Eh lo so, è da un bel po’ che non scrivo su questo blog, è stato un periodo molto impegnativo per varie questioni e non credo che le cose miglioreranno a breve (ultimo esame da dare e la tesi da scrivere), ma almeno saranno impegni che porteranno finalmente a qualcosa!
Sperando che tutto vada come previsto.
Nel frattempo c’è un’ulteriore novità di cui credo parlerò più approfonditamente nei prossimi giorni, si tratta di una nuova pubblicazione che farà parte della collana Serial-Book della Lettere Animate Editore.
È un romanzo a puntate che uscirà unicamente in digitale, ovviamente non solo sullo store dell’editore, ma anche su tutti gli altri store online.
Ecco la copertina!

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Spero vi piaccia. Come già detto sopra vi darò maggiori informazioni quanto prima, anche domani, forse.

Nel frattempo come scritto sopra, la mia intenzione è anche di aggiornare nuovamente il blog e vi prometto sin da ora una recensione fumettosa nei prossimi giorni. Il tentativo non è strettamente collegato all’uscita del nuovo libro, anzi, era una cosa mi frullava da un po’ in testa e sono contento di aver colto la palla al balzo e di aver rotto questo silenzio.

Per il momento è tutto!

Note
Sito dell’editore:qui
Maggiori informazioni sui serial book:qui
Nuova pagina facebook: qui
Profilo twitter: qui

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Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Gloria Scaioli. Ciao Gloria! Benvenuta su questo blog.

Grazie per l’ospitalità.

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Mi piace scrivere. Questo è il mio primo romanzo.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Quando andavo alle elementari avevamo un’aula-biblioteca con dei testi cartonati e illustrati. Le mie amiche amavano “Piccole donne” e io preferivo Jules Verne. Non ho un autore preferito, mi piacciono le diverse sfumature, le peculiarità della scrittura che danno specificità allo stile. I testi che proprio non mi convincono sono quelli scritti (o tradotti) con disarmante banalità.

Il tuo romanzo d’esordio è un fantasy ed è intitolato “La radice del rubino” ce ne vuoi parlare?

Ho pensato a “La Radice del rubino” prima di tutto come un romanzo, non un romanzo fantasy. È vero che gli elementi vengono dall’ambito del fantastico, ma non esclusivamente dal fantasy tradizionale. Inoltre, a differenza di molti autori fantasy non ho mai avuto a che fare con giochi di ruolo e mi sono concentrata sulla psicologia dei personaggi: non sono figure che un giocatore ipotetico deve “riempire”, ma gli “attori” delle vicende. Ho anche cercato di sciogliere alcuni stereotipi, come quello dei maghi, con un’interpretazione meno comune. Ho curato molto i nomi, nessun nome inventato, né imitazioni di nomi anglosassoni: i miei protagonisti si chiamano Manfredi, Duccio, Tamiri, Eco, Filocolo, Filostrato, Cino. Ci sono esseri fantastici, ma non sono elfi, nani o vampiri, ma micrandri, cacciatori di voce, mistificatori e terata dai misteriosi poteri. Ho tentato anche di rendere visivamente i luoghi descritti, come se fossero dipinti. Spero di essere riuscita a dare l’effetto di ambienti diversi, come la fredda foresta Nemora, le insidie di Millevoci o il deserto del diapason, in perenne vibrazione.

Come sei arrivata alla progettazione di questo romanzo? Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla pubblicazione?

Ho iniziato a scriverlo prendendo appunti su un vecchio quaderno, a matita, mentre studiavo per gli esami universitari. Ogni volta che mi veniva un’idea la mettevo su carta. Poi è nato il progetto e ho iniziato a lavorarci seriamente (e a computer). Alla fine ho fatto una revisione della materia, che desse coerenza e omogeneità al lavoro. Poi ho cercato su internet informazioni utili. Mi sono tenuta lontana dall’editoria a pagamento e ho selezionato una serie di case editrici free, che ho diviso in gruppetti, a cui ho spedito il file in tempi diversi. Ho scelto piccole e medie case editrici, evitando le grandi, sperando di trovare qualcuno che si appassionasse al mio lavoro. Plesio mi ha contattato con una proposta non a pagamento e con percentuale sulle vendite. Ho accettato e così è iniziata la fase di editing e tutte le elaborazioni necessarie per arrivare al prodotto libro.

Scrivi solo fantasy o hai altri genere in cui ti senti a tuo agio?

Scrivo i testi per una piccola compagnia teatrale. In questo caso utilizzo battute rapide e grande mobilità di personaggi, per creare situazioni comiche e paradossali. Non sono editi, ma pensati espressamente per lo spettacolo della compagnia.
Nella narrativa amo anche il giallo, mi piace leggerlo e ho prodotto qualche tentativo di misura racconto.
Ho scritto una serie di racconti fanta-western di tono umoristico. Alcuni sono sparsi in antologie risultato di concorsi (solo gratuiti, a quelli a pagamento non partecipo più da un po’).
Il resto è fantastico…

Hai degli studi classici alle spalle, ti hanno influenzato durante il tuo percorso creativo? Ti sono stati utili?

Assolutamente sì. Penso che gli studi classici siano la base di tutto. Non è solo una questione di cosa si studia, ma di cosa si assorbe. Ho avuto a che fare negli anni della formazione con i capisaldi del pensiero, come si può considerare secondario tutto questo?

Cosa ne pensi degli ebook?

Non ho un lettore, per ora. Mi piacciono i libri tradizionali. Però l’e-book è un’innovazione utilissima, soprattutto nell’ambito dello studio. Penso ai miei anni universitari, trascinarsi dietro dei tomi illustrati (ho studiato storia dell’arte), oppure tentare di reperire libri introvabili nelle biblioteche sono problemi non da poco. Con un click si può leggere un e-book in un qualsiasi data base senza fare i salti mortali. Per quello che riguarda la narrativa sono un po’ più scettica. Penso che i due prodotti finiranno per convivere.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Plesio pubblicherà anche il seguito de “La Radice del Rubino”, “Labirinto d’ambra”. Il testo è pronto, ma necessita di revisione ed editing, quindi mi terrà impegnata non poco. Se tutto andrà bene conto di proseguire la saga con un altro romanzo, ma qui dipende da tanti fattori (dita incrociate). Mi piacerebbe dare una maggiore coerenza al mio progetto fanta-western, o unendo insieme i vari racconti, o scrivendo qualcosa di più elaborato. Il fatto che la fantascienza e il western siano fra i generi meno gettonati al momento, non mi scoraggia più di tanto.
Per il resto, chissà…

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Credi nel tuo lavoro, ma senza ossessione.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Per ora potete trovare informazioni sul mio lavoro nella pagina Plesio. Magari è venuto il momento di attivarsi un pochino anche su altri fronti, ma per ora non posso indicarti nessun link.

Questa era l’ultima domanda Gloria, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te.

Piccolo edit:
L’autrice ha aperto una pagina facebook http://www.facebook.com/laradicedelrubino

Prima di iniziare il consueto appuntamento con la rubrica “Ci risponde…”, volevo dire che per il momento la rubrica tornerà ad essere settimanale(quindi verrà pubblicato un solo post il sabato), questo perché ho smaltito le tante richieste e quindi non c’è più la necessità di due uscite settimanali.

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Antonio Lanzetta, un autore campano come me. Ciao Antonio! Benvenuto su questo blog.
Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ciao! Ho 31 anni, sono di Salerno e amo definirmi come uno che soffre di doppia personalità: dalle otto del mattino alle cinque e trenta del pomeriggio vivo la mia vita da impiegato di banca, con tanto di giacca e cravatta, per poi indossare i panni di nerd una volta tornato a casa. Libri, videogiochi, film, tutto ciò che è fantasy e “non-reale” mi appassiona ed entusiasma fin da quando ero bambino.

Qual è il tuo autore preferito?

Il mio autore preferito è Terry Brooks. Ho letto “La Spada di Shannara” all’età di dieci anni e da allora i suoi romanzi mi hanno accompagnato in ogni fase della mia crescita. Nel tempo ho scoperto vari autori, mostrando interesse per lo più per il genere fantasy: ho divorato i romanzi ispirati alla serie di Dragonlance, le saghe di R. A. Salvatore e di recente mi sono appassionato alla maestria di George R. R. Martin! “Le Cronache del ghiaccio e del fuoco” sono un capolavoro della letteratura moderna!

Leggo dalla tua biografia che sei un bancario laureato in “Economia e Commercio” con un background così, come nasce la passione per la lettura e per la scrittura?

Ricorda che sotto le grigie spoglie di un bancario c’è sempre un cuore che batte! Effettivamente svolgo un’attività lavorativa che lascia un misero spazio alla fantasia: lavorare con i soldi non è facile, vedi il lato più brutto della società, delle persone… l’importante è saper staccare la spina! I libri mi sono di grande aiuto, rappresentano una sorgente di sogni e distrazioni a cui si può attingere senza tregua, una valida forma di evasione naturale dalla vita.

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “ULTHEMAR – La forgia della vita” edito da Gds, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?

Ulthemar è il mio primo esperimento di scrittura, un romanzo a cui ho dedicato anima e corpo e che mi ha permesso di avvicinarmi al mondo dell’editoria con tutta l’umiltà e la consapevolezza di essere un esordiente. Pubblicato dalla GDS di Iolanda Massa, è stato editato dal mio amico Alfonso Zarbo, autore della Saga di Ivengral. Con questo romanzo ho cercato di mettere su carta un mondo che era ben definito nella mia testa, con le sua morfologia, le sue razze e battaglie. Spero di essere riuscito a descriverlo al lettore proprio come lo vedevo io. Chi legge “La Forgia della Vita” deve essere al centro dell’azione, al fianco di Jan, Steev e degli altri personaggi.

Il tuo romanzo è una commistione di fantasy e fantascienza. Quale credi sia il genere predominante all’interno dell’opera? Quale prediligi quando scrivi?

Fantasy senza ombra di dubbio! La fantascienza è solo una piccola parte della mia storia, un’impronta che dà al romanzo un tocco “esotico”. Il mio obiettivo era quello di scrivere un fantasy classico che non fosse affetto al 100% dagli stereotipi su cui si fonda questo genere. Le vicende si svolgono in un mondo pseudo-medievale, popolato da razze ormai note agli amanti del genere (nani, elfi, umani…) e razze nuove (kograag, namiri, etc…) che mi sono divertito a ideare… questa dimensione, che all’apparenza non ha nulla di diverso dalla “Terra di Mezzo” del prof. Tolkien, è oggetto di interesse di una civiltà proveniente da un altro mondo, che utilizza l’allineamento dei pianeti per muoversi da una parte all’altra dello spazio. Non vi dico altro, il resto dovete leggerlo voi!

Cosa ne pensi dell’ebook? Favorevole o contrario?

Sebbene io sia un amante del profumo magico emanato dalle pagine di un libro nuovo, sono favorevole agli ebook! I prezzi dell’editoria sono troppo alti in Italia, i piccoli editori fanno fatica a reggere il passo con i grandi nomi del settore e l’unico modo per vendere i libri è con gli sconti alle fiere. Non tutti hanno la possibilità di arrivare a spendere anche ventiquattro euro per un titolo appena uscito, figuriamoci poi se quel libro è di un esordiente sconosciuto! Io ho scelto per la versione “digitale” di Ulthemar un prezzo competitivo: 0,99 euro/cent. All’interno dell’ebook si trova un codice promozionale da utilizzare per acquistare la versione cartacea dal sito della GDS a 11,60 euro! Da una settimana sto resistendo al primo posto della TOP10 di Mediaworld degli ebook fantasy!

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?

Ho deciso di prendere una breve pausa dal mondo di “Ulthemar” per dedicarmi a un altro progetto di scrittura. La mia idea è di iniziare a lavorare a un’idea che ho in testa da qualche mese, in cui il fantasy e la fantascienza si stringono in un legame molto più forte e viscerale rispetto al mio romanzo di esordio. Come potrebbe essere il nostro pianeta tra migliaia di anni? Come si evolveranno gli uomini e le altre creature che lo popolano? Cosa accadrà ai continenti e al livello delle acque? Non vedo l’ora di rimettermi a scrivere…

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Non penso di essere la persona più adatta a dare consigli, sono un dilettante che muove i suoi primi passi nel selvaggio mondo dell’editoria, però posso condividere una cosa che mi ha aiutato: l’umiltà. Bisogna credere sempre nei propri mezzi, sapendo però guardare a ciò che abbiamo scritto con occhio critico. Non sempre è detto che la nostra storia sia un capolavoro: prima di far girare il manoscritto è fondamentale rivolgersi a un editor privato. I piccoli editori onesti vogliono evitare i costi che ne derivano dal far editare un romanzo… una carta che l’esordiente può giocarsi è quella di presentare un lavoro che abbia un minimo di correzioni e una forma “leggibile”. Altro aspetto è quello di evitare assolutamente l’editoria a pagamento: se ti chiedono soldi per pubblicare, allora non saranno mai interessati al tuo romanzo, alla sua promozione, si limiteranno semplicemente a stampare il libro.

Ci racconti come sei arrivato alla pubblicazione? In modo che qualche aspirante autore abbia qualche dritta in più su come muoversi.

In risposta a questa domanda aggiungo ciò che ho detto in precedenza: curare la scrittura, la forma in modo da limitare il più possibile la presenza di refusi nel testo. Una volta che il mio manoscritto era pronto per essere inviato ho cercato in rete tutte le case editrici italiane che curavano il fantasy e preso contatti. Mentre i “Grandi”, a parte avere tempi di valutazione molto lunghi, sembra che prendano in considerazione soltanto lavori che gli sono stati passati da agenti letterari, i piccoli editori chiedono soldi: nel 90% delle risposte ricevute mi hanno chiesto un contributo… poi è arrivata la mail della GDS e ho tirato un sospiro di sollievo. Il mio sogno si stava realizzando!

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Sono peggio di Belen: sono su tutti i social network! Per comodità vi segnalo la mia pagina web fatta in casa: http://www.antoniolanzetta.com

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui R.Cherryh. Ciao! Benvenuta su questo blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Innazitutto buongiorno a tutti, sono R.Cherryh e il mio primo libro, Masters School, è uscito lo scorso Novembre.
Attualmente ho ventitrè anni (ventiquattro a Giugno) ma ho cominciato a scrivere storie quando ero solo una bambina; la mia passione per il Fantasy è radicata nella mia infanzia, tempestata da racconti e storie fantastiche.
Ho sempre avuto una fervida immaginazione tanto che alla scuola elementare spesso, durante le lezioni perdevo tempo a fantasticare con lo sguardo fuori dalla finestra e la mia maestra di Italiano Marinetta mi richiamava dicendo che dovevo tornare dalla “Galassia di Andromeda”.
Alle superiori quando frequentavo l’Istituto Statale d’Arte di Monza ho cominciato a disegnare tra una lezione e l’altra alcuni personaggi che in seguito hanno preso forma in una storia che ha dettato le origini di Masters School; in genere infatti scrivo solo dopo aver realizzato l’inizio e la fine di una storia: alcuni episodi, anche divertenti, nascono in itinere mentre altri mi sono già chiari sin dall’inizio, al fine di dare un senso al racconto.
Ho una grande passione per gli animali: per il momento convivo con i miei genitori e quattro gatti tutti trovatelli di nome Ryo, Cloe, Ely e Milù. Prima dell’iscrizione all’università ho svolto per due anni attività di volontariato presso il Canile e gattile di Monza: purtroppo ho dovuto rinunciarvi per motivi di studio.
Mi sono laureata lo scorso Marzo presso l’Università di Milano Bicocca in Scienze dell’Educazione; sono stati tre anni molto intensi e che mi hanno permesso di acquisire nuove nozioni anche e soprattutto per il mio stile di scrittura e per i contenuti delle mie storie.
Il mio motto è “punta sempre all’infinito, mal che vada cadrai tra le stelle”; non mi piace quando qualcuno ti dice che “più cercherai di arrivare in alto, più alta sarà la caduta”: correrò il rischio di farmi male e se così sarà non potrò pentirmi di non averci provato.
Nonostante il mio desiderio di realizzarmi anche e soprattutto come autrice di libri, sono una persona che non si sente mai arrivata al traguardo definitivo: credo che nuovi obiettivi vadano posti a ogni dirittura d’arrivo; bisogna sempre avere nuovi stimoli in ogni momento della propria vita, altrimenti a parer mio ci si potrebbe anche ritenere morti nello spirito.
Come al solito mi dilungo eccessivamente; vi lascio alla prossima domanda con la speranza che il futuro mi riservi ulteriori fantastiche sorprese.

Il tuo è ovviamente uno pseudonimo, come mai questa scelta?

La scelta dello pseudonimo è stata affidata per contratto all’editore, Runde Taarn, ma se avessi voluto avrei potuto rifiutarla tranquillamente e valutare ulteriori proposte.
Perchè non l’ho fatto? Semplicemente perchè “cherry” in inglese significa “ciliegia” e a uno dei miei nonni, un nonno che non ho mai conosciuto ma di cui ho sentito parlare moltissimo, piacevano le ciliegie; così ho ritenuto la scelta di buon auspicio e ho accettato senza esitazioni il nome da scrittrice che mi è stato affidato per iniziare la tanto ambita carriera.

Ci parli del tuo romanzo “MASTERS SCHOOL” edito da Runde Taarn?

Dico subito che il mio primo romanzo è la realizzazione di un sogno, ovvero quello di diventare scrittrice; per me non è un punto di arrivo ma un punto di partenza per un futuro nel mondo della scrittura: è dedicato a una delle persone più importanti della mia vita, mio nonno.
Penso che se lui a quest’ora fosse qui, probabilmente Masters School non esisterebbe; credo che tutte le esperienze della vita insegnino qualcosa, anche la morte.

Ho cominciato a lavorare su Masters School quando avevo diciannove anni, lavorando senza sosta per sei mesi, di giorno e di notte, senza rendermi conto che avrei dato vita a un manoscritto di più di settecento pagine.
Masters School è una sorta di autobiografia, come scritto nella trama sul retro del testo, anche se in realtà è stato scritto per parlare di adolescenza, di relazioni sociali e di sentimenti tramite un linguaggio accessibile a tutti, che sfiora l’incontro tra i generi Fantastico e Fantasy.
Angel, la protagonista che all’inizio del libro ha solo quindici anni, non è un’adolescente spaesata e impaurita dal mondo in cambiamento che la circonda, anzi, dalle prime pagine si capisce immediatamente il suo carattere decisamente particolare: estroversa, viziata e apparentemente sicura di sé.
La sua crescita avviene all’interno di una scuola, la Masters School appunto, che in realtà è la base segreta di un clan di alieni (non umani): i Masters. Questi, con un’enorme potenza fisica, combattono da secoli contro i loro nemici dai potentissimi poteri psichici: i famigerati Receptor. La guerra tra Masters e Receptor è da sempre all’oscuro della razza umana: i Masters hanno le sembianze di uomini dalla rara bellezza e si confondono tra la gente comune, mentre dei Receptor si sa ben poco; la storia infatti è raccontata in prima persona da Angel, una master che non ha mai avuto modo modo di incontrare i Receptor e di combatterli, fino ad ora.
Si perchè Angel è chiamata a lottare a fianco di altri nove masters, i cosiddetti “Masters della Leggenda” descritti dai libri di storia del clan come la sola salvezza dal male della propria specie.
Ma i problemi sono evidenti sin dall’inizio: come si può riunire un gruppo di ragazzi (Masters, certo, ma paragonabilissimi agli umani) dai quindici ai vent’anni, per una guerra che porti alla salvezza del clan presento in tutto il pianeta?
Ma c’è un altro problema non indifferente: il decimo master non si presenta al loro primo incontro.

Ora, il peso che incombe su Angel e gli otto (iniziali) co-protagonisti è talmente grave che i dieci masters, anziché cominciare a pensare ad un modo per distruggere il nemico, cominciano a occuparsi dei propri problemi personali, delle nuove amicizie che devono necessariamente nascere, delle rispettive vite da adolescenti e giovani adulti che li vedono coinvolti.
Tra confusione, conflitti, passioni, amicizie, litigi, la realtà non tarderà ad arrivare per i nove co-protagonisti: si farà spazio tra i masters, li costringerà a crescere, a trovarsi dinanzi a situazioni che mai avrebbero pensato di poter vivere. Il tutto in tre anni scolastici della Masters School.
Ma Masters School non è pura fantasia: è la storia di tutti gli adolescenti, passati, presenti e futuri, che si sono trovati in un periodo della propria vita schiacciati dalla necessità di accettare un cambiamento e distratti dalle enormi passioni, amplificate dalle prime esperienze e dalla giovane età.
Masters School è la storia di tutti, non solo di Angel, Larian, Manuel, Aura e di tutti gli altri personaggi: è la storia di ognuno di noi, delle relazioni, delle dinamiche gruppali, delle scelte difficili.
Non pretendo che il testo piaccia a tutti, chiedo solo di leggere tra le righe, tra le parole di Angel adolescente l’enorme confusione che prova nel periodo in cui tutto sembra improvvisamente crollarle addosso. Solo così si potrà accedere a un mondo davvero fantastico: il mondo delle possibilità, delle decisioni importanti e del prendere in mano le redini della propria vita.
Come ho fatto io, quando un giorno ho deciso che da grande avrei fatto la scrittrice.

Il romanzo è ambientato in Italia e su questo blog ho già trattato la questione ambientazione, ponendomi decisamente a favore di chi usa un’ambientazione che conosce(che il più delle volte – ma non sempre – coincide con quella di nascita). Come mai hai fatto questa scelta?

Innanzitutto devo dire che sono molto legata alla mia città: a Monza sono cresciuta, ho conosciuto persone fantastiche e all’età di Angel, la protagonista del mio romanzo, ho passato quasi tutti i pomeriggi e girovagare per le vie del centro con i miei amici; inoltre Monza è la città dove mio nonno ha passato la sua vita, quindi mi sembrava più che giusto prenderla come punto di riferimento visto che il libro è dedicato a lui.
In realtà però, l’ambientazione di Masters School è poco descritta; questo perchè ho scelto di dare più importanza al vissuto interiore di Angel e degli altri personaggi piuttosto che alla descrizione di luoghi e paesaggi: è uno stile di scrittura che può piacere o meno a seconda dei gusti; personalmente ho cercato di avvicinarmi a un pensiero che vuole una scrittura più veloce e che dia maggiore libertà alla fantasia del lettore.

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?

Penso che gli ebook siano un modo interessante per avvicinare il mondo della tecnologia alla lettura.
Le scelte di pubblicazione di Masters School sono affidate per contratto all’editore e visto che il libro è uscito da pochissimo tempo per ora non so ancora dire se avrà una sua versione digitale.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Dico subito che Masters School è solo l’inizio di un lungo cammino; lo definirei una sorta di introduzione a una storia ben più complessa: il testo ha una conclusione ben precisa ma termina anche con un invito ad aspettarne un seguito ma non dico altro, lo scoprirete presto.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Ho ricevuto quattro diverse proposte per Masters School, tre delle quali erano a pagamento; la mia scelta è ricaduta sicuramente sulla quarta.
Non mi piace l’idea di pagare per vedere un proprio libro pubblicato: è bello che un esperto riconosca i nuovi talenti e voglia proporli come un investimento per la letteratura del futuro.
Se qualcuno chiede soldi non penso creda fino in fondo nelle capacità di scrittura di una persona.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Direi ciò che dico anche ai miei amici quando inseguono i propri sogni a occhi aperti: non arrendetevi, provate e riprovate sempre. Direi di inviare i manoscritti dove richiesti, via internet o cartacei, e in caso di proposte di pubblicazione di far visionare a un esperto il contratto per assicurarsi che sia buono e che non vi siano fraintendimenti.
Se al contrario non riusciste a fare pubblicare il manoscritto, non smettete mai di dedicarvi alla scrittura perchè è comunque, sempre un modo per sfogarsi e per mettere nero su bianco le proprie idee anche se sottoforma di storie fantastiche.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Per ora potete seguirmi su facebook, alla pagina pubblica di R.Cherryh (http://www.facebook.com/pages/R-Cherryh/261093077274974)
E su Twitter all’indirizzo http://twitter.com/#!/R_Cherryh/
Sto procedendo anche alla creazione di una pagina internet ufficiale : http://www.rcherryh.com ma per quella dovrete aspettare ancora un po’ di tempo.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Di niente, la ringrazio per l’interesse e spero che risulti interessante e utile a chi avrà modo di leggerla. Grazie a tutti e continuate a crederci, sempre.
R.Cherryh.

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Sara Cespoli. Ciao Sara! Benvenuta su questo blog.

Grazie e un saluto a tutti!

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Allora, non sono una scrittrice di professione, anche se da un paio d’anni a questa parte ho iniziato a rendere costante questa mia passione. La affianco al lavoro che ho ormai da circa dodici anni: sono capo reparto in un negozio di elettronica. La creatività che non posso esprimere in ambito professionale emerge nel mio tempo libero.
Vivo a Montemurlo ma sono nata a Firenze nel 1973. Sono sposata da poco. Amo moltissimo scrivere, ma allo stesso tempo anche leggere. Sono le mie uniche e più grandi passioni!

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ho molti autori preferiti, proprio tanti. Leggo moltissimo, una media di circa sei-sette libri al mese. Gli autori per cui farei carte false per avere un’anteprima in esclusiva dei nuovi lavori sono però due: Joanne Harris, autrice famosa per il suo Chocolat, ma anche per altri interessantissimi romanzi molto surreali, e Robert Jordan, ahimè non più vivente autore della saga fantasy La ruota del tempo, arrivata in Italia circa dieci anni fa e che seguo da allora. Insieme a Tolkien, Jordan mi ha ispirato molto con il suo stile molto introspettivo e la sua saga che davvero è sterminata!

Il tuo romanzo d’esordio è un fantasy ed è intitolato “Talesa” ce ne parli un po’?

Ho scelto il genere fantasy perché è quello che mi si adattava per una prima esperienza di scrittura. Erano anni che non scrivevo niente, ero molto arrugginita! Adesso sono orientata forse verso altri generi, ma il fantasy è sempre da considerarsi il mio primo amore! È un genere letterario che o ami o odi, non credo ci siano vie di mezzo. Quello che ho cercato di fare con Talesa è offrire un modo un po’ diverso di vedere questo genere letterario: ho cercato di porre l’attenzione sulla costruzione dei personaggi, non presentando ruolo già preconfezionati. Ho approfondito proprio il lato introspettivo dei protagonisti. Non ho puntato in primis sull’azione, sull’uso della magia. È ovviamente presente l’azione pura, ma non è quello che emerge di più nello sviluppo della storia. L’ho fatto perché nel
Fantasy appunto è molto facile incorrere in clichè o in luoghi comuni e c’era il rischio di banalizzare la storia, o, peggio, di attingere troppo, magari anche inconsciamente, dal lavoro di altri autori. La storia è essenzialmente molto semplice: Talesa, la protagonista incarna una vecchia profezia secondo la quale lei avrà il ruolo di liberare il mondo di Verdena da una pesante minaccia. Quella di un dio malvagio che insieme, la teme e la desidera. Talesa è un’eroina forte ma fragile insieme, e avrà molte persone che l’aiuteranno nella sua missione: due draghi fantastici (per me, ovviamente! Sono molto affezionata a queste creature così ben raffigurate nella copertina di Chiara Boz), un mago tutore, un innamorato, un re inetto, una guaritrice… Ce n’è per tutti i gusti! C’è una guerra, ci sono delle storie d’amore, c’è naturalmente un lieto fine anche se si porterà dietro tante perdite… E’ una sotria essenziale nel suo sviluppo ma ricca nella crescita personale e interiore di ogni personaggio che vi appare. Talesa si opporrà strenuamente al suo destino fino all’ultimo: questo rende la sua figura molto più vicina al lettore.

“Talesa” è uscito anche in ebook, qual è la tua opinioni sui libri digitali?

La mia opinione sui libri digitali è più che positiva: io ho un e-book da oltre un anno, mi trovo bene ha un’ottima leggibilità, molto spesso si abbatte il prezzo di acquisto rispetto ad un libro in formato cartaceo, inoltre è un tecnologia ‘green’ che, se si allargasse l’utilizzo specie in Italia, che è un po’ indietro, farebbe risparmiare un po’ di carta! Ovvio, se esce il romanzo del mio autore preferito preferisco di gran lunga averlo in formato tradizionale, voglio annusarlo, voglio sentire il fruscio delle pagine!
Sono contenta che anche Talesa abbia la sua controparte digitale: è ben visibile sui maggiori siti di ebook, oltre che sul sito della Sogno Edizioni si può acquistare su Simplicissimus o sul Mediaworld Compraonline. Mi auguro che anche il formato cartaceo possa avere sempre maggiore diffusione.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Il romanzo sicuramente impegna di più, è molto più difficile nella costruzione, e lo preferisco, proprio per l’impegno intellettuale che vi è coinvolto. I racconti sono molto più immediati, d’altra parte, e permettono, nel minore tempo possibile, la sperimentazione di stili narrativi diversi. Sono uno strumento di esercizio che ti costringono ad essere costante nella tua attività di autore. Mi spiego meglio: l’esercizio sui racconti aiuta molto un autore ad evitare il pericolo della pagina bianca, ti stimolano di più se non hai una storia ben tracciata da riversare in un romanzo. Da un anno frequento un corso di scrittura creativa che mi ha stimolato molto nella stesura dei racconti. Però, se riesco a creare una avvincente e per me verosimile preferisco di gran lunga il romanzo.

Quale genere prediligi per ciò che concerne la scrittura?

La narrativa surreale alla Joanne Harris. Il romanzo deve essere verosimile, per l’autore come per il lettore,ma deve avere quell’input in più di mistero e fantasia.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Si, ho appena iniziato a scrivere quello che spero sia il mio nuovo romanzo. La strada è ancora lunga, ma ho già l’ossatura per poter andare avanti spedita. Poi, ovviamente, la strada che porterà alla pubblicazione sarà altrettanto lunga e difficile! Ma se inizio a scrivere una storia che avvince prima di tutto me, la scrittura diventa un dono che faccio a me stesso. Scrivo per me, non per attirare lettori. Almeno questa è la mia filosofia: non essendo appunto scrittrice di professione, non ho paletti né scadenze da rispettare, quindi scrivo per il puro piacere di farlo! Comunque, il romanzo va avanti spedito, e un domani chissà! Magari sarà il mio secondo romanzo edito!

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di non aspettarsi troppo, di armarsi di pazienza perché per avere una risposta ci vogliono mesi e anche anni, di credere nel proprio progetto, e soprattutto di cercare non le grandi case editrici, che spesso i manoscritti neanche li leggono, da quanti ne hanno, ma di puntare alle piccole case editrici emergenti, come la Sogno Edizioni, che portano avanti una grande missione: il free editing, cioè la pubblicazione gratuita senza richiesta di contributi da parte dell’autore. Non vorrei mai dover pagare per essere pubblicata: se una casa editrice sceglie il mio lavoro fra tanti altri, ci deve credere lui per primo! È un investimento che l’editore fa sull’autore. Se poi ha successo, meglio per tutti e due!

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho un sito personale, all’indirizzo http://www.saracespoli.it, un profilo Twitter e uno Fb.

Questa era l’ultima domanda Sara, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te per l’opportunità che mi hai dato.

Da una discussione avuta su facebook mi è venuta l’idea di trattare l’argomento anche qui.
Negli ultimi giorni, leggendo i vari racconti che sono giunti per Nerinchiostro, ho avuto modo la conferma di una tendenza che avevo avuto modo di notare già nel 2008(quando mi ero affacciato per la prima volta in questo mondo).

Qual è questa tendenza?
Semplice, l’uso di nomi stranieri(e quindi spessissimo di ambientazione straniera) da parte degli autori esordienti/emergenti italiani.

Questa tendenza è una delle tante cose su cui si discute spesso e volentieri sui forum di scrittura. Ricordo benissimo una discussione di decine di pagine sul Writer’s dream a proposito. Discussione che però penso sia andata persa visto che all’epoca il forum era ancora su forumfree.

L’uso di nomi stranieri mi fa storcere il naso, non posso negarlo. Anche se penso che l’utilizzo a volte possa essere interessante, ma questo nel caso ci sia un’ottima conoscenza di base da parte dell’autore dell’ambientazione straniera. Naturalmente questo uso deve essere anche funzionale alla storia.

Purtroppo difficilmente gli autori hanno questa conoscenza e altrettanto difficilmente la trama ha bisogno di questo uso.
La situazione più usuale è questa:
l’autore è italiano, i protagonisti si comportano come italiani, hanno un modo di esprimersi italiano, ma si chiamano Kevin e Jane. Sì, perché coloro che usano questo espedienti il più delle volte non conoscono l’ambiente che vanno a descrivere se non per qualche film o serie tv che hanno visto. E ovviamente fonti del genere non sono affatto attendibili.

A parer mio si deve scrivere di ciò che si conosce(non intendo che per scrivere horror devi conoscere un mostro a sei teste). Ma per strutturare un personaggio anglosassone o comunque straniero si deve entrare nelle loro strutture di pensiero. E molti non lo fanno. I loro personaggi sono americani all’anagrafe, ma completamente italiani nelle strutture di pensiero e anche nel resto.

Insomma una ricerca di esoticità che rende, sempre a parer mio, molto meno credibile e coerente la storia, nonché eccessivamente dozzinale.
Perché lo fanno?
Alcuni perché preferiscono i nomi stranieri, altri perché si sentono più stimolati, altri ancora perché sentono di banalizzare il tutto chiamando un loro personaggio Gennaro o Filippo.

Ovviamente anche queste risposte mi fanno storcere il naso. Tuttavia non bisogna generalizzare, sempre riferendomi alla mia esperienza(perché parlo o provo a parlare di ciò che conosco) ho avuto modo di leggere racconti di ambientazione straniere, in cui quest’ultima era funzionale(non tutte le situazioni sono adatte ad essere ambientate in Italia) o comunque c’era una buona conoscenza degli usi e dei costumi, con strutture di pensiero ben diverse da quelle italiane. In questo caso l’uso è apprezzato e anzi fa capire che ci sia stato maggior lavoro dietro la storia. L’autore si deve essere sforzato per rendere la situazione coerente e credibile.

Insomma io ho detto la mia, non so se qualcuno commenterà, ma qualora lo facesse sarei curioso di leggere il suo pensiero(anche nel caso fosse di matrice opposta, basta che non vi firmate con nomi stranieri, scherzo ovviamente).

Un saluto!
Massimo Junior(il nome è proprio così, nessuna ricerca dell’esotico).

P.s. Ricordate! La vera rivoluzione è usare i nomi 100% italiani! Ovviamente scherzo anche qui.

P.p.s ovviamente la discussione non riguarda racconti/romanzi fantasy, perché lì ogni mondo ha determinate regole e caratteristiche linguistiche e comportamentali.

Vi segnalo un’importantissima iniziativa targata Writer’s Magazine e Mondadori. Un’opportunità che gli scrittori dei generi sottoelencati non dovrebbero farsi sfuggire.

Ecco a voi il testo di tale iniziativa

La Writers Magazine Italia, in collaborazione con le collane da edicola Mondadori (Gialli, Urania e Segretissimo), bandisce una iniziativa a cui possono partecipare gli abbonati della WMI e gli acquirenti delle collane Mondadori.

L’iniziativa
Lo staff della WMI è stato incaricato di selezionare racconti da pubblicare sulle prestigiose testate I Gialli Mondadori, Urania e Segretissimo. La selezione avverrà secondo le modalità descritte dal regolamento che segue. I racconti selezionati saranno pubblicati in appendice ai romanzi delle collane Mondadori, e titoli e autori dei racconti saranno messi in evidenza sulle quarte di copertina dei volumi che li conterranno.
Non si tratta di un premio, quindi non ci sarà la nomina di vincitori. Semplicemente, i racconti che la redazione della WMI riterrà pubblicabili saranno passati alla Mondadori, che li inserirà nei romanzi di prossima pubblicazione.
Un’opportunità assolutamente unica per tutti gli autori che frequentano la Writers Magazine Italia.

Chi può partecipare
Possono partecipare a queste selezioni solo gli abbonati alla Writers Magazine Italia (con abbonamento in corso di validità nel momento dell’invio delle opere) e gli acquirenti delle collane da edicola Mondadori, purché nel rispetto del regolamento pubblicato di seguito. Non sono richieste tasse di lettura e ogni autore potrà mandare quanti racconti desidera, per tutti i generi letterari di riferimento. Avvertiamo che data l’importanza dell’iniziativa e la destinazione di prestigio delle opere da pubblicare, saranno scelti solo racconti di grande qualità da presentare a Mondadori.

Il regolamento
– L’iniziativa WMI-Mondadori avrà inizio a partire dal 14 novembre 2011. Da questa data sarà possibile inviare i propri racconti per la valutazione.

– Si può partecipare esclusivamente con racconti dei seguenti generi letterari, riferiti a specifiche collane Mondadori:
1) Racconti gialli, thriller e noir per Il Giallo Mondadori
2) Racconti di spionaggio, combact e action per Segretissimo
3) Racconti di fantascienza, horror e fantasy per Urania

– Lunghezza racconti: le opere devono avere lunghezze comprese fra 20.000 e 30.000 battute (spazi vuoti compresi). Non sono ammesse deroghe.

– I racconti devono essere stampati su carta e inviati al seguente indirizzo:

SELEZIONE RACCONTI WMI-MONDADORI
c/o Redazione Category 4° piano Torre Nord
Arnoldo Mondadori Editore
Via Mondadori 1
20090 Segrate MI

– Nella busta, insieme al racconto, bisogna inserire:
1) Dichiarazione di proprietà e inedicità dell’opera
2) Nome autore, titolo, indirizzo ed email di riferimento (da riportare nell’intestazione del racconto)
3) Per ogni racconto inviato, bisogna inserire nella busta, dopo averlo ritagliato, il Certificato di Partecipazione (CdP) che si può trovare nelle ultime pagine di tutti i volumi in edicola di Urania, Segretissimo e I Gialli Mondadori a partire dai fascicoli in vendita dal mese di novembre. Valgono solo gli originali. Se nella busta vengono inseriti più racconti, per ognuno di essi occorre che ci sia un certificato in originale.
4) Numero di abbonamento alla WMI, che deve essere in corso di validità nel momento in cui si spedisce il racconto per la selezione.

– La redazione avvertirà esclusivamente gli autori selezionati e comunicherà su quale fascicolo delle collane Mondadori sarà pubblicato il loro racconto. La stessa comunicazione sarà resa pubblica sul forum della WMI.

– Non saranno fatti elenchi di esclusi, né saranno date spiegazioni per le opere non accettate. Il tempo medio per capire se un proprio racconto (o più racconti in una singola busta) è stato scartato e quindi provare a rimandare qualcos’altro, è di 20 giorni dal momento dell’invio del racconto (o dei racconti) in redazione.

– La partecipazione a questa selezione comporta la piena adesione ai termini del regolamento. Non sono concesse deroghe di alcun tipo.

I commenti sul forum della WMI
– Gli autori che lo desiderano possono inserire sul forum della WMI, nella sezione apposita intitolata GRANDE INIZIATIVA WMI-MONDADORI, l’incipit dei loro racconti, per un massimo di 1000 battute.

– Tutti i frequentatori del forum potranno commentare e discutere le opere postate.

Non si tratta di un concorso, quindi non ci sono tempistiche(limiti entro cui mandare le opere e cose simili). Si tratta di una grande iniziativa che potrà giovare a molti scrittori esordienti.

Spero di avervi fatto cosa gradita!
Un saluto.