenete d’occhio questo blog e quello dell’autrice (nonché quello dedicato proprio all’opera) per avere altre informazioni su “High School Survival”.

Nuova puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Isabella Zangrando, ciao Isabella e benvenuta su questo blog.
Ti presenti ai lettori?

Isabella: Sono una grande lettrice in primo luogo, è la curiosità che mi muove in tutto quello che faccio e leggo. Ho sempre scritto, come forma di completamento del mio io, cercando di esprimere al meglio la mia personalità. Il mio andamento altalenante dal thriller alla letteratura classica, dal romanzo gotico ottocentesco alla fantascienza del novecento, si riflette anche in quello che scrivo. Attualmente lavoro come impiegata, ma è solo un’occupazione. Il mio sogno è fare la scrittrice giardiniera.

Se dovessi scegliere tre libri e tre autori tra i tuoi preferiti, quali sceglieresti?
Isabella: Difficile da dire… Sicuramente il primo nome è Richard Matheson con “Duel e altri racconti”, un maestro assoluto del noir e della fantascienza e un libro che per primo mi ha avvicinato all’autore. A seguire, citerei “I ragazzi del Massacro” di Giorgio Scerbanenco, che reputo assieme a Fruttero&Lucentini una lettura imprescindibile per chi ama il thriller/noir all’italiana. Infine viene Italo Calvino con “Marcovaldo”, una scelta molto differente dalle precedenti, ma si tratta di un autore e un’opera a me molto cari perché di una modernità sconcertante.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Isabella: Il racconto nasce da un evento banale, quasi intravisto con la coda dell’occhio. In realtà, il racconto ha preso corpo e si è tramutato in una riflessione amara sulla pochezza dei rapporti interpersonali, sull’avidità umana che spesso tramuta l’affetto in desiderio di possesso. La carne, il cibo sono una metafora della stanchezza morale di una società affamata di nuovi bisogni, che crea dipendenza e si compiace della disfatta altrui, il cosiddetto fenomeno dello shadenfraude.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Isabella: Avevo scritto questo breve racconto e avevo voglia di mettermi in gioco. Come altri ho trovato segnalazione del concorso su Writer’s dream ed eccoci qua…

Hai studiato “Lingue Orientali”, laureandoti nel 2004, quanto questi studi influenzano i tuoi scritti?
Isabella: Posso dire che me ne accorgo solo ora come la sensibilità nipponica abbia mutato la mia visione e capacità di interpretazione. Certe atmosfere, la suspence dell’attesa e il mistero sono degli elementi ereditati dalla letteratura e dall’arte giapponese. Le celebri raffigurazioni del mondo dei mercanti (ukiyo-e) sono l’esempio calzante di un microcosmo composto di misfatti, vizi e peccati morali così vicini al nostro occidente.

Cosa è per te la scrittura?
Isabella: Un palestra, un campo di prova e al tempo stesso la messa in parole di pensieri a volte scomodi.

Quale genere preferisci quando scrivi? Quale invece, se è diverso, quando leggi?
Isabella: Dal punto di vista narrativo, finora mi sono dedicata al noir, rispecchiando tante mie letture. Tuttavia, dato che sono autrice anche di poesie, il genere e i temi trattati ovviamente cambiano notevolmente, traendo ispirazione dal nostro immenso patrimonio, in primis Montale e Alda Merini.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Isabella: rileggere, rileggere e ancora rileggere. Il pensiero di prima non è più lo stesso qualche attimo dopo e gli occhi con cui si scrive non sono gli stessi di chi legge.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Isabella: al momento no, un anno fa ho terminato un’opera che però non riesco a pubblicare, pertanto medito il da farsi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Isabella: Potete trovarmi su facebook: http://www.facebook.com/isabella.zangrando
Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista

Mi sono imbattuto in un comunicato stampa su un graphic novel di prossima uscita (aprile) per Tunué e mi sono incuriosito molto. Vi copia-incollo il comunicato stampa, per poi spiegare perché ha suscitato la mia curiosità.

Dal creatore del Commissario Ricciardi, Maurizio de Giovanni, l’incontro tra le anime in un’unica città: Napoli. Tre storie inusuali in un intrigante graphic novel dalle misteriose atmosfere

IN USCITA AD APRILE

«In case in rovina e abbandonate, immemori della passata gloria si muovono le ombre dei ricordi, fantasmi direbbero alcuni, sotto strati di polvere eterna vecchi oggetti e misere cose parlano ancora a chi vuole starli a sentire».

Gli Altri, tratto dalla trilogia teatrale del popolare scrittore partenopeo Maurizio de Giovanni “Gli altri fantasmi” – che tra l’altro ha attirato l’attenzione del grande regista e attore Tony Servillo che ne ha voluto una versione in dialetto per il suo spettacolo Servillo legge Napoli – diventa oggi un intenso graphic novel scritto da Alessandro Di Virgilio e disegnato da Luca Ferrara che danno vita alle voci dei protagonisti di eduardiana memoria.

La trama del graphic novel:
Il sipario si apre con La canzone di Filomena: un secolo fa una bimba orfana di madre rimase sola con i suoi sei fratelli, è da allora che Filomena scava nelle macerie in cerca di cibo. Storia di papo e Bimbomio è lo straziante urlo di un padre trascinato alla follia dal dolore causato dalla perdita del proprio figlio, l’incontro con un vecchio cieco lo conforterà ma a caro prezzo. Chiude La casa è il mio regno in cui una coppia in apparenza felice, nasconde problematiche irrisolte che continuano oltra la soglia della vita terrena.

Gli autori:

Maurizio de Giovanni (Napoli 1958) ha iniziato a scrivere nel 2005 vincendo un concorso per giallisti esordienti con un racconto che ha per protagonista il commissario Ricciardi, personaggio che negli anni a seguire ha dato vita ad una serie di libri di successo per i tipi di Einaudi, tradotti in Germania, Spagna, Francia e Inghilterra. E’ stata poi Fandango a pubblicare tra il 2007 e il 2010 la uniform edition del ciclo del personaggio ambientato nella Napoli del Fascismo. A fine 2012 esce per Einaudi Stile libero Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

Alessandro Di Virgilio(Napoli 1962) sceneggiatore, ha lavorato per Il Giornalino e diversi diversi editori minori. Ha pubblicato vari titoli tra cui La grande guerra, Storia di nessuno per la Beccogiallo; Un filo di nebbia e L’uomo che sfidava le stelle per la Tunué.
Attualmente lavora per la Kawama Editoriale (iComics), EditorialeAurea (Lanciostory e Scorpio)e Ed.San Paolo, (Il Giornalino)

Luca Ferrara Fumettista e creativo pubblicitario unisce alla necessità di disegnare la passione per il teatro amatoriale e la recitazione. Ha lavorato soprattutto per RoundRobin, con titoli come Pippo Fava. Lo spirito di un giornale (2010) e Antonino Caponetto. Non è tutto finito (2012)

Prima di tutto la storia è ambientata a Napoli e per mio sano campanilismo non posso ignorare un’opera così(chi legge il mio blog sa quanto apprezzi maggiormente le opere di italiani ambientate in Italia), soprattutto se vengono richiamate alcune tematiche “eduardiane” (avendo apprezzato il teatro di Eduardo seppur in modo ancora limitato data la mole, ho storto non poco il naso nello scoprire che non era autore da portare per l’esame di letteratura contemporanea).
Anche il fatto che sia una sorta di trasposizione di una trilogia teatrale dello scrittore napoletano Maurizio de Giovanni mi ha incuriosito, perché proprio in questo periodo sto lavorando ad un progetto che pur non essendo assolutamente teatrale, è legato al teatro a doppio filo. Gli autori infine, non credo abbiano bisogno di presentazioni e in ogni caso le loro seppur ridotte note biografiche (per il resto c’è il web) ovviano al problema.
Ho letto in giro per il web che presto ci saranno altre anticipazioni.
Quindi non posso che aspettarle con curiosità.

P.s. Alessandro Di Virgilio ha in uscita anche un altro volume per Primiceri Editore, con i disegni di Giuseppe Guida, il titolo è “Arno Kovalski 4.8”, di questo potete già apprezzare molte tavole sulla pagina del disegnatore.

Dopo un po’ di silenzio torniamo con lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Roberto Ciardiello, ciao Roberto e benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, grazie per l’opportunità.

Ti presenti ai lettori?
Sono un appassionato di cinema, soprattutto horror (ma non solo); ho suonato per parecchi anni il basso in un gruppo rock; mi piace andare in mountain bike, anche se spesso lo dico e solo a volte lo faccio.
Ho una predilezione per i territori del Nord, per l’Irlanda in particolare. Quando diventerò milionario con la scrittura, comprerò una casetta lassù. Nel frattempo sogno.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
Se dico Stephen King cado nel banale? Be’, lo dico lo stesso. Oltre al Re, sono un fan sfegatato di James Ellroy, che per me rappresenta Il-Noir-con-la-lettera-maiuscola. Menzione speciale anche per Edward Bunker, Don Winslow e H. P. Lovecraft, diversi tra loro per stile e generi, ma che hanno contribuito a formarmi.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Allora, come ho scritto poco sopra mi piace molto l’Irlanda, a tal punto da averci ambientato “Dietro il pagliaccio”. Quando ci sono stato, uscendo da Dublino sono arrivato a Howth, paesino di mare così splendidamente calmo, quasi “fiabesco” che me ne sono innamorato. Il suo ricordo è tornato durante la stesura del racconto, mi serviva un porto, una barca… e allora perché no? I fatti di sangue accadono anche in luoghi apparentemente tranquilli. Anzi, in un posto del genere il contrasto tra Bene e Male, tra Bello e Brutto è ancora più netto.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Partecipare a Nerinchiostro è stato un piacere innanzitutto, lasciamelo dire.
Detto questo, ho trovato la notizia sul sito Writer’s Dream, una vera e propria miniera di informazioni sull’editoria sana e genuina (ovvero quella non a pagamento). Ho inviato il file ed è andato bene, per fortuna.

Sei stato uno dei selezionati per l’antologia “La piccola antologia degli orrori”, un progetto targato Writer’s Dream e Wepub che si può scaricare liberamente al costo di un tweet o un post su facebook. Ci vuoi parlare del racconto selezionato?
Ah, una raccolta bellissima, davvero! Sono sette racconti puramente horror, tutti molto buoni. C’è anche il mio “Oh, povera Susanna…” E’ una storia basata su una filastrocca che riporta a un fatto di sangue avvenuto anni addietro e che vede due bambini, fratello e sorella, alle prese con la padrona di una villa, la quale rivive tutti i giorni lo stesso avvenimento: la vigilia insanguinata di un Natale passato, fatto cantilenato dai bambini del paese tramite la filastrocca.

Ho notato che partecipi a molti concorsi, pensi possano essere utili? Perché?
Sì, per me hanno la loro utilità. Se da una parte “fanno curriculum”, dall’altra sono un buon esercizio per tenere calda la mente. Ogni tanti imbecco la strada della vittoria, altre no, ma posso ritenermi soddisfatto.

Sei stato anche il vincitore della 5° edizione del Concorso di Narrativa Horror di Scheletri.com. Vuoi parlarci del racconto vincitore?
Ecco, questa vittoria non me l’aspettavo proprio! Speravo di piazzarmi bene, magari arrivare sul podio, ma addirittura primo…
Comunque, ho partecipato con “Proiezioni di morte”. Mi sono divertito a scriverlo. Volevo narrare di un mondo in cui l’uomo fosse cacciato da qualcosa o qualcuno, ma non mi andava un simil-28-giorni-dopo. Così mi sono detto: e se ognuno fosse minacciato dalla propria ombra? Se fossimo costretti a nasconderci, a vivere nel buio, a evitare il sole per non incrociare un nemico dal quale non possiamo staccarci? E allora ho cominciato a scrivere…
Riallacciandomi alla domanda precedente, “Proiezioni di morte” è stato un buon allenamento: non avevo mai usato la narrazione in prima persona, in genere uso il punto di vista del narratore onnisciente, ma per un racconto del genere mi pareva cosa buona e giusta.
E a quanto pare lo è stata.
Questo è il link, per chi volesse leggerlo: http://www.scheletri.com/concorso-premio2013.htm

Quale ritieni sia il genere a te più affine nella scrittura?
Questa è una domanda che mi mette non poco in crisi.
Horror? Noir? Pulp? Non lo so, credo ci sia un miscuglio di molti generi in ciò che scrivo, comprese le influenze cinematografiche di tutti i tipi o testi musicali che possono ispirarmi. Se ad esempio a “Dietro il pagliaccio” togliamo la componente nera… non è una semplice storia d’amore?
Credo che l’essere umano in generale sia come una spugna: assorbe qualcosa da tutto ciò che lo circonda… e nel caso dello scrittore lo rigetta, anche inconsapevolmente, nei suoi scritti.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Gli direi di chiudere la casella mail che ha davanti e non inviare niente. Rileggere il testo, ma mica una volta, rivederlo e correggerlo fino quasi ad averne la nausea, a odiarlo. Essere supercritici, scervellarsi anche sul fatto di mettere una virgola o un punto e virgola dopo quella parola. Se si è fatto un buon lavoro, si avranno i frutti.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ecco, in pentola bollono talmente tante cose che se mi chiedessero la ricetta non saprei dargliela!
Scherzi a parte, ho adocchiato un buon concorso a cui ho intenzione di partecipare: è il John Polidori, indetto dal portale Nero Cafè. Poi ho sviluppato delle idee (ancora da mettere nero su bianco) per un romanzo breve che vorrei proporre per Orbite Nere, la nuova collana della Sogno Edizioni curata proprio da te. Magari sarà un fiasco totale, ma ho intenzione di provare.
Ah, e poi dovrei revisionare un vecchio romanzo che scrissi anni fa e che, visionato a distanza di molto tempo, mi sono reso conto essere orribile.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Per ora ho soltanto una pagina facebook. Eccola: https://www.facebook.com/roberto.ciardiello.14?ref=tn_tnmn

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te, mi ha fatto molto piacere!

Nello scrivere un testo di narrativa riveste un’importanza considerevole conoscere i cosiddetti assi di variazione, perché nello scrivere un dialogo (ma non solo) non possiamo tenere in considerazione unicamente quello che è chiamato italiano standard. Questo perché una lingua diffusa non può essere scevra da alcune differenziazioni che dipendono da variabili denominate appunto: assi di variazione.
Quali sono questi assi di variazione?
Sono:
Variabile diatopica
Variabile diastratica
Variabile diafasica
Variabile diamesica
Variabile diacronica

Ora le andiamo a conoscere nel dettaglio in modo che anche chi è a digiuno di questa materia, possa avere le conoscenze di base e capire di cosa si sta parlando. Questo perché queste variabili possono essere un ulteriore strumento utile all’interno della nostra cassetta degli attrezzi da scrittore.

Variabile diatopica
Per chi ha una superficiale conoscenza del greco (ricordiamo che anche il greco è una componente importante del lessico italiano!) può già immaginare che tipo di variazione sia questa. Infatti, in “diatopica” possiamo riconoscere “tòpos” che vuol dire letteralmente luogo.
Quindi questa variazione prende in considerazione lo spostamento nello spazio.
Infatti, sappiamo bene che nonostante l’Italia non sia poi così grande, l’italiano non è usato dappertutto nello stesso modo, infatti ci sono delle variazioni in base alle zone che prendiamo in considerazione.
Questo è dovuto anche al fatto che la nostra penisola presenta una ricchezza e vitalità dei dialetti che spesso hanno influenzato l’italiano della zona, prestandogli anche qualche termine.
Si tratta quindi di una variabile da tenere sicuramente in considerazione, infatti, se il nostro personaggio è un toscano e magari noi siamo di Napoli, dovremo stare attenti a plasmare bene il suo lessico e alcune delle sue espressioni, altrimenti rischieremmo di renderlo poco credibile e connotarlo nel modo sbagliato.

Variabile diastratica
Anche qui non sembrerebbe difficile individuare da cosa possa dipendere questa variazione cioè lo strato sociale del parlante.
Quindi entrano in gioco determinati elementi che aiutano a dare una cornice sociale al nostro personaggio.
Il livello d’istruzione
Questo è probabilmente l’elemento più importante, anche più del reddito, infatti, non possiamo pensare(almeno quasi sempre) che un uomo che abbia frequentato la scuola fino alla terza elementare parli come uno che sia laureato. Questo è un errore che spesso molti autori commettono, perché sembra che i loro personaggi abbiano il livello d’istruzione dell’autore e non quello che gli è stato assegnato nella storia. Così ci troviamo personaggi che dovrebbero essere semianalfabeti, ma che in realtà parlano come un docente o a volte anche il contrario.
Il reddito e la classe sociale
Un dirigente d’azienda probabilmente si esprimerà in maniera diversa rispetto a un operaio metalmeccanico. Quindi anche questo è un elemento non secondario.
Il genere
Questo probabilmente è un fattore che poco si tiene in considerazione, sbagliando. Infatti, a volte il lessico e l’espressioni di uomini e donne non coincidono.
L’età
Penso che questo sia al contrario del precedente uno degli elementi che più saltano all’occhio, infatti difficilmente un ragazzino parlerà come suo nonno. Anche perché spesso i più giovani usano espressioni che in quel momento sono “alla moda”, per poi dimenticarle completamente dopo qualche anno.

Variabile diafasica
Questa variabile dipende dal contesto comunicativo, dal rapporto tra gli interlocutori e dall’argomento.
Ovviamente da questo dipende l’uso di un linguaggio formale o informale.
Ad esempio un cameriere si rivolgerà in maniera differente al proprio cliente rispetto a come farebbe con un collega, questo perché adotterebbe nel primo caso un linguaggio sicuramente più formale.
Ma la variazione non si presenta solo in questo caso.
Facendo sempre un esempio per chiarire le idee, un esperto di chimica rivolgendosi a un profano non userà un linguaggio tecnico (cosa che invece potrebbe fare nella stesura di un saggio sull’argomento), questo per aumentare le possibilità dell’interlocutore di capire di cosa si stia parlando(anche se, in alcuni casi potrebbe adottare un linguaggio specialistico per ottenere l’opposto).

Variabile diamesica
Si chiama in questo modo la variazione che prende in considerazione il mezzo materiale attraverso il quale si comunica.
Una discussione via chat o via sms sarà sicuramente differente da una discussione portata avanti di persona da due o più interlocutori.
Quindi è importante che un autore durante la scrittura prenda in considerazione questi elementi, per non fare in modo che i suoi personaggi parlino e scrivano nello stesso modo senza tener conto del mezzo attraverso il quale si esprimono.
Scritto, parlato e trasmesso (sia quello scritto: mail, sms; sia quello parlato: telefono, radio), sono le tre categorie (l’ultima è la più recente) in cui risalta questa variazione.
Infatti, nel parlato usiamo espressioni e costruzioni che difficilmente fanno la loro comparsa nei testi scritti(dove si tende anche a seguire maggiormente le regole grammaticali).
Quando parliamo, lo facciamo con persone presenti e sia noi che loro quasi sempre hanno ben chiaro il contesto e la situazione(mentre nello scritto bisogna essere sempre espliciti, perché chi ci legge può essere lontano nel tempo e non conoscere bene il contesto in cui scriviamo).

Variabile diacronica
Anche il focus di questa variabile è facilmente intuibile dalla maggioranza dei lettori, infatti, si tratta della variazione che prende in considerazione il tempo (in greco krónos).
Infatti, con il passare del tempo si ha un mutare della lingua che a volte può essere vistoso perché rapido, altre volte quasi subdolo per la sua lentezza.
Questo mutamento può essere dovuto: all’abbandono di alcune forme a vantaggio di altre; al processo di grammaticalizzazione che permette ad alcune parole di assumere una funzione grammaticale; alla lessicalizzazione che è quel processo in cui elementi grammaticali permettono la generazione di nuove parole; al contatto con lingue straniere che hanno creato vere e proprie interferenze linguistiche con l’italiano(possiamo pensare in questo caso alle tante parole straniere che non sono state adattate, ma che hanno conservato la loro forma originaria).

Questa era l’ultima variabile e quindi la trattazione (molto sintetizzata) di quest’argomento può dirsi conclusa.
Non dimenticate quindi di tenere conto degli elementi di cui abbiamo parlato sopra quando cercate di caratterizzare i vostri personaggi, in questo modo potrete dar loro maggiore coerenza e credibilità che sono due cose che nella stesura di un testo sono sicuramente molto importanti.