Riprendiamo con la pubblicazione delle interviste agli autori di Nerinchiostro e riprendiamo anche con la pubblicazione qui sul blog. Abbiamo qui oggi Riccardo Carli Ballola, ciao Riccardo e benvenuto su questo blog. Ti presenti ai lettori?
Sono nato a Comacchio, tanti anni fa e insegno italiano in una scuola media. Ho esordito con un libro di racconti, poesie, detti popolari pubblicato dall’amico libraio. La prima scrittura è comparsa su una rivista medica, cui sono seguiti dei racconti su quotidiani e riviste.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
J. London, poi Hemingway, E. A. Poe, G. Simenon, E. Chandler, Ian McEvan, Stephen King. Fra gli italiani G. Celati.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Avevo rimuginato sulla struttura del romanzo “Everyman”, di P. Roth. Mi ossessionava l’idea di un percorso dove inizio e fine si capovolgessero e il viaggio potesse confondersi con le sue estremità: il partire o l’arrivare fossero atemporali e il tragitto, quindi, quasi senza fine. Un’astuzia per frastornare il protagonista e quindi il lettore. Una struttura che contiene la chiave del suo epilogo.

Tra le tue note biografiche spicca sicuramente una pubblicazione, quella per Mondadori, il racconto “Polvere” posto in appendice al Classico del Giallo Mondadori (giugno 2012). Ci vuoi parlare del racconto e di quest’esperienza?
Il racconto ha partecipato a un’iniziativa promossa da F. Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori, sulla WMI.
Si tratta di una storia ritagliata all’interno di una più ampia, un romanzo. Riguarda una vicenda di pedofilia dolce e perfida, ambientata in un piccolo paese della pianura, con personaggi calati in un’atmosfera evanescente ma torbida, sulla quale grava una minaccia. Quella del ricordo ossessivo di un evento remoto ma ancora vivido, perché ha lasciato tracce indelebili nella coscienza e nel corpo. Un conto da saldare, inespresso, fino all’ultima frase.

Hai partecipato a concorsi e antologie, ottenendo ottimi risultati, pensi che per un esordiente o per un emergente possano essere una buona palestra queste iniziative?
Senz’altro. Il confronto, quando è serrato e orientato al reciproco vantaggio, contribuisce a far emergere le nostre qualità migliori.

Qual è il tuo genere preferito per ciò che concerne la scrittura?
Mi cimento nel noir, nel thriller e nel giallo. Trovo stimolante la SF.

Hai scritto sia prosa che poesia, in quale di esse ti trovi maggiormente a tuo agio?
Amo la poesia perché risponde alle esigenze di una parte forte e fragile di me, una radice che mi accompagna e mi sorregge in ogni momento. La prosa è un impegno tutto di testa, che risponde all’altra parte di me. Siamo due: non ci facciamo guerra ma ci compenetriamo.

Che consiglio daresti a una persona che per la prima volta si approccia al mondo della scrittura e a quello editoriale?
Di essere umile ma nello stesso tempo tenace. È un paradosso lo so, però vincente (dicono).
No editori a pagamento.

In questo periodo stai lavorando a qualcosa?
Parteciperò a nuovi concorsi di gialli. Ho inviato un romanzo noir, una raccolta di racconti dell’horror e una silloge poetica a diversi editori. Sono fiducioso.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Da poco mi trovo su facebook, ancora poco organizzato per la verità. Spero di migliorare.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te Massimo per la gentilezza e un saluto speciale ai lettori di questa rubrica.

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Buongiorno a tutti! Dopo una lunga pausa, riprendiamo (anche se per il momento non con una cadenza precisa) ad intervistare autori emergenti per la rubrica “Ci risponde…”. Oggi ci risponde Francesco Mastinu. Ciao Francesco! Benvenuto su questo blog.
Grazie. È proprio comodo qui XD

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Ecco, ora sono ufficialmente in crisi. Ho 33 anni (e tra poco morirò). No dai, è di dubbio gusto. Di solito mi piace raccontarmi così: ho 33 anni, sono dell’acquario, un sardo DOC, madrelingua. Lavoro e vivo a Cagliari in campo sociale, ho un compagno da 12 anni che vorrei sposare ma non è possibile farlo in Italia, la nostra vita coniugale è comunque gestita da 4 gatti che sovrintendono tutte le nostre attività quotidiane. Mi piace scrivere e leggere tanto. Scrivere perché ho bisogno di raccontare, leggere perché è una delle cose più importanti, secondo me, da fare nel tempo libero.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che ti hanno colpito di più?
Autori preferiti ne ho davvero tanti e di svariati generi. Non ho un vero e proprio idolo. Ho amato Sepulveda, Banana Yoshimoto, Hesse, Bambaren… Ognuno di loro mi ha dato qualcosa dentro, in un determinato periodo della mia vita. Amo Tondelli, Leavitt e Matteo B. Bianchi, seguo Carrino e Bianchini. Insomma, spazio parecchio. Idem per le letture: ho amato la corsa di Billy e Mentre l’Inghilterra dorme. Ho seguito Harry Potter e tanto altro. A volte i libri per me sono come le meteore, lasciano un segno senza mai sparire davvero.

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “Eclissi”, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?
Eclissi nasce come sfida personale. Un po’ un richiamo di aiuto e nello stesso tempo come necessità personale di sfogare la mia rabbia. Volevo raccontare come si vive un amore LGBT e, soprattutto, che non esistono differenze, se non nei diritti. Qualcuno, nelle recensioni del testo, ha parlato di un “romanzo a tesi”, e in effetti, voluto o meno, questo è uno dei tratti salienti di questo romanzo. Ho affrontato spesso storie sentimentali e di vita di persone omosessuali, il principio è sempre lo stesso: “non fa alcuna differenza”.

Al centro di “Eclissi” vi è un amore gay, quale pensi sia lo spazio della narrativa LGBT nella letteratura contemporanea?
Sicuramente troppo poco e piuttosto ghettizzato. Io ho un concetto tutto mio della narrativa e del come la tematica LGBT possa farne parte. La realtà odierna, secondo me, tende ancora a etichettare i testi di questo tipo, a volte connotandoli per quello che sono, altre volte invece escludendoli dal mercato perché, come definizione, destinati solo a un pubblico omosessuale. E questo secondo me è sbagliato. Esiste una cultura Gay (o subcultura come in tutte le “minoranze” note) che ha dei suoi cardini con cui bisogna interfacciarsi per rendere una storia verosimigliante, ma spesso poi il prodotto finale merita di essere fruibile per tutti. Un noir è un noir anche se lo scagnozzo del boss è l’amante del poliziotto. Un fantasy rimarrà tale anche con due principi azzurri che si innamorano tra loro. Non so se mi spiego. Ultimamente si scrive tanto di gay, ma poco è davvero LGBT. Di quest’ultimo ben poco ha il rilievo che meriterebbe. E per averlo andrebbe scardinato lo stigma storia/personaggio gay = esclusivamente pubblico gay. Infatti credo che parecchi editori, ingannati da un discorso di mero marketing, snobbino queste storie proprio per un potenziale di vendita scarso.

Hai ambientato il tuo romanzo in Italia, scelta che spesso viene snobbata da molti autori esordienti. Come mai questa scelta?
Devo dire che forse sono controcorrente. La mia storia è ambientata in Italia perché il disagio maggiore (amore e suoi sviluppi a parte) deriva dal vuoto normativo che esiste nel nostro paese. Probabilmente non avrebbe avuto senso in Spagna, o in USA. Inoltre, e questa è una caratteristica tutta mia, ho sincere difficoltà a scrivere una storia ambientata in un luogo dove non sono mai stato. Ho scritto molte storie di posti diversi, ma pur sempre conosciuti. Magari poi, dal risultato finale, non si coglie il potenziale pienamente, ma di fatto difficilmente mi imbarco in un luogo di cui non ho sentito l’aria e di cui dovrei inventarmi gli odori, i sapori e tutti quei dettagli che spargo nelle righe per rendere una storia verosimile. A meno che non si tratti di ambientazioni inventate dalla mia fantasia 

Hai un genere di riferimento? Ho notato che ti piace spaziare anche tra generi completamente contrapposti.
Di solito mi piace raccontare il qui e ora. Certo, ho scritto qualche horror, qualche storico,persino un fantastico, ma di solito le mie storie si concentrano sull’animo umano e sulle emozioni umane. Intime, sentimentali o dai risvolti sociali. Ciò non significa che sperimenti poco, o che non continui a farlo.

Qual è la tua opinione sugli ebook?
Non mi vergogno, sono un recente convertito al digitale. Mi ci sono avvicinato con il mio tablet con tutta la diffidenza possibile. Eppure è comodo: muoiono meno alberi (pia illusione) i prezzi di questi tempi sembrano, a parte qualche scandalosa eccezione, contenuti. E tutto può essere a portata di mano per chi, come me, ha poco tempo per uscire. Il peccato è che il mercato è monco: alcuni editori che mi interessa leggere non si muovono digitalmente, e nel contempo c’è troppa poca diffusione per far accelerare questa tendenza. Non me ne vogliano, amo le libreria, soprattutto quelle serie. Ma ormai le librerie degne di questo nome, sono in estinzione.

Collabori con il Writer’s dream, quanto pensi possa essere utile un sito del genere a un aspirante autore?
Dipende. Per me lo è stato, sia per apprendere cosa possa essere importante editorialmente parlando (non pagare per pubblicare, ero uno di quelli che 4 anni non sapeva nemmeno la differenza tra EAP e Free) sia per il confronto sul tuo lavoro, il massacro del testo (e a volte dell’ego) e la successiva comprensione che… non si arriva mai da nessuna parte ma che sempre si deve migliorare. Questo da utente, se invece intendi chiedere se far parte dello staff è stata una via preferenziale per farmi conoscere o apprezzare dagli editori, penso di no. Di solito questi ruoli servono per mettersi a servizio degli altri, sia come gestione che come informazione, non per servirsene. Penso di aver raggiunto i miei piccoli risultati, giocando le mie carte come tutti gli altri, con tanto di palla al centro.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Progetti nella mia testa ne ho tanti, tempo per coltivarli davvero poco. È il mio dramma. Ho qualche racconto che presto verrà pubblicato in alcune antologie collettive, ho un romanzo in gestazione e altri due in revisione, più altre idee pronte per essere sviluppate. Insomma sono sempre di corsa. Spero che qualcosa di nuovo ne venga fuori 

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Di fermarsi a pensare e di rileggerselo un’ultima volta. Ma soprattutto di cercare il confronto altrui, in primis quello che tende a essere oggettivo e a distruggere, se lo merita, il nostro lavoro. Per quanto può far male, dalle ceneri emerge sempre un fiore ancora più bello. Poi di non avere fretta e di occupare il tempo dell’attesa con altri progetti. Ma soprattutto di valutare ogni cosa con ponderazione. A volte i passi falsi o troppo avventati, ci fanno franare. E anche se si cade, gli consiglierei di rialzarsi. E di continuare a camminare. Ognuno di noi, se crede in se stesso e se ha coltivato in modo consapevole il suo talento, ha diritto al proprio cammino personale.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho tutto XD
Ho un blog: http://www.jfmastinu.wordpress.com
Qui la pagina autore su Facebook https://www.facebook.com/framastinu
e infine anche twitter: https://twitter.com/FrankMastinu

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Dopo un po’ di silenzio torniamo con lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Roberto Ciardiello, ciao Roberto e benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, grazie per l’opportunità.

Ti presenti ai lettori?
Sono un appassionato di cinema, soprattutto horror (ma non solo); ho suonato per parecchi anni il basso in un gruppo rock; mi piace andare in mountain bike, anche se spesso lo dico e solo a volte lo faccio.
Ho una predilezione per i territori del Nord, per l’Irlanda in particolare. Quando diventerò milionario con la scrittura, comprerò una casetta lassù. Nel frattempo sogno.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
Se dico Stephen King cado nel banale? Be’, lo dico lo stesso. Oltre al Re, sono un fan sfegatato di James Ellroy, che per me rappresenta Il-Noir-con-la-lettera-maiuscola. Menzione speciale anche per Edward Bunker, Don Winslow e H. P. Lovecraft, diversi tra loro per stile e generi, ma che hanno contribuito a formarmi.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Allora, come ho scritto poco sopra mi piace molto l’Irlanda, a tal punto da averci ambientato “Dietro il pagliaccio”. Quando ci sono stato, uscendo da Dublino sono arrivato a Howth, paesino di mare così splendidamente calmo, quasi “fiabesco” che me ne sono innamorato. Il suo ricordo è tornato durante la stesura del racconto, mi serviva un porto, una barca… e allora perché no? I fatti di sangue accadono anche in luoghi apparentemente tranquilli. Anzi, in un posto del genere il contrasto tra Bene e Male, tra Bello e Brutto è ancora più netto.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Partecipare a Nerinchiostro è stato un piacere innanzitutto, lasciamelo dire.
Detto questo, ho trovato la notizia sul sito Writer’s Dream, una vera e propria miniera di informazioni sull’editoria sana e genuina (ovvero quella non a pagamento). Ho inviato il file ed è andato bene, per fortuna.

Sei stato uno dei selezionati per l’antologia “La piccola antologia degli orrori”, un progetto targato Writer’s Dream e Wepub che si può scaricare liberamente al costo di un tweet o un post su facebook. Ci vuoi parlare del racconto selezionato?
Ah, una raccolta bellissima, davvero! Sono sette racconti puramente horror, tutti molto buoni. C’è anche il mio “Oh, povera Susanna…” E’ una storia basata su una filastrocca che riporta a un fatto di sangue avvenuto anni addietro e che vede due bambini, fratello e sorella, alle prese con la padrona di una villa, la quale rivive tutti i giorni lo stesso avvenimento: la vigilia insanguinata di un Natale passato, fatto cantilenato dai bambini del paese tramite la filastrocca.

Ho notato che partecipi a molti concorsi, pensi possano essere utili? Perché?
Sì, per me hanno la loro utilità. Se da una parte “fanno curriculum”, dall’altra sono un buon esercizio per tenere calda la mente. Ogni tanti imbecco la strada della vittoria, altre no, ma posso ritenermi soddisfatto.

Sei stato anche il vincitore della 5° edizione del Concorso di Narrativa Horror di Scheletri.com. Vuoi parlarci del racconto vincitore?
Ecco, questa vittoria non me l’aspettavo proprio! Speravo di piazzarmi bene, magari arrivare sul podio, ma addirittura primo…
Comunque, ho partecipato con “Proiezioni di morte”. Mi sono divertito a scriverlo. Volevo narrare di un mondo in cui l’uomo fosse cacciato da qualcosa o qualcuno, ma non mi andava un simil-28-giorni-dopo. Così mi sono detto: e se ognuno fosse minacciato dalla propria ombra? Se fossimo costretti a nasconderci, a vivere nel buio, a evitare il sole per non incrociare un nemico dal quale non possiamo staccarci? E allora ho cominciato a scrivere…
Riallacciandomi alla domanda precedente, “Proiezioni di morte” è stato un buon allenamento: non avevo mai usato la narrazione in prima persona, in genere uso il punto di vista del narratore onnisciente, ma per un racconto del genere mi pareva cosa buona e giusta.
E a quanto pare lo è stata.
Questo è il link, per chi volesse leggerlo: http://www.scheletri.com/concorso-premio2013.htm

Quale ritieni sia il genere a te più affine nella scrittura?
Questa è una domanda che mi mette non poco in crisi.
Horror? Noir? Pulp? Non lo so, credo ci sia un miscuglio di molti generi in ciò che scrivo, comprese le influenze cinematografiche di tutti i tipi o testi musicali che possono ispirarmi. Se ad esempio a “Dietro il pagliaccio” togliamo la componente nera… non è una semplice storia d’amore?
Credo che l’essere umano in generale sia come una spugna: assorbe qualcosa da tutto ciò che lo circonda… e nel caso dello scrittore lo rigetta, anche inconsapevolmente, nei suoi scritti.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Gli direi di chiudere la casella mail che ha davanti e non inviare niente. Rileggere il testo, ma mica una volta, rivederlo e correggerlo fino quasi ad averne la nausea, a odiarlo. Essere supercritici, scervellarsi anche sul fatto di mettere una virgola o un punto e virgola dopo quella parola. Se si è fatto un buon lavoro, si avranno i frutti.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ecco, in pentola bollono talmente tante cose che se mi chiedessero la ricetta non saprei dargliela!
Scherzi a parte, ho adocchiato un buon concorso a cui ho intenzione di partecipare: è il John Polidori, indetto dal portale Nero Cafè. Poi ho sviluppato delle idee (ancora da mettere nero su bianco) per un romanzo breve che vorrei proporre per Orbite Nere, la nuova collana della Sogno Edizioni curata proprio da te. Magari sarà un fiasco totale, ma ho intenzione di provare.
Ah, e poi dovrei revisionare un vecchio romanzo che scrissi anni fa e che, visionato a distanza di molto tempo, mi sono reso conto essere orribile.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Per ora ho soltanto una pagina facebook. Eccola: https://www.facebook.com/roberto.ciardiello.14?ref=tn_tnmn

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te, mi ha fatto molto piacere!

Per il secondo appuntamento con lo speciale Nerinchiostro della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Grazia Gironella, autrice del racconto “La corsa delle ventidue e quindici”. Benvenuta su questo blog Grazia.
Ci racconti qualcosa su di te?

A voler essere molto sintetici, sono una moglie-mamma-scrittrice (non necessariamente in quest’ordine). Quattro anni fa ho lasciato la mia città, Bologna, per trasferirmi in Friuli. Il cambiamento mi ha fruttato la libertà dal lavoro e mi ha permesso di dedicarmi alla famiglia e alla scrittura, una passione che coltivo da sette anni e sto cercando di trasformare in professione. Amo la natura, la tranquillità e le arti marziali, ma la lista dei miei interessi è in perenne evoluzione. Sono una curiosa e scovo sempre nuovi argomenti cui appassionarmi, perciò non mi annoio mai.

Hai un autore preferito? Chi è?

Sono una lettrice vagabonda, e i miei tanti “autori preferiti” restano tali per pochi mesi. “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, però, mi accompagna da quando avevo sedici anni – troppo tempo fa!.

Hai esordito con un racconto lungo intitolato “Tarja dei lupi”. Ce ne vuoi parlare?

A “Tarja” sono molto affezionata, sia perché è stato il mio primo lavoro pubblicato al di fuori delle antologie di racconti, sia perché esprime molto bene il mio modo di vivere il fantastico. Qualche lettore mi ha detto: “Peccato che il racconto sia finito così presto, mi sarebbe piaciuto seguire i personaggi per un romanzo intero.” Chissà, magari in futuro accetterò la sfida.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Nella mia zona vive una ragazza che vedo spesso camminare lungo la strada. Ha un’andatura particolarissima, che attira l’attenzione e la fa subito individuare come “strana”. La fantasticheria che ha dato vita a “La corsa delle ventidue e quindici” è partita da questa figura misteriosa e poi ha trovato la sua strada.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Fino a poco tempo fa partecipavo spesso ai concorsi letterari, che in questi anni mi hanno dato parecchie soddisfazioni, perciò mi tenevo informata. Avevo il racconto pronto – un noir, cosa per me inusuale – e quando ho letto in rete di Nerinchiostro mi è sembrata l’occasione giusta per farlo uscire dal cassetto.

Hai scritto un manuale di scrittura, “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani”, ce ne vuoi parlare? Magari dispensando anche qualche consiglio en passant.

Sembra strano, vero? Un manuale di scrittura per esordienti… scritto da una quasi-esordiente! In realtà considero questo fatto uno dei principali punti di forza del manuale. Ho sperimentato sulla mia pelle le difficoltà che nascono dall’iniziare a scrivere senza avere studiato la tecnica, e ho avuto modo di sentire nei forum le tante voci di chi non riesce a migliorare, oppure non se ne preoccupa affatto perché crede che scrivere sia solo questione di talento. Mentre studiavo (principalmente su testi americani), a ogni scoperta mi dicevo: “che peccato!” Peccato che le stesse scoperte non le facessero tutti, per scetticismo o pigrizia o paura dei paroloni che spesso infarciscono i testi italiani di scrittura creativa. Detesto che si parli degli aspiranti scrittori come di una massa sciocca e ignorante, e ancora più detesto sapere che questa nomea è in parte giustificata. Ho voluto scrivere un manuale davvero alla portata di tutti, semplice e conciso, ma anche completo come argomenti trattati. Gli ottimi riscontri che ho avuto finora mi fanno sperare di essere riuscita almeno in parte nel mio intento.
Consigli? Solo uno: puntare tutto sul proprio miglioramento come scrittori, con lo studio ma anche la lettura, la frequentazione di forum, la partecipazione a concorsi. È inutile lamentarsi di quanto sia difficile farsi pubblicare e non fare niente per affrontare la scrittura in modo professionale. Chi scrive solo per diletto personale, naturalmente, è un discorso a parte.

Quale è nella scrittura il tuo genere di riferimento? Ovviamente se ce n’è uno.

Mi piace sperimentare: realistico, fantasy, storico, noir… L’elemento fantastico comunque riveste una grande importanza per me. Anche nelle mie storie più “normali” esiste quasi sempre una vena di mistero o di paranormale. Non è per un bisogno di fuga, io la realtà la vedo davvero così.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Assolutamente favorevole. Ho acquistato un e-reader il Natale scorso e lo apprezzo molto, anche se il cartaceo conserva il suo posto nel mio cuore… e nei miei scaffali. Uscire di casa o partire per le vacanze con una ventina di libri al seguito è impagabile, e con la tecnologia e-ink la lettura risulta molto confortevole. Per studiare, invece, ho bisogno del supporto cartaceo. Credo comunque che per una buona diffusione degli e-book dovrà passare qualche anno, perché il numero degli e-reader in circolazione è ancora limitato, per motivi di abitudine e anche economici.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento punto molto sul mio romanzo finalista al torneo Ioscrittore, indetto dal gruppo Mauri Spagnol. Tra qualche settimana saprò se verrà pubblicato in cartaceo o in e-book, ma in entrambi i casi sarà una grande occasione per farmi leggere. A parte questo, sto scrivendo un nuovo romanzo e ho in programma qualcosa per aiutare i canili, ma è troppo presto per parlarne.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Suggerirei all’autore di non essere frettoloso. Le prime stesure sono materiale grezzo, da lasciare decantare e poi sottoporre a revisione – numerose revisioni, in effetti, se si vuole proporre un lavoro di qualità. Vale anche la pena di passare un po’ di tempo su internet a scegliere gli editori e il tipo di pubblicazione che ci interessano. Spedire saltando questi passi è uno spreco di tempo, denaro e ottimismo. L’ho scoperto anni fa a mie spese.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono incappata spesso in discussioni sull’argomento, che però non mi hanno fatto cambiare idea: lo scrittore fa la sua parte scrivendo, l’editore pubblicando. Non posso escludere l’esistenza di qualche editore serio che chieda soldi per investirli in promozione, ma le possibilità di essere semplicemente sfruttati e presi in giro sono tanto alte da essere quasi una certezza. Per questo la mia risposta è: no, grazie. Quando ho spedito il mio primo manoscritto ho ricevuto silenzi, rifiuti e anche tante lodi sperticate… accompagnate da preventivo. Adesso se vado a rileggere quel romanzo mi vergogno un po’, ma forse dovrebbero vergognarsi di più gli editori che si dicevano pronti a pubblicarmi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Il mio sito lo trovate qui: https://sites.google.com/site/girograzia/home, ma la parte più vivace dei miei contatti con il mondo si svolge sulla pagina FB “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani” (http://www.facebook.com/pages/Per-scrivere-bisogna-sporcarsi-le-mani-Grazia-Gironella/217830234958458), che porta il titolo del mio manuale ma tratta di scrittura in generale, con foto, estratti di manuali, aforismi e chiacchiere varie. Invito tutti a passare a trovarmi; sarà un piacere conoscervi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te e ai lettori, e un “in bocca al lupo” per i vostri progetti.

Inauguro una nuova rubrica “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, una rubrica che consterà in dieci interviste e che riguarderà gli autori selezionati per l’antologia Nerinchiostro. In modo da poter conoscere meglio loro e i racconti selezionati.
Per questo primo appuntamento con della rubrica, abbiamo qui con noi Enrica Aragona, autrice del racconto “Bianco come il buio”.

Ciao Enrica! Benvenuta su questo blog. Ci racconti qualcosa su di te?

Ciao Massimo, prima di tutto un doveroso ringraziamento per l’ospitalità. Sono di Roma, ho 34 anni e la scrittura, per quanto banale possa sembrare, ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a scarabocchiare l’agendina di mia madre quando avevo circa 4 anni, e da allora non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Qualcuno che ti ha colpito in maniera particolare?

In realtà non ho un autore di culto. Le mie letture spaziano da Charles Bukowski a Tiziano Terzani, da Stefano Benni a Josè Saramago. Sono una lettrice onnivora, leggo di tutto, tranne fantasy e derivati che proprio non riesco a digerire.

È da poco uscito il tuo romanzo “Sono quello che vuoi” ce ne vuoi parlare?

In “Sono quello che vuoi” ho cercato di unire due dei generi letterari che preferisco scrivere: l’erotico e il noir. È nato per una sorta di sfida diversi anni fa; l’ho scritto di getto in due settimane per partecipare al concorso di un editore con cui avevo avuto qualche “divergenza” di opinione, e ovviamente fu scartato. Negli anni l’ho revisionato, anche in seguito alla valutazione ricevuta da un’agenzia editoriale e l’ho rimesso in circolo, fino a trovare un editore coraggioso che ha avuto la sfrontatezza di pubblicarlo.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

“Bianco come il buio”, come credo tutti i racconti, nasce da un’idea attorno alla quale ho costruito l’intreccio. Non sono brava a scrivere di horror sovrannaturale, così ho deciso di scrivere un noir “quotidiano”, che giocasse molto sull’introspezione e che mantenesse una delle caratteristiche principali che rendono uno scritto un racconto vero e proprio: il ribaltamento.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Negli ultimi anni ho partecipato a molte selezioni editoriali, riuscendo a essere pubblicata in diverse antologie. Scrivere racconti è un modo per stimolare la creatività, soprattutto nei periodi in cui le idee scarseggiano. La mia è una scrittura compulsiva, quasi isterica: quando mi accorgo che ho qualcosa da dire sono capace di scrivere giorno e notte senza fermarmi. Ma quando mi rendo conto che l’idea non c’è, posso rimanere ferma per mesi. In questi casi per sfogare l’inchiostro represso mi butto nei concorsi.

Hai fondato l’agenzia “Mondoscrittura”, ce ne vuoi parlare?

Mondoscrittura è un’associazione culturale nata per chi ama scrivere e vuole confrontarsi con degli esperti del settore spendendo cifre modeste. Ci occupiamo di servizi editoriali: valutazione, editing, revisione del testo, realizzazione di e-book e booktrailer. Sono molto soddisfatta di quanto abbiamo prodotto in meno di un anno, i riscontri sono ottimi e le opportunità di crescita davvero concrete.

Preferisci la forma racconto o la forma romanzo? Quali ritieni ti sia più congeniale?

Credo siano due forme narrative profondamente diverse; se potessi coniare un neologismo, direi che nel racconto è necessario essere coincisivi, ossia coincisi e incisivi allo stesso tempo. In un racconto l’autore si gioca tutto in poche battute, non può permettersi di sbagliare nulla. Il romanzo invece è caratterizzato da una struttura della storia più complessa e da una varietà di personaggi più ampia, con cui l’autore può giocare molto di più rispetto a quanto possa fare con un racconto.

Quale ritieni sia il tuo genere di riferimento nella scrittura?

Bella domanda… in realtà non l’ho ancora capito. Amo molto il noir, perché racchiude sia la componente “gialla” sia quella introspettiva. Ma come dicevo prima in proposito del mio romanzo, mi piace anche scrivere storie con una forte componente erotica. E a dispetto del mio “snobismo narrativo” adoro il tanto vituperato mainstream, sebbene ormai questo termine abbia assunto una connotazione quasi totalmente negativa. Credo che la narrativa non di genere sia molto affine alle mie caratteristiche di autrice.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Favorevolissima. Purtroppo in Italia la cultura del libro digitale è ancora ad appannaggio di una minoranza troppo sparuta, e le case editrici in questo non aiutano: tra i piccoli editori indipendenti sono ancora pochi quelli che puntano sul digitale. Siamo un popolo legato alle tradizioni e poco incline alle innovazioni, per questo non è semplice far capire gli enormi vantaggi degli ebook rispetto ai libri cartacei: risparmio economico, di spazio e di risorse ambientali. In un ebook reader che occupa lo spazio di un cellulare puoi leggere centinaia di romanzi che costano in media il 20% delle medesime edizioni su carta.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

In questo periodo sono molto impegnata con le attività di Mondoscrittura: stiamo per presentare ufficialmente la nostra prima pubblicazione, un’antologia di racconti selezionati con il nostro primo concorso. Per quanto riguarda la mia produzione ho un paio di romanzi già terminati e in cerca di editore. Per uno dei due ho già ricevuto una proposta di pubblicazione in digitale.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Dipende dall’obiettivo che questa persona intende perseguire. Se l’obiettivo è pubblicare a qualunque costo, credo che qualunque consiglio sarebbe inutile. Purtroppo il messaggio che passa, anche a causa della facilità con cui oggi si riesce a pubblicare, è che chiunque possa diventare uno scrittore, basta che ci metta il cuore o che abbia un’idea più o meno originale. Io non sono assolutamente d’accordo: per scrivere bene il cuore non serve a molto e l’idea originale conta fino a un certo punto. Ci vuole talento (e non tutti ce l’hanno) ma soprattutto ci vuole tecnica. Aggiungo anche che trovare un editore non significa assolutamente aver raggiunto la sufficienza, perché anche nel mondo della piccola editoria indipendente c’è tanto pressapochismo.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono entrata in contatto con il mondo dell’editoria ormai quasi sei anni fa, proprio cadendo nella trappola della Vanity Press. Da allora, capendo l’errore commesso, ho deciso di combattere questa piaga dall’interno, facendo quanta più informazione possibile. Il problema, come spesso accade quando inizi a conoscere a fondo qualcosa, si è presentato quando ho capito che l’editoria a pagamento non era l’unico mostro da combattere; anche nel mondo delle piccole case editrici free c’è tanto da migliorare, tante “magagne” da portare allo scoperto.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Il mio blog, Variegato all’inchiostro, è raggiungibile da qui http://smile2life.wordpress.com

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista della rubrica “Ci risponde…”, la prima dopo la pausa estiva, abbiamo qui Maurizio Vicedomini. Ciao Maurizio! Benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, ti ringrazio. È un piacere essere qui.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Sono un ragazzo ricco di passioni, e questo mi ha portato ad avere numerose “competenze incomplete”. Suono la chitarra, il flauto, l’armonica – in ordine di bravura –, sono uno sportivo, cintura nera di Taekwondo e medaglia d’argento ai nazionali di forme… qualche annetto fa 😛
Di recente, complici gli studi universitari, ho accantonato questi hobby per dedicarmi solo alla scrittura (e alla lettura, meglio specificare), l’altra grande passione che mi porto dietro da lunghi anni. Sono un appassionato di materia bretone e di letteratura fantastica in generale.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che maggiormente ti hanno colpito?
Senza alcun dubbio porto nel cuore R.A. Salvatore. Mi sono avvicinato alla letteratura fantasy con Il Dilemma di Drizzt (Homeland in originale), e mi sono innamorato subito delle ambientazioni alla Dungeons & Dragons e del protagonista, Drizzt do’Urden. Crescendo come lettore mi sono reso conto della piattezza del mondo da gioco di ruolo, ma il personaggio è caratterizzato troppo bene per essere accantonato. Altri autori che mi hanno formato sono stati R.E. Howard, con i cicli di Conan, Kull e Solomon Kane, in particolare, Michael Ende con La Storia Infinita e… Chretien de Troyes (nonché Geoffrey of Monmouth) per le opere all’origine del ciclo Arturiano.

Hai esordito con un racconto lungo intitolato “Myrddin di Avalon”, ce ne vuoi parlare?
Ho scritto Myrddin per una collana di e-book in cui ero stato chiamato. Caso volle che il tutto fallisse, così l’ho ripreso in mano. Ci ho lavorato un bel po’ per renderlo meno basilare, e sono arrivato alla pubblicazione con le Edizioni Diversa Sintonia. Myrddin nasce dalla mia passione per la materia bretone e dalla voglia di unire diversi ambiti del sapere. Spesso lo descrivo come “fantascienza storica arturiana”, poiché è un racconto di fantascienza che abbraccia tramite le teorie sui viaggi del tempo la storia bretone del V secolo d.C., permeato però di filologia e letteratura. Insomma, così sembra un minestrone, ma leggendolo esce fuori tutta un’altra cosa. Ne sono davvero soddisfatto.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contrario?
Favorevole per gli innumerevoli pregi che portano: risparmio di spazio e soldi; evitare gli ordini in libreria, e quindi le poste; non vanno mai fuori catalogo, mai esauriti. Dal punto di vista personale, però, continuo a leggere i cartacei. Sia perché non ho un e-reader – e non sento il bisogno di acquistarlo – sia perché mi piace accumulare volumi. È un mio piacere personale, che si affianca alla lettura stessa del libro, quello di vedere una libreria ricolma.

Con l’arrivo di settembre c’è stata l’uscita di quello che è il tuo primo romanzo pubblicato: “Il patto della Viverna”. Ce ne parli?
Il Patto è un romanzo Sword & Sorcery che mette in gioco i legami che stringono gli uomini. Dai patti antichi alle promesse di vendetta, dall’affetto fra due persone al senso di appartenenza a una terra, a un popolo. La classica diatriba fra bene e male sfuma in esistenze di uomini sospinti dalla sorte e di pochi che cercano di dominarla. Un po’ come Ettore contro Achille: nessuno è il “cattivo” della situazione. Sono solo uomini schierati ai lati opposti della scacchiera.
Il romanzo è inoltre simbolico/allegorico. Diversi elementi nascondono altri significati, che si manifestano con la chiave di lettura giusta.

Entrambi i libri usciti sino a ora sono fantasy, ti sei mai cimentato con altri generi?
Di base Myrddin è fantascienza, quindi aggiungo questo genere al mio bagaglio (che comunque ho affrontato con un paio di racconti in antologie. Uno a cui tengo particolarmente è Reborn, nell’ottavo albo di Scritture Aliene). L’horror non è nelle mie corde, quando ci provo mi esce un weird, al massimo. Uscendo dall’ambito del fantastico perdo ogni sfizio. Nel fantasy posso creare mondi e situazioni che, sebbene siano coerenti nella struttura interna, spaziano oltre la realtà che conosciamo. Dopo aver visto tali possibilità, scrivere giallo, noir, mainstream o altro ancora mi starebbe stretto. Sarebbe come chiedere a un super-eroe di vivere come un uomo normale. Ormai i poteri fanno parte di lui. Questo, ovviamente, con tutto il rispetto per gli altri generi ^^

Dalla tue note biografiche leggo che praticamente siamo colleghi di università (Federico II) e corso di laurea (Lettere moderne). Quanto pensi possa essere utile per la scrittura un corso di studi del genere?
A livello pratico nessuno. Non so se è una limitazione della Federico II o se è uguale nelle altre università, ma Lettere Moderne non ha corsi di narratologia. Dunque dal punto di vista stilistico e narratologico non è di alcun aiuto. Tuttavia studiando attentamente la letteratura, l’opera più che l’autore, è possibile scorgere brandelli di genialità, le idee che portano alla nascita dei capolavori mondiali. Se lo si guarda dal giusto punto di vista, anche questo può aiutare la forma mentis di uno scrittore.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?
Credo che “editoria” sia un parolone. Pagare per pubblicare è come pagare per lavorare. L’editore a pagamento non ha interesse nel vendere un’opera, perché i soldi li ha incassati a priori. È una posizione indifendibile.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Scombussolato dai tempi editoriali di lettura – a volte lunghissimi, altre volte terribilmente brevi – mi ritroverò a pubblicare un nuovo libro verso…le vacanze natalizie. Sarà un “romanzo a racconti” allegorico, sempre fantasy, decisamente Sword & Sorcery.
Per il resto ho in mano la stesura di una saga, l’opera a cui tengo di più in assoluto.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Il buongiorno si vede dal mattino: punto primo, selezionare bene gli editori. No editori a pagamento (vd. risposta più in alto), solo editori che pubblicano il genere del libro. Punto secondo, lettera di presentazione professionale, dando del lei e rispettando le specifiche di invio indicate sul sito alla lettera.
Naturalmente siate certi di aver spedito un testo revisionato almeno due volte a fondo.
E, in caso di rifiuto, ricordarsi di non essere geni incompresi e non buttarsi subito su EAP o autopubblicazione. Magari il manoscritto ha bisogno di migliorare e voi di crescere come autori (come chiunque altro).

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Sono un po’ come il prezzemolo: sono ovunque. Il mio sito personale, che funge anche da blog per le mie letture, è http://www.mauriziovicedomini.com
Mi beccate anche su Facebook, Twitter, aNobii e Goodreads con nome e cognome. Su faccialibro ho anche una “pagina autore”, per chi vuole restare informato.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per lo spazio! Un saluto!

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo con noi Claudia Musio. Ciao Claudia e benvenuta su questo blog.
Ci racconti qualcosa su di te?

Grazie a te Massimo per l’ospitalità. Nella vita reale sono un ingegnere elettrico, lavoro a Sardegna Ricerche (ente pubblico di ricerca), presso il Cluster Energie Rinnovabili, ma ho sempre avuto la passione della scrittura, e anche quello del disegno.

Hai un autore preferito? Quali sono le letture che ti hanno colpito di più?

Ho due autori che leggo più assiduamente e sono Wilbur Smith e Philippa Gregory. Del primo ho amato molto “Il dio del fiume” che ha alimentato la mia passione per l’Egitto Antico, della seconda trovo estremamente affascinante la saga dei Tudor. In linea generale, leggo molti romanzi storici, ma sono anche una grande appassionata di fantasy; in questo contesto, apprezzo molto Marion Zimmer Bradley e Neil Gaiman, di cui amo particolarmente “Nessun dove”.

Ci parli del tuo romanzo “La sposa di Tutankhamon”?

Il romanzo racconta la vita di Ankhesenamon, la sposa di Tutankhamon. Questa principessa era figlia della bellissima Nefertiti e del faraone eretico Ankhenaton. Visse in un periodo storico piuttosto difficile, dilaniato dalle lotte tra i sacerdoti del dio Amon e quelli del dio Aton, ai quali suo padre era fedele. E proprio quando Akhenaton morirà in circostanze misteriose questa lotta diventerà sempre più serrata e la costringerà, assieme al suo sposo, futuro faraone, a diventare adulta e a cercare di non farsi schiacciare tra quanti vorrebbero solo usarli come pedine per la conquista del potere. Oltre a tutto questo, il romanzo parla soprattutto di una storia d’amore: Tutankhamon non ebbe altre spose oltre ad Ankhesenamon e io ho sempre pensato che ciò non fosse dovuto soltanto al fatto che Tutankhamon morì giovane (anche lui in circostanze misteriose), ma anche al fatto che tra lui e la sua sposa ci fosse un sentimento forte e intenso, quasi esclusivo.

Come mai per la tua opera hai scelto un’ambientazione indubbiamente ricca, ma complessa come l’Egitto?

Scegliere di raccontare la vita di Ankhesenamon è stato quasi un bisogno, un desiderio che mi bruciava dentro. Sapevo che l’Egitto non sarebbe stato facile da raccontare, ma esso possiede un fascino e un’intensità che pochi luoghi possono vantare. Ho cercato di mostrare questa terra ai lettori, dipigendo quasi con tecnica pittorica il grande fiume al tramonto, all’alba, i giardini, i templi. Per me l’Egitto è come un sogno, una visione da cui si rimane ipnotizzati.

Sei favorevole o contraria agli ebook?

Il tuo romanzo avrà anche una versione digitale? Sono favorevole agli ebook, per quanto io ami ancora troppo perdermi dentro una libreria e sfogliare le pagine dei libri, sentire la carta sotto i polpastrelli, guardarmi attorno per vedere cosa stanno scegliendo gli altri lettori. Per ora, il romanzo non avrà una versione ebook.

Cosa ne pensi della cosiddetta “editoria a pagamento”?

Posso dirti che questo romanzo non l’avrei pubblicato se non avessi trovato una casa editrice free disposta a puntare su di me per le mie capacità letterarie, piuttosto che su i miei soldi. Avrei preferito rimetterlo nel cassetto, tenerlo per me, ma non svilirlo pubblicandolo a pagamento.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di non spedirlo a caso, innanzitutto, ma valutare molto bene le case editrici in base al loro catalogo. Una casa editrice di gialli che riceve un romanzo rosa lo cestinerà subito. Sarebbero solo tempo e soldi sprecati. Un’altra cosa importante è controllare il manoscritto con attenzione: non si dovrebbe mai partire dall’idea che poi sarà la casa editrice, in fase di editing, a correggere gli errori e le sviste. Il romanzo deve arrivare il più pulito possibile, chi lo valuta deve pensare che lo scrittore padroneggia già la lingua, e che al massimo dovrà correggere le d eufoniche o le ripetizioni, che possono capitare e che molto spesso lo scrittore non vede.

Hai nuovi progetti letterari?

Cosa bolle in pentola? Per ora non ho progetti particolari. Il romanzo è appena uscito e dedicherò tutte le energie alla promozione. Può darsi che in futuro punterò la mia scrittura più sul fantastico e sulle leggende della mia terra, la Sardegna.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Potete seguirmi su Facebook, digitando semplicemente il mio nome e cognome, oppure sul mio blog personale: http://claudiamusio.blogspot.it/

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista! Grazie a te!