Costa la metà di un caffè ma dura molto più a lungo! Solo 49 centesimi.

Dopo la notizia-lampo dell’altro giorno, vi comunico che il primo episodio di Espiazione è uscito!
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Editore: Lettere animate
Prezzo: 49 centesimi
Formato: Esclusivamente digitale
Genere: fantasy/horror

Ecco la trama:
Bjarni Millemorti, huscarlo e fidato consigliere del suo Jarl, è stato designato come comandante di un esercito che dovrà fronteggiare quello di Olaf Senzacasa, un girovago senza terre né titoli che non si fa problemi a depredare i villaggi e a mietere vittime proprio nelle terre del suo signore.
Nel giorno decisivo della battaglia, purtroppo per Bjarni non tutto andrà come preventivato.
Tuttavia non è che l’inizio, da lì a poco avrà modo di scoprire quanto di demoniaco possa essere celato all’uomo. E quanto possa essere lunga la strada dell’espiazione…

È presente su tutti gli store online, ecco però il link per i maggiori:
Amazon
Leggo ebook
BookRepublic
Ultima Books

Date un’occhiata!

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Segnalo l’uscita di un ebook scritto dall’autore romano Luca Filippi ed edito da MilanoNera. Lo consiglio, perché ho avuto modo di leggerlo in anteprima ed è stata una lettura davvero piacevole, seppur breve…

Ecco la trama:

Immacolata è un’insegnante di liceo, la quarantina passata. La sua vita scorre monotona tra le versioni di latino e i pantagruelici pranzi della madre, la sora Cleofe, matrona trasteverina appassionata di coda alla vaccinara.
Ma l’arrivo di una email inattesa le sconvolge la vita. Uno spettro emerge dal passato. Seguendo il filo di una famosa ode di Catullo, la donna allestisce un diabolico piano di vendetta.

Qui potete trovare maggiori informazioni!

Un saluto a tutti,
Massimo

La Sogno Edizioni è sbarcata anche su amazon, quindi pian piano tutto il catalogo ebook sarà disponibile anche nel kindle store.

Nero N.9 è già disponibile al prezzo di 3,60 euro.

Qui trovate la scheda del “prodotto”:
http://www.amazon.it/Nero-n-9-ebook/dp/B008A04XO6/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1339507921&sr=1-1

Per i possessori del Kindle sarà una notizia degna di nota? Probabilmente no, ma perché rischiare? 😛

Un saluto!
Massimo

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Igor Lampis Ciao Igor, benvenuto su questo blog!

Ciao! Grazie a te per lo spazio concesso e per darmi la possibilità di parlare del mio libro.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Volentieri!!! Ho 35 anni. Sono di Pabillonis, piccolo paese della Sardegna e vivo a Cagliari per questioni di lavoro. Suono in gruppo rock che si chiama Punkillonis con cui a breve uscirà il terzo disco, e ho da sempre la passione per la scrittura, che ho preso più seriamente nel 2010 quando ho pubblicato il mio primo libro di cui oggi vi parlerò.

Qual è il tuo autore preferito?

Se devo fare solo un nome dico George Orwell, ma senza dubbio nella mia lista ci sono Kafka, Huxley, Golding, Bradbury e altri. Credo che già da questo si capisca in che direzione si possa muovere il mio libro.

Ci parli del tuo libro “Lo spirito del mio Tempo”?

Come si intuisce dalla risposta precedente, il libro è un distopico. Qualcuno lo ha definito distopico fantapolitico e mi sembra azzeccato!
È ambientato nel 2022 e attraverso gli occhi di Giorgio Ferri, il protagonista, si descrive un mondo apparentemente perfetto che offre ai cittadini tutto ciò di cui hanno bisogno per non pensare troppo, non è molto lontano dalla nostra realtà. Una svolta si ha quando Giorgio incontra il suo amico Tony, che ha una visione completamente diversa dalla sua. Da quel momento in poi tutto è destinato a cambiare e la vita di Giorgio prenderà direzioni inaspettate.

So che sono in uscita altre tue opere, ce ne vuoi parlare?

Sì, a breve usciranno una raccolta di poesie dal titolo “Pensieri in Verticale” con la casa editrice Montecovello, e un romanzo totalmente diverso dal precedente che si intitola “L’isola”con la 0111 edizioni.
La silloge conterrà circa quaranta poesie che presenterò con dei reading musicali accompagnato da chitarra elettrica e canti.
Il romanzo è ambientato in un passato molto lontano, ma in fin dei conti credo che in qualche modo sia collegato al precedente, se non altro per il messaggio che ho cercato di dare. Per il resto, come già detto, sono due cose completamente diverse sotto tutti i punti di vista.

Ti sei cimentato sia con la poesia sia con la prosa, dove ti sei trovato maggiormente a tuo agio?

Scrivere un romanzo è sicuramente più impegnativo, ma da un certo punto di vista è più semplice.
La poesia invece rappresenta sempre un rischio. È una cosa immediata, spesso di difficile comprensione o troppo intima e personale per poter essere apprezzata da chi legge.
Nel mio caso specifico, visto che comunque ho sempre scritto canzoni in rima nei Punkillonis, credo di essermi trovato più a mio agio con la poesia, ma scrivere un libro è un viaggio diverso, un’avventura che mi piace e che non abbandonerò.

Cosa ne pensi degli ebook?

Non vorrei dire “io sono uno all’antica, mi piace sfogliare il libro, sentire l’odore della carta” e cose che ho già sentito da altri, ma la realtà è che, da lettore, non sono ancora entrato in contatto con il mondo degli ebook. Prima o poi lo farò seguendo il consiglio degli amici che hanno l’ebook reader e mi assicurano che è veramente comodo.
Da autore dico che è un’opportunità in più. L’ebook costa meno del libro stampato e può essere un ottimo mezzo di diffusione del testo.
Per quanto riguarda il risparmio della carta, invece, credo che sia una cosa assolutamente positiva.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Per prima cosa gli consiglierei di non avere fretta di pubblicare, di informarsi sul mondo dell’editoria e di scegliere un editore che non chiede contributi, ce ne sono tanti e sicuramente anche uno disposto a pubblicare l’opera dell’esordiente.
In termini di tempo, da quando si invia il manoscritto, mettere in conto di aspettare dai tre mesi all’anno. Le proposte che arrivano prima, nella maggior parte dei casi, nascondono spiacevoli sorprese.
Come seconda cosa gli direi di non aspettarsi fama e soldi, di rimboccarsi le maniche e di muoversi in prima persona per promuovere il libro. Le piccole soddisfazioni arrivano, anche se ognuno di noi sarà sempre convinto di meritare di più.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

A me piace organizzare reading e presentazioni dal vivo per cui il massimo sarebbe vedervi tutti lì. Al momento non ho un blog o un profilo twitter. Ho una pagina facebook in cui inserisco i miei eventi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per me è stato un vero piacere!

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Sara Cespoli. Ciao Sara! Benvenuta su questo blog.

Grazie e un saluto a tutti!

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Allora, non sono una scrittrice di professione, anche se da un paio d’anni a questa parte ho iniziato a rendere costante questa mia passione. La affianco al lavoro che ho ormai da circa dodici anni: sono capo reparto in un negozio di elettronica. La creatività che non posso esprimere in ambito professionale emerge nel mio tempo libero.
Vivo a Montemurlo ma sono nata a Firenze nel 1973. Sono sposata da poco. Amo moltissimo scrivere, ma allo stesso tempo anche leggere. Sono le mie uniche e più grandi passioni!

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ho molti autori preferiti, proprio tanti. Leggo moltissimo, una media di circa sei-sette libri al mese. Gli autori per cui farei carte false per avere un’anteprima in esclusiva dei nuovi lavori sono però due: Joanne Harris, autrice famosa per il suo Chocolat, ma anche per altri interessantissimi romanzi molto surreali, e Robert Jordan, ahimè non più vivente autore della saga fantasy La ruota del tempo, arrivata in Italia circa dieci anni fa e che seguo da allora. Insieme a Tolkien, Jordan mi ha ispirato molto con il suo stile molto introspettivo e la sua saga che davvero è sterminata!

Il tuo romanzo d’esordio è un fantasy ed è intitolato “Talesa” ce ne parli un po’?

Ho scelto il genere fantasy perché è quello che mi si adattava per una prima esperienza di scrittura. Erano anni che non scrivevo niente, ero molto arrugginita! Adesso sono orientata forse verso altri generi, ma il fantasy è sempre da considerarsi il mio primo amore! È un genere letterario che o ami o odi, non credo ci siano vie di mezzo. Quello che ho cercato di fare con Talesa è offrire un modo un po’ diverso di vedere questo genere letterario: ho cercato di porre l’attenzione sulla costruzione dei personaggi, non presentando ruolo già preconfezionati. Ho approfondito proprio il lato introspettivo dei protagonisti. Non ho puntato in primis sull’azione, sull’uso della magia. È ovviamente presente l’azione pura, ma non è quello che emerge di più nello sviluppo della storia. L’ho fatto perché nel
Fantasy appunto è molto facile incorrere in clichè o in luoghi comuni e c’era il rischio di banalizzare la storia, o, peggio, di attingere troppo, magari anche inconsciamente, dal lavoro di altri autori. La storia è essenzialmente molto semplice: Talesa, la protagonista incarna una vecchia profezia secondo la quale lei avrà il ruolo di liberare il mondo di Verdena da una pesante minaccia. Quella di un dio malvagio che insieme, la teme e la desidera. Talesa è un’eroina forte ma fragile insieme, e avrà molte persone che l’aiuteranno nella sua missione: due draghi fantastici (per me, ovviamente! Sono molto affezionata a queste creature così ben raffigurate nella copertina di Chiara Boz), un mago tutore, un innamorato, un re inetto, una guaritrice… Ce n’è per tutti i gusti! C’è una guerra, ci sono delle storie d’amore, c’è naturalmente un lieto fine anche se si porterà dietro tante perdite… E’ una sotria essenziale nel suo sviluppo ma ricca nella crescita personale e interiore di ogni personaggio che vi appare. Talesa si opporrà strenuamente al suo destino fino all’ultimo: questo rende la sua figura molto più vicina al lettore.

“Talesa” è uscito anche in ebook, qual è la tua opinioni sui libri digitali?

La mia opinione sui libri digitali è più che positiva: io ho un e-book da oltre un anno, mi trovo bene ha un’ottima leggibilità, molto spesso si abbatte il prezzo di acquisto rispetto ad un libro in formato cartaceo, inoltre è un tecnologia ‘green’ che, se si allargasse l’utilizzo specie in Italia, che è un po’ indietro, farebbe risparmiare un po’ di carta! Ovvio, se esce il romanzo del mio autore preferito preferisco di gran lunga averlo in formato tradizionale, voglio annusarlo, voglio sentire il fruscio delle pagine!
Sono contenta che anche Talesa abbia la sua controparte digitale: è ben visibile sui maggiori siti di ebook, oltre che sul sito della Sogno Edizioni si può acquistare su Simplicissimus o sul Mediaworld Compraonline. Mi auguro che anche il formato cartaceo possa avere sempre maggiore diffusione.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Il romanzo sicuramente impegna di più, è molto più difficile nella costruzione, e lo preferisco, proprio per l’impegno intellettuale che vi è coinvolto. I racconti sono molto più immediati, d’altra parte, e permettono, nel minore tempo possibile, la sperimentazione di stili narrativi diversi. Sono uno strumento di esercizio che ti costringono ad essere costante nella tua attività di autore. Mi spiego meglio: l’esercizio sui racconti aiuta molto un autore ad evitare il pericolo della pagina bianca, ti stimolano di più se non hai una storia ben tracciata da riversare in un romanzo. Da un anno frequento un corso di scrittura creativa che mi ha stimolato molto nella stesura dei racconti. Però, se riesco a creare una avvincente e per me verosimile preferisco di gran lunga il romanzo.

Quale genere prediligi per ciò che concerne la scrittura?

La narrativa surreale alla Joanne Harris. Il romanzo deve essere verosimile, per l’autore come per il lettore,ma deve avere quell’input in più di mistero e fantasia.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Si, ho appena iniziato a scrivere quello che spero sia il mio nuovo romanzo. La strada è ancora lunga, ma ho già l’ossatura per poter andare avanti spedita. Poi, ovviamente, la strada che porterà alla pubblicazione sarà altrettanto lunga e difficile! Ma se inizio a scrivere una storia che avvince prima di tutto me, la scrittura diventa un dono che faccio a me stesso. Scrivo per me, non per attirare lettori. Almeno questa è la mia filosofia: non essendo appunto scrittrice di professione, non ho paletti né scadenze da rispettare, quindi scrivo per il puro piacere di farlo! Comunque, il romanzo va avanti spedito, e un domani chissà! Magari sarà il mio secondo romanzo edito!

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di non aspettarsi troppo, di armarsi di pazienza perché per avere una risposta ci vogliono mesi e anche anni, di credere nel proprio progetto, e soprattutto di cercare non le grandi case editrici, che spesso i manoscritti neanche li leggono, da quanti ne hanno, ma di puntare alle piccole case editrici emergenti, come la Sogno Edizioni, che portano avanti una grande missione: il free editing, cioè la pubblicazione gratuita senza richiesta di contributi da parte dell’autore. Non vorrei mai dover pagare per essere pubblicata: se una casa editrice sceglie il mio lavoro fra tanti altri, ci deve credere lui per primo! È un investimento che l’editore fa sull’autore. Se poi ha successo, meglio per tutti e due!

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho un sito personale, all’indirizzo http://www.saracespoli.it, un profilo Twitter e uno Fb.

Questa era l’ultima domanda Sara, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per l’opportunità che mi hai dato.

Buongiorno. Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Andrea Donaera. Ciao Andrea. Benvenuto su questo blog!
Salute a voi!

Come prima domanda è di rito una presentazione. Ci racconti qualcosa su di te?

Sono un mancato comico salentino. La mia maestra delle elementari era convinta che i miei temi d’italiano fossero veramente divertenti. Io l’ho creduta per un sacco di anni. Poi però, durante le scuole medie, ho scoperto che non ero per niente un tipo simpatico, e che le ragazze preferiscono i poeti ai comici. E così cominciai a scrivere racconti comici andando a capo. Ma il liceo, dopo qualche anno, ha sconvolto così tanto la mia vita che decisi di tagliarmi le vene. L’unica vena che dimenticai di tagliare fu quella poetica. Adesso dico in giro che studio Filosofia, ma in realtà è la filosofia che studia me.

Quali sono le letture che ti hanno colpito di più? Quali sono gli autori che preferisci?

Il primo libro che ho letto è stato Pinocchio – avevo 5 anni, mi pare. Mi ha cambiato la vita, tanto che ancora oggi, quando lo rileggo (una volta ogni due mesi) continua a sconvolgermi. Lo reputo un testo fondamentale per chiunque ambisca a fare lo scrittore. Il primo libro in versi, invece, è stata la raccolta di tutte le poesie di John Keats, a 11 anni. Grazie a quel poeta mi sono reso conto della potenzialità della poesia, e della grande opportunità espressiva che può avere un poeta. Ancora oggi, dunque, sono reduce da quelle prime letture, e sia nella prosa che nella poesia cerco l’intensa originalità che quei libri mi trasmisero. Sono un appassionato di letteratura italiana contemporanea, gli autori che preferisco e che quindi, adesso, mi influenzano maggiormente nella scrittura poetica, sono Elio Pagliarani, Erri De Luca, Edoardo Sanguineti, Eugenio Montale, Michele Mari, Milo De Angelis e tanti altri poeti che rendono davvero eccezionale la nostra attuale letteratura.

Ci parli un po’ della tua ultima raccolta “Additato”?

“Additato” è nato quasi per gioco – o per scommessa. Una sera ero a cena con degli amici. Ed eravamo ubriachi. Si parlava del mio precedente libro, “Ombre e Quesiti”, che era abbastanza piaciuto. Qualcuno mi chiese: «Ma adesso stai scrivendo altre poesie?». E io risposi: «No, non mi va. Ho deciso che nel prossimo libro pubblico gli scarti di “Ombre e Quesiti”». Ovviamente la mia era una battuta, ma gli amici hanno cominciato a insistere, volevano che davvero provassi a pubblicare gli scarti, cioè poesie che io reputavo pessime. Il giorno dopo, non avendo nient’altro da fare se non smaltire la sbornia della sera prima, mi metto a recuperare dal cestino (che per fortuna non svuotavo da quasi un anno) le poesie che avevo escluso da “Ombre e Quesiti”. Erano una quarantina. Le assemblo in un documento. Spedisco a un paio di editori. Dopo sei mesi mi arriva la proposta da Il Papavero Editore. Ero shockato, perché avevo davvero dimenticato di aver spedito loro quella sorta di manoscritto-fake. A leggerlo adesso però, “Additato” risulta sul serio un’opera migliore di “Ombre e Quesiti”, con uno stile ben definito, epigrammatico e sintetico, con un utilizzo misto della metrica e una buona ricerca espressiva. Certamente io non riuscirò mai a prenderlo sul serio, questo libro, data la genesi, ma l’editore ha investito parecchio sull’opera, e probabilmente lui ha gusti migliori dei miei.

Hai pubblicato già tre opere, tutte poetiche. Hai mai scritto narrativa?

Ho scritto un pessimo romanzo breve che nessuno mi vuol pubblicare (giustamente). Inoltre da un po’ di tempo mi sto dedicando alla stesura di un romanzo che in teoria dovrebbe essere carino. Il problema della narrativa è che esprime poco in molto, diceva Bukowski. Io non lo so se aveva ragione, ma devo dire che mi trovo molto meglio con la poesia, che esprime molto in poco.

Hai all’attivo alcune collaborazioni in campo musicale, teatrale e giornalistico. Queste tue passioni influenzano in qualche modo i tuoi scritti? Se sì, in che modo?

Sì, moltissimo. Concepisco la poesia come musica recitata. Il ritmo metrico, la scansione sillabica, la giusta lunghezza delle parole, il messaggio incisivo… Tutto questo è necessario per creare una poesia che possa essere recitata e che si possa accompagnare musicalmente da sé. È un po’ un casino, ok, comunque, in parole povere, teatro e musica mi influenzano parecchio.

Come ti poni rispetto agli ebook? La tua ultima opera “Additato” avrà una versione digitale?
Gli ebook non mi dispiacciono affatto, mi capita spesso di leggere sul formato elettronico. Non credo che “Additato” avrà un versione digitale, ma se l’editore decidesse di farlo sarei totalmente d’accordo. È inutile fare i conservatori, perché si scade in un patetico qualunquismo. Ok, io sono un feticista, ho un rapporto orgasmico con l’oggetto libro, e penso che chi ama così tanto i libri continuerà sempre a comprarli, è chiaro, ma ciò non deve precludere le belle opportunità che la tecnologia offre.

Stai scrivendo qualcos’altro? Qualche altro progetto in cantiere?

Ad Aprile dovrebbe uscire un altro libro, sempre di poesie. Un canzoniere, concepito come un romanzo in versi. La cosa mi eccita e mi ripugna allo stesso tempo. E poi il romanzo di cui ti dicevo prima. Non lo so se lo finirò mai, è un cantiere perennemente aperto, quello.

Quale consiglio daresti a un aspirante poeta che ha appena terminato la propria silloge?

Prima deve capire se le sue sono poesie o pensierini che vanno a capo. La poesia va coltivata. Bisogna leggere tanta poesia, seguire l’andamento del genere nella realtà odierna, acquistare i libri dei poeti contemporanei. Si deve essere certi che la propria opera possa avere un valore, un significato veramente valido nel già ristretto panorama poetico italiano d’oggi. Sento tanti personaggi che dicono di scrivere poesie senza avere nessuna nozione tecnica e avendo letto solamente qualche classico qua e là. Se non ci si sblocca, se la poesia continuerà a essere mercificata e minimizzata, soltanto Neruda e Leopardi continueranno a vendere per i prossimi duecento anni. La poesia è un genere in crisi, si sa. Molti editori chiedono dei soldi agli autori di poesie – ed è anche per questo che tante volte viene pubblicata “monnezza” vera e propria. Quindi un autore di poesie deve anche cercare un buon editore che non chieda soldi e che valuti la sua opera criticamente, investendo nei suoi versi. Ed è ovvio che non ci sono molti editori propensi ad agire in questo modo, ma non mi sento di biasimarli: la poesia, più di ogni altro genere, necessita qualità, qualità, qualità.

Dove ti possiamo seguire? Hai uno spazio personale sul web o sui social network che vuoi segnalare?

Su Anobii, con lo pseudonimo René Ferretti (mutuato dalla serie tv “Boris”), ho un profilo nel quale ogni tanto butto qualche recensione. Poi ho un blog, andreadonaera.tumblr.com, che vi consiglio di non seguire, perché pubblico un sacco di cose brutte.

Questa era l’ultima domanda, grazie per la disponibilità e in bocca al lupo!

Grazie a te, carissimo, per lo spazio e la gentilezza. E nella bocca del lupo non ci entro: sono troppo grasso, grazie al Cielo.

Buongiorno a tutti! Per la prima intervista della nuova rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Gianpiero Possieri. Ciao Gianpiero! Benvenuto su questo blog.
Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ho 37 anni, sono sposato da 11 e ho un figlio di 8 anni. Sono diplomato in ragioneria e faccio il commerciante, ma scrivo fin da quando ero piccolo, spaziando un po’ in tutti i generi e in molte forme artistiche, dal teatro alla musica, dal giornalismo alla scrittura di romanzi e racconti.
Sono arrivato alla stesura di un vero romanzo a 28 anni, un’età relativamente avanzata, rispetto alla media dei baby autori ai quali l’editoria attuale ci ha abituato.

Qual è il tuo autore preferito?
In assoluto Stephen King, del quale possiedo tutti i libri, alcuni dei quali li ho letti anche tre o quattro volte. Però mi piace leggere un po’ di tutto, in particolar modo mi oriento spesso verso scrittori emergenti che pubblicano con piccoli editori free. Autori insomma che non godono delle luci della ribalta. E devo dire di aver fatto spesso piacevoli scoperte.

Hai pubblicato due libri: “Il predatore di anime in fuga” e “Il fuoco nell’anima”. Ti va di parlaci un po’ di questi libri?
Il primo romanzo è un thriller psicologico classico, ma con la nota originale di una vena di paranormale, che riveste un ruolo essenziale nella vicenda. Vicenda che si snoda attraverso capitoli che seguono in modo alternato il punto di vista del killer e dell’investigatore. Il secondo invece è un thriller/giallo, con la particolarità di essere narrato attraverso tre periodi temporali diversi che si intrecciano fra di loro, dove ogni periodo ha una sua trama, una sua ambientazione e un suo linguaggio specifico. La stessa trama evolve e matura con l’evolversi del protagonista.
Il “Predatore” è nato nel 2003 ma ha visto gli scaffali di una libreria solo nel 2008, grazie a Foschi Editore, dopo una lunga serie di revisioni e riscritture. Narra la storia di Jack Shark, un investigatore americano dotato di poteri paranormali e specializzato nel ritrovare ragazzi che scappano da casa. Ingaggiato da un armatore italiano per ritrovare la figlia, si troverà a incrociare la strada di un serial killer particolarmente abile, che si fa chiamare “l’Uomo Invisibile”.
“Il Fuoco nell’anima” invece è un romanzo molto più maturo e articolato, di difficile collocazione, in quanto non è né un giallo classico, né un thriller puro, né un’opera di narrativa standard, ma un po’ tutte e tre le cose insieme. Tutta la vicenda è incentrata su Carlo, il protagonista, che all’inizio del romanzo troviamo vecchio e stanco in uno sperduto paese di montagna. Il seguito è un viaggio nel suo passato di studente prima, e di professore poi, fra amicizie, amori e indagini, durante le quali, un po’ per passione, un po’ per curiosità e incoscienza, si troverà a fare i conti col proprio destino. Il presente però gli offrirà un’occasione di redenzione. Il romanzo è stato pubblicato da Sogno Edizioni nel 2011.

Ho notato che preferisci l’ambientazione italiana nei tuoi romanzi, anche se poi nel “Predatore di anime in fuga” c’è comunque qualche personaggio che esula dal nostro contesto nazionale. Come mai hai scelto questo tipo di ambientazione?
Io sono convinto che una storia funziona meglio se uno scrittore parla di ciò che conosce bene, e per lo stesso motivo, è più facile creare un legame con il lettore. Una conferma di ciò possiamo vederla per esempio nel grande successo di pubblico verso le fiction italiane rispetto alle americane. Allo spettatore, così come al lettore, piace immedesimarsi nei personaggi dei romanzi, e questa empatia è più semplice se l’ambientazione è quella alla quale è abituato. Vedo l’utilizzo di ambientazioni anglosassoni più come una moda. Nel mio primo romanzo per esempio, la scelta di ambientarlo in città e paesi realmente esistenti è stata una soluzione felice, perché molti lettori sono rimasti affascinati e divertiti dall’idea di riconoscere fra le pagine, luoghi che loro stessi erano abituati a frequentare. La scelta di un personaggio italo-americano è stata fatta esclusivamente perché funzionale alla trama.

“Il fuoco nell’anima” è uscito anche in ebook, qual è la tua opinione sui libri digitali?
Io credo che la nascita dei libri in formato digitale sia un’ottima opportunità per poter diffondere la letteratura presso un target di lettori molto più giovane rispetto a qualche anno fa. I prezzi dei libri cartacei sono sempre più elevati e i giovanissimi dispongono di finanze ridotte che devono gestire fra telefonini, videogiochi e altri tipi di spese. In questo modo hanno la possibilità di accedervi a costi estremamente ridotti. Inoltre l’ebook ha il vantaggio di poter essere acquistato da casa, in tempo reale, senza costi di spedizione. Un e-book reader può contenere centinaia di libri e occupa meno spazio di un singolo volume.
Però… da nostalgico del libro classico, amante dell’odore della carta e dell’inchiostro, credo che il formato digitale, a differenza di quanto è accaduto nel mondo della musica, non potrà mai sostituire il libro cartaceo, o almeno non nella stessa misura.

La tua scrittura si è diretta verso vari campi (giornalismo, sceneggiatura teatrale, musica), le consideri semplici parentesi o stai pensando di rispolverare una di queste vecchie attività?
Tutti i generi in cui mi sono cimentato sono state delle piacevoli esperienze, ma appartengono a un passato in cui non avevo particolari impegni di vita e mi piaceva sperimentare a 360 gradi. Adesso preferisco orientarmi verso un tipo di scrittura più impegnata, ma non escludo in un prossimo futuro un ritorno al giornalismo, un mio vecchio amore.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Al momento, per problemi di salute, ho dovuto mettere da parte ogni progetto letterario.
Non appena sarà possibile, vedo nel mio prossimo futuro un tentativo, dopo due romanzi, di dedicarmi ai racconti brevi. Ne ho scritto qualcuno con discreto riscontro e penso che proverò a creare una corposa raccolta, spaziando un po’ in tutti i generi, dal fantasy, al mistery, al thriller, alla narrativa classica, con taglio sia ironico che drammatico.
Chissà che nel mucchio non verrà fuori qualcosa di buono…

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Prima di tutto: MAI PAGARE PER PUBBLICARE!
Poi concedimi una piccola premessa: non è obbligatorio pubblicare, non ve l’ha ordinato il dottore. Oltre il 90% di ciò che arriva nella scrivania di un editore non è degno di essere pubblicato. Prima di ogni altra cosa dovete mettere in conto con voi stessi che potreste non essere in quel 10%
Detto questo, una volta completato il manoscritto, spesso si commettono due errori:
1-Si fa leggere a parenti e amici, beandosi dei loro giudizi positivi.
2-Si vuole spedire subito a decine di editori presi a caso su internet.
Per ciò che riguarda il primo punto, per avere dei veri riscontri sull’effettiva qualità del proprio lavoro, bisogna sottoporlo al giudizio di persone del mestiere, come altri scrittori o aspiranti tali, e comunque gente a voi sconosciuta, senza peli sulla lingua, pronta a giudizi sinceri e competenti, che non si fa scrupoli di coscienza.
Io per esempio nei miei lavori mi avvalgo sempre di una lettura incrociata di almeno due persone, per poi confrontare i punti deboli segnalati e tutti gli errori, ed effettuare una seconda stesura che tenga conto dei suggerimenti ricevuti, senza comunque sentirmi obbligato a rispettarli tutti.
Per il secondo punto, la scelta degli editori è fondamentale. Pubblicare male è peggio che non pubblicare affatto. Per prima cosa bisogna evitare ogni editore a pagamento. Successivamente fra gli editori free occorre verificare che il loro catalogo contempli il vostro genere e soprattutto se sono interessati a pubblicare inediti ed esordienti.
Il consiglio che tendo a dare di solito è quello di telefonare direttamente e farsi dare tutte le informazioni necessarie. Questo serve a evitare perdite di tempo e invii inutili e sbagliati.
Per concludere, mi sento in dovere di citare il Writer’s Dream, sito e forum, dove potrete trovare molte informazioni e testimonianze, porre domande e chiarire dubbi, e soprattutto postare i vostri testi e confrontarvi con altri scrittori, aspiranti, esordienti ed esperti.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Anche se per i motivi di salute sopra citati, non riesco ad aggiornarli e seguirli come vorrei, al momento ho un blog e una pagina FB
http://gianpieropossieri.blogspot.com/
https://www.facebook.com/pages/Gianpiero-Possieri/215043361843508

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’opportunità, e complimenti per la bella iniziativa.