Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Marco Filippi. Ciao Marco, benvenuto su questo blog!

Ciao a tutti e grazie a te Massimo per avermi concesso questa opportunità.

Oramai la prima domanda della rubrica è questa: ci racconti qualcosa di te?

Non amo molto parlare di me stesso agli altri. Mi limiterò all’essenziale: Ho 32 anni, sono di Roma e scrivo da sempre: poesie, testi di canzoni, articoli di giornale, vignette, aforismi.

Qual è il tuo autore preferito?

Mi sono formato con i contemporanei. Quando scrivo canzoni risento dell’influenza dei cosiddetti cantautori, in particolare Roberto Vecchioni, Francesco Guccini e Fabrizio De Andrè. Negli anni della mia adolescenza ho cercato di imparare tanto da loro. Su tutti però l’autore che preferisco è Erri De Luca. Lo ritengo il più grande scrittore vivente e il mio punto di riferimento. Poi non ti nego che vorrei aver scritto di mio pugno molte poesie di Nazim Hikmet, Alda Merini, Pablo Neruda, Izet Sarajlic e Wislawa Szymborska.

Ci parli del tuo ultimo libro “Nel nome del padre – Poesie d’amor(te)”?

E’ un libro che nasce da un lutto. Quello di mio padre, strappato alla vita troppo giovane e troppo presto. La maggior parte delle poesie sono dedicate a lui, come anche il breve racconto presente all’inizio del libro. Ma non è un libro triste. Ci sono poesie d’amore, alcune di forte impatto sociale, altre ironiche. L’ho scritto perché è l’unica cosa che credo di saper fare. E’ stata una reazione istintiva al dolore. Mi piace la poesia e attraverso questa forma letteraria cerco di riflettere, di liberarmi dalle angosce, di migliorare alcuni lati di me stesso e, di conseguenza, della mia vita.

C’è qualche motivo per cui hai iniziato ad avvicinarti alla poesia? Come mai la scelta di cimentarti con questa difficile forma letteraria?

Credo che ognuno di noi nasca con un talento o, meglio, una predisposizione, una peculiarità. Questo però non è sufficiente. A ciò va necessariamente affiancato il contesto ambientale. Anche mio padre scriveva poesie e testi di canzoni. Ovvio che crescendo in un contesto del genere, con molta naturalezza mi sono avvicinato alla poesia. Devo dire però che mio padre non mi ha mai forzato anzi, eravamo in competizione e, per gioco, ognuno di noi arrotondava in difetto le qualità dell’altro.

Hai mai scritto in prosa?

Si. Ne è una prova il racconto contenuto nel libro. Mi piacerebbe in futuro scrivere un romanzo. Oggi non ne sarei all’altezza. Però sto lavorando per raggiungere questo obiettivo. Ho bisogno di altro tempo e di maturare ancora certi aspetti del mio modo di scrivere.

Cosa ne pensi degli ebook? Sei pro o contro questa “rivoluzione digitale”?

Bella domanda… impossibile fare finta di niente. Il progresso tecnologico ci ha portato anche a questo. Io credo che bisogna semplicemente prenderne atto. E’ una nuova forma di lettura che non deve essere per forza esaltata ma nemmeno denigrata in maniera aprioristica. Personalmente preferisco recarmi in libreria, prendere in mano un libro, sfogliare le sue pagine, respirare l’odore della sua carta piuttosto che sceglierlo con un clic da dietro una tastiera. Però capisco anche chi, magari semplicemente per comodità o per questione di tempo, predilige questa seconda ipotesi. Tutto è molto soggettivo.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Non mi sento all’altezza di dare consigli. L’unica cosa che posso dire è che ho sempre rifiutato di pubblicare a pagamento. Purtroppo oggi la maggior parte delle case editrici, prima ancora di valutare il libro dell’autore di turno, chiedono a quest’ultimo di valutare il loro preventivo. Agli amici scrittori suggerisco di cercare attentamente e con particolare scrupolo un editore serio, magari non necessariamente blasonato, comunque in grado di non anteporre il proprio interesse economico alla qualità del prodotto finito.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho una profilo facebook appositamente dedicato al mio libro “Nel nome del padre”. Invito tutti a cercare questa pagina e cliccare su “Mi piace”. Potrete seguire da vicino il mio percorso e farmi compagnia durante il tragitto.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Di nuovo grazie a te caro Massimo. Permettimi di lanciare un messaggio agli amici del blog: io dico sempre che “uno scrittore emergente ha bisogno di lettori coraggiosi”. Abbiate coraggio e acquistate il mio libro. Grazie e buona vita a tutti!

Vi segnalo che “Nero N.9″(Sogno edizioni, 2010) e “La vita degli altri”(Arduino Sacco Editore, 2009) sono entrambi in promozione su ibs, scontati del 20%. Questo vuol dire che potete acquistare “Nero N.9” a soli 6,80 euro e “La vita degli altri” a 8 euro.

Se avete voglia di leggermi e non apprezzate gli ebook non perdetevi quest’occasione!
Ecco i link per acquistarli.
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Su webster invece lo sconto è del 15%:
i miei libri

Un saluto a tutti!

Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Martino Ciano. Ciao Martino, benvenuto su questo blog!

Ci racconti qualcosa su di te?

R: Amo la letteratura, l’arte e la musica. Ho 29 anni. Lavoro in un’emittente televisiva locale come corrispondente. Attualmente vivo a Tortora, il mio paese natale, in provincia di Cosenza. Ho vissuto per un po’ di tempo a Roma. Scrivo dall’età di quindici anni. Sono un divoratore di libri. A 23 anni ho pubblicato il mio primo romanzo dal titolo, Il canto della cecità, per Edizioni creativa Napoli. Ho impiegato ben 6 anni per farne un altro e spero che non ce ne vogliano 12 per il terzo. Suono la chitarra elettrica. Amo l’hard rock e l’heavy metal. Insomma, sono una persona che non si annoia mai.

Quali sono le letture che ti hanno colpito di più?

R: Più che letture preferisco citare gli autori. Amo Marinetti, D’Annunzio, Gadda, Patrolini, Pasolini, Landolfi, Tabucchi, Borges, Bernard, Ballard, Orwell, Huxley, Proust, Philip Dick, Stephen King, Saramago, Sartre. Mi piace la filosofia e non disdegno la saggistica. Di tutti gli autori che ti ho citato ho letto più di un’opera. Per me è molto difficile poter indicare dei titoli in particolare. Ognuno mi ha lasciato qualcosa e mi aiuta anche come scrittore.

Da scrittore hai qualche rituale particolare?

R: Il lavoro mi impegna tanto e il tempo sembra non bastare mai. Posso scrivere solo di notte. Il mio rituale insomma è combattere contro il sonno. Quando ho delle buone idee prendo il mio block notes, mi metto comodo in poltrona e scrivo. In un secondo momento riporto tutto in formato digitale. Amo ancora riempire fogli e fogli di quaderno. Tutto rigorosamente di notte.

Ci vuoi parlare del tuo romanzo “Le danze del tempo”?

R: Le danze del tempo è una favola. Un enigmatico racconto sul rimorso e sull’eterno ritorno. La volontà è stata quella di creare dei personaggi che abbiano un ruolo universale, che rappresentino non una persona, ma una categoria precisa. Come tutte le favole anche la mia ha una sua morale. Sogno e realtà si intrecciano. È il 1944 quando Karl Von Kliest, tenente delle SS, uccide due ebrei. Jacob e Ismael. Padre e figlio. Nel 1962, diciotto anni più tardi, il suo passato gli presenta il conto. Questa in breve la trama.

Sei laureato in “Scienze storiche” e il tuo romanzo è classificato come narrativa storica. Quanto il corso di studi che hai scelto ha influenzato la tua scrittura?

R: Ti dirò. Secondo me classificare questo libro come narrativa storica, in senso stretto, è stato un errore. Non ho mai considerato Le danze del tempo un romanzo storico. La storia contemporanea, gli scenari nei quali si sviluppa la trama, mi sono serviti solo per contestualizzare i personaggi e i fatti. Le danze del tempo è come un’equazione. Il risultato sarebbe stato sempre lo stesso, anche se fosse stato ambientato nel medioevo. Stessa cosa per la dinamica. Certamente, i miei studi hanno contribuito e non poco. Nel periodo della stesura stavo proprio seguendo un corso sulla Seconda guerra mondiale e sul nazismo in generale.

Cosa ne pensi degli ebook? “Le danze del tempo” avranno anche un’edizione digitale?

R: Sicuramente l’ebook è interessante ed ha molti pregi. Spero vivamente che Le danze del tempo riceva anche un’edizione digitale. Gli ebook, infatti, stanno guadagnando una bella fetta di mercato. Se posso darti anche il mio parere da lettore, allora posso dirti che non riuscirei mai a comprarne uno. Secondo me, il libro va sfogliato e consumato. Il contatto della pelle con la carta è tutta un’altra cosa. Non voglio fare il romantico, ma il libro è il libro.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

R: Sì. Ancora non ha un titolo ma già ho tirato giù una ventina di pagine. Sarà un racconto introspettivo, surrealista e disincantato allo stesso tempo. Non sarà molto lungo. Prevedo che in formato libro non dovrebbe superare le 80 pagine.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

R: Anch’io sono ancora un esordiente, ma mi permetto di dare solo questo consiglio. State lontani mille miglia da chi vi chiede soldi per pubblicare. Meglio pubblicarsi un ebook per fatti propri, oppure liberare l’opera su internet. Inoltre, non smettete mai di credere in quello che state scrivendo. Anche se ricevete una stroncatura da una casa editrice, rileggete, correggete e se ce n’è bisogno ricominciate daccapo.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Ho una pagina facebook: Martino Ciano. Un blog: http://www.martinocianoofficial.blogspot.com per qualsiasi informazione o anche per uno scambio di idee sono a disposizione. Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso.

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Igor Lampis Ciao Igor, benvenuto su questo blog!

Ciao! Grazie a te per lo spazio concesso e per darmi la possibilità di parlare del mio libro.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Volentieri!!! Ho 35 anni. Sono di Pabillonis, piccolo paese della Sardegna e vivo a Cagliari per questioni di lavoro. Suono in gruppo rock che si chiama Punkillonis con cui a breve uscirà il terzo disco, e ho da sempre la passione per la scrittura, che ho preso più seriamente nel 2010 quando ho pubblicato il mio primo libro di cui oggi vi parlerò.

Qual è il tuo autore preferito?

Se devo fare solo un nome dico George Orwell, ma senza dubbio nella mia lista ci sono Kafka, Huxley, Golding, Bradbury e altri. Credo che già da questo si capisca in che direzione si possa muovere il mio libro.

Ci parli del tuo libro “Lo spirito del mio Tempo”?

Come si intuisce dalla risposta precedente, il libro è un distopico. Qualcuno lo ha definito distopico fantapolitico e mi sembra azzeccato!
È ambientato nel 2022 e attraverso gli occhi di Giorgio Ferri, il protagonista, si descrive un mondo apparentemente perfetto che offre ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno per non pensare troppo, non è molto lontano dalla nostra realtà. Una svolta si ha quando Giorgio incontra il suo amico Tony, che ha una visione completamente diversa dalla sua. Da quel momento in poi tutto è destinato a cambiare e la vita di Giorgio prenderà direzioni inaspettate.

So che sono in uscita altre tue opere, ce ne vuoi parlare?

Sì, a breve usciranno una raccolta di poesie dal titolo “Pensieri in Verticale” con la casa editrice Montecovello, e un romanzo totalmente diverso dal precedente che si intitola “L’isola”con la 0111 edizioni.
La silloge conterrà circa quaranta poesie che presenterò con dei reading musicali accompagnato da chitarra elettrica e canti.
Il romanzo è ambientato in un passato molto lontano, ma in fin dei conti credo che in qualche modo sia collegato al precedente, se non altro per il messaggio che ho cercato di dare. Per il resto, come già detto, sono due cose completamente diverse sotto tutti i punti di vista.

Ti sei cimentato sia con la poesia sia con la prosa, dove ti sei trovato maggiormente a tuo agio?

Scrivere un romanzo è sicuramente più impegnativo, ma da un certo punto di vista è più semplice.
La poesia invece rappresenta sempre un rischio. È una cosa immediata, spesso di difficile comprensione o troppo intima e personale per poter essere apprezzata da chi legge.
Nel mio caso specifico, visto che comunque ho sempre scritto canzoni in rima nei Punkillonis, credo di essermi trovato più a mio agio con la poesia, ma scrivere un libro è un viaggio diverso, un’avventura che mi piace e che non abbandonerò.

Cosa ne pensi degli ebook?

Non vorrei dire “io sono uno all’antica, mi piace sfogliare il libro, sentire l’odore della carta” e cose che ho già sentito da altri, ma la realtà è che, da lettore, non sono ancora entrato in contatto con il mondo degli ebook. Prima o poi lo farò seguendo il consiglio degli amici che hanno l’ebook reader e mi assicurano che è veramente comodo.
Da autore dico che è un’opportunità in più. L’ebook costa meno del libro stampato e può essere un ottimo mezzo di diffusione del testo.
Per quanto riguarda il risparmio della carta, invece, credo che sia una cosa assolutamente positiva.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Per prima cosa gli consiglierei di non avere fretta di pubblicare, di informarsi sul mondo dell’editoria e di scegliere un editore che non chiede contributi, ce ne sono tanti e sicuramente anche uno disposto a pubblicare l’opera dell’esordiente.
In termini di tempo, da quando si invia il manoscritto, mettere in conto di aspettare dai tre mesi all’anno. Le proposte che arrivano prima, nella maggior parte dei casi, nascondono spiacevoli sorprese.
Come seconda cosa gli direi di non aspettarsi fama e soldi, di rimboccarsi le maniche e di muoversi in prima persona per promuovere il libro. Le piccole soddisfazioni arrivano, anche se ognuno di noi sarà sempre convinto di meritare di più.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

A me piace organizzare reading e presentazioni dal vivo per cui il massimo sarebbe vedervi tutti lì. Al momento non ho un blog o un profilo twitter. Ho una pagina facebook in cui inserisco i miei eventi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per me è stato un vero piacere!

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Alessandro Maiucchi. Ciao Alessandro, benvenuto su questo blog.

Bentrovato! Saluto subito tutti i lettori del blog, è importante sostenere quelli validi come questo!

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Meno male, pensavo mi chiedessi qualcosa che non so… Anche se, alla fine, non si finisce mai di scoprire se stessi. Per esempio, io ho scoperto solo a 33 anni di voler scrivere narrativa. Quando ripenso al modo in cui riempivo le ore libere prima di allora… non lo dico, rischio di inimicarmi milioni di appassionati di calcio! A parte gli scherzi, ho tifato Milan da quando ero bambino (ho sofferto in B, quindi mi sono meritato scudetti e coppe!) e non lo rinnego, però il calcio è diventato una cosa che non mi piace più (e non ci avrei mai creduto).
Ma torniamo alla scrittura. Nel 1999 avevo una bassa autostima, dovuta a un periodo difficile della mia vita, probabilmente. Dopo l’estate mi imbattei in un articolo sul quoziente intellettivo, c’era scritto che si poteva effettuare un test. Non mi ero laureato, soprattutto per la poca voglia di studiare… secondo l’articolo, facendo un certo punteggio in quel test “avrei potuto laurearmi senza fatica”. Dato che ero e sono pigro, quel “senza fatica” mi rimase impresso… insomma feci il test, e ne risultò un punteggio stratosferico. A quel punto il livello dell’autostima crebbe fin oltre il livello di guardia, e mi dissi che potevo scrivere, anzi dovevo farlo. Dovevo essere felice. Mi accorsi durante la stesura del mio primo romanzo che scrivendo ero felice come non ero mai stato, e allora continuai. Continuo tuttora, e lo consiglio a tutti. Scrivere fa bene all’anima.

Qual è il tuo autore preferito?

Il mio preferito in assoluto è Stephen King, lo leggo da quasi trent’anni e non mi ha mai stancato. Però leggo anche Deaver, la prima Cornwell, Reichs, Koontz… e poi Ammaniti, Buticchi, un po’ di tutto. Attualmente sono alle prese con un romanzo indiano, quello da cui è stato tratto il film The Millionaire. Bellissimo. Leggendo solo quello che siamo convinti ci piacerà, rischiamo di perdere cose fantastiche. Bisogna sperimentare, ne vale sempre la pena. Almeno, per mettere una grossa croce sul nome di un autore… anche se magari abbiamo solo iniziato dal suo libro sbagliato!

Ci vuoi parlare di quella che più volte hai definito trilogia orizzontale?

Si tratta in realtà di un romanzo complicato. Talmente complicato che un grosso editore alla fine dovette farlo leggere da tre lettori diversi per capire se faceva al caso suo. Mi dissero che avrei dovuto aspettare tre anni e sottoporlo a un editing profondissimo, per semplificare e riarrangiare la storia. Non me la sono sentita, mi sembrava che tre anni fossero l’eternità e poi ero già tuffato nel romanzo successivo, quindi non se ne fece nulla.
Poi, molti anni dopo, quel primo romanzo mi ricapitò per le mani. E mi venne l’idea di separarlo in tre storie autoconclusive, ma collegate da diversi personaggi comuni e addirittura con alcune scene in comune. Da qui la definizione di trilogia orizzontale. Le trilogie di solito sono verticali, per esempio Il signore degli Anelli. Invece questa è orizzontale, le tre storie accadono in contemporanea e i personaggi escono da una per entrare nell’altra, pur conservandone la leggibilità autonoma. Nella breve prefazione di ognuna le ho paragonate ai pistoleri del Triello di Sergio Leone, perché sparano verso il centro…

Come mai la scelta di ambientare questa trilogia all’estero?

E’ ambientata negli USA perché è stata ideata interamente sulla East Coast degli Stati Uniti. Passai un mese in vacanza tra New York, Boston, Washington, Annapolis, Orlando e Miami: mentre il resto si godeva il viaggio, una parte del mio cervello era costantemente in quel meraviglioso mondo che avevo scoperto pochi mesi prima, in quella dimensione parallela che è la scrittura.
Stephen King ne La storia di Lisey ne parla, dice che esiste una fonte alla quale ci abbeveriamo, accanto alla quale si aggirano strane creature… penso di aver passato quel mese immerso nella fonte, perché ne tirai fuori quasi ottocento pagine di idee. Scattavo fotografie mentali, addirittura filmati. Fu bellissimo. Una bella vacanza, e quello si immagina facilmente. Ma dal punto di vista letterario fu semplicemente grandiosa. Immaginavo personaggi, scene, tutto: una storia di terrorismo, di vendetta, d’amore e violenza. Era l’estate del 2001. Mentre mi trovavo sull’Empire State Building, dissi a mia moglie che se avessi dovuto attaccare quella città l’avrei fatto con degli aerei. Lei mi disse che l’esercito aveva la contraerea. Io le dissi che avrei fatto schiantare aerei di linea contro i grattacieli. Purtroppo non registrai la scena, altrimenti sarei andato sui tg di tutto il mondo!
Passai il resto del 2001 e tutto il 2002 a scrivere Basta!, ovvero il romanzo complicato di cui sopra. Poi cominciai a scrivere la traccia di Ancora!, ovvero il suo seguito. Ma mi bloccai, perché avevo una nuova storia in testa. Nuova si fa per dire, faceva parte comunque del bagaglio americano. Però mi gridava di darle la precedenza, e quindi 2003 e 2004 furono per lei. Compresi subito che era troppo complicato anche quello, quindi separai quello che diventò Orchidea (pubblicato nel 2005 da Traccediverse) da quello che diventò Nel buio (che potrebbe essere pubblicato da Arduino Sacco Editore dopo la trilogia). Poi passai a scrivere nuove storie, ambientate in Italia, quindi Ancora! restò in forma di appunti. Prima o poi ci metterò le mani.
Insomma, ho ambientato questi romanzi in America perché ho posato i miei piedi sui “set” delle scene che poi ho usato. I personaggi camminano sul marciapiede destro piuttosto che sul sinistro perché io camminai proprio sul destro, per capirci, e so cosa si prova a poggiarci i piedi. Non ho inventato nulla. Per questo ho sentito che fosse giusto ambientare lì queste storie.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Ne penso tutto il bene e tutto il male possibile. Partiamo dal male: a mio avviso saranno per l’editoria quello che gli MP3 sono stati per la musica. Forse peggio, perché la musica la ascoltano tutti, mentre non tutti leggono. I primi ad andare saranno i lettori massivi. Chi legge 30-40 libri all’anno spende da 200 a 600 euro. Magari continuerà ad acquistare i libri del suo autore preferito, ma perché rischiare con gli altri? Quindi, anche se stanno cercando un formato robusto, a mio avviso ci saranno comunque migliaia di libri disponibili in modo illecito, molti più di quanti se ne possano leggere. L’unica arma sarà tenere bassi i prezzi, non oltre i 4 euro. Oggi vedo ebook da 12 euro, quindi credo non abbiano capito. Ma capiranno, oh se capiranno… Invece, ecco il bene: minor controllo da parte degli editori, maggior potere dei lettori. Non compreremo più libri imposti dalla pubblicità, ma soprattutto quelli suggeriti dalla qualità. Il passaparola sarà immediato. Se vedo un amico che mi consiglia un libro fantastico, lo avrò sul mio reader dopo trenta secondi invece che attendere almeno l’indomani per la libreria, o una settimana dal bookstore online. Spendendo almeno un quarto del prezzo. E’ un discorso lungo, ma a mio avviso parte da qui.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Sto lavorando a qualcosa che a mio avviso ha un grosso potenziale. Fino a qualche anno fa sognavo che qualcuno facesse un film da uno dei miei romanzi, mentre ora sono più propenso alla serie tv. Perché il nuovo romanzo è la punta di un iceberg, per la visita del quale una serie tv è più adatta.
Il suo titolo provvisorio è Ombre dal futuro. E’ ambientato a Roma nel 2022. Un futuro che può sembrare vicino ma che è lontano, che sembra lontano ma che è vicinissimo. Non ci saranno astronavi, ma tante altre cose. Evoluzione di quelle che conosciamo oggi. Avremo reality show di nuova concezione, leggi che in Italia non sono ancora o non sono più in vigore, e opportunità che oggi possono essere immaginate solo con molta fantasia. O col romanzo giusto tra le mani. Un romanzo che potrà essere venduto all’estero, perché parla di cose che la globalizzazione ha reso universali. Un romanzo che scateni sogni e incubi. Un futuro che può essere minaccioso, come e più del passato.

Quanto ritieni sia importante la presenza sul web dello scrittore emergente su social network e sui blog letterari con recensioni e interviste? Cosa si deve e cosa non si deve fare per veicolare nel modo giusto la promozione?

E’ importantissima. Lo scrittore, oggi più di ieri, deve essere veicolo della propria arte. Tornando al discorso degli ebook di cui sopra, un domani la gran parte degli scrittori saranno promotori delle loro opere in un modo che oggi è difficilmente immaginabile. Ci saranno ancora i grandi editori, ma dovranno cambiare il loro modo di vedere il mondo. Lo scrittore emergente deve riuscire nel difficile scopo di farsi vedere senza dare fastidio. Deve essere notato ma non essere invadente. A mio avviso, acquisteranno potere nuove forme di agenzia letteraria, che siano dotate di “redazioni occulte” di lettori alfa, in grado di influenzare le comunità online e spingerle verso determinati autori. Ma sarà sempre a fin di bene, non saranno fregature. Perché dopo trenta secondi, vedi sopra, io lettore li avrò scoperti e dopo dieci minuti potrei distruggerli!

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di rileggerla, dopo due mesi. Poi scriversi tutto quello che non gli piace più (e sarà molto!), quindi fare una revisione in quella direzione. Poi aspettare una settimana e rileggere ancora. A quel punto sarà pronto… per l’editore? Neanche per sogno! Sarà pronto per 3-4 amici-nemici, meglio se nemici (nel senso di obiettivi), che senza pietà gli segnaleranno quello che ancora non va. Quindi rimettersi sotto, rileggere alla luce dei consigli e correggere di nuovo. A quel punto il romanzo sarà pronto per proseguire la sua strada. Nel frattempo l’autore avrà cercato i 7-8 editori più adatti al suo materiale, e possibilmente letto un romanzo di ognuno. Quindi invierà il manoscritto secondo quanto richiesto da ogni editore sul suo sito. Volendo, con la versione revisionata può partecipare a un concorso come Io Scrittore, per avere un maggior numero di giudizi spietati in attesa di quelli professionali…

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facendo l’informatico nella vita normale, ho tutto quello che hai chiesto. Ho un sito che è http://www.alexmai.it dove si trovano i link a tutte le altre presenze online: blog, pagina da autore su Facebook, profilo Twitter… ancora non ho il profilo del social network del 2022, che nella finzione di Ombre dal futuro si chiama Imago. O almeno, spero di non averlo ancora!

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a Te per l’ospitalità e ai lettori per averla seguita. A presto!

Potete leggere una mia nuova intervista pubblicata dal blog Sole e Luna.
Si è parlato di Nero N.9, La vita degli altri e altro.

Il testo integrale è leggibile:
qui

Buona lettura!

Finalmente la prima recensione sulla mia raccolta di racconti, “La vita degli altri”, è stata scritta da Luca Filippi autore de “I diavoli della Zisa” per Leone editore.

Ecco il link:
ecco la recensione

Saluti,
Massimo.

P.s. sono stato selezionato per un’altra instant anthology, quella sulla superbia. 🙂