Nuova puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Isabella Zangrando, ciao Isabella e benvenuta su questo blog.
Ti presenti ai lettori?

Isabella: Sono una grande lettrice in primo luogo, è la curiosità che mi muove in tutto quello che faccio e leggo. Ho sempre scritto, come forma di completamento del mio io, cercando di esprimere al meglio la mia personalità. Il mio andamento altalenante dal thriller alla letteratura classica, dal romanzo gotico ottocentesco alla fantascienza del novecento, si riflette anche in quello che scrivo. Attualmente lavoro come impiegata, ma è solo un’occupazione. Il mio sogno è fare la scrittrice giardiniera.

Se dovessi scegliere tre libri e tre autori tra i tuoi preferiti, quali sceglieresti?
Isabella: Difficile da dire… Sicuramente il primo nome è Richard Matheson con “Duel e altri racconti”, un maestro assoluto del noir e della fantascienza e un libro che per primo mi ha avvicinato all’autore. A seguire, citerei “I ragazzi del Massacro” di Giorgio Scerbanenco, che reputo assieme a Fruttero&Lucentini una lettura imprescindibile per chi ama il thriller/noir all’italiana. Infine viene Italo Calvino con “Marcovaldo”, una scelta molto differente dalle precedenti, ma si tratta di un autore e un’opera a me molto cari perché di una modernità sconcertante.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Isabella: Il racconto nasce da un evento banale, quasi intravisto con la coda dell’occhio. In realtà, il racconto ha preso corpo e si è tramutato in una riflessione amara sulla pochezza dei rapporti interpersonali, sull’avidità umana che spesso tramuta l’affetto in desiderio di possesso. La carne, il cibo sono una metafora della stanchezza morale di una società affamata di nuovi bisogni, che crea dipendenza e si compiace della disfatta altrui, il cosiddetto fenomeno dello shadenfraude.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Isabella: Avevo scritto questo breve racconto e avevo voglia di mettermi in gioco. Come altri ho trovato segnalazione del concorso su Writer’s dream ed eccoci qua…

Hai studiato “Lingue Orientali”, laureandoti nel 2004, quanto questi studi influenzano i tuoi scritti?
Isabella: Posso dire che me ne accorgo solo ora come la sensibilità nipponica abbia mutato la mia visione e capacità di interpretazione. Certe atmosfere, la suspence dell’attesa e il mistero sono degli elementi ereditati dalla letteratura e dall’arte giapponese. Le celebri raffigurazioni del mondo dei mercanti (ukiyo-e) sono l’esempio calzante di un microcosmo composto di misfatti, vizi e peccati morali così vicini al nostro occidente.

Cosa è per te la scrittura?
Isabella: Un palestra, un campo di prova e al tempo stesso la messa in parole di pensieri a volte scomodi.

Quale genere preferisci quando scrivi? Quale invece, se è diverso, quando leggi?
Isabella: Dal punto di vista narrativo, finora mi sono dedicata al noir, rispecchiando tante mie letture. Tuttavia, dato che sono autrice anche di poesie, il genere e i temi trattati ovviamente cambiano notevolmente, traendo ispirazione dal nostro immenso patrimonio, in primis Montale e Alda Merini.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Isabella: rileggere, rileggere e ancora rileggere. Il pensiero di prima non è più lo stesso qualche attimo dopo e gli occhi con cui si scrive non sono gli stessi di chi legge.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Isabella: al momento no, un anno fa ho terminato un’opera che però non riesco a pubblicare, pertanto medito il da farsi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Isabella: Potete trovarmi su facebook: http://www.facebook.com/isabella.zangrando
Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista

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Dopo un po’ di silenzio torniamo con lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Roberto Ciardiello, ciao Roberto e benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, grazie per l’opportunità.

Ti presenti ai lettori?
Sono un appassionato di cinema, soprattutto horror (ma non solo); ho suonato per parecchi anni il basso in un gruppo rock; mi piace andare in mountain bike, anche se spesso lo dico e solo a volte lo faccio.
Ho una predilezione per i territori del Nord, per l’Irlanda in particolare. Quando diventerò milionario con la scrittura, comprerò una casetta lassù. Nel frattempo sogno.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
Se dico Stephen King cado nel banale? Be’, lo dico lo stesso. Oltre al Re, sono un fan sfegatato di James Ellroy, che per me rappresenta Il-Noir-con-la-lettera-maiuscola. Menzione speciale anche per Edward Bunker, Don Winslow e H. P. Lovecraft, diversi tra loro per stile e generi, ma che hanno contribuito a formarmi.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Allora, come ho scritto poco sopra mi piace molto l’Irlanda, a tal punto da averci ambientato “Dietro il pagliaccio”. Quando ci sono stato, uscendo da Dublino sono arrivato a Howth, paesino di mare così splendidamente calmo, quasi “fiabesco” che me ne sono innamorato. Il suo ricordo è tornato durante la stesura del racconto, mi serviva un porto, una barca… e allora perché no? I fatti di sangue accadono anche in luoghi apparentemente tranquilli. Anzi, in un posto del genere il contrasto tra Bene e Male, tra Bello e Brutto è ancora più netto.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Partecipare a Nerinchiostro è stato un piacere innanzitutto, lasciamelo dire.
Detto questo, ho trovato la notizia sul sito Writer’s Dream, una vera e propria miniera di informazioni sull’editoria sana e genuina (ovvero quella non a pagamento). Ho inviato il file ed è andato bene, per fortuna.

Sei stato uno dei selezionati per l’antologia “La piccola antologia degli orrori”, un progetto targato Writer’s Dream e Wepub che si può scaricare liberamente al costo di un tweet o un post su facebook. Ci vuoi parlare del racconto selezionato?
Ah, una raccolta bellissima, davvero! Sono sette racconti puramente horror, tutti molto buoni. C’è anche il mio “Oh, povera Susanna…” E’ una storia basata su una filastrocca che riporta a un fatto di sangue avvenuto anni addietro e che vede due bambini, fratello e sorella, alle prese con la padrona di una villa, la quale rivive tutti i giorni lo stesso avvenimento: la vigilia insanguinata di un Natale passato, fatto cantilenato dai bambini del paese tramite la filastrocca.

Ho notato che partecipi a molti concorsi, pensi possano essere utili? Perché?
Sì, per me hanno la loro utilità. Se da una parte “fanno curriculum”, dall’altra sono un buon esercizio per tenere calda la mente. Ogni tanti imbecco la strada della vittoria, altre no, ma posso ritenermi soddisfatto.

Sei stato anche il vincitore della 5° edizione del Concorso di Narrativa Horror di Scheletri.com. Vuoi parlarci del racconto vincitore?
Ecco, questa vittoria non me l’aspettavo proprio! Speravo di piazzarmi bene, magari arrivare sul podio, ma addirittura primo…
Comunque, ho partecipato con “Proiezioni di morte”. Mi sono divertito a scriverlo. Volevo narrare di un mondo in cui l’uomo fosse cacciato da qualcosa o qualcuno, ma non mi andava un simil-28-giorni-dopo. Così mi sono detto: e se ognuno fosse minacciato dalla propria ombra? Se fossimo costretti a nasconderci, a vivere nel buio, a evitare il sole per non incrociare un nemico dal quale non possiamo staccarci? E allora ho cominciato a scrivere…
Riallacciandomi alla domanda precedente, “Proiezioni di morte” è stato un buon allenamento: non avevo mai usato la narrazione in prima persona, in genere uso il punto di vista del narratore onnisciente, ma per un racconto del genere mi pareva cosa buona e giusta.
E a quanto pare lo è stata.
Questo è il link, per chi volesse leggerlo: http://www.scheletri.com/concorso-premio2013.htm

Quale ritieni sia il genere a te più affine nella scrittura?
Questa è una domanda che mi mette non poco in crisi.
Horror? Noir? Pulp? Non lo so, credo ci sia un miscuglio di molti generi in ciò che scrivo, comprese le influenze cinematografiche di tutti i tipi o testi musicali che possono ispirarmi. Se ad esempio a “Dietro il pagliaccio” togliamo la componente nera… non è una semplice storia d’amore?
Credo che l’essere umano in generale sia come una spugna: assorbe qualcosa da tutto ciò che lo circonda… e nel caso dello scrittore lo rigetta, anche inconsapevolmente, nei suoi scritti.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Gli direi di chiudere la casella mail che ha davanti e non inviare niente. Rileggere il testo, ma mica una volta, rivederlo e correggerlo fino quasi ad averne la nausea, a odiarlo. Essere supercritici, scervellarsi anche sul fatto di mettere una virgola o un punto e virgola dopo quella parola. Se si è fatto un buon lavoro, si avranno i frutti.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ecco, in pentola bollono talmente tante cose che se mi chiedessero la ricetta non saprei dargliela!
Scherzi a parte, ho adocchiato un buon concorso a cui ho intenzione di partecipare: è il John Polidori, indetto dal portale Nero Cafè. Poi ho sviluppato delle idee (ancora da mettere nero su bianco) per un romanzo breve che vorrei proporre per Orbite Nere, la nuova collana della Sogno Edizioni curata proprio da te. Magari sarà un fiasco totale, ma ho intenzione di provare.
Ah, e poi dovrei revisionare un vecchio romanzo che scrissi anni fa e che, visionato a distanza di molto tempo, mi sono reso conto essere orribile.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Per ora ho soltanto una pagina facebook. Eccola: https://www.facebook.com/roberto.ciardiello.14?ref=tn_tnmn

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te, mi ha fatto molto piacere!

Vi segnalo una nuova intervista fatta al sottoscritto a opera della blogger Saya del portale “Vivere in un libro”.

Si parla di Nero n.9, editoria e scrittura.

Date un’occhiata!

Clicca qui per leggere

Buongiorno!
Quest’oggi vi segnalo una nuova recensione di Nero n.9 ad opera del portale Pane e Paradossi, nella rubrica “Letto e bloggato”, oltre la recensione potete leggere anche un’intervista al sottoscritto, dove si parla di editoria, Nero n.9 e anche Orbite Nere.

Clicca qui

Buona lettura!

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Alessandro Maiucchi. Ciao Alessandro, benvenuto su questo blog.

Bentrovato! Saluto subito tutti i lettori del blog, è importante sostenere quelli validi come questo!

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Meno male, pensavo mi chiedessi qualcosa che non so… Anche se, alla fine, non si finisce mai di scoprire se stessi. Per esempio, io ho scoperto solo a 33 anni di voler scrivere narrativa. Quando ripenso al modo in cui riempivo le ore libere prima di allora… non lo dico, rischio di inimicarmi milioni di appassionati di calcio! A parte gli scherzi, ho tifato Milan da quando ero bambino (ho sofferto in B, quindi mi sono meritato scudetti e coppe!) e non lo rinnego, però il calcio è diventato una cosa che non mi piace più (e non ci avrei mai creduto).
Ma torniamo alla scrittura. Nel 1999 avevo una bassa autostima, dovuta a un periodo difficile della mia vita, probabilmente. Dopo l’estate mi imbattei in un articolo sul quoziente intellettivo, c’era scritto che si poteva effettuare un test. Non mi ero laureato, soprattutto per la poca voglia di studiare… secondo l’articolo, facendo un certo punteggio in quel test “avrei potuto laurearmi senza fatica”. Dato che ero e sono pigro, quel “senza fatica” mi rimase impresso… insomma feci il test, e ne risultò un punteggio stratosferico. A quel punto il livello dell’autostima crebbe fin oltre il livello di guardia, e mi dissi che potevo scrivere, anzi dovevo farlo. Dovevo essere felice. Mi accorsi durante la stesura del mio primo romanzo che scrivendo ero felice come non ero mai stato, e allora continuai. Continuo tuttora, e lo consiglio a tutti. Scrivere fa bene all’anima.

Qual è il tuo autore preferito?

Il mio preferito in assoluto è Stephen King, lo leggo da quasi trent’anni e non mi ha mai stancato. Però leggo anche Deaver, la prima Cornwell, Reichs, Koontz… e poi Ammaniti, Buticchi, un po’ di tutto. Attualmente sono alle prese con un romanzo indiano, quello da cui è stato tratto il film The Millionaire. Bellissimo. Leggendo solo quello che siamo convinti ci piacerà, rischiamo di perdere cose fantastiche. Bisogna sperimentare, ne vale sempre la pena. Almeno, per mettere una grossa croce sul nome di un autore… anche se magari abbiamo solo iniziato dal suo libro sbagliato!

Ci vuoi parlare di quella che più volte hai definito trilogia orizzontale?

Si tratta in realtà di un romanzo complicato. Talmente complicato che un grosso editore alla fine dovette farlo leggere da tre lettori diversi per capire se faceva al caso suo. Mi dissero che avrei dovuto aspettare tre anni e sottoporlo a un editing profondissimo, per semplificare e riarrangiare la storia. Non me la sono sentita, mi sembrava che tre anni fossero l’eternità e poi ero già tuffato nel romanzo successivo, quindi non se ne fece nulla.
Poi, molti anni dopo, quel primo romanzo mi ricapitò per le mani. E mi venne l’idea di separarlo in tre storie autoconclusive, ma collegate da diversi personaggi comuni e addirittura con alcune scene in comune. Da qui la definizione di trilogia orizzontale. Le trilogie di solito sono verticali, per esempio Il signore degli Anelli. Invece questa è orizzontale, le tre storie accadono in contemporanea e i personaggi escono da una per entrare nell’altra, pur conservandone la leggibilità autonoma. Nella breve prefazione di ognuna le ho paragonate ai pistoleri del Triello di Sergio Leone, perché sparano verso il centro…

Come mai la scelta di ambientare questa trilogia all’estero?

E’ ambientata negli USA perché è stata ideata interamente sulla East Coast degli Stati Uniti. Passai un mese in vacanza tra New York, Boston, Washington, Annapolis, Orlando e Miami: mentre il resto si godeva il viaggio, una parte del mio cervello era costantemente in quel meraviglioso mondo che avevo scoperto pochi mesi prima, in quella dimensione parallela che è la scrittura.
Stephen King ne La storia di Lisey ne parla, dice che esiste una fonte alla quale ci abbeveriamo, accanto alla quale si aggirano strane creature… penso di aver passato quel mese immerso nella fonte, perché ne tirai fuori quasi ottocento pagine di idee. Scattavo fotografie mentali, addirittura filmati. Fu bellissimo. Una bella vacanza, e quello si immagina facilmente. Ma dal punto di vista letterario fu semplicemente grandiosa. Immaginavo personaggi, scene, tutto: una storia di terrorismo, di vendetta, d’amore e violenza. Era l’estate del 2001. Mentre mi trovavo sull’Empire State Building, dissi a mia moglie che se avessi dovuto attaccare quella città l’avrei fatto con degli aerei. Lei mi disse che l’esercito aveva la contraerea. Io le dissi che avrei fatto schiantare aerei di linea contro i grattacieli. Purtroppo non registrai la scena, altrimenti sarei andato sui tg di tutto il mondo!
Passai il resto del 2001 e tutto il 2002 a scrivere Basta!, ovvero il romanzo complicato di cui sopra. Poi cominciai a scrivere la traccia di Ancora!, ovvero il suo seguito. Ma mi bloccai, perché avevo una nuova storia in testa. Nuova si fa per dire, faceva parte comunque del bagaglio americano. Però mi gridava di darle la precedenza, e quindi 2003 e 2004 furono per lei. Compresi subito che era troppo complicato anche quello, quindi separai quello che diventò Orchidea (pubblicato nel 2005 da Traccediverse) da quello che diventò Nel buio (che potrebbe essere pubblicato da Arduino Sacco Editore dopo la trilogia). Poi passai a scrivere nuove storie, ambientate in Italia, quindi Ancora! restò in forma di appunti. Prima o poi ci metterò le mani.
Insomma, ho ambientato questi romanzi in America perché ho posato i miei piedi sui “set” delle scene che poi ho usato. I personaggi camminano sul marciapiede destro piuttosto che sul sinistro perché io camminai proprio sul destro, per capirci, e so cosa si prova a poggiarci i piedi. Non ho inventato nulla. Per questo ho sentito che fosse giusto ambientare lì queste storie.

Cosa ne pensi degli ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Ne penso tutto il bene e tutto il male possibile. Partiamo dal male: a mio avviso saranno per l’editoria quello che gli MP3 sono stati per la musica. Forse peggio, perché la musica la ascoltano tutti, mentre non tutti leggono. I primi ad andare saranno i lettori massivi. Chi legge 30-40 libri all’anno spende da 200 a 600 euro. Magari continuerà ad acquistare i libri del suo autore preferito, ma perché rischiare con gli altri? Quindi, anche se stanno cercando un formato robusto, a mio avviso ci saranno comunque migliaia di libri disponibili in modo illecito, molti più di quanti se ne possano leggere. L’unica arma sarà tenere bassi i prezzi, non oltre i 4 euro. Oggi vedo ebook da 12 euro, quindi credo non abbiano capito. Ma capiranno, oh se capiranno… Invece, ecco il bene: minor controllo da parte degli editori, maggior potere dei lettori. Non compreremo più libri imposti dalla pubblicità, ma soprattutto quelli suggeriti dalla qualità. Il passaparola sarà immediato. Se vedo un amico che mi consiglia un libro fantastico, lo avrò sul mio reader dopo trenta secondi invece che attendere almeno l’indomani per la libreria, o una settimana dal bookstore online. Spendendo almeno un quarto del prezzo. E’ un discorso lungo, ma a mio avviso parte da qui.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Sto lavorando a qualcosa che a mio avviso ha un grosso potenziale. Fino a qualche anno fa sognavo che qualcuno facesse un film da uno dei miei romanzi, mentre ora sono più propenso alla serie tv. Perché il nuovo romanzo è la punta di un iceberg, per la visita del quale una serie tv è più adatta.
Il suo titolo provvisorio è Ombre dal futuro. E’ ambientato a Roma nel 2022. Un futuro che può sembrare vicino ma che è lontano, che sembra lontano ma che è vicinissimo. Non ci saranno astronavi, ma tante altre cose. Evoluzione di quelle che conosciamo oggi. Avremo reality show di nuova concezione, leggi che in Italia non sono ancora o non sono più in vigore, e opportunità che oggi possono essere immaginate solo con molta fantasia. O col romanzo giusto tra le mani. Un romanzo che potrà essere venduto all’estero, perché parla di cose che la globalizzazione ha reso universali. Un romanzo che scateni sogni e incubi. Un futuro che può essere minaccioso, come e più del passato.

Quanto ritieni sia importante la presenza sul web dello scrittore emergente su social network e sui blog letterari con recensioni e interviste? Cosa si deve e cosa non si deve fare per veicolare nel modo giusto la promozione?

E’ importantissima. Lo scrittore, oggi più di ieri, deve essere veicolo della propria arte. Tornando al discorso degli ebook di cui sopra, un domani la gran parte degli scrittori saranno promotori delle loro opere in un modo che oggi è difficilmente immaginabile. Ci saranno ancora i grandi editori, ma dovranno cambiare il loro modo di vedere il mondo. Lo scrittore emergente deve riuscire nel difficile scopo di farsi vedere senza dare fastidio. Deve essere notato ma non essere invadente. A mio avviso, acquisteranno potere nuove forme di agenzia letteraria, che siano dotate di “redazioni occulte” di lettori alfa, in grado di influenzare le comunità online e spingerle verso determinati autori. Ma sarà sempre a fin di bene, non saranno fregature. Perché dopo trenta secondi, vedi sopra, io lettore li avrò scoperti e dopo dieci minuti potrei distruggerli!

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di rileggerla, dopo due mesi. Poi scriversi tutto quello che non gli piace più (e sarà molto!), quindi fare una revisione in quella direzione. Poi aspettare una settimana e rileggere ancora. A quel punto sarà pronto… per l’editore? Neanche per sogno! Sarà pronto per 3-4 amici-nemici, meglio se nemici (nel senso di obiettivi), che senza pietà gli segnaleranno quello che ancora non va. Quindi rimettersi sotto, rileggere alla luce dei consigli e correggere di nuovo. A quel punto il romanzo sarà pronto per proseguire la sua strada. Nel frattempo l’autore avrà cercato i 7-8 editori più adatti al suo materiale, e possibilmente letto un romanzo di ognuno. Quindi invierà il manoscritto secondo quanto richiesto da ogni editore sul suo sito. Volendo, con la versione revisionata può partecipare a un concorso come Io Scrittore, per avere un maggior numero di giudizi spietati in attesa di quelli professionali…

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Facendo l’informatico nella vita normale, ho tutto quello che hai chiesto. Ho un sito che è http://www.alexmai.it dove si trovano i link a tutte le altre presenze online: blog, pagina da autore su Facebook, profilo Twitter… ancora non ho il profilo del social network del 2022, che nella finzione di Ombre dal futuro si chiama Imago. O almeno, spero di non averlo ancora!

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a Te per l’ospitalità e ai lettori per averla seguita. A presto!

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo con noi Laura Poletti. Ciao Laura e benvenuta su questo blog.

Ciao Massimo e grazie per avermi ospitata sul tuo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Ho 37 anni e sono da sempre un’appassionata lettrice: uso definirmi una lettrice onnivora, anche se le mie preferenze, perlomeno nel periodo attuale vanno al giallo e al thriller, soprattutto di autori italiani, ma non disdegno tutti gli altri generi della narrativa e gli autori stranieri. Un’altra mia passione, ora messa da parte per una cronica mancanza di tempo, è quella per i fumetti, dai classici Peanuts agli autori italiani come Silver e Bonvi.
Come scrittrice sono invece decisamente “tardiva”: ho incominciato a scrivere brevi racconti verso la fine del 2008 e da quel momento non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Chi è?

Il primo posto del mio podio ideale se lo dividono due autori inglesi: Agata Christie, che per me rimane il modello di riferimento per il giallo classico, basato sull’uso della logica, delle deduzioni e dello studio dei personaggi. La sua capacità di creare due figure di investigatori seriali, come Miss Marple e Hercule Poirot e di renderli protagonisti indimenticabili della letteratura gialla è seconda solo alla sua abilità nel creare storie dall’intreccio narrativo perfetto. E P.G. Wodehouse: capace di raccontare in modo credibile delle storie assolutamente folli e di creare un mondo dove il lettore può farsi trasportare e può osservare lo scorrere degli eventi e la vita dei personaggi sempre con un sorriso sulle labbra. Due autori molto diversi fra loro, ma che hanno sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

Hai pubblicato un romanzo giallo, “La casa dei fantasmi” ce ne vuoi parlare?

Da appassionata di gialli, il mio primo romanzo non poteva non appartenere a questo genere. “La casa dei fantasmi” è uscito in libreria con la Ciesse Edizioni nel 2010, ma l’ispirazione per il nucleo centrale del romanzo viene dai miei studi classici, in particolare dalla commedia di Plauto la “Mostellaria”: ci sono tutti gli elementi del giallo classico, la morte in situazione sospetta di un professore, la vittima che si rivela non essere poi quello che appariva, una serie di presunti colpevoli che cercano di intorbidire le indagini e la poliziotta che conduce le indagini molto diversa dal cliché della investigatrice brillante e affascinante, ma di sicuro dimostra un grande talento nel capire le persone e nel districarsi nella selva di bugie e segreti che circondano le indagini.
Ho evitato di concentrarmi sugli aspetti scientifici di un’indagine di polizia e ho preferito concentrami sullo studio dei personaggi: i miei poliziotti conducono le loro indagini sul campo, ma soprattutto cercano gli indizi parlando con tutte le persone coinvolte e cercando di far emergere la verità dalle bugie.

Hai ambientato il tuo romanzo in provincia. Come mai la scelta di ambientarlo in Italia e come mai proprio in provincia?

Ho ambientato “La casa dei fantasmi” in Italia perché ritengo sia necessario conoscere in modo approfondito il teatro principale in cui si svolge il romanzo: forse un’ambientazione estera potrebbe avere un fascino diverso, ma non conoscendo bene i luoghi e i modi di vivere esiste il rischio di commettere dei grossolani errori oppure di ottenere un’ambientazione priva del giusto spessore.
La scelta della provincia è stata invece finalizzata alla trama stessa del romanzo: avevo bisogno di un ambiente chiuso e di vedute molto ristrette, uno di quei paesi dove tutti sanno tutto di tutti ma difficilmente parlano. Il microcosmo dove i personaggi si muovono doveva avere queste caratteristiche, altrimenti tutta la trama avrebbe dovuto assumere un diverso aspetto.

Ti sei cimentata anche con la forma racconto, scrivendo e pubblicando la raccolta “Racconti sospetti”. Dicci qualcosa su questa raccolta.

“Racconti sospetti” che è uscito per Arpanet editrice nel 2010, racchiude quattro fra i primi racconti medio lunghi in cui mi sono cimentata: hanno personaggi e ambientazioni diversi, ma sono tutti legati dal filo conduttore del mistero e dell’ironia. In ognuno di loro ho cercato di tenere alto il ritmo della narrazione, in modo che coinvolgano il lettore e scorrano veloci sotto i suoi occhi, tanto da poterli iniziare e finire in una sola lettura.
“Segreti di famiglia” e “Il collezionista” sono quelli in cui è più marcato l’elemento giallo del delitto e dell’investigazione, mentre “Una serata noiosa” e “Piogge, meringhe e anelli” hanno un’ambientazione e un svolgimento decisamente più leggero, anche se le sorprese non mancano. Comunque in tutti non manca mai un umorismo di fondo, che è forse la caratteristica più marcata della mia scrittura.

Quale forma narrativa ti è più congeniale? Il romanzo o il racconto?

Forse il racconto, ma si tratta di una sfida ad armi pari. Del romanzo apprezzo tutta la parte dedicata alla preparazione, lo studio della trama e dei personaggi, ma ho la pessima tendenza a perdermi durante la stesura del testo. Sicuramente non aiuta questa dispersività il fatto di alternare la scrittura di un romanzo con quella dei racconti: a volte la tentazione di iniziare un racconto dopo l’altro è forte e il povero romanzo langue solitario e abbandonato in un angolo.
Del racconto trovo impagabile la necessità portare alla luce una storia che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine misurando ogni singola parola, perché spesso il numero di caratteri limitati non perdona. È una sfida entusiasmante cui spesso non riesco a resistere.

I tuoi libri sono stati pubblicati anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Ritengo buona qualsiasi tecnologia che serva alla diffusione della lettura. Mi sono dotata da poco di un lettore di ebook e devo dire che ha molti lati positivi, primo fra tutti quello del pochissimo spazio occupato rispetto al classico libro, ma non nascondo che il fascino e la sensazione che trasmettono la carta stampata per me sono ancora insuperabili. Per quello che riguarda ogni nuova pubblicazione credo che sia diventata imprescindibile l’opzione elettronica, per raggiungere quante più lettori possibili.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento ho un romanzo giallo con venature rosa e umoristiche ambientato in un immaginario paese delle Cinque Terre in fase di prima revisione, un urban fantasy sullo sfondo della città di Genova in stesura, alcuni racconti in itinere e molti altri progetti ancora in fase embrionale, tutti che girano per la mia testa. E per quanto possibile continuo a leggere e a recensire quanti più libri possibile. Con tutta questa carne al fuoco è solo il tempo di portare a compimento almeno uno di questi progetti che manca.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di prendersi tutto il tempo necessario per svolgere con cura almeno un paio di revisioni del testo a una certa distanza una dall’altra, e, se possibile, in questo intervallo di tempo far leggere il manoscritto ad almeno due lettori “forti”, cioè in grado di individuare errori e mancanze nella trama e nello svolgimento del romanzo. Di curare al meglio la presentazione grafica del manoscritto e di tutto quello che viene spedito in accompagnamento, sinossi in primo luogo. E di scegliere con cura gli editori cui inviare, accertandosi che pubblichino il genere cui il manoscritto appartiene, che tipo di spedizione (cartacea o via email, manoscritto completo o solo un estratto) prediligano, in modo da non buttare tempo e soldi in spedizioni inutili.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Certo: ho un blog leggereparole che aggiorno meno di quanto vorrei, un profilo face book laura poletti e una pagina sul sito sololibri.net dove pubblico le mie recensioni.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Massimo e ancora complimenti per la tua iniziativa.