Per lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Antonino Lo Iacono, ciao Antonino e benvenuto su questo blog.
Buon salve a tutti i naviganti!

Vuoi presentarti ai lettori?
Generalmente in rete quando mi presento cito Cristicchi con “Mi chiamo Antonio e sono matto”, stavolta vedo di aggiungere qualcosa in più: mi chiamo Antonio e sono matto, tendo a definirmi un Lettore con la L maiuscola non per presunzione o categorizzazione ma perché la prima cosa che mi caratterizza è questo: leggere.
Ogni tanto mi capita anche di scrivere ma principalmente leggo.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Dipende abbastanza dai generi che vado a leggere ma volendo fare una scrematura… Edgar Allan Poe, senza il quale oggi probabilmente non sarei nemmeno qui a rispondere a queste domande e Brian Aldiss.
Anche Lovecraft, devo dire, anche se il mio rapporto col Solitario di Providence è conflittuale.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Dunque, “Disgregamento” nasce dall’idea di voler usare un approccio diverso all’idea di Immortalità nel classico contesto dello “Scienziato che usa arti oscure” tanto comune e classico in molte storie dell’Horror.
Lo scopo principale dell’Immortalità dovrebbe essere quello di non morire e così io mi son chiesto “e se invece fosse il contrario? Se invece si dovesse morire per raggiungere l’immortalità?” e da lì ho scritto il mio piccolo racconto, sfruttando la forma che tanto amo del diario (colpa della lettura del Dracula ai tempi del liceo).

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
La sfida.
Mi piace l’idea di gareggiare contro altri scrittori, l’essere in competizione e, quando si vince, la soddisfazione di poter dire “ce l’ho fatta”.

Hai partecipato ad altri concorsi e antologie, pensi possano essere utili?
Ho partecipato sì ad altri concorsi, pochi, in alcuni sono stato selezionato e in altri no.
Tendo ad essere molto selettivo in termini di partecipazioni anche perché evito del tutto di averci a che fare se non ho una buona idea in testa.
Se non c’è una buona idea anche se il concorso è la sfida più interessante e divertente del millennio… non ci partecipo.
In ogni caso sì, penso siano molto utili a tutti gli scrittori per quanto detto nella domanda precedente: la sfida, il dover gareggiare e il dover sottostare a regole precise (vuoi la lunghezza, vuoi il genere, vuoi boe particolari… etc.) sono ottimi incentivi a produrre il meglio.
Non sempre succede ma in linea di massima è così.

Penso che chiunque legga quest’intervista sappia più o meno cosa sia il Writer’s dream, ma lasciare spazio a un’ulteriore infarinatura non credo sia un errore… Quindi, ci vuoi parlare del Wd?
Il Writer’s Dream nasce cinque anni fa, portato in rete da Linda Rando/Ayame, nasce come un forum in cui pubblicare i suoi scritti poi però scopre l’Editoria a Pagamento e da lì… guerra aperta.
Quattro anni fa sono arrivato io al WD, in origine non sarei nemmeno dovuto rimanere sul forum (per quanto il mondo stia diventando e sia ormai social io rimango un vecchio eremita di soli ventiquattro anni che si lamenta dei giovinastri d’oggi, anche quando hanno la mia stessa età) poi però cause di forza maggiore mi ci hanno fatto rimanere e da allora… be’, è diventato un pezzo della mia vita.
Ora a quattro anni dal mio arrivo e a cinque dalla sua nascita stiamo festeggiando questo quinto compleanno, continuando a lottare contro l’EAP e a proporre costantemente nuove attività creative per tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi in gioco.

Come amministratore del Writer’s Dream hai partecipato a molte iniziative a favore degli emergenti. Vuoi dare qualche consiglio per ciò che concerne la promozione di un’opera?
Dunque, questa è difficile.
In rete si trovano consigli di tutti i tipi e io non sono nessuno per poterne dare di migliori, però… ecco, non rompete le scatole.
Chiaro e diretto.
Ignorate tutti quelli che vi dicono che dovete usare ogni occasione per parlare del vostro libro.
E per venderlo.
E per scroccare una recensione.
E per qualunque altra attività correlata.
Così non vi conquistate lettori ma soltanto gente che vi eviterà come la peste.
Promuoversi va bene, parlare del proprio romanzo va bene, trasformarsi in una parodia del classico piazzista da film serve solo a scatenare l’ira di ogni lettore che vede in questo nuovo scrittore soltanto l’ennesimo ciarlatano che vuol vendergli qualche (fasullo) olio misterioso e medicamentoso.
Praticamente quell’atteggiamento finisce con l’ottenere l’effetto contrario: nessuno vorrà leggere quello che lo scrittore propone e se lo legge lo fa più per toglierselo di torno che per altro.
E lo domando a tutti gli scrittori che disseminano la rete di spam ossessivamente domandando a ogni essere dotato di occhi e capace di leggere in italiano “Vuoi leggere il mio libro?” vi sentite realmente soddisfatti da una lettura ottenuta così? Perché io ne proverei solo fastidio, niente soddisfazione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Vari racconti sparsi che se diventeranno qualcosa di piacevole da leggere parteciperanno a nuovi concorsi e, pian piano, metto da parte i pezzi e i frammenti di quello che in un futuro lontano potrebbe diventare un romanzo.
Ma non mi sbilancio per scaramanzia.

Quale pensi sia uno degli errori più frequenti che commette un esordiente?
Sono indeciso tra il credere di avere la Parola Divina a proprio servizio e che di conseguenza ogni critica negativa verso ciò che il nostro esordiente ha scritto è mossa solamente da ignoranza e invidia, poiché la Parola non sbaglia mai e la Sindrome del Piazzista di cui parlavo sopra.
Be’, chiunque stia leggendo questa intervista lanci una moneta, se esce testa l’errore è la Parola, se esce Croce sarà il Piazzismo Compulsivo.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Avevo un blog ma è ormai defunto per comune accordo tra me e gli Antichi,
Bene o male però mi si può trovare su Twitter (@NephremRah) dove però non sono molto attivo (lo uso principalmente per seguire e leggere al momento) e Google + (che spero, pian piano, di far diventare il mio social network principale).

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’intervista!