Buongiorno a tutti! Per la consueta intervista del sabato per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Luca Filippi, medico e scrittore di noir storici nonché mio caro amico e prefatore di Nero n.9.
Ciao Luca! Bentornato su questo blog!
Prima di tutto ci racconti qualcosa su di te?

Ho 35 anni e sono nato sotto il segno del Leone, quadro astrale che sembra avere una certa influenza sulla mia vita, visto che il mio editore è Antonio Leone e il mio terzo figlio si chiama, appunto, Leone. Faccio il medico con dedizione e passione, e nel contempo coltivo la mia vocazione letteraria.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Senz’altro prediligo leggere autori italiani e, tra tutti, Giulio Leoni ha sicuramente rappresentato un pilastro nella mia formazione. Tra gli scrittori stranieri non posso non citare il grande Ken Follet, che ha il dono di saper raccontare e rendere interessante e comprensibile qualunque trama. Ma non dimentichiamo anche i Grandi della Letteratura italiana, come Moravia e Calvino. “Il barone rampante” e’ un libro capace di arrivare a tutte le generazioni, di qualunque epoca.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo romanzo “Sangue Giudeo” edito da Leone editore?
Si tratta di un giallo storico, ambientato nella Roma dei Borgia. Il protagonista Tiberio di Castro viene incaricato dal duca Valentino di indagare su una serie di misteriosi omicidi che colpiscono i quartieri degli ebrei. Cesare Borgia è di ritorno dalla campagna nelle Romagne e ha svuotato le casse dello Stato Pontificio. I giudei, accolti a Roma da papa Alessandro VI dopo la loro allontanamento dagli sconfinati territori spagnoli, sono costretti a pagare una tassa salata sui loro redditi, tassa che andrà a finanziare le imprese del Valentino. Tiberio deve catturare l’omicida dei giudei prima che questi, presi dal panico, decidano di abbandonare la Città eterna. Per risolvere il caso, sarà indispensabile il contributo di Caterina Sforza, eccellente alchimista e donna di grande fascino, all’epoca prigioniera dei Borgia nella Torre del Belvedere. Sullo sfondo assistiamo all’appassionata storia di odio – amore tra Caterina e il suo carceriere, Cesare Borgia.

Il protagonista di “Sangue Giudeo” e “L’arcano della papessa” è Tiberio di Castro, ci vuoi parlare della genesi di questo personaggio e della scelta di renderlo protagonista di più di un’opera?

Tiberio è nato da sé, mettendo insieme un po’ dei pezzi di com’ero, di come sono diventato e di come avrei voluto essere. Anche lui svolge la professione medica e si barcamena tra istinto e razionalità. Visto che il personaggio ne “L’arcano della papessa” sembrava funzionare, abbiamo deciso di renderlo protagonista di un nuovo romanzo, saggiandolo in un’ottica di serialità.

Hai esordito con un romanzo breve “I diavoli della Zisa”. Come è stata questa esperienza?

In realtà “I diavoli della Zisa” è nato dall’elaborazione di un racconto, proposto all’editore Antonio Leone dopo che aveva già valutato e accettato “L’arcano della papessa”. Mi chiese se avessi qualcos’altro nel cassetto e io ho rispolverato il racconto sulla Zisa. Vi anticipo, anzi, che questo cortoromanzo, insieme agli altri della collana “I leoncini”, verrà proposto questa estate in edicola, in associazione al quotidiano “Libero”.

Cosa ne pensi dell’ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Penso che l’ebook sia un’opzione molto interessante. Io ho delle personali riserve perché instauro un rapporto “fisico” con i libri e mi piace toccarli, sfogliarli e collezionarli. Ma i tempi cambiano, tutto scorre, e bisogna anche adeguarsi. Al momento non so quale sia la scelta della Leone sulla eventualità di proporre i miei libri anche in formato digitale. Stiamo a vedere…

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?

Sto scrivendo un nuovo romanzo, un’altra avventura dello speziale Tiberio. Questa volta il medico, in esilio nella contea di Gorizia, si trova a indagare su alcuni omicidi legati a un misterioso manoscritto e al segreto di un’antica civiltà, che forse non si è completamente estinta.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di essere molto autocritico. Anch’io, spesso, leggo quello che ho scritto senza la giusta severità e questo rende più fragile il manoscritto. Lo stesso Hemingway sosteneva che “The first draft of anything is shit”. Il che, tradotto in soldoni e in termini eufemistici, significa “le prime stesure sono immondizia”. Noi non aspiriamo alle altezze del grande Autore di “Addio alle armi”, ma è buona norma rivedere attentamente le bozze, senza aver fretta di spedire.

Ci racconti come sei arrivato alla pubblicazione? Penso che consigli del genere possano aiutare gli aspiranti a non cadere in determinati tranelli.

Ho spedito il lavoro a più di una casa editrice. Quando sono stato contattato da Antonio Leone e mi è stata proposta la pubblicazione, ho preso il treno per Milano e sono andato a conoscerlo. Si è subito creata un’empatia con lui e con il suo staff, anche perché la casa editrice era agli albori e mi piaceva l’idea di far parte di un progetto. Ancora adesso , a distanza di tre anni dalla prima pubblicazione, mi sento parte di una squadra. La chiarezza, nei rapporti con la casa editrice, e la stima reciproca sono indispensabili per non cadere in equivoci o “tranelli”.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Mi potete seguire sul mio sito dedicato alla letteratura noir “La vibrazione nera”

Questa era l’ultima domanda Luca, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te, Massimo, per l’occasione di fare due chiacchiere.

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Vi segnalo una mia nuova intervista ad opera di Luca Filippi, autore de “I diavoli della Zisa” e “L’arcano della papessa” per Leone Editore. Sul suo blog cura una rubrica chiamata “nerointervista” dedicata agli scrittori noir.

Vi lascio il link:
clicca qui

Un saluto e buona lettura,
Massimo

“I diavoli della Zisa” è sicuramente un libricino interessante. Partendo dalla storia che è condensata in poche pagine, per finire allo stile, mai invasivo, che scorre fluente. Le descrizioni sono precise, evidente il lavoro che c’è stato dietro, ma senza scadere mai in inutile prolissità o intenzione di allungare il brodo. Le vicende del corto-romanzo si sviluppano nel duemilanove e nel milletrecentoquarantadue, nonostante l’espediente dello sbalzo temporale sia stato già usato molte volte, ne “I diavoli della Zisa” è reso sapientemente e detta, a parer mio, molto bene i tempi della storia. L’autore gioca sapientemente sui misteri riguardo al sepolcro di Federico II e riguardo alla morte di Pietro II di Sicilia, nonostante l’interpretazione sia data per esigenze di fiction, c’è una coerenza di fondo che la rende assolutamente verosimigliante. Personalmente ho apprezzato, da amante della storia, maggiormente la parte “storica” piuttosto che quella “medica” e attuale, penso che al di là delle preferenze di ognuno, questa parte sia oggettivamente riuscita meglio, anche se qualcuno con peculiarità diverse dalle mie sarà libero di smentirmi. Il tratteggio dei personaggi è ben riuscito nonostante le poche pagine a disposizione dell’autore, anche qui, a parer mio, la bilancia pende a favore dei personaggi della parte “storica”, che ritengo più incisivi e meglio costruiti, ho apprezzato particolarmente Pietro e Bianca che sono, tra l’altro, i veri protagonisti di questo corto romanzo, penso che molti potranno identificarsi nell’uno o nell’altro, Pietro può indubbiamente rappresentare l’essere umano gravato da oneri e responsabilità che a volte nemmeno richiede, è palpabile la sua inadeguatezza per quel ruolo che gli spetta per diritto di nascita. Riepilogando “I diavoli della Zisa” nella sua brevità è un romanzo godibilissimo che tiene avvinto il lettore, come ogni buon romanzo dovrebbe fare. I suoi punti di forza sono indubbiamente:
– personaggi ben tratteggiati;
– storia ben costruita;
– scene evocative;
– descrizioni precise, ma coincise;
– stile fluido, mai prolisso o invasivo.

Un libro sicuramente consigliato.

Finalmente la prima recensione sulla mia raccolta di racconti, “La vita degli altri”, è stata scritta da Luca Filippi autore de “I diavoli della Zisa” per Leone editore.

Ecco il link:
ecco la recensione

Saluti,
Massimo.

P.s. sono stato selezionato per un’altra instant anthology, quella sulla superbia. 🙂

Piccola segnalazione per una nuova uscita interessante.

La copertina

AUTORE: Luca Filippi
EDITORE: Leone
COLLANA: Mistéria
FORMATO: 10,5×17,5
PAGINE: 80, brossura
PRIMA EDIZIONE: 2009
ISBN: 978-88-6393-011-5
PREZZO: 6,00 Euro

DESCRIZIONE:
«Si racconta che un preziosissimo tesoro è sepolto qui, in questo palazzo. Nessuno può calcolare il numero dei demoni dipinti nell’affresco, così come sono innumerevoli i denari del tesoro. Contare i diavoli della Zisa porta sfortuna, o almeno così narra la leggenda.» Palermo, xiv secolo: re Pietro ii s’innamora perdutamente della splendida contessina Bianca. La ragazza è però la figlia del conte di Ventimiglia, nemico giurato del sovrano. Mentre i due amanti consumano la loro passione proibita nel castello della Zisa, l’ombra di una sanguinosa congiura si allunga sulla Corona di Sicilia. Palermo, xxi secolo: il sepolcro di Federico ii viene aperto da un’équipe di giovani scienziati. Nella tomba vengono rinvenuti anche il feretro di Pietro ii e il corpo di un terzo individuo sconosciuto. Un noir carico di violenza, silenzi e segreti; la storia di un antico intrigo su cui la moderna scienza tenta di fare luce.