Ci risponde…


Riprendiamo con la pubblicazione delle interviste agli autori di Nerinchiostro e riprendiamo anche con la pubblicazione qui sul blog. Abbiamo qui oggi Riccardo Carli Ballola, ciao Riccardo e benvenuto su questo blog. Ti presenti ai lettori?
Sono nato a Comacchio, tanti anni fa e insegno italiano in una scuola media. Ho esordito con un libro di racconti, poesie, detti popolari pubblicato dall’amico libraio. La prima scrittura è comparsa su una rivista medica, cui sono seguiti dei racconti su quotidiani e riviste.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
J. London, poi Hemingway, E. A. Poe, G. Simenon, E. Chandler, Ian McEvan, Stephen King. Fra gli italiani G. Celati.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Avevo rimuginato sulla struttura del romanzo “Everyman”, di P. Roth. Mi ossessionava l’idea di un percorso dove inizio e fine si capovolgessero e il viaggio potesse confondersi con le sue estremità: il partire o l’arrivare fossero atemporali e il tragitto, quindi, quasi senza fine. Un’astuzia per frastornare il protagonista e quindi il lettore. Una struttura che contiene la chiave del suo epilogo.

Tra le tue note biografiche spicca sicuramente una pubblicazione, quella per Mondadori, il racconto “Polvere” posto in appendice al Classico del Giallo Mondadori (giugno 2012). Ci vuoi parlare del racconto e di quest’esperienza?
Il racconto ha partecipato a un’iniziativa promossa da F. Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori, sulla WMI.
Si tratta di una storia ritagliata all’interno di una più ampia, un romanzo. Riguarda una vicenda di pedofilia dolce e perfida, ambientata in un piccolo paese della pianura, con personaggi calati in un’atmosfera evanescente ma torbida, sulla quale grava una minaccia. Quella del ricordo ossessivo di un evento remoto ma ancora vivido, perché ha lasciato tracce indelebili nella coscienza e nel corpo. Un conto da saldare, inespresso, fino all’ultima frase.

Hai partecipato a concorsi e antologie, ottenendo ottimi risultati, pensi che per un esordiente o per un emergente possano essere una buona palestra queste iniziative?
Senz’altro. Il confronto, quando è serrato e orientato al reciproco vantaggio, contribuisce a far emergere le nostre qualità migliori.

Qual è il tuo genere preferito per ciò che concerne la scrittura?
Mi cimento nel noir, nel thriller e nel giallo. Trovo stimolante la SF.

Hai scritto sia prosa che poesia, in quale di esse ti trovi maggiormente a tuo agio?
Amo la poesia perché risponde alle esigenze di una parte forte e fragile di me, una radice che mi accompagna e mi sorregge in ogni momento. La prosa è un impegno tutto di testa, che risponde all’altra parte di me. Siamo due: non ci facciamo guerra ma ci compenetriamo.

Che consiglio daresti a una persona che per la prima volta si approccia al mondo della scrittura e a quello editoriale?
Di essere umile ma nello stesso tempo tenace. È un paradosso lo so, però vincente (dicono).
No editori a pagamento.

In questo periodo stai lavorando a qualcosa?
Parteciperò a nuovi concorsi di gialli. Ho inviato un romanzo noir, una raccolta di racconti dell’horror e una silloge poetica a diversi editori. Sono fiducioso.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Da poco mi trovo su facebook, ancora poco organizzato per la verità. Spero di migliorare.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te Massimo per la gentilezza e un saluto speciale ai lettori di questa rubrica.

Buongiorno a tutti! Dopo una lunga pausa, riprendiamo (anche se per il momento non con una cadenza precisa) ad intervistare autori emergenti per la rubrica “Ci risponde…”. Oggi ci risponde Francesco Mastinu. Ciao Francesco! Benvenuto su questo blog.
Grazie. È proprio comodo qui XD

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Ecco, ora sono ufficialmente in crisi. Ho 33 anni (e tra poco morirò). No dai, è di dubbio gusto. Di solito mi piace raccontarmi così: ho 33 anni, sono dell’acquario, un sardo DOC, madrelingua. Lavoro e vivo a Cagliari in campo sociale, ho un compagno da 12 anni che vorrei sposare ma non è possibile farlo in Italia, la nostra vita coniugale è comunque gestita da 4 gatti che sovrintendono tutte le nostre attività quotidiane. Mi piace scrivere e leggere tanto. Scrivere perché ho bisogno di raccontare, leggere perché è una delle cose più importanti, secondo me, da fare nel tempo libero.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che ti hanno colpito di più?
Autori preferiti ne ho davvero tanti e di svariati generi. Non ho un vero e proprio idolo. Ho amato Sepulveda, Banana Yoshimoto, Hesse, Bambaren… Ognuno di loro mi ha dato qualcosa dentro, in un determinato periodo della mia vita. Amo Tondelli, Leavitt e Matteo B. Bianchi, seguo Carrino e Bianchini. Insomma, spazio parecchio. Idem per le letture: ho amato la corsa di Billy e Mentre l’Inghilterra dorme. Ho seguito Harry Potter e tanto altro. A volte i libri per me sono come le meteore, lasciano un segno senza mai sparire davvero.

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “Eclissi”, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?
Eclissi nasce come sfida personale. Un po’ un richiamo di aiuto e nello stesso tempo come necessità personale di sfogare la mia rabbia. Volevo raccontare come si vive un amore LGBT e, soprattutto, che non esistono differenze, se non nei diritti. Qualcuno, nelle recensioni del testo, ha parlato di un “romanzo a tesi”, e in effetti, voluto o meno, questo è uno dei tratti salienti di questo romanzo. Ho affrontato spesso storie sentimentali e di vita di persone omosessuali, il principio è sempre lo stesso: “non fa alcuna differenza”.

Al centro di “Eclissi” vi è un amore gay, quale pensi sia lo spazio della narrativa LGBT nella letteratura contemporanea?
Sicuramente troppo poco e piuttosto ghettizzato. Io ho un concetto tutto mio della narrativa e del come la tematica LGBT possa farne parte. La realtà odierna, secondo me, tende ancora a etichettare i testi di questo tipo, a volte connotandoli per quello che sono, altre volte invece escludendoli dal mercato perché, come definizione, destinati solo a un pubblico omosessuale. E questo secondo me è sbagliato. Esiste una cultura Gay (o subcultura come in tutte le “minoranze” note) che ha dei suoi cardini con cui bisogna interfacciarsi per rendere una storia verosimigliante, ma spesso poi il prodotto finale merita di essere fruibile per tutti. Un noir è un noir anche se lo scagnozzo del boss è l’amante del poliziotto. Un fantasy rimarrà tale anche con due principi azzurri che si innamorano tra loro. Non so se mi spiego. Ultimamente si scrive tanto di gay, ma poco è davvero LGBT. Di quest’ultimo ben poco ha il rilievo che meriterebbe. E per averlo andrebbe scardinato lo stigma storia/personaggio gay = esclusivamente pubblico gay. Infatti credo che parecchi editori, ingannati da un discorso di mero marketing, snobbino queste storie proprio per un potenziale di vendita scarso.

Hai ambientato il tuo romanzo in Italia, scelta che spesso viene snobbata da molti autori esordienti. Come mai questa scelta?
Devo dire che forse sono controcorrente. La mia storia è ambientata in Italia perché il disagio maggiore (amore e suoi sviluppi a parte) deriva dal vuoto normativo che esiste nel nostro paese. Probabilmente non avrebbe avuto senso in Spagna, o in USA. Inoltre, e questa è una caratteristica tutta mia, ho sincere difficoltà a scrivere una storia ambientata in un luogo dove non sono mai stato. Ho scritto molte storie di posti diversi, ma pur sempre conosciuti. Magari poi, dal risultato finale, non si coglie il potenziale pienamente, ma di fatto difficilmente mi imbarco in un luogo di cui non ho sentito l’aria e di cui dovrei inventarmi gli odori, i sapori e tutti quei dettagli che spargo nelle righe per rendere una storia verosimile. A meno che non si tratti di ambientazioni inventate dalla mia fantasia 

Hai un genere di riferimento? Ho notato che ti piace spaziare anche tra generi completamente contrapposti.
Di solito mi piace raccontare il qui e ora. Certo, ho scritto qualche horror, qualche storico,persino un fantastico, ma di solito le mie storie si concentrano sull’animo umano e sulle emozioni umane. Intime, sentimentali o dai risvolti sociali. Ciò non significa che sperimenti poco, o che non continui a farlo.

Qual è la tua opinione sugli ebook?
Non mi vergogno, sono un recente convertito al digitale. Mi ci sono avvicinato con il mio tablet con tutta la diffidenza possibile. Eppure è comodo: muoiono meno alberi (pia illusione) i prezzi di questi tempi sembrano, a parte qualche scandalosa eccezione, contenuti. E tutto può essere a portata di mano per chi, come me, ha poco tempo per uscire. Il peccato è che il mercato è monco: alcuni editori che mi interessa leggere non si muovono digitalmente, e nel contempo c’è troppa poca diffusione per far accelerare questa tendenza. Non me ne vogliano, amo le libreria, soprattutto quelle serie. Ma ormai le librerie degne di questo nome, sono in estinzione.

Collabori con il Writer’s dream, quanto pensi possa essere utile un sito del genere a un aspirante autore?
Dipende. Per me lo è stato, sia per apprendere cosa possa essere importante editorialmente parlando (non pagare per pubblicare, ero uno di quelli che 4 anni non sapeva nemmeno la differenza tra EAP e Free) sia per il confronto sul tuo lavoro, il massacro del testo (e a volte dell’ego) e la successiva comprensione che… non si arriva mai da nessuna parte ma che sempre si deve migliorare. Questo da utente, se invece intendi chiedere se far parte dello staff è stata una via preferenziale per farmi conoscere o apprezzare dagli editori, penso di no. Di solito questi ruoli servono per mettersi a servizio degli altri, sia come gestione che come informazione, non per servirsene. Penso di aver raggiunto i miei piccoli risultati, giocando le mie carte come tutti gli altri, con tanto di palla al centro.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Progetti nella mia testa ne ho tanti, tempo per coltivarli davvero poco. È il mio dramma. Ho qualche racconto che presto verrà pubblicato in alcune antologie collettive, ho un romanzo in gestazione e altri due in revisione, più altre idee pronte per essere sviluppate. Insomma sono sempre di corsa. Spero che qualcosa di nuovo ne venga fuori 

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Di fermarsi a pensare e di rileggerselo un’ultima volta. Ma soprattutto di cercare il confronto altrui, in primis quello che tende a essere oggettivo e a distruggere, se lo merita, il nostro lavoro. Per quanto può far male, dalle ceneri emerge sempre un fiore ancora più bello. Poi di non avere fretta e di occupare il tempo dell’attesa con altri progetti. Ma soprattutto di valutare ogni cosa con ponderazione. A volte i passi falsi o troppo avventati, ci fanno franare. E anche se si cade, gli consiglierei di rialzarsi. E di continuare a camminare. Ognuno di noi, se crede in se stesso e se ha coltivato in modo consapevole il suo talento, ha diritto al proprio cammino personale.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho tutto XD
Ho un blog: http://www.jfmastinu.wordpress.com
Qui la pagina autore su Facebook https://www.facebook.com/framastinu
e infine anche twitter: https://twitter.com/FrankMastinu

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Per lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Antonino Lo Iacono, ciao Antonino e benvenuto su questo blog.
Buon salve a tutti i naviganti!

Vuoi presentarti ai lettori?
Generalmente in rete quando mi presento cito Cristicchi con “Mi chiamo Antonio e sono matto”, stavolta vedo di aggiungere qualcosa in più: mi chiamo Antonio e sono matto, tendo a definirmi un Lettore con la L maiuscola non per presunzione o categorizzazione ma perché la prima cosa che mi caratterizza è questo: leggere.
Ogni tanto mi capita anche di scrivere ma principalmente leggo.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Dipende abbastanza dai generi che vado a leggere ma volendo fare una scrematura… Edgar Allan Poe, senza il quale oggi probabilmente non sarei nemmeno qui a rispondere a queste domande e Brian Aldiss.
Anche Lovecraft, devo dire, anche se il mio rapporto col Solitario di Providence è conflittuale.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Dunque, “Disgregamento” nasce dall’idea di voler usare un approccio diverso all’idea di Immortalità nel classico contesto dello “Scienziato che usa arti oscure” tanto comune e classico in molte storie dell’Horror.
Lo scopo principale dell’Immortalità dovrebbe essere quello di non morire e così io mi son chiesto “e se invece fosse il contrario? Se invece si dovesse morire per raggiungere l’immortalità?” e da lì ho scritto il mio piccolo racconto, sfruttando la forma che tanto amo del diario (colpa della lettura del Dracula ai tempi del liceo).

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
La sfida.
Mi piace l’idea di gareggiare contro altri scrittori, l’essere in competizione e, quando si vince, la soddisfazione di poter dire “ce l’ho fatta”.

Hai partecipato ad altri concorsi e antologie, pensi possano essere utili?
Ho partecipato sì ad altri concorsi, pochi, in alcuni sono stato selezionato e in altri no.
Tendo ad essere molto selettivo in termini di partecipazioni anche perché evito del tutto di averci a che fare se non ho una buona idea in testa.
Se non c’è una buona idea anche se il concorso è la sfida più interessante e divertente del millennio… non ci partecipo.
In ogni caso sì, penso siano molto utili a tutti gli scrittori per quanto detto nella domanda precedente: la sfida, il dover gareggiare e il dover sottostare a regole precise (vuoi la lunghezza, vuoi il genere, vuoi boe particolari… etc.) sono ottimi incentivi a produrre il meglio.
Non sempre succede ma in linea di massima è così.

Penso che chiunque legga quest’intervista sappia più o meno cosa sia il Writer’s dream, ma lasciare spazio a un’ulteriore infarinatura non credo sia un errore… Quindi, ci vuoi parlare del Wd?
Il Writer’s Dream nasce cinque anni fa, portato in rete da Linda Rando/Ayame, nasce come un forum in cui pubblicare i suoi scritti poi però scopre l’Editoria a Pagamento e da lì… guerra aperta.
Quattro anni fa sono arrivato io al WD, in origine non sarei nemmeno dovuto rimanere sul forum (per quanto il mondo stia diventando e sia ormai social io rimango un vecchio eremita di soli ventiquattro anni che si lamenta dei giovinastri d’oggi, anche quando hanno la mia stessa età) poi però cause di forza maggiore mi ci hanno fatto rimanere e da allora… be’, è diventato un pezzo della mia vita.
Ora a quattro anni dal mio arrivo e a cinque dalla sua nascita stiamo festeggiando questo quinto compleanno, continuando a lottare contro l’EAP e a proporre costantemente nuove attività creative per tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi in gioco.

Come amministratore del Writer’s Dream hai partecipato a molte iniziative a favore degli emergenti. Vuoi dare qualche consiglio per ciò che concerne la promozione di un’opera?
Dunque, questa è difficile.
In rete si trovano consigli di tutti i tipi e io non sono nessuno per poterne dare di migliori, però… ecco, non rompete le scatole.
Chiaro e diretto.
Ignorate tutti quelli che vi dicono che dovete usare ogni occasione per parlare del vostro libro.
E per venderlo.
E per scroccare una recensione.
E per qualunque altra attività correlata.
Così non vi conquistate lettori ma soltanto gente che vi eviterà come la peste.
Promuoversi va bene, parlare del proprio romanzo va bene, trasformarsi in una parodia del classico piazzista da film serve solo a scatenare l’ira di ogni lettore che vede in questo nuovo scrittore soltanto l’ennesimo ciarlatano che vuol vendergli qualche (fasullo) olio misterioso e medicamentoso.
Praticamente quell’atteggiamento finisce con l’ottenere l’effetto contrario: nessuno vorrà leggere quello che lo scrittore propone e se lo legge lo fa più per toglierselo di torno che per altro.
E lo domando a tutti gli scrittori che disseminano la rete di spam ossessivamente domandando a ogni essere dotato di occhi e capace di leggere in italiano “Vuoi leggere il mio libro?” vi sentite realmente soddisfatti da una lettura ottenuta così? Perché io ne proverei solo fastidio, niente soddisfazione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Vari racconti sparsi che se diventeranno qualcosa di piacevole da leggere parteciperanno a nuovi concorsi e, pian piano, metto da parte i pezzi e i frammenti di quello che in un futuro lontano potrebbe diventare un romanzo.
Ma non mi sbilancio per scaramanzia.

Quale pensi sia uno degli errori più frequenti che commette un esordiente?
Sono indeciso tra il credere di avere la Parola Divina a proprio servizio e che di conseguenza ogni critica negativa verso ciò che il nostro esordiente ha scritto è mossa solamente da ignoranza e invidia, poiché la Parola non sbaglia mai e la Sindrome del Piazzista di cui parlavo sopra.
Be’, chiunque stia leggendo questa intervista lanci una moneta, se esce testa l’errore è la Parola, se esce Croce sarà il Piazzismo Compulsivo.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Avevo un blog ma è ormai defunto per comune accordo tra me e gli Antichi,
Bene o male però mi si può trovare su Twitter (@NephremRah) dove però non sono molto attivo (lo uso principalmente per seguire e leggere al momento) e Google + (che spero, pian piano, di far diventare il mio social network principale).

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’intervista!

Intervistiamo oggi per la rubrica “Ci Risponde.”, speciale Nerinchiostro,
l’autore Marco Migliori. Benvenuto su questo blog Marco!

Ciao!

Vuoi dire qualcosa su di te ai lettori?
No! 🙂

Quali sono le tue letture preferite? Quelle che consiglieresti a ogni lettore?
Leggo principalmente fantascienza, con puntate occasionali nel fantasy,
nell’horror e nel giallo (un po’ tutti i sottogeneri). A parte i classici
(Asimov, Bradbury…) i miei autori preferiti sono Walter J. Miller e Alfred
Bester. Consiglio in particolare del primo i racconti brevi, specie Benedizione
oscura e C’e’ qualcun altro come me? del secondo L’uomo PI e L’uomo
disintegrato.

Ci parli del tuo racconto inserito in Nerinchiostro? Magari con qualche
particolare anche sulla sua genesi.

Tempo addietro mi era capitato di comprare un album come quello del racconto
come regalo: uno di quelli in cui ogni pagina e’ dedicata a qualche evento
nella vita di un bambino piccolo, da quando nasce a piu’ o meno i dieci anni,
con tanto di spazi appositi per indicare l’altezza, oltre a quelli per le foto.
Mi era venuto in mente: e se le cose non andassero cosi’ come l’album suggeriva?
Inizialmente avevo pensato di descrivere l’album e basta, ma una serie di
descrizioni di pagine sarebbe risultata noiosa da leggere, cosi’ ho aggiunto
quella parallela dei tre personaggi.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Ho visto il bando sul Writer’s Dream, ho visto che lo gestiva un rispettato
ex-moderatore :), e garantiva la pubblicazione una casa editrice. Fra i vari
concorsi a cui partecipavo in quel periodo, questo era fra quelli a cui tenevo
di piu’.

Vuoi parlarci di qualche altro tuo racconto inserito in altre antologie?
Al momento, i due racconti che mi hanno dato piu’ soddisfazione sono stati “Il
riconoscitore” (Robot 66, Delos books) e “Lo scambiatore” (Urania 1588,
Mondadori). Non solo hanno avuto commenti quasi tutti positivi, ma ne hanno
anche avuti parecchi! A quanto vedo, le pubblicazioni periodiche permettono di
arrivare ai loro lettori abituali, che altrimenti non leggerebbero mai niente
di mio.

Come mai, se posso chiedere, la scelta di scrivere utilizzando uno pseudonimo?
Ehm…

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la
sua opera prima?

Se parli di romanzi, allora vorrei io qualche suggerimento… In generale, gia’
riuscire a scrivere un romanzo intero e’ un risultato niente male. Per quello
che riguarda la pubblicazione, non credo di avere suggerimenti utili.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ho in cantiere un romanzo per il premio Urania. E’ uno di quei cantieri che
restano aperti all’infinito… Ho gia’ quasi tutta la storia pronta, fra un po’
lo comincio. Domani.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook
o un sito personale?

Il mio sito web e’ http://sgerwk.altervista.org
Sono su twitter come @sgerwk

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista.
Grazie a te!

Nuova puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Isabella Zangrando, ciao Isabella e benvenuta su questo blog.
Ti presenti ai lettori?

Isabella: Sono una grande lettrice in primo luogo, è la curiosità che mi muove in tutto quello che faccio e leggo. Ho sempre scritto, come forma di completamento del mio io, cercando di esprimere al meglio la mia personalità. Il mio andamento altalenante dal thriller alla letteratura classica, dal romanzo gotico ottocentesco alla fantascienza del novecento, si riflette anche in quello che scrivo. Attualmente lavoro come impiegata, ma è solo un’occupazione. Il mio sogno è fare la scrittrice giardiniera.

Se dovessi scegliere tre libri e tre autori tra i tuoi preferiti, quali sceglieresti?
Isabella: Difficile da dire… Sicuramente il primo nome è Richard Matheson con “Duel e altri racconti”, un maestro assoluto del noir e della fantascienza e un libro che per primo mi ha avvicinato all’autore. A seguire, citerei “I ragazzi del Massacro” di Giorgio Scerbanenco, che reputo assieme a Fruttero&Lucentini una lettura imprescindibile per chi ama il thriller/noir all’italiana. Infine viene Italo Calvino con “Marcovaldo”, una scelta molto differente dalle precedenti, ma si tratta di un autore e un’opera a me molto cari perché di una modernità sconcertante.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Isabella: Il racconto nasce da un evento banale, quasi intravisto con la coda dell’occhio. In realtà, il racconto ha preso corpo e si è tramutato in una riflessione amara sulla pochezza dei rapporti interpersonali, sull’avidità umana che spesso tramuta l’affetto in desiderio di possesso. La carne, il cibo sono una metafora della stanchezza morale di una società affamata di nuovi bisogni, che crea dipendenza e si compiace della disfatta altrui, il cosiddetto fenomeno dello shadenfraude.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Isabella: Avevo scritto questo breve racconto e avevo voglia di mettermi in gioco. Come altri ho trovato segnalazione del concorso su Writer’s dream ed eccoci qua…

Hai studiato “Lingue Orientali”, laureandoti nel 2004, quanto questi studi influenzano i tuoi scritti?
Isabella: Posso dire che me ne accorgo solo ora come la sensibilità nipponica abbia mutato la mia visione e capacità di interpretazione. Certe atmosfere, la suspence dell’attesa e il mistero sono degli elementi ereditati dalla letteratura e dall’arte giapponese. Le celebri raffigurazioni del mondo dei mercanti (ukiyo-e) sono l’esempio calzante di un microcosmo composto di misfatti, vizi e peccati morali così vicini al nostro occidente.

Cosa è per te la scrittura?
Isabella: Un palestra, un campo di prova e al tempo stesso la messa in parole di pensieri a volte scomodi.

Quale genere preferisci quando scrivi? Quale invece, se è diverso, quando leggi?
Isabella: Dal punto di vista narrativo, finora mi sono dedicata al noir, rispecchiando tante mie letture. Tuttavia, dato che sono autrice anche di poesie, il genere e i temi trattati ovviamente cambiano notevolmente, traendo ispirazione dal nostro immenso patrimonio, in primis Montale e Alda Merini.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Isabella: rileggere, rileggere e ancora rileggere. Il pensiero di prima non è più lo stesso qualche attimo dopo e gli occhi con cui si scrive non sono gli stessi di chi legge.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Isabella: al momento no, un anno fa ho terminato un’opera che però non riesco a pubblicare, pertanto medito il da farsi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Isabella: Potete trovarmi su facebook: http://www.facebook.com/isabella.zangrando
Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista

Dopo un po’ di silenzio torniamo con lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Roberto Ciardiello, ciao Roberto e benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, grazie per l’opportunità.

Ti presenti ai lettori?
Sono un appassionato di cinema, soprattutto horror (ma non solo); ho suonato per parecchi anni il basso in un gruppo rock; mi piace andare in mountain bike, anche se spesso lo dico e solo a volte lo faccio.
Ho una predilezione per i territori del Nord, per l’Irlanda in particolare. Quando diventerò milionario con la scrittura, comprerò una casetta lassù. Nel frattempo sogno.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
Se dico Stephen King cado nel banale? Be’, lo dico lo stesso. Oltre al Re, sono un fan sfegatato di James Ellroy, che per me rappresenta Il-Noir-con-la-lettera-maiuscola. Menzione speciale anche per Edward Bunker, Don Winslow e H. P. Lovecraft, diversi tra loro per stile e generi, ma che hanno contribuito a formarmi.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Allora, come ho scritto poco sopra mi piace molto l’Irlanda, a tal punto da averci ambientato “Dietro il pagliaccio”. Quando ci sono stato, uscendo da Dublino sono arrivato a Howth, paesino di mare così splendidamente calmo, quasi “fiabesco” che me ne sono innamorato. Il suo ricordo è tornato durante la stesura del racconto, mi serviva un porto, una barca… e allora perché no? I fatti di sangue accadono anche in luoghi apparentemente tranquilli. Anzi, in un posto del genere il contrasto tra Bene e Male, tra Bello e Brutto è ancora più netto.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Partecipare a Nerinchiostro è stato un piacere innanzitutto, lasciamelo dire.
Detto questo, ho trovato la notizia sul sito Writer’s Dream, una vera e propria miniera di informazioni sull’editoria sana e genuina (ovvero quella non a pagamento). Ho inviato il file ed è andato bene, per fortuna.

Sei stato uno dei selezionati per l’antologia “La piccola antologia degli orrori”, un progetto targato Writer’s Dream e Wepub che si può scaricare liberamente al costo di un tweet o un post su facebook. Ci vuoi parlare del racconto selezionato?
Ah, una raccolta bellissima, davvero! Sono sette racconti puramente horror, tutti molto buoni. C’è anche il mio “Oh, povera Susanna…” E’ una storia basata su una filastrocca che riporta a un fatto di sangue avvenuto anni addietro e che vede due bambini, fratello e sorella, alle prese con la padrona di una villa, la quale rivive tutti i giorni lo stesso avvenimento: la vigilia insanguinata di un Natale passato, fatto cantilenato dai bambini del paese tramite la filastrocca.

Ho notato che partecipi a molti concorsi, pensi possano essere utili? Perché?
Sì, per me hanno la loro utilità. Se da una parte “fanno curriculum”, dall’altra sono un buon esercizio per tenere calda la mente. Ogni tanti imbecco la strada della vittoria, altre no, ma posso ritenermi soddisfatto.

Sei stato anche il vincitore della 5° edizione del Concorso di Narrativa Horror di Scheletri.com. Vuoi parlarci del racconto vincitore?
Ecco, questa vittoria non me l’aspettavo proprio! Speravo di piazzarmi bene, magari arrivare sul podio, ma addirittura primo…
Comunque, ho partecipato con “Proiezioni di morte”. Mi sono divertito a scriverlo. Volevo narrare di un mondo in cui l’uomo fosse cacciato da qualcosa o qualcuno, ma non mi andava un simil-28-giorni-dopo. Così mi sono detto: e se ognuno fosse minacciato dalla propria ombra? Se fossimo costretti a nasconderci, a vivere nel buio, a evitare il sole per non incrociare un nemico dal quale non possiamo staccarci? E allora ho cominciato a scrivere…
Riallacciandomi alla domanda precedente, “Proiezioni di morte” è stato un buon allenamento: non avevo mai usato la narrazione in prima persona, in genere uso il punto di vista del narratore onnisciente, ma per un racconto del genere mi pareva cosa buona e giusta.
E a quanto pare lo è stata.
Questo è il link, per chi volesse leggerlo: http://www.scheletri.com/concorso-premio2013.htm

Quale ritieni sia il genere a te più affine nella scrittura?
Questa è una domanda che mi mette non poco in crisi.
Horror? Noir? Pulp? Non lo so, credo ci sia un miscuglio di molti generi in ciò che scrivo, comprese le influenze cinematografiche di tutti i tipi o testi musicali che possono ispirarmi. Se ad esempio a “Dietro il pagliaccio” togliamo la componente nera… non è una semplice storia d’amore?
Credo che l’essere umano in generale sia come una spugna: assorbe qualcosa da tutto ciò che lo circonda… e nel caso dello scrittore lo rigetta, anche inconsapevolmente, nei suoi scritti.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Gli direi di chiudere la casella mail che ha davanti e non inviare niente. Rileggere il testo, ma mica una volta, rivederlo e correggerlo fino quasi ad averne la nausea, a odiarlo. Essere supercritici, scervellarsi anche sul fatto di mettere una virgola o un punto e virgola dopo quella parola. Se si è fatto un buon lavoro, si avranno i frutti.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ecco, in pentola bollono talmente tante cose che se mi chiedessero la ricetta non saprei dargliela!
Scherzi a parte, ho adocchiato un buon concorso a cui ho intenzione di partecipare: è il John Polidori, indetto dal portale Nero Cafè. Poi ho sviluppato delle idee (ancora da mettere nero su bianco) per un romanzo breve che vorrei proporre per Orbite Nere, la nuova collana della Sogno Edizioni curata proprio da te. Magari sarà un fiasco totale, ma ho intenzione di provare.
Ah, e poi dovrei revisionare un vecchio romanzo che scrissi anni fa e che, visionato a distanza di molto tempo, mi sono reso conto essere orribile.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Per ora ho soltanto una pagina facebook. Eccola: https://www.facebook.com/roberto.ciardiello.14?ref=tn_tnmn

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te, mi ha fatto molto piacere!

Quarta puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…”. Risponderà oggi alle nostre domande Mauro Zanetti, ciao Mauro e benvenuto su questo blog.
Ti presenti ai lettori?
Con piacere…35anni, insegnante di italiano in un centro di formazione di Trento, scrittore per passione.

Quali sono state le letture che ti hanno maggiormente colpito?
Da ragazzo senza dubbio il geniale Dylan Dog, che per i primi cento numeri rimane tuttora un’opera di grande rilievo, per scrittura e drammaturgia complessiva. Crescendo ho poi avuto il piacere di impattare in molti capolavori, citarli tutte sarebbe impossibile, mi limito a ricordare Cent’anni di solitudine, Cecità e I Pilastri della Terra. Nei loro generi, tre assoluti punti di riferimento.

Hai pubblicato da poco un romanzo storico “Vellutum di seta e d’altri intrecci” ce ne vuoi parlare?
La realizzazione di un sogno e una delle esperienze più gratificanti della mia vita. Il romanzo racconta la nascita della tessitura della seta in Trentino (nel paese di Ala per la precisione) e mescola dati storici con una struttura narrativa di mia invenzione, ricca di intrecci e colpi di scena.

Il tuo romanzo è ambientato nella Genova del 1657, come mai questa scelta?
Tra Genova ed Ala in realtà. E’ stata una scelta obbligata, dato che si tratta di un romanzo storico e la vicenda narrata si snoda partendo per l’appunto dal 1657.

Quanto ha influito il tuo background da professore di storia e italiano nel realizzare proprio un romanzo storico?
Senza dubbio la mia professione, ma più che altro la mia passione per la storia, ha influito sulla scelta del genere. Nella fattispecie il fattore determinante è stata però la professione della mia compagna, storica dell’arte, che mi ha fatto conoscere la straordinaria vicenda del velluto alense, alla quale mi sono immediatamente appassionato.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…
Il racconto è nato piuttosto di getto e, mi spiace deludervi, non ha una genesi particolarmente interessante. Certamente l’idea di base, ossia la figura di un assassino seriale che uccide le sue vittime emulando celebri omicidi letterari, era un’idea che mi rimbalzava in testa da tempo e che grazie a te e a Stefano ho potuto mettere su carta.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?
Per la gloria letteraria.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
Col senno di poi, rispondo il romanzo. Ma non perché esista una scala ontologica di valori, semplicemente perché, essendo riuscito a pubblicarlo e vederlo in libreria col mio nome in bella vista, gli devo dare la precedenza….

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?
Non sono un sostenitore degli ebook ma mi rendo conto che il futuro va in quella direzione, nonostante il mio dissenso. Anche se credo che il romanzo cartaceo, così come il suo fascino, non verrà mai accantonato. Non so se Vellutum avrà una versione digitale, probabilmente sì, ma sarà una decisione dell’editore.

Quale ritieni sia il genere a te più congeniale per ciò che concerne la scrittura?
Sto lavorando ad un secondo romanzo storico ambientato durante il Concilio di Trento, quindi credo di aver ormai scelto la mia strada. Si tratta però sempre di romanzi storici fortemente segnati da trame nere.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Non considerarla finita. Dimenticarla per un mese e poi rileggerla da capo con umiltà. In seconda battuta consiglio di cercare un editore serio e volenteroso che abbia voglia di lavorare con lui. Per serio intendo uno che non chieda denaro per pubblicarti e soprattutto che sia un lettore-lavoratore che abbia intenzione di leggere davvero il romanzo e che investa tempo e sudore per correggerlo, a questo punto lo scrittore deve essere intelligente e umile per considerare imperfetto il suo lavoro e disposto a lavorarci sino all’esaurimento. Io ho avuto la fortuna di incontrare un editore serio e appassionato: Sergio Bevilacqua di IBUC edizioni.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho solo la mia pagina facebook, non sono molto tecnologizzato in realtà….però trovate il mio romanzo che parla di me più di quanto sappia fare io. Sul sito di IBUC, su Amazon, Ibs e altrove.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te Massimo, soprattutto per la dedizione che hai dimostrato in questa avventura.

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