Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista della rubrica “Ci risponde…”, la prima dopo la pausa estiva, abbiamo qui Maurizio Vicedomini. Ciao Maurizio! Benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, ti ringrazio. È un piacere essere qui.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Sono un ragazzo ricco di passioni, e questo mi ha portato ad avere numerose “competenze incomplete”. Suono la chitarra, il flauto, l’armonica – in ordine di bravura –, sono uno sportivo, cintura nera di Taekwondo e medaglia d’argento ai nazionali di forme… qualche annetto fa 😛
Di recente, complici gli studi universitari, ho accantonato questi hobby per dedicarmi solo alla scrittura (e alla lettura, meglio specificare), l’altra grande passione che mi porto dietro da lunghi anni. Sono un appassionato di materia bretone e di letteratura fantastica in generale.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che maggiormente ti hanno colpito?
Senza alcun dubbio porto nel cuore R.A. Salvatore. Mi sono avvicinato alla letteratura fantasy con Il Dilemma di Drizzt (Homeland in originale), e mi sono innamorato subito delle ambientazioni alla Dungeons & Dragons e del protagonista, Drizzt do’Urden. Crescendo come lettore mi sono reso conto della piattezza del mondo da gioco di ruolo, ma il personaggio è caratterizzato troppo bene per essere accantonato. Altri autori che mi hanno formato sono stati R.E. Howard, con i cicli di Conan, Kull e Solomon Kane, in particolare, Michael Ende con La Storia Infinita e… Chretien de Troyes (nonché Geoffrey of Monmouth) per le opere all’origine del ciclo Arturiano.

Hai esordito con un racconto lungo intitolato “Myrddin di Avalon”, ce ne vuoi parlare?
Ho scritto Myrddin per una collana di e-book in cui ero stato chiamato. Caso volle che il tutto fallisse, così l’ho ripreso in mano. Ci ho lavorato un bel po’ per renderlo meno basilare, e sono arrivato alla pubblicazione con le Edizioni Diversa Sintonia. Myrddin nasce dalla mia passione per la materia bretone e dalla voglia di unire diversi ambiti del sapere. Spesso lo descrivo come “fantascienza storica arturiana”, poiché è un racconto di fantascienza che abbraccia tramite le teorie sui viaggi del tempo la storia bretone del V secolo d.C., permeato però di filologia e letteratura. Insomma, così sembra un minestrone, ma leggendolo esce fuori tutta un’altra cosa. Ne sono davvero soddisfatto.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contrario?
Favorevole per gli innumerevoli pregi che portano: risparmio di spazio e soldi; evitare gli ordini in libreria, e quindi le poste; non vanno mai fuori catalogo, mai esauriti. Dal punto di vista personale, però, continuo a leggere i cartacei. Sia perché non ho un e-reader – e non sento il bisogno di acquistarlo – sia perché mi piace accumulare volumi. È un mio piacere personale, che si affianca alla lettura stessa del libro, quello di vedere una libreria ricolma.

Con l’arrivo di settembre c’è stata l’uscita di quello che è il tuo primo romanzo pubblicato: “Il patto della Viverna”. Ce ne parli?
Il Patto è un romanzo Sword & Sorcery che mette in gioco i legami che stringono gli uomini. Dai patti antichi alle promesse di vendetta, dall’affetto fra due persone al senso di appartenenza a una terra, a un popolo. La classica diatriba fra bene e male sfuma in esistenze di uomini sospinti dalla sorte e di pochi che cercano di dominarla. Un po’ come Ettore contro Achille: nessuno è il “cattivo” della situazione. Sono solo uomini schierati ai lati opposti della scacchiera.
Il romanzo è inoltre simbolico/allegorico. Diversi elementi nascondono altri significati, che si manifestano con la chiave di lettura giusta.

Entrambi i libri usciti sino a ora sono fantasy, ti sei mai cimentato con altri generi?
Di base Myrddin è fantascienza, quindi aggiungo questo genere al mio bagaglio (che comunque ho affrontato con un paio di racconti in antologie. Uno a cui tengo particolarmente è Reborn, nell’ottavo albo di Scritture Aliene). L’horror non è nelle mie corde, quando ci provo mi esce un weird, al massimo. Uscendo dall’ambito del fantastico perdo ogni sfizio. Nel fantasy posso creare mondi e situazioni che, sebbene siano coerenti nella struttura interna, spaziano oltre la realtà che conosciamo. Dopo aver visto tali possibilità, scrivere giallo, noir, mainstream o altro ancora mi starebbe stretto. Sarebbe come chiedere a un super-eroe di vivere come un uomo normale. Ormai i poteri fanno parte di lui. Questo, ovviamente, con tutto il rispetto per gli altri generi ^^

Dalla tue note biografiche leggo che praticamente siamo colleghi di università (Federico II) e corso di laurea (Lettere moderne). Quanto pensi possa essere utile per la scrittura un corso di studi del genere?
A livello pratico nessuno. Non so se è una limitazione della Federico II o se è uguale nelle altre università, ma Lettere Moderne non ha corsi di narratologia. Dunque dal punto di vista stilistico e narratologico non è di alcun aiuto. Tuttavia studiando attentamente la letteratura, l’opera più che l’autore, è possibile scorgere brandelli di genialità, le idee che portano alla nascita dei capolavori mondiali. Se lo si guarda dal giusto punto di vista, anche questo può aiutare la forma mentis di uno scrittore.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?
Credo che “editoria” sia un parolone. Pagare per pubblicare è come pagare per lavorare. L’editore a pagamento non ha interesse nel vendere un’opera, perché i soldi li ha incassati a priori. È una posizione indifendibile.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Scombussolato dai tempi editoriali di lettura – a volte lunghissimi, altre volte terribilmente brevi – mi ritroverò a pubblicare un nuovo libro verso…le vacanze natalizie. Sarà un “romanzo a racconti” allegorico, sempre fantasy, decisamente Sword & Sorcery.
Per il resto ho in mano la stesura di una saga, l’opera a cui tengo di più in assoluto.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Il buongiorno si vede dal mattino: punto primo, selezionare bene gli editori. No editori a pagamento (vd. risposta più in alto), solo editori che pubblicano il genere del libro. Punto secondo, lettera di presentazione professionale, dando del lei e rispettando le specifiche di invio indicate sul sito alla lettera.
Naturalmente siate certi di aver spedito un testo revisionato almeno due volte a fondo.
E, in caso di rifiuto, ricordarsi di non essere geni incompresi e non buttarsi subito su EAP o autopubblicazione. Magari il manoscritto ha bisogno di migliorare e voi di crescere come autori (come chiunque altro).

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Sono un po’ come il prezzemolo: sono ovunque. Il mio sito personale, che funge anche da blog per le mie letture, è http://www.mauriziovicedomini.com
Mi beccate anche su Facebook, Twitter, aNobii e Goodreads con nome e cognome. Su faccialibro ho anche una “pagina autore”, per chi vuole restare informato.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per lo spazio! Un saluto!

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo con noi Laura Poletti. Ciao Laura e benvenuta su questo blog.

Ciao Massimo e grazie per avermi ospitata sul tuo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Ho 37 anni e sono da sempre un’appassionata lettrice: uso definirmi una lettrice onnivora, anche se le mie preferenze, perlomeno nel periodo attuale vanno al giallo e al thriller, soprattutto di autori italiani, ma non disdegno tutti gli altri generi della narrativa e gli autori stranieri. Un’altra mia passione, ora messa da parte per una cronica mancanza di tempo, è quella per i fumetti, dai classici Peanuts agli autori italiani come Silver e Bonvi.
Come scrittrice sono invece decisamente “tardiva”: ho incominciato a scrivere brevi racconti verso la fine del 2008 e da quel momento non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Chi è?

Il primo posto del mio podio ideale se lo dividono due autori inglesi: Agata Christie, che per me rimane il modello di riferimento per il giallo classico, basato sull’uso della logica, delle deduzioni e dello studio dei personaggi. La sua capacità di creare due figure di investigatori seriali, come Miss Marple e Hercule Poirot e di renderli protagonisti indimenticabili della letteratura gialla è seconda solo alla sua abilità nel creare storie dall’intreccio narrativo perfetto. E P.G. Wodehouse: capace di raccontare in modo credibile delle storie assolutamente folli e di creare un mondo dove il lettore può farsi trasportare e può osservare lo scorrere degli eventi e la vita dei personaggi sempre con un sorriso sulle labbra. Due autori molto diversi fra loro, ma che hanno sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

Hai pubblicato un romanzo giallo, “La casa dei fantasmi” ce ne vuoi parlare?

Da appassionata di gialli, il mio primo romanzo non poteva non appartenere a questo genere. “La casa dei fantasmi” è uscito in libreria con la Ciesse Edizioni nel 2010, ma l’ispirazione per il nucleo centrale del romanzo viene dai miei studi classici, in particolare dalla commedia di Plauto la “Mostellaria”: ci sono tutti gli elementi del giallo classico, la morte in situazione sospetta di un professore, la vittima che si rivela non essere poi quello che appariva, una serie di presunti colpevoli che cercano di intorbidire le indagini e la poliziotta che conduce le indagini molto diversa dal cliché della investigatrice brillante e affascinante, ma di sicuro dimostra un grande talento nel capire le persone e nel districarsi nella selva di bugie e segreti che circondano le indagini.
Ho evitato di concentrarmi sugli aspetti scientifici di un’indagine di polizia e ho preferito concentrami sullo studio dei personaggi: i miei poliziotti conducono le loro indagini sul campo, ma soprattutto cercano gli indizi parlando con tutte le persone coinvolte e cercando di far emergere la verità dalle bugie.

Hai ambientato il tuo romanzo in provincia. Come mai la scelta di ambientarlo in Italia e come mai proprio in provincia?

Ho ambientato “La casa dei fantasmi” in Italia perché ritengo sia necessario conoscere in modo approfondito il teatro principale in cui si svolge il romanzo: forse un’ambientazione estera potrebbe avere un fascino diverso, ma non conoscendo bene i luoghi e i modi di vivere esiste il rischio di commettere dei grossolani errori oppure di ottenere un’ambientazione priva del giusto spessore.
La scelta della provincia è stata invece finalizzata alla trama stessa del romanzo: avevo bisogno di un ambiente chiuso e di vedute molto ristrette, uno di quei paesi dove tutti sanno tutto di tutti ma difficilmente parlano. Il microcosmo dove i personaggi si muovono doveva avere queste caratteristiche, altrimenti tutta la trama avrebbe dovuto assumere un diverso aspetto.

Ti sei cimentata anche con la forma racconto, scrivendo e pubblicando la raccolta “Racconti sospetti”. Dicci qualcosa su questa raccolta.

“Racconti sospetti” che è uscito per Arpanet editrice nel 2010, racchiude quattro fra i primi racconti medio lunghi in cui mi sono cimentata: hanno personaggi e ambientazioni diversi, ma sono tutti legati dal filo conduttore del mistero e dell’ironia. In ognuno di loro ho cercato di tenere alto il ritmo della narrazione, in modo che coinvolgano il lettore e scorrano veloci sotto i suoi occhi, tanto da poterli iniziare e finire in una sola lettura.
“Segreti di famiglia” e “Il collezionista” sono quelli in cui è più marcato l’elemento giallo del delitto e dell’investigazione, mentre “Una serata noiosa” e “Piogge, meringhe e anelli” hanno un’ambientazione e un svolgimento decisamente più leggero, anche se le sorprese non mancano. Comunque in tutti non manca mai un umorismo di fondo, che è forse la caratteristica più marcata della mia scrittura.

Quale forma narrativa ti è più congeniale? Il romanzo o il racconto?

Forse il racconto, ma si tratta di una sfida ad armi pari. Del romanzo apprezzo tutta la parte dedicata alla preparazione, lo studio della trama e dei personaggi, ma ho la pessima tendenza a perdermi durante la stesura del testo. Sicuramente non aiuta questa dispersività il fatto di alternare la scrittura di un romanzo con quella dei racconti: a volte la tentazione di iniziare un racconto dopo l’altro è forte e il povero romanzo langue solitario e abbandonato in un angolo.
Del racconto trovo impagabile la necessità portare alla luce una storia che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine misurando ogni singola parola, perché spesso il numero di caratteri limitati non perdona. È una sfida entusiasmante cui spesso non riesco a resistere.

I tuoi libri sono stati pubblicati anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Ritengo buona qualsiasi tecnologia che serva alla diffusione della lettura. Mi sono dotata da poco di un lettore di ebook e devo dire che ha molti lati positivi, primo fra tutti quello del pochissimo spazio occupato rispetto al classico libro, ma non nascondo che il fascino e la sensazione che trasmettono la carta stampata per me sono ancora insuperabili. Per quello che riguarda ogni nuova pubblicazione credo che sia diventata imprescindibile l’opzione elettronica, per raggiungere quante più lettori possibili.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento ho un romanzo giallo con venature rosa e umoristiche ambientato in un immaginario paese delle Cinque Terre in fase di prima revisione, un urban fantasy sullo sfondo della città di Genova in stesura, alcuni racconti in itinere e molti altri progetti ancora in fase embrionale, tutti che girano per la mia testa. E per quanto possibile continuo a leggere e a recensire quanti più libri possibile. Con tutta questa carne al fuoco è solo il tempo di portare a compimento almeno uno di questi progetti che manca.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di prendersi tutto il tempo necessario per svolgere con cura almeno un paio di revisioni del testo a una certa distanza una dall’altra, e, se possibile, in questo intervallo di tempo far leggere il manoscritto ad almeno due lettori “forti”, cioè in grado di individuare errori e mancanze nella trama e nello svolgimento del romanzo. Di curare al meglio la presentazione grafica del manoscritto e di tutto quello che viene spedito in accompagnamento, sinossi in primo luogo. E di scegliere con cura gli editori cui inviare, accertandosi che pubblichino il genere cui il manoscritto appartiene, che tipo di spedizione (cartacea o via email, manoscritto completo o solo un estratto) prediligano, in modo da non buttare tempo e soldi in spedizioni inutili.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Certo: ho un blog leggereparole che aggiorno meno di quanto vorrei, un profilo face book laura poletti e una pagina sul sito sololibri.net dove pubblico le mie recensioni.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Massimo e ancora complimenti per la tua iniziativa.

Piccola premessa: date le tante richieste, la rubrica non sarà più settimanale(almeno al momento, poi non appena la situazione tornerà ad essere stabile, probabilmente si ritornerà alla cadenza originale). Le interviste verranno pubblicate il mercoledì e il sabato.
Questa è appunto l’intervista del mercoledì.

Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Francesca Panzacchi. Ciao Francesca! Benvenuta su questo blog.

Ciao Massimo, è un piacere essere qui.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bologna, attualmente sono responsabile di due collane editoriali della Ciesse Edizioni: la Collana LIGHT, preposta alla pubblicazione di libri fotografici e la Collana BLUE, che invece si occupa di Poesia.
Sono una scrittrice, ma ho lavorato anche come giornalista (Trendy – Il Resto del Carlino) e come fotografa.

Qual è il tuo autore preferito?

E’ difficile scegliere, ci sono molti autori che amo. In questo momento c’è Carofiglio sul mio comodino.

Avendo un interesse particolare per i racconti e romanzi neri (che siano propriamente noir, thriller o horror) ho notato che hai pubblicato, tra le altre cose, un Noir a sfondo psicologico.
“La casa di Sveva” ne vuoi parlare?

La casa di Sveva è un noir atipico e fortemente introspettivo. I suoi ingredienti principali sono la paura, la follia e il desiderio. Quando ho iniziato a scriverlo non sapevo esattamente quali sarebbero stati gli sviluppi, ho lasciato che la trama si snodasse quasi da sola, assecondando le pulsioni dei due protagonisti, ai quali ho cercato di dare un’anima intensa e ricca di sfumature. Così Andrea e Sveva sono venuti fuori un po’ alla volta, con le loro personalità complesse e ben delineate.

Hai spaziato dal noir al rosa, passando anche per la poesia, dando prova di versatilità. Qual è però il genere nel quale preferisci cimentarti? Quale quello che ti ha dato più soddisfazioni?

In realtà non c’è un genere che io preferisca rispetto agli altri, seguo semplicemente il fluire dell’ispirazione che mi porta in una direzione oppure in un’altra. La Poesia, forse, mi ha riservato le sorprese più grandi, permettendomi di partecipare a un programma radiofonico condotto da Maurizio Costanzo.

Ho visto che alcuni dei tuoi libri sono disponibili in ebook. Qual è la tua opinione sugli ebook? Possiedi un ebook reader?

Io sono una lettrice “tradizionale” e prediligo il libro in versione cartacea. Mi piace sfogliarlo e risfogliarlo, sentirne il profumo e la consistenza. Ma sono anche consapevole dell’importanza del formato digitale, che è ormai una realtà dalla quale non si può prescindere perché credo permetta di raggiungere un numero molto alto di lettori in brevissimo tempo e questo non è certamente un fattore da sottovalutare.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Qualche libro in uscita?

Sto ultimando la stesura di “DELITTI AL CASTELLO”, thriller scritto a quattro mani con Carlo Santi, che verrà presentato al Salone del libro di Torino 2012.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto? Te lo chiedo anche perché so che sei direttrice di alcune collane editoriali, quindi il tuo parere ha una duplice valenza, in quanto scrittrice e in quanto addetta ai lavori.

Presentare bene un progetto è fondamentale. A me arrivano tantissimi lavori di ottimo livello ma posso sceglierne soltanto un numero molto limitato per la pubblicazione. Il mio consiglio è di osare, di farsi notare con progetti che abbiano in sé qualcosa di sorprendente e che sappiano emozionare.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Questo è il mio sito personale: http://francescap.altervista.org ma mi trovate anche su Facebook.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Massimo per le belle domande.

copertina
Piccolo post imprevisto per segnalare un’interessante iniziativa della Ciesse Edizioni che permette di scaricare gratis il romanzo di Francesca Panzacchi(autrice che vedrete intervista il prossimo mese su questo blog).

L’iniziativa avrà termine alla mezzanotte di sabato.

Io consiglio di dare un’occhiata!

Scarica gratis la casa di Sveva

Un saluto,
Massimo