aprile 2013


Oggi recensisco un volume, un graphic novel, che ho potuto leggere in anteprima. Si tratta de “Gli altri” sceneggiato da Alessandro Di Virgilio e disegnato da Luca Ferrara edito da Tunué che uscirà per la fine di Aprile, si tratta di una trasposizione fumettistica dell’opera teatrale “Gli altri fantasmi” di Maurizio de Giovanni (è notizia di fine marzo che il suo ultimo volume “Vipera” edito da Einaudi è nel sestetto di finalisti per il “Premio Bancarella 2013”).
Tempo fa, come qualcuno ricorderà qui, avevo segnalato la futura uscita del volume.
Premetto che purtroppo non ho letto l’opera teatrale (titolo originale: “Gli altri fantasmi”), quindi non posso fare un raffronto tra le due opere. Mi devo accontentare di parlare unicamente del graphic novel.
Intanto se vi volete fare un’idea dell’opera qui trovare un’interessante anteprima.

I disegni sono come detto di Luca Ferrara e non ho problemi a definirli un’ottima prova, lo stile è particolare e personale, sicuramente mette in risalto le espressioni e gli atteggiamenti dei personaggi rendendoli vivi e dando loro una certa presenza scenica, tra questi spicca sicuramente il narratore che a parer mio è la figura più riuscita, con un’espressività assolutamente incisiva, con delle pose realistiche in uno stile che non fa del realismo il suo punto cardine. Sono ben studiati anche gli altri personaggi, particolare impressione ho provato nel vedere “Bimbomio”, un bambino provato dalla malattia in un letto d’ospedale, nelle sue braccine esili e nel suo sguardo spento è avvertibile il dolore che sta provando, ma anche di più.
Ottima la scelta delle mezzetinte (in scala di grigi, il fumetto è in bianco e nero) per raccontare le storie, scelta che dona maggiore profondità alle scene.
Una cosa che mi ha colpito piacevolmente dei disegni di Ferrara, che non conoscevo, è lo studio che c’è dietro, su facebook mi sono imbattuto in questo studio.

E questo commento da parte dell’autore:

Ecco uno studio per “La Casa è il mio Regno”, terzo episodio de “GLI ALTRI”. Questa è la stata la storia più difficile da organizzare e da realizzare: i protagonisti non solo non si guardano mai, ma non possono essere mostrati insieme nella stessa vignetta (grazie tante, Alessandro Di Virgilio 😉 ) e per essere sicuro di non fare errori ho realizzato una vera e propria mappa degli spostamenti…

Interessato al processo creativo e a tutto quello che c’è dietro non ho potuto che apprezzare una cosa del genere, indice di interesse verso la storia che si sta andando a disegnare e verso il lettore (sono il lettore uber-smaliziato avrebbe probabilmente notato che gli spostamenti potevano non essere coerenti).

La trama del graphic novel in breve è questa:

La trama del graphic novel: Il sipario si apre con La canzone di Filomena: un secolo fa una bimba orfana di madre rimase sola con i suoi sei fratelli, è da allora che Filomena scava nelle macerie in cerca di cibo. Storia di papo e Bimbomio è lo straziante urlo di un padre trascinato alla follia dal dolore causato dalla perdita del proprio figlio, l’incontro con un vecchio cieco lo conforterà ma a caro prezzo. Chiude La casa è il mio regno in cui una coppia in apparenza felice, nasconde problematiche irrisolte che continuano oltra la soglia della vita terrena.

Si tratta di una narrazione a cornice di tre storie, raccontate da un narratore, vestito in modo balzano, che si muove in una casa in rovina, l’uomo ci narra tre storie che senza di lui probabilmente non avremmo conosciuto.
Tutte e tre le storie sono ambientate a Napoli e credo che assolutamente sia stata una scelta più che funzionale alle trame rivestite da alcuni tratti della napoletanità (come la questione degli spiriti che nel folclore napoletano riveste una parte assolutamente di primo piano). Non manca ovviamente neppure un riferimento al caffè, vero e proprio cavallo di battaglia di noi napoletani (anche se chi vi scrive ammette di non berne quasi mai), che è un elemento cardine dell’ultima storia. Napoli si respira in ogni singola tavola del volume che sembra strizzare l’occhio anche ad alcuni filoni del teatro partenopeo.
Sono storie in cui il dolore è uno degli elementi cardine, può essere il dolore per una perdita, per un’infanzia finita troppo presto o per un amore sfiorito in poco tempo. Alcuni sembrano trovare un antidoto, mentre per qualcun altro non sembra esserci un lieto fine.
Di Virgilio sceneggia egregiamente il materiale offertogli da de Giovanni, le tavole hanno i giusti tempi narrativi, le inquadrature sempre azzeccate, mai fuori posto (questo è anche ovviamente merito del disegnatore), non ci sono intoppi, la narrazione scorre bene. Riuscita anche l’alternanza del narratore e delle storie che racconta, non abbiamo un narratore-manichino che sta lì e racconta, ma in ogni tavola in cui è presente è sempre impegnato in qualcosa (azioni a volte discutibili per una persona dotata di una certa sanità mentale, ma questo è un altro punto) e sembra con le sue introduzioni dare anche una sorta di chiave di lettura alle storie.
Ho apprezzato maggiormente la storia di “Papo e Bimbomio” e non nascondo che l’ho letta un paio di volte per capirla meglio, perché perlomeno per ciò che concerne le prime due storie il finale in alcuni momenti può sembrare un po’ criptico, “Gli altri” non è un volume da leggere distratti…

Come potete ben capire, ho apprezzato moltissimo il volume e ne consiglio assolutamente la lettura.
“Gli altri” sarà disponibile in anteprima al Comicon di Napoli.
Questa la scheda sul sito della Tunué.
Vi lascio alle note biografiche degli autori e al book trailer!

Maurizio de Giovanni (Napoli 1958) ha iniziato a scrivere nel 2005 vincendo un concorso per giallisti esordienti con un racconto che ha per protagonista il commissario Ricciardi, personaggio che negli anni a seguire ha dato vita ad una serie di libri di successo per i tipi di Einaudi, tradotti in Germania, Spagna, Francia e Inghilterra. E’ stata poi Fandango a pubblicare tra il 2007 e il 2010 la uniform edition del ciclo del personaggio ambientato nella Napoli del Fascismo. A fine 2012 esce per Einaudi Stile libero Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

Alessandro Di Virgilio (Napoli 1962) sceneggiatore, ha lavorato per Il Giornalino e diversi diversi editori minori. Ha pubblicato vari titoli tra cui La grande guerra, Storia di nessuno per la Beccogiallo; Un filo di nebbia e L’uomo che sfidava le stelle per la Tunué. Attualmente lavora per la Kawama Editoriale (iComics), EditorialeAurea (Lanciostory e Scorpio)e Ed.San Paolo, (Il Giornalino)

Luca Ferrara
Fumettista e creativo pubblicitario unisce alla necessità di disegnare la passione per il teatro amatoriale e la recitazione. Ha lavorato soprattutto perRoundRobin, con titoli come PippoFava. Lo spirito di un giornale (2010) e Antonino Caponetto. Non è tutto finito (2012)

Buongiorno a tutti! Dopo una lunga pausa, riprendiamo (anche se per il momento non con una cadenza precisa) ad intervistare autori emergenti per la rubrica “Ci risponde…”. Oggi ci risponde Francesco Mastinu. Ciao Francesco! Benvenuto su questo blog.
Grazie. È proprio comodo qui 😄

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Ecco, ora sono ufficialmente in crisi. Ho 33 anni (e tra poco morirò). No dai, è di dubbio gusto. Di solito mi piace raccontarmi così: ho 33 anni, sono dell’acquario, un sardo DOC, madrelingua. Lavoro e vivo a Cagliari in campo sociale, ho un compagno da 12 anni che vorrei sposare ma non è possibile farlo in Italia, la nostra vita coniugale è comunque gestita da 4 gatti che sovrintendono tutte le nostre attività quotidiane. Mi piace scrivere e leggere tanto. Scrivere perché ho bisogno di raccontare, leggere perché è una delle cose più importanti, secondo me, da fare nel tempo libero.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che ti hanno colpito di più?
Autori preferiti ne ho davvero tanti e di svariati generi. Non ho un vero e proprio idolo. Ho amato Sepulveda, Banana Yoshimoto, Hesse, Bambaren… Ognuno di loro mi ha dato qualcosa dentro, in un determinato periodo della mia vita. Amo Tondelli, Leavitt e Matteo B. Bianchi, seguo Carrino e Bianchini. Insomma, spazio parecchio. Idem per le letture: ho amato la corsa di Billy e Mentre l’Inghilterra dorme. Ho seguito Harry Potter e tanto altro. A volte i libri per me sono come le meteore, lasciano un segno senza mai sparire davvero.

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “Eclissi”, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?
Eclissi nasce come sfida personale. Un po’ un richiamo di aiuto e nello stesso tempo come necessità personale di sfogare la mia rabbia. Volevo raccontare come si vive un amore LGBT e, soprattutto, che non esistono differenze, se non nei diritti. Qualcuno, nelle recensioni del testo, ha parlato di un “romanzo a tesi”, e in effetti, voluto o meno, questo è uno dei tratti salienti di questo romanzo. Ho affrontato spesso storie sentimentali e di vita di persone omosessuali, il principio è sempre lo stesso: “non fa alcuna differenza”.

Al centro di “Eclissi” vi è un amore gay, quale pensi sia lo spazio della narrativa LGBT nella letteratura contemporanea?
Sicuramente troppo poco e piuttosto ghettizzato. Io ho un concetto tutto mio della narrativa e del come la tematica LGBT possa farne parte. La realtà odierna, secondo me, tende ancora a etichettare i testi di questo tipo, a volte connotandoli per quello che sono, altre volte invece escludendoli dal mercato perché, come definizione, destinati solo a un pubblico omosessuale. E questo secondo me è sbagliato. Esiste una cultura Gay (o subcultura come in tutte le “minoranze” note) che ha dei suoi cardini con cui bisogna interfacciarsi per rendere una storia verosimigliante, ma spesso poi il prodotto finale merita di essere fruibile per tutti. Un noir è un noir anche se lo scagnozzo del boss è l’amante del poliziotto. Un fantasy rimarrà tale anche con due principi azzurri che si innamorano tra loro. Non so se mi spiego. Ultimamente si scrive tanto di gay, ma poco è davvero LGBT. Di quest’ultimo ben poco ha il rilievo che meriterebbe. E per averlo andrebbe scardinato lo stigma storia/personaggio gay = esclusivamente pubblico gay. Infatti credo che parecchi editori, ingannati da un discorso di mero marketing, snobbino queste storie proprio per un potenziale di vendita scarso.

Hai ambientato il tuo romanzo in Italia, scelta che spesso viene snobbata da molti autori esordienti. Come mai questa scelta?
Devo dire che forse sono controcorrente. La mia storia è ambientata in Italia perché il disagio maggiore (amore e suoi sviluppi a parte) deriva dal vuoto normativo che esiste nel nostro paese. Probabilmente non avrebbe avuto senso in Spagna, o in USA. Inoltre, e questa è una caratteristica tutta mia, ho sincere difficoltà a scrivere una storia ambientata in un luogo dove non sono mai stato. Ho scritto molte storie di posti diversi, ma pur sempre conosciuti. Magari poi, dal risultato finale, non si coglie il potenziale pienamente, ma di fatto difficilmente mi imbarco in un luogo di cui non ho sentito l’aria e di cui dovrei inventarmi gli odori, i sapori e tutti quei dettagli che spargo nelle righe per rendere una storia verosimile. A meno che non si tratti di ambientazioni inventate dalla mia fantasia 

Hai un genere di riferimento? Ho notato che ti piace spaziare anche tra generi completamente contrapposti.
Di solito mi piace raccontare il qui e ora. Certo, ho scritto qualche horror, qualche storico,persino un fantastico, ma di solito le mie storie si concentrano sull’animo umano e sulle emozioni umane. Intime, sentimentali o dai risvolti sociali. Ciò non significa che sperimenti poco, o che non continui a farlo.

Qual è la tua opinione sugli ebook?
Non mi vergogno, sono un recente convertito al digitale. Mi ci sono avvicinato con il mio tablet con tutta la diffidenza possibile. Eppure è comodo: muoiono meno alberi (pia illusione) i prezzi di questi tempi sembrano, a parte qualche scandalosa eccezione, contenuti. E tutto può essere a portata di mano per chi, come me, ha poco tempo per uscire. Il peccato è che il mercato è monco: alcuni editori che mi interessa leggere non si muovono digitalmente, e nel contempo c’è troppa poca diffusione per far accelerare questa tendenza. Non me ne vogliano, amo le libreria, soprattutto quelle serie. Ma ormai le librerie degne di questo nome, sono in estinzione.

Collabori con il Writer’s dream, quanto pensi possa essere utile un sito del genere a un aspirante autore?
Dipende. Per me lo è stato, sia per apprendere cosa possa essere importante editorialmente parlando (non pagare per pubblicare, ero uno di quelli che 4 anni non sapeva nemmeno la differenza tra EAP e Free) sia per il confronto sul tuo lavoro, il massacro del testo (e a volte dell’ego) e la successiva comprensione che… non si arriva mai da nessuna parte ma che sempre si deve migliorare. Questo da utente, se invece intendi chiedere se far parte dello staff è stata una via preferenziale per farmi conoscere o apprezzare dagli editori, penso di no. Di solito questi ruoli servono per mettersi a servizio degli altri, sia come gestione che come informazione, non per servirsene. Penso di aver raggiunto i miei piccoli risultati, giocando le mie carte come tutti gli altri, con tanto di palla al centro.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Progetti nella mia testa ne ho tanti, tempo per coltivarli davvero poco. È il mio dramma. Ho qualche racconto che presto verrà pubblicato in alcune antologie collettive, ho un romanzo in gestazione e altri due in revisione, più altre idee pronte per essere sviluppate. Insomma sono sempre di corsa. Spero che qualcosa di nuovo ne venga fuori 

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Di fermarsi a pensare e di rileggerselo un’ultima volta. Ma soprattutto di cercare il confronto altrui, in primis quello che tende a essere oggettivo e a distruggere, se lo merita, il nostro lavoro. Per quanto può far male, dalle ceneri emerge sempre un fiore ancora più bello. Poi di non avere fretta e di occupare il tempo dell’attesa con altri progetti. Ma soprattutto di valutare ogni cosa con ponderazione. A volte i passi falsi o troppo avventati, ci fanno franare. E anche se si cade, gli consiglierei di rialzarsi. E di continuare a camminare. Ognuno di noi, se crede in se stesso e se ha coltivato in modo consapevole il suo talento, ha diritto al proprio cammino personale.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho tutto 😄
Ho un blog: http://www.jfmastinu.wordpress.com
Qui la pagina autore su Facebook https://www.facebook.com/framastinu
e infine anche twitter: https://twitter.com/FrankMastinu

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Ecco le foto della presentazione di “Dissonanze” tenutasi il 4 aprile 2013 presso la Biblioteca comunale di Casoria Monsignor Mauro Piscopo, sono intervenuti: Pasquale D’Anna, direttore de “Il domenicale di Casoria”; Pasquale Tignola Assessore all’ambiente del comune di Casoria; Luisa Marro Assessore alla cultura del comune di Casoria. Le foto sono di Alessio Esposito.

E’ stata una gran bella presentazione, anche perché – probabilmente per la prima volta – ci sono state domande dal pubblico che hanno allungato sensibilmente la durata della presentazione, ma nello stesso tempo l’hanno vivacizzata, tra l’altro quando arrivano domande dalle persone in sala vuol dire che c’era attenzione e questo non può che far piacere.
Ci sono state domande sul noir, sull’autopubblicazione, sul digitale e anche sugli autori che scrivono storie ambientate all’estero senza alcun tipo di documentazione (cosa che come sapete è il mio cavallo di battaglia). Insomma è stato un incontro interessante, con una certa curiosità da parte del pubblico, e son contento che non sia stato uno sterile esercizio di promozione.

E’ stato scritto anche un articolo online sul sito di uno dei settimanali di casoria, “Il domenicale” e prossimamente uscirà anche qualcosa sull’edizione cartacea.

I miei ringraziamenti non possono che andare nuovamente a tutti i presenti da quelli che sono intervenuti in maniera fattiva a quelli che sono stati solo una decina di minuti.

Vi lascio alle foto!

Eccole!

Un saluto!

Per lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Antonino Lo Iacono, ciao Antonino e benvenuto su questo blog.
Buon salve a tutti i naviganti!

Vuoi presentarti ai lettori?
Generalmente in rete quando mi presento cito Cristicchi con “Mi chiamo Antonio e sono matto”, stavolta vedo di aggiungere qualcosa in più: mi chiamo Antonio e sono matto, tendo a definirmi un Lettore con la L maiuscola non per presunzione o categorizzazione ma perché la prima cosa che mi caratterizza è questo: leggere.
Ogni tanto mi capita anche di scrivere ma principalmente leggo.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Dipende abbastanza dai generi che vado a leggere ma volendo fare una scrematura… Edgar Allan Poe, senza il quale oggi probabilmente non sarei nemmeno qui a rispondere a queste domande e Brian Aldiss.
Anche Lovecraft, devo dire, anche se il mio rapporto col Solitario di Providence è conflittuale.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Dunque, “Disgregamento” nasce dall’idea di voler usare un approccio diverso all’idea di Immortalità nel classico contesto dello “Scienziato che usa arti oscure” tanto comune e classico in molte storie dell’Horror.
Lo scopo principale dell’Immortalità dovrebbe essere quello di non morire e così io mi son chiesto “e se invece fosse il contrario? Se invece si dovesse morire per raggiungere l’immortalità?” e da lì ho scritto il mio piccolo racconto, sfruttando la forma che tanto amo del diario (colpa della lettura del Dracula ai tempi del liceo).

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
La sfida.
Mi piace l’idea di gareggiare contro altri scrittori, l’essere in competizione e, quando si vince, la soddisfazione di poter dire “ce l’ho fatta”.

Hai partecipato ad altri concorsi e antologie, pensi possano essere utili?
Ho partecipato sì ad altri concorsi, pochi, in alcuni sono stato selezionato e in altri no.
Tendo ad essere molto selettivo in termini di partecipazioni anche perché evito del tutto di averci a che fare se non ho una buona idea in testa.
Se non c’è una buona idea anche se il concorso è la sfida più interessante e divertente del millennio… non ci partecipo.
In ogni caso sì, penso siano molto utili a tutti gli scrittori per quanto detto nella domanda precedente: la sfida, il dover gareggiare e il dover sottostare a regole precise (vuoi la lunghezza, vuoi il genere, vuoi boe particolari… etc.) sono ottimi incentivi a produrre il meglio.
Non sempre succede ma in linea di massima è così.

Penso che chiunque legga quest’intervista sappia più o meno cosa sia il Writer’s dream, ma lasciare spazio a un’ulteriore infarinatura non credo sia un errore… Quindi, ci vuoi parlare del Wd?
Il Writer’s Dream nasce cinque anni fa, portato in rete da Linda Rando/Ayame, nasce come un forum in cui pubblicare i suoi scritti poi però scopre l’Editoria a Pagamento e da lì… guerra aperta.
Quattro anni fa sono arrivato io al WD, in origine non sarei nemmeno dovuto rimanere sul forum (per quanto il mondo stia diventando e sia ormai social io rimango un vecchio eremita di soli ventiquattro anni che si lamenta dei giovinastri d’oggi, anche quando hanno la mia stessa età) poi però cause di forza maggiore mi ci hanno fatto rimanere e da allora… be’, è diventato un pezzo della mia vita.
Ora a quattro anni dal mio arrivo e a cinque dalla sua nascita stiamo festeggiando questo quinto compleanno, continuando a lottare contro l’EAP e a proporre costantemente nuove attività creative per tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi in gioco.

Come amministratore del Writer’s Dream hai partecipato a molte iniziative a favore degli emergenti. Vuoi dare qualche consiglio per ciò che concerne la promozione di un’opera?
Dunque, questa è difficile.
In rete si trovano consigli di tutti i tipi e io non sono nessuno per poterne dare di migliori, però… ecco, non rompete le scatole.
Chiaro e diretto.
Ignorate tutti quelli che vi dicono che dovete usare ogni occasione per parlare del vostro libro.
E per venderlo.
E per scroccare una recensione.
E per qualunque altra attività correlata.
Così non vi conquistate lettori ma soltanto gente che vi eviterà come la peste.
Promuoversi va bene, parlare del proprio romanzo va bene, trasformarsi in una parodia del classico piazzista da film serve solo a scatenare l’ira di ogni lettore che vede in questo nuovo scrittore soltanto l’ennesimo ciarlatano che vuol vendergli qualche (fasullo) olio misterioso e medicamentoso.
Praticamente quell’atteggiamento finisce con l’ottenere l’effetto contrario: nessuno vorrà leggere quello che lo scrittore propone e se lo legge lo fa più per toglierselo di torno che per altro.
E lo domando a tutti gli scrittori che disseminano la rete di spam ossessivamente domandando a ogni essere dotato di occhi e capace di leggere in italiano “Vuoi leggere il mio libro?” vi sentite realmente soddisfatti da una lettura ottenuta così? Perché io ne proverei solo fastidio, niente soddisfazione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Vari racconti sparsi che se diventeranno qualcosa di piacevole da leggere parteciperanno a nuovi concorsi e, pian piano, metto da parte i pezzi e i frammenti di quello che in un futuro lontano potrebbe diventare un romanzo.
Ma non mi sbilancio per scaramanzia.

Quale pensi sia uno degli errori più frequenti che commette un esordiente?
Sono indeciso tra il credere di avere la Parola Divina a proprio servizio e che di conseguenza ogni critica negativa verso ciò che il nostro esordiente ha scritto è mossa solamente da ignoranza e invidia, poiché la Parola non sbaglia mai e la Sindrome del Piazzista di cui parlavo sopra.
Be’, chiunque stia leggendo questa intervista lanci una moneta, se esce testa l’errore è la Parola, se esce Croce sarà il Piazzismo Compulsivo.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Avevo un blog ma è ormai defunto per comune accordo tra me e gli Antichi,
Bene o male però mi si può trovare su Twitter (@NephremRah) dove però non sono molto attivo (lo uso principalmente per seguire e leggere al momento) e Google + (che spero, pian piano, di far diventare il mio social network principale).

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’intervista!