Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Igor Lampis Ciao Igor, benvenuto su questo blog!

Ciao! Grazie a te per lo spazio concesso e per darmi la possibilità di parlare del mio libro.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Volentieri!!! Ho 35 anni. Sono di Pabillonis, piccolo paese della Sardegna e vivo a Cagliari per questioni di lavoro. Suono in gruppo rock che si chiama Punkillonis con cui a breve uscirà il terzo disco, e ho da sempre la passione per la scrittura, che ho preso più seriamente nel 2010 quando ho pubblicato il mio primo libro di cui oggi vi parlerò.

Qual è il tuo autore preferito?

Se devo fare solo un nome dico George Orwell, ma senza dubbio nella mia lista ci sono Kafka, Huxley, Golding, Bradbury e altri. Credo che già da questo si capisca in che direzione si possa muovere il mio libro.

Ci parli del tuo libro “Lo spirito del mio Tempo”?

Come si intuisce dalla risposta precedente, il libro è un distopico. Qualcuno lo ha definito distopico fantapolitico e mi sembra azzeccato!
È ambientato nel 2022 e attraverso gli occhi di Giorgio Ferri, il protagonista, si descrive un mondo apparentemente perfetto che offre ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno per non pensare troppo, non è molto lontano dalla nostra realtà. Una svolta si ha quando Giorgio incontra il suo amico Tony, che ha una visione completamente diversa dalla sua. Da quel momento in poi tutto è destinato a cambiare e la vita di Giorgio prenderà direzioni inaspettate.

So che sono in uscita altre tue opere, ce ne vuoi parlare?

Sì, a breve usciranno una raccolta di poesie dal titolo “Pensieri in Verticale” con la casa editrice Montecovello, e un romanzo totalmente diverso dal precedente che si intitola “L’isola”con la 0111 edizioni.
La silloge conterrà circa quaranta poesie che presenterò con dei reading musicali accompagnato da chitarra elettrica e canti.
Il romanzo è ambientato in un passato molto lontano, ma in fin dei conti credo che in qualche modo sia collegato al precedente, se non altro per il messaggio che ho cercato di dare. Per il resto, come già detto, sono due cose completamente diverse sotto tutti i punti di vista.

Ti sei cimentato sia con la poesia sia con la prosa, dove ti sei trovato maggiormente a tuo agio?

Scrivere un romanzo è sicuramente più impegnativo, ma da un certo punto di vista è più semplice.
La poesia invece rappresenta sempre un rischio. È una cosa immediata, spesso di difficile comprensione o troppo intima e personale per poter essere apprezzata da chi legge.
Nel mio caso specifico, visto che comunque ho sempre scritto canzoni in rima nei Punkillonis, credo di essermi trovato più a mio agio con la poesia, ma scrivere un libro è un viaggio diverso, un’avventura che mi piace e che non abbandonerò.

Cosa ne pensi degli ebook?

Non vorrei dire “io sono uno all’antica, mi piace sfogliare il libro, sentire l’odore della carta” e cose che ho già sentito da altri, ma la realtà è che, da lettore, non sono ancora entrato in contatto con il mondo degli ebook. Prima o poi lo farò seguendo il consiglio degli amici che hanno l’ebook reader e mi assicurano che è veramente comodo.
Da autore dico che è un’opportunità in più. L’ebook costa meno del libro stampato e può essere un ottimo mezzo di diffusione del testo.
Per quanto riguarda il risparmio della carta, invece, credo che sia una cosa assolutamente positiva.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Per prima cosa gli consiglierei di non avere fretta di pubblicare, di informarsi sul mondo dell’editoria e di scegliere un editore che non chiede contributi, ce ne sono tanti e sicuramente anche uno disposto a pubblicare l’opera dell’esordiente.
In termini di tempo, da quando si invia il manoscritto, mettere in conto di aspettare dai tre mesi all’anno. Le proposte che arrivano prima, nella maggior parte dei casi, nascondono spiacevoli sorprese.
Come seconda cosa gli direi di non aspettarsi fama e soldi, di rimboccarsi le maniche e di muoversi in prima persona per promuovere il libro. Le piccole soddisfazioni arrivano, anche se ognuno di noi sarà sempre convinto di meritare di più.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

A me piace organizzare reading e presentazioni dal vivo per cui il massimo sarebbe vedervi tutti lì. Al momento non ho un blog o un profilo twitter. Ho una pagina facebook in cui inserisco i miei eventi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per me è stato un vero piacere!

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Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Alessandra Paoloni. Ciao Alessandra! Benvenuta su questo blog.

Grazie a te per la gentile opportunità. Per un autore emergente come me è importante poter parlare al pubblico delle proprie opere.

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Come ti dicevo, sono una scrittrice emergente che insegue il sogno della pubblicazione, come tanti altri autori che faticano a emergere dal “mucchio”. Si dice che in Italia ci siano più scrittori che lettori, e devo confermare che questo è assolutamente vero. Coltivo il sogno di scrivere in pratica da quando sono bambina; creare mondi e personaggi è sempre stata la mia passione, una sorta di valvola di sfogo per me e, spero, per chi mi leggerà. Fino ad ora ho pubblicato tre libri e tra tutte le piccole soddisfazioni che ho avuto la maggiore è stata quando una ragazza mi ha detto “ero in ospedale e leggere il tuo libro mi ha aiutato molto”. Da queste semplici parole ho realizzato il fine di tutto il mio “lavoro” (anche se di lavoro in quanto tale non si può parlare ancora..) che è quello di condurre per mano i lettori verso i mondi che creo per dar loro la possibilità di “evadere” e riflettere.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Il libro in assoluto che amo e adoro è “Cime tempestose” della Bronte. E non parlo solo della storia d’amore (una delle più forti e “immortali” della letteratura a mio modesto parere) ma del linguaggio che utilizza, così carico di echi goticheggianti che io amo alla follia. La Bronte è uno dei miei autori preferiti, ma non ne prediligo soltanto uno. Tra la schiera degli autori che mi hanno influenzata e ai quali mi ispiro c’è Coelho, King, Lovecraft, Tolkien e di italiani Alessandro Baricco.

Vuoi parlarci del progetto fantasy “La Stirpe di Agortos”?

Il progetto della Stirpe di Agortos nasce circa sei anni fa, e ha visto molte correzioni e molte idee sovrapposte. Dai nove libri che avrei voluto scrivere alla fine li ho ridotti a un numero di quattro, poiché la monumentalità dell’opera esigeva troppo tempo e troppe energie. Ma ad essere sincera non ho ancora chiara la struttura dell’opera intera; lascerò che sia la fantasia a condurmi, senza stare troppo ora a rimuginare sul numero dei volumi che vorrei scrivere.
L’immagine di questo mondo fantastico che descrivo nella Stirpe, dove l’uomo si ritrova ad affrontare una natura incontaminata e magica, è simbolo di un ritorno alla semplicità dell’essere umano. E proprio alla fine di aprile uscirà “La Stirpe di Agortos, Prima generazione”, il primo volume nel quale il lettore potrà fare la conoscenza diretta di Agortos e della sua discendenza. La saga fantasy contiene molte metafore e molti messaggi riguardanti il rispetto per la Natura (che viene personificata diventando quasi uno dei personaggi protagonisti) e per il mondo che ci circonda, una tematica sempre attuale.

Quali ritieni siano elementi fondanti nella costruzione di un credibile e interessante mondo fantasy?

Sento spesso dire che il fantasy è un genere per bambini e per adolescenti, ma non c’è niente di più sbagliato. E non è semplice né leggere fantasy né tanto meno scriverne. I libri fantasy nascondono molto di più di quello che non si crede, e l’allegoria che uno scrittore utilizza per costruire un mondo fantasy non sempre è facile da cogliere. Gli elementi che caratterizzano questo genere sono molto comuni: da creature fantastiche quali draghi o elfi, a terre immaginarie dai nomi a volte impronunciabili (e mi riferisco anche a quelli che ho inserito io nella mia saga). Ma è bene ricordare sempre che un buon fantasy deve essere vicino alla realtà in cui l’uomo vive, la deve rispecchiare, rappresentare, altrimenti resterà sempre appunto una storia di creature e terre lontane che alla fine della lettura, una volta chiuso il libro e riposto nella libreria, resta solo tra le pagine.

Qual è la tua opinione sugli ebook?

Molti autori oggi preferiscono pubblicare la propria opera in digitale, l’ho fatto anche io in tutta sincerità. Ma nulla potrà mai sostituire l’odore buono delle pagine di un libro appena comprato. Purtroppo c’è dietro a questa questione degli ebook anche un fattore economico. Sento molti lettori che mi dicono “acquisto l’ebook perché risparmio rispetto a un cartaceo”. In fondo, se ci si fa un giro nelle librerie, non si può far torto a questo ragionamento. Scommetto che se i libri costassero molto di meno le persone ne comprerebbero di più. Dubito (ma questa è un’opinione personale) che gli ebook siano il futuro dell’editoria. E’ un mezzo in più per diffondere la propria opera, certamente. Ma soprattutto per un autore emergente come me tenere tra le mani il cartaceo della propria opera con su scritto il proprio nome è tutt’altra cosa.

Quale genere prediligi per ciò che concerne la scrittura?

Sono una scrittrice onnivora, nel senso che spazio dal gotico- horror, al fantasy al paranormal-fantasy, alle poesie. Ultimamente ho preso anche a scrivere racconti romantici per una nota rivista femminile. Mi piace spaziare e affrontare generi sempre nuovi. Forse mi troverei in difficoltà nella stesura di un libro giallo o un thriller, ma non ci ho mai provato quindi mai dire mai.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Ne ho più di uno, ma il ciclo di Tiepole (un paranormal fantasy) è quello che mi ha assorbito di più in quest’ultimo periodo. Spero davvero che un giorno qualche editore mi dia l’opportunità di farlo conoscere al pubblico.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di avere tanta ma tanta ma tantissima pazienza. Come dicevo prima in Italia ci sono pochi lettori ma tanti scrittori ergo le case editrici (piccole medie o grandi che siano) sono sature e i tempi di risposta sono molto lunghi. Il consiglio che posso dare è di non rivolgersi o puntare su una casa editrice sola, e non pensare soltanto di entrare a far parte della rosa delle grandi. Anche una piccola casa editrice, se il libro vale e l’autore ci mette il suo impegno a pubblicizzarsi, può far conoscere uno scrittore. E poi sembrerà una frase fatta, ma non bisogna arrendersi mai. Anche io ho ricevuto dei secchi no, ma vado avanti per la mia strada. Anche questo rientra nella formazione di uno scrittore.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho un blog (http://paolonialessandra.blogspot.com/) e una pagina facebook (http://www.facebook.com/pages/La-Stirpe-di-Agortos/107052422666825). Utilizzare internet per diffondere i propri libri è un altro consiglio spassionato che do a tutti.

Questa era l’ultima domanda Alessandra, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per avermi dato questa occasione! E un grazie anche a chi mi segue, spero in futuro di poter fare sempre del mio meglio.

Oggi intervistiamo Marco Baggi, autore de “La fuga dei vinti”. Ciao Marco, ti do il benvenuto su questo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Volentieri. Ho 26 anni, una laurea in Scienze Storiche e il diploma di Liceo Artistico; come impiego “saltello” da un lavoro all’altro, un po’ come tantissimi altri precari qui in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, scoppiata quasi per caso in terza media, condivido il mio tempo libero con diversi altri interessi, come il disegno, lo sport, il modellismo e non ultima la lettura. Insomma, cerco sempre di tenermi in movimento.

Qual è il tuo autore preferito?

Bernard Cornwell, a mio parere uno dei migliori romanzieri storici in circolazione. Delle sue opere adoro soprattutto la serie dedicata a Richard Sharpe, nella quale viene perfettamente ricreata l’atmosfera dell’epopea napoleonica. Leggo anche testi di autori italiani, non necessariamente legati al genere storico; di recente sto trovando interessanti alcuni lavori di scrittori emergenti, spesso più meritevoli delle grandi firme che si vedono in libreria.

Hai pubblicato il tuo primo romanzo “La fuga dei vinti”, ce ne vuoi parlare?

Si tratta di un romanzo storico, a metà strada fra avventura e guerra. L’intera vicenda, a parte piccole eccezioni, è vista attraverso gli occhi del giovane tenente Francesco Martini, ufficiale fresco di nomina finito suo malgrado nell’inferno della rotta di Caporetto. I capitoli del romanzo descrivono in modo serrato quei giorni terribili, dividendosi fra azione pura e riflessioni personali del protagonista, impegnato in una lotta continua per sopravvivere e non impazzire davanti alla miseria della guerra. Nella storia lo vedremo quindi crescere come uomo e come capo, in un susseguirsi di sfide sempre più dure per lui e i propri soldati lungo la strada della salvezza.
La fuga dei vinti è stato praticamente scritto nei ritagli di tempo durante l’università, per poi vedersi concluso alla fine del 2009. Dopo un lungo percorso di riletture e revisioni, nel 2011 la casa editrice Zerounoundici ha deciso di pubblicarlo.

Sei laureato in scienze storiche e il tuo primo romanzo ha un’importante cornice storica, non credo sia una coincidenza. Come si sono legati scrittura e storia nel tuo processo creativo? Come mai questa forte connotazione storica?

Il tutto è nato in virtù del mio grande interesse nei confronti della storia, incentrato soprattutto sul periodo della Grande Guerra. Da molto tempo confidavo di realizzare un romanzo ambientato in quel preciso momento della storia d’Italia, forse uno dei più bui e controversi.
In questo genere particolare di narrativa la scrittura è ovviamente intrecciata con la storia stessa. E’ stato quindi molto difficile, ma allo stesso tempo molto affascinante, riuscire a conciliare gli eventi realmente accaduti con l’inventiva della narrazione, in modo da ottenere una vicenda bilanciata e evitare errori grossolani. Tutto questo ha ovviamente richiesto un lungo studio, a partire dagli avvenimenti fino alle unità militari coinvolte e i relativi comandanti; luoghi e fatti descritti nel romanzo sono infatti veramente esistiti.

“La fuga dei vinti” è stato pubblicato anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Pur restando un tradizionalista della carta stampata, riconosco nell’ebook un’ottima via commerciale, anche se ancora acerba in Italia. Di certo il formato elettronico possiede indubbi vantaggi che, se ben sfruttati, potranno costituire una svolta nell’editoria futura, soprattutto per le case editrici medio-piccole. Spero possa trovare la giusta diffusione, in particolar modo fra i giovani, i quali “sentono” molto queste nuove tecnologie.

Sei anche disegnatore e illustratore, hai mai pensato di impegnarti in un’opera che possa legare il disegno e la scrittura?

Certamente, il progetto di realizzare una pubblicazione di questo genere mi frulla in testa da molto tempo. Ho sempre apprezzato le illustrazioni dei testi di storia militare, raffiguranti le uniformi o gli eventi di un preciso evento bellico, e dunque mi piacerebbe molto unire il disegno alla scrittura. In realtà qualcosa è già stato fatto: in contemporanea con “La fuga dei vinti” infatti, ho curato una piccola pubblicazione per l’Associazione Storica Cimeetrincee, dal titolo “L’altra guerra. Il conflitto lontano dal fronte”. Specificatamente ideato per gli alunni delle scuole medie, il libretto ripercorre la vita militare di un soldato della Prima Guerra Mondiale, parallelamente alla non meno facile esistenza della popolazione a casa. Il tutto accompagnato da numerosi disegni riguardanti i soldati dell’epoca.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì, attualmente sto proseguendo nella stesura di un nuovo lavoro, con ancora protagonista il tenente Martini. Avrei l’intenzione di realizzare una breve serie dedicata a questo personaggio, legato ad un periodo storico poco trattato e dunque ricco di spunti interessanti.
Non mancano le idee anche su altri progetti e generi, ma al momento è ancora tutto da definire. In futuro mi piacerebbe molto tornare a scrivere racconti, che a suo tempo fu il mio primo interesse nell’ambito della scrittura.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Innanzitutto di non scoraggiarsi mai, sarebbe un errore grave quasi quanto pubblicare a pagamento. Se si crede in ciò che si scrive, bisogna andare avanti per la propria strada, anche se alla fine il romanzo non viene pubblicato. La scrittura è passione, una sorta di rifugio che appartiene soltanto a noi e in grado di donare sollievo nei momenti difficili della vita. E non importa se non sarà pubblicato, il lavoro intrapreso sarà comunque servito ad aggiungere un tassello importante nella crescita di ognuno.
Ad ogni modo, per chi avesse terminato un manoscritto, i consigli principali sono gli stessi che diedero anche a me tempo addietro. Ovvero, cercare di sottoporre il proprio scritto a lettori severi ed obiettivi (cercando d’evitare parenti e amici quindi), in modo da ottenere dei giudizi attenti e precisi sui punti deboli e di forza dell’opera. Ottenuto questo, sarà bene valutare con criterio la scelta del giusto editore (rigorosamente Free), andando a comprendere se la linea editoriale è adatta al manoscritto che vorremmo sottoporre. In tal senso ritengo siano utilissimi i forum letterari sul web, come il Writer’s Dream e Pescepirata, soltanto per citarne i più conosciuti e apprezzati.
C’è molto da fare dunque ma, come scritto poc’anzi, mai scoraggiarsi.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Al momento mi potete trovare su Anobii, ma a breve (spero) dovrei realizzare una sorta di blog artistico/letterario, aperto a notizie legate ai romanzi e al mondo dell’illustrazione.
Qui il link di Anobii:
http://www.anobii.com/panzer85/books

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!

Grazie infinite a te per lo spazio e il tempo concessomi. Alla prossim

Eccomi qui, dopo tantissimo tempo.
Pubblico una recensione fatta tempo fa, che per vari motivi ancora non avevo pubblicato su questo blog:
La copertina

QUARTA DI COPERTINA:
In un paesino sul mare ha inizio la vicenda di Giuseppe, un ragazzo come tanti, che decide di abbandonare la sua terra per andare a studiare a Milano.
Sognatore, sensibile e romantico, Giuseppe affronta la vita con la leggerezza e l’inquietudine dei suoi vent’anni, che lo portano a compiere delle scelte che modelleranno per sempre la sua esistenza.
Finché un destino cinico e inesorabile lo costringerà, in una sorta di resa dei conti, a intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso.
Un romanzo leggero e drammatico nello stesso tempo, caratterizzato da un ritmo veloce e compatto.

Titolo: La porta del mare
Autore: Francesco Rago
Genere: Narrativa
Editore: Zerounoundici edizioni
Collana: Selezione
Pagine: 172
Prezzo: 13,20 euro
Isbn: 9788863071900
978-88-6281-442-3

Recensione di Massimo Junior D’Auria:

Trama
Dalla quarta di copertina:
In un paesino sul mare ha inizio la vicenda di Giuseppe, un ragazzo come tanti, che sceglie di abbandonare la sua terra per andare a studiare a Milano.
Sognatore, sensibile e romantico, Giuseppe affronta la vita con la leggerezza e l’inquietudine dei suoi vent’anni, che lo portano a compiere delle scelte che modelleranno per sempre la sua esistenza.
Finché un destino cinico e inesorabile lo costringerà, in una sorta di resa dei conti, a intraprendere un viaggio alla ricerca di se stesso.
La trama è ben congegnata, non presenta nessuna sorta d’incongruenza o altro. Procede abbastanza linearmente e quasi sempre si dipana in modo interessante, non facendo risultare noiosa la lettura

Personaggi
I personaggi di contorno non sono descritti con lungaggine, ma il necessario, questo non appesantisce la storia donando quel ritmo veloce alla lettura di cui parlerò più avanti. Questi personaggi si rivelano dei comprimari accanto all’unico protagonista, ognuno divide con lui un pezzo di strada che, per un motivo o per un altro, ha una durata breve. Tra questi ho gradito molto Tony e il padre di Giuseppe, entrambi sono destinati a sottolineare alcuni passaggi della vita del protagonista, così come anche Mario.
Giuseppe è il protagonista indiscusso di questo romanzo, è un personaggio dinamico che cambia idea e modo di vivere più volte, forse, anche solo apparentemente. Sicuramente, come dice anche la quarta di copertina, è un sognatore, un romantico e sensibile – io aggiungerei anche: abbastanza sfortunato – ma ad un certo punto sembra quasi cambiare, arrivando a vivere la sua esistenza con una certa dose di disillusione. Solo alla fine ritroverà se stesso.

Lingua e stile
Lo stile è semplice, nel senso buono del termine, questo dona al romanzo un ritmo invidiabile che permette la sua lettura in poche ore. Il narratore in prima persona, che a volte può essere un’arma a doppio taglio, è reso bene, dando la giusta emotività al romanzo, questo e tante altre piccole scelte dell’autore permettono una possibile identificazione del lettore con il protagonista del romanzo, Giuseppe. Il registro linguistico è giusto, sicuramente coerente con il protagonista.

Considerazioni personali
Il romanzo come si può notare mi è piaciuto. Una volta entrato nella storia ho sentito la necessità di continuare la lettura, prendendomi quasi a cuore la sorte del protagonista. Magari in certi punti avrei descritto personaggi o ambientazioni maggiormente, ma queste sono puramente questioni di stile, anche perché il romanzo non ha risentito di tale scelta. Penso sia una buona prova, un buon romanzo d’esordio, rivediamo i punti a favore:
– buon ritmo narrativo;
– storia ben costruita e mai noiosa;
– situazioni interessanti;
– stile abbastanza scorrevole.

Sicuramente una lettura consigliata.

Saluti!