Buongiorno a tutti i lettori! Oggi pubblichiamo una nuova intervista per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui R.Cherryh. Ciao! Benvenuta su questo blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti qualcosa su di te?

Innazitutto buongiorno a tutti, sono R.Cherryh e il mio primo libro, Masters School, è uscito lo scorso Novembre.
Attualmente ho ventitrè anni (ventiquattro a Giugno) ma ho cominciato a scrivere storie quando ero solo una bambina; la mia passione per il Fantasy è radicata nella mia infanzia, tempestata da racconti e storie fantastiche.
Ho sempre avuto una fervida immaginazione tanto che alla scuola elementare spesso, durante le lezioni perdevo tempo a fantasticare con lo sguardo fuori dalla finestra e la mia maestra di Italiano Marinetta mi richiamava dicendo che dovevo tornare dalla “Galassia di Andromeda”.
Alle superiori quando frequentavo l’Istituto Statale d’Arte di Monza ho cominciato a disegnare tra una lezione e l’altra alcuni personaggi che in seguito hanno preso forma in una storia che ha dettato le origini di Masters School; in genere infatti scrivo solo dopo aver realizzato l’inizio e la fine di una storia: alcuni episodi, anche divertenti, nascono in itinere mentre altri mi sono già chiari sin dall’inizio, al fine di dare un senso al racconto.
Ho una grande passione per gli animali: per il momento convivo con i miei genitori e quattro gatti tutti trovatelli di nome Ryo, Cloe, Ely e Milù. Prima dell’iscrizione all’università ho svolto per due anni attività di volontariato presso il Canile e gattile di Monza: purtroppo ho dovuto rinunciarvi per motivi di studio.
Mi sono laureata lo scorso Marzo presso l’Università di Milano Bicocca in Scienze dell’Educazione; sono stati tre anni molto intensi e che mi hanno permesso di acquisire nuove nozioni anche e soprattutto per il mio stile di scrittura e per i contenuti delle mie storie.
Il mio motto è “punta sempre all’infinito, mal che vada cadrai tra le stelle”; non mi piace quando qualcuno ti dice che “più cercherai di arrivare in alto, più alta sarà la caduta”: correrò il rischio di farmi male e se così sarà non potrò pentirmi di non averci provato.
Nonostante il mio desiderio di realizzarmi anche e soprattutto come autrice di libri, sono una persona che non si sente mai arrivata al traguardo definitivo: credo che nuovi obiettivi vadano posti a ogni dirittura d’arrivo; bisogna sempre avere nuovi stimoli in ogni momento della propria vita, altrimenti a parer mio ci si potrebbe anche ritenere morti nello spirito.
Come al solito mi dilungo eccessivamente; vi lascio alla prossima domanda con la speranza che il futuro mi riservi ulteriori fantastiche sorprese.

Il tuo è ovviamente uno pseudonimo, come mai questa scelta?

La scelta dello pseudonimo è stata affidata per contratto all’editore, Runde Taarn, ma se avessi voluto avrei potuto rifiutarla tranquillamente e valutare ulteriori proposte.
Perchè non l’ho fatto? Semplicemente perchè “cherry” in inglese significa “ciliegia” e a uno dei miei nonni, un nonno che non ho mai conosciuto ma di cui ho sentito parlare moltissimo, piacevano le ciliegie; così ho ritenuto la scelta di buon auspicio e ho accettato senza esitazioni il nome da scrittrice che mi è stato affidato per iniziare la tanto ambita carriera.

Ci parli del tuo romanzo “MASTERS SCHOOL” edito da Runde Taarn?

Dico subito che il mio primo romanzo è la realizzazione di un sogno, ovvero quello di diventare scrittrice; per me non è un punto di arrivo ma un punto di partenza per un futuro nel mondo della scrittura: è dedicato a una delle persone più importanti della mia vita, mio nonno.
Penso che se lui a quest’ora fosse qui, probabilmente Masters School non esisterebbe; credo che tutte le esperienze della vita insegnino qualcosa, anche la morte.

Ho cominciato a lavorare su Masters School quando avevo diciannove anni, lavorando senza sosta per sei mesi, di giorno e di notte, senza rendermi conto che avrei dato vita a un manoscritto di più di settecento pagine.
Masters School è una sorta di autobiografia, come scritto nella trama sul retro del testo, anche se in realtà è stato scritto per parlare di adolescenza, di relazioni sociali e di sentimenti tramite un linguaggio accessibile a tutti, che sfiora l’incontro tra i generi Fantastico e Fantasy.
Angel, la protagonista che all’inizio del libro ha solo quindici anni, non è un’adolescente spaesata e impaurita dal mondo in cambiamento che la circonda, anzi, dalle prime pagine si capisce immediatamente il suo carattere decisamente particolare: estroversa, viziata e apparentemente sicura di sé.
La sua crescita avviene all’interno di una scuola, la Masters School appunto, che in realtà è la base segreta di un clan di alieni (non umani): i Masters. Questi, con un’enorme potenza fisica, combattono da secoli contro i loro nemici dai potentissimi poteri psichici: i famigerati Receptor. La guerra tra Masters e Receptor è da sempre all’oscuro della razza umana: i Masters hanno le sembianze di uomini dalla rara bellezza e si confondono tra la gente comune, mentre dei Receptor si sa ben poco; la storia infatti è raccontata in prima persona da Angel, una master che non ha mai avuto modo modo di incontrare i Receptor e di combatterli, fino ad ora.
Si perchè Angel è chiamata a lottare a fianco di altri nove masters, i cosiddetti “Masters della Leggenda” descritti dai libri di storia del clan come la sola salvezza dal male della propria specie.
Ma i problemi sono evidenti sin dall’inizio: come si può riunire un gruppo di ragazzi (Masters, certo, ma paragonabilissimi agli umani) dai quindici ai vent’anni, per una guerra che porti alla salvezza del clan presento in tutto il pianeta?
Ma c’è un altro problema non indifferente: il decimo master non si presenta al loro primo incontro.

Ora, il peso che incombe su Angel e gli otto (iniziali) co-protagonisti è talmente grave che i dieci masters, anziché cominciare a pensare ad un modo per distruggere il nemico, cominciano a occuparsi dei propri problemi personali, delle nuove amicizie che devono necessariamente nascere, delle rispettive vite da adolescenti e giovani adulti che li vedono coinvolti.
Tra confusione, conflitti, passioni, amicizie, litigi, la realtà non tarderà ad arrivare per i nove co-protagonisti: si farà spazio tra i masters, li costringerà a crescere, a trovarsi dinanzi a situazioni che mai avrebbero pensato di poter vivere. Il tutto in tre anni scolastici della Masters School.
Ma Masters School non è pura fantasia: è la storia di tutti gli adolescenti, passati, presenti e futuri, che si sono trovati in un periodo della propria vita schiacciati dalla necessità di accettare un cambiamento e distratti dalle enormi passioni, amplificate dalle prime esperienze e dalla giovane età.
Masters School è la storia di tutti, non solo di Angel, Larian, Manuel, Aura e di tutti gli altri personaggi: è la storia di ognuno di noi, delle relazioni, delle dinamiche gruppali, delle scelte difficili.
Non pretendo che il testo piaccia a tutti, chiedo solo di leggere tra le righe, tra le parole di Angel adolescente l’enorme confusione che prova nel periodo in cui tutto sembra improvvisamente crollarle addosso. Solo così si potrà accedere a un mondo davvero fantastico: il mondo delle possibilità, delle decisioni importanti e del prendere in mano le redini della propria vita.
Come ho fatto io, quando un giorno ho deciso che da grande avrei fatto la scrittrice.

Il romanzo è ambientato in Italia e su questo blog ho già trattato la questione ambientazione, ponendomi decisamente a favore di chi usa un’ambientazione che conosce(che il più delle volte – ma non sempre – coincide con quella di nascita). Come mai hai fatto questa scelta?

Innanzitutto devo dire che sono molto legata alla mia città: a Monza sono cresciuta, ho conosciuto persone fantastiche e all’età di Angel, la protagonista del mio romanzo, ho passato quasi tutti i pomeriggi e girovagare per le vie del centro con i miei amici; inoltre Monza è la città dove mio nonno ha passato la sua vita, quindi mi sembrava più che giusto prenderla come punto di riferimento visto che il libro è dedicato a lui.
In realtà però, l’ambientazione di Masters School è poco descritta; questo perchè ho scelto di dare più importanza al vissuto interiore di Angel e degli altri personaggi piuttosto che alla descrizione di luoghi e paesaggi: è uno stile di scrittura che può piacere o meno a seconda dei gusti; personalmente ho cercato di avvicinarmi a un pensiero che vuole una scrittura più veloce e che dia maggiore libertà alla fantasia del lettore.

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?

Penso che gli ebook siano un modo interessante per avvicinare il mondo della tecnologia alla lettura.
Le scelte di pubblicazione di Masters School sono affidate per contratto all’editore e visto che il libro è uscito da pochissimo tempo per ora non so ancora dire se avrà una sua versione digitale.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Dico subito che Masters School è solo l’inizio di un lungo cammino; lo definirei una sorta di introduzione a una storia ben più complessa: il testo ha una conclusione ben precisa ma termina anche con un invito ad aspettarne un seguito ma non dico altro, lo scoprirete presto.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Ho ricevuto quattro diverse proposte per Masters School, tre delle quali erano a pagamento; la mia scelta è ricaduta sicuramente sulla quarta.
Non mi piace l’idea di pagare per vedere un proprio libro pubblicato: è bello che un esperto riconosca i nuovi talenti e voglia proporli come un investimento per la letteratura del futuro.
Se qualcuno chiede soldi non penso creda fino in fondo nelle capacità di scrittura di una persona.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Direi ciò che dico anche ai miei amici quando inseguono i propri sogni a occhi aperti: non arrendetevi, provate e riprovate sempre. Direi di inviare i manoscritti dove richiesti, via internet o cartacei, e in caso di proposte di pubblicazione di far visionare a un esperto il contratto per assicurarsi che sia buono e che non vi siano fraintendimenti.
Se al contrario non riusciste a fare pubblicare il manoscritto, non smettete mai di dedicarvi alla scrittura perchè è comunque, sempre un modo per sfogarsi e per mettere nero su bianco le proprie idee anche se sottoforma di storie fantastiche.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Per ora potete seguirmi su facebook, alla pagina pubblica di R.Cherryh (http://www.facebook.com/pages/R-Cherryh/261093077274974)
E su Twitter all’indirizzo http://twitter.com/#!/R_Cherryh/
Sto procedendo anche alla creazione di una pagina internet ufficiale : http://www.rcherryh.com ma per quella dovrete aspettare ancora un po’ di tempo.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Di niente, la ringrazio per l’interesse e spero che risulti interessante e utile a chi avrà modo di leggerla. Grazie a tutti e continuate a crederci, sempre.
R.Cherryh.

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Oggi intervistiamo Andrea Zanotti. Ciao Andrea, ti do il benvenuto su questo blog.

Ciao Massimo, e grazie per l’ospitalità.

Ci racconti qualcosa su di te?

Sono un tipo schivo e riservato, ma per l’occasione farò uno strappo alla regola.
34 anni, sposato e con una bimba di 7 mesi. Nella vita reale sono un dottore in economia impiegato presso un azienda che opera nel settore dell’energia. Passo le mie giornate fra macchiavelliche tabelle excel e bislacche leggi emanate dall’Authority. Il tutto alla faccia del ministero delle semplificazioni!
Nella vita che conta invece sono un amante della lettura e dei boardgame. Metallaro incallito, anche se ultimamente i miei bollenti spiriti si stanno sopendo a favore di gruppi più accondiscendenti.
Se volessi sintetizzare il tutto potrei affermare di essere un “ribelle dentro”, anche se potrebbe suonare pretenzioso, quindi mi limiterei a dire che sono un bastian contrario. Difficilmente mi trovo d’accordo con la maggioranza, in tutti i campi dello scibile.

Qual è il tuo autore preferito?

Impossibile dare una risposta. Preferisco inoltre parlare di autori legati alle loro diverse opere, in quanto ritengo che ogni romanzo abbia la forza di influenzare a sua volta l’autore. Amo la letteratura d’evasione, quindi non posso non citare Stephen King. Adoro la sua capacità di rendere speciali anche le scene più banali. Indimenticabile la serie della Torre Nera che fa capolino anche tutti gli altri suoi romanzi.
Menzioniamo anche George R.R. Martin, il più capace mastro burattinaio che io abbia mai incontrato. Centinaia di personaggi, tutti ben caratterizzati e credibili. Un’infinità di punti di vista, tutti interessanti e briosi. Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco sono l’opera di un vero maestro. Confesso che ultimamente le descrizioni minuziose delle cene/banchetti iniziano a essermi indigeste, ma ciò deve essere dovuto al mio desiderio di “non perdere altro tempo” e scoprire “come va a finire”… non sarebbe la prima saga incompiuta… incrociamo le dita per il buon George!
Chi citare ancora… ce ne sono parecchi… diciamo che mi ha esaltato la Trilogia di Magdeburg di Alan Altieri. Uno stile molto particolare, in grado di ricreare alla perfezione l’orrore di quegli anni bui. Descrizioni al vetriolo, claustrofobia senza scampo, nessuna pietà per il lettore posto innanzi alla brutalità più sfrenata. Ha lasciato il segno, decisamente.
Aggiungo Valerio Evangelisti per la sua ecletticità. L’ho apprezzato maggiormente nella saga del palero messicano Pantera, piuttosto che nel più famoso Inquisitore Eymerich. Veramente letture piacevoli.
Potrei andare avanti ancora a lungo ma prima che tu mi stoppi voglio citare Steven Erikson e il ciclo della Caduta di Malazan. Molti criticano questo autore sostenendo che i suoi personaggi non abbiano spessore e cose del genere. Io posso solo dire che a mio avviso la sua saga è una pietra miliare del fantasy alternativo. Il suo stile non sarà impeccabile, la sua tecnica non è forse sopraffina, ma la capacità di stupire e apportare innovazioni assolute nel genere lo rendono a mio parere un autore degno di ottenere una statua per ogni piazza.

Ci vuoi parlare del tuo romanzo “Forze ancestrali”?

“Forze Ancestrali” è il primo volume di una trilogia fantasy (che ho ultimato, ma che necessita di una bella revisione nei volumi II° e III°). Non aspettatevi di trovare elfi, goblin e quant’altro. Magari qualche accenno alla mitologia classica, con giganti ed ecatonchiri.
E’ il mio primo lavoro.
Ho scoperto tardi il mio amore per la scrittura, circa quattro anni fa, e in modo particolare: mi sono trovato a gestire un alleanza in un gioco on line. Si trattava di una sorta di risiko in tempo reale al quale partecipavano migliaia di giocatori simultaneamente. In concreto dovevo organizzare e coordinare le mosse degli appartenenti all’alleanza, la diplomazia con le tribù rivali ecc… insomma avevo un bel da fare a mandare mail a tono per rispettare l’ambientazione.
Alla fine ho scoperto che la parte del gioco che maggiormente mi interessava era proprio quella di allestire queste missive, che riscuotevano anche un buon successo.
Ho iniziato quindi quasi per burla ad abbozzare il mio primo romanzo, prendendo spunti proprio dagli eventi del gioco.
Presto però la bozza si è trasformato in una cosa “seria”. Quando ho percepito i personaggi crescere, dotandosi di personalità e forza tale da dirigere a loro piacimento il corso della storia, ho capito che stavo creando qualcosa che, per me, sarebbe stato importante.
Ho sentito il desiderio di far leggere quanto scrivevo agli amici. Mai avrei pensato di giungere a tanto. Esporsi al pubblico ludibrio, per quanto goliardico degli amici, non mi sarebbe mai passato per la mente, se non fosse che la passione per la scrittura esigeva questo prezzo.
Ogni scritto nasconde la personalità e i sentimenti più profondi dell’autore.
A prescindere dai buoni riscontri ottenuti (certo forse inficiati dai rapporti di amicizia…), ho continuato a cimentarmi con crescente diletto e credo che, tempo permettendo, andrò avanti così “fin che campo”.
Scrivere, come leggere d’altronde, mi rilassa e mi permette di esplorare territori sconosciuti.
Ma torniamo a Forze Ancestrali. Come ogni lettore di fantasy che si rispetti, anche io ho deciso di iniziare con l’obbiettivo di scrivere il romanzo che avrei sempre voluto leggere.
Sono un amante dell’high fantasy, ossia di quella sottocategoria del fantasy in cui si narrano grandi avvenimenti che possono influenzare l’esistenza di interi mondi. Giocoforza si parla di imprese epiche che coinvolgono interi Regni e i loro Signori, quando non addirittura Divinità e intermediari di queste.
Ho deciso che proprio la religione doveva ricoprire un ruolo fondamentale per differenziare i popoli e che fosse il movente adatto per innescare la vicenda.
Culti ben strutturati si alternano a credenze più o meno ataviche e brutali, mentre la razionalità fa da padrona nelle terre più civilizzate della Lega delle città Stato. Divinità antropomorfe e dagli atteggiamenti quanto mai umani, si confrontano con entità più inquietanti, sfuggevoli e questo alone di mistero si infittirà nel secondo e terzo volume, fino ad arrivare a conclusioni imprevedibili.
Tuttavia a finire coinvolti in questi giochi di potere sovrannaturali ci sono i personaggi, semplici uomini, come CorvoRosso il Capo tribù dei Corvi della Sabbia, Samir il fedele accolito del Dio del Fuoco, Molov il burbero Centurione degli inquietanti Ranovoi e gli altri, che cercano con le loro solo forze di contrapporsi al fato che li vorrebbe veder soccombere sotto forze di natura superiore.
Non ci sono buoni o cattivi e questo per me è fondamentale. Ci sono solo punti di vista differenti, sta al lettore giudicare e schierarsi per questa o quella fazione, o ripudiarle tutte per cercare fra le righe i segnali di un possibile percorso alternativo…

Come mai hai optato per la strada dell’autopubblicazione?

Grazie per la domanda Massimo. E’ un punto importante per me.
Purtroppo in Italia chi si autopubblica è generalmente mal visto, tacciato nel migliore dei casi di megalomania. E’ un pregiudizio che sarebbe bene riuscire a sfatare, analizzando in modo più oggettivo la questione.
Nel marasma delle autopubblicazioni ci sono testi di valore, così come nelle opere edite da case editrici, anche blasonate, ci scappa il lavoro di pessima levatura, compreso di editing scapestrato ed erroracci grammaticali. E’ un esperienza che ogni lettore ha vissuto sulla propria pelle, quindi gettiamo il paraocchi e valutiamo caso per caso!
Io ho rifiutato alcuni contratti di pubblicazione. Non parlo di editori a pagamento, ma editori assolutamente free, ma le cui condizioni non mi parevano interessanti.
Non è stata una scelta facile, lo ammetto.
Per tutti quelli che come me vorrebbero rientrare fra gli esordienti, ottenere “l’attestato” di scrittore da un “editore vero”, è un obbiettivo importante, capace da solo di dare maggior sicurezza e consapevolezza.
Eppure ricevere questa certificazione non avrebbe fatto realizzare il mio desiderio, ossia essere letto.
Pubblicare Forze Ancestrali a più di 20 euro in cartaceo, oppure a 10 euro in ebook, sarebbe equivalso a condannarlo a un eterno oblio.
Comunque la goccia che ha fatto letteralmente deflagrare il vaso, è stata ricevere una proposta da un big dell’editoria nazionale… con contributo! Assurdo, non volevo crederci, eppure mi è capitato anche questo.
A quel punto la via dell’autopubblicazione mi è apparsa all’improvviso naturale e salvifica, e sono ancora convinto di aver fatto la scelta giusta.
Anzitutto mi ha concesso di presentare un “prodotto finito” che reputo di qualità.
Non sto parlando del romanzo, intendiamoci, quello spero siano i lettori a commentarlo. Mi riferisco proprio all’oggetto libro. Ho fatto realizzare la copertina agli artisti di diramazioni.it e la stampa in carta avoriata da youcanprint. Il tutto ottenendo un prezzo finale di copertina di 14 euro! Inoltre così facendo ho mantenuto i diritti per poter pubblicare la versione ebook in download gratuito.
Credo che per un esordiente sia la cosa migliore, per aumentare le probabilità di essere letto.

Sei il curatore di un sito, “Scrittori indipendenti”, ce ne vuoi parlare? Magari spiegando anche il progetto che c’è dietro.

Scrittorindipendenti.com nasce proprio dall’idea di trovare testi di qualità autoprodotti e concessi gratuitamente su internet.
L’obbiettivo è quello di raggruppare degli autori intraprendenti e desiderosi di farsi conoscere, offrendo loro le migliori condizioni possibili per affrontare in modo “professionale” la carriera dello scrittore indipendente.
Non credo ci sia nessun autore edito che pensi ancora che la casa editrice di turno si sobbarchi l’onere della promozione, a meno non si tratti di Mondadori e l’autore in questione non sia già super affermato. Se mi devo dar da fare in prima persona, tanto vale che lo faccia direttamente per me stesso!
Le piccole e medie case editrici italiane sono inquietanti. Sempre pronte a mostrare i muscoli ai deboli (autori desiderosi di esser pubblicati), imponendo clausole assurde, e pavide quando si tratta di competere nell’arena competitiva della distribuzione con i big di settore. Quanti libri di case editrici medio/piccoli vedete nelle librerie? Sarà che io vivo nella piccola realtà di Bolzano, ma li potrei contare sulle dita di una mano appena uscita da un infortunio in una segheria…
Molto meglio fare da soli!
In concreto scrittorindipednenti.com vorrebbe riuscire a ottenere condizioni di vantaggio dai diversi attori della filiera, dal Print on Demand di riferimento, agli artisti per le copertine, agli editor, fino a giungere alle librerie indipendenti.
Ci tengo a sottolineare che non è cosa impossibile!
L’unico ostacolo è proprio quello di eliminare il pregiudizio che vuole l’autore non edito da una casa editrice tradizionale, indegno di esser preso in considerazione.
Sta ai lettori provare e per invogliarli scrittorindipednenti.com mette a disposizione, o segnala, gli ebook gratuiti ritenuti di valore e presto, spero, potrà offrire ai suoi lettori fissi condizioni di favore anche per l’acquisto di libri cartacei dal POD di riferimento.

Cosa ne pensi dell’editoria digitale? Nostalgico del cartaceo o aperto verso l’ebook?

Sinceramente? Io sono tipo da polverose biblioteche medievaleggianti, dove il profumo della carta satura l’aria fin quasi a togliere il respiro. Tuttavia mi rendo conto che il futuro sia schierato a favore degli ebook.
Allo stato attuale credo comunque che in Italia ci vorrà parecchio tempo prima che l’editoria digitale possa avere la meglio. Per quanto concerne la politica dei prezzi, vi rimando a quanto detto sopra: vergognosa! Se consideriamo che in rete è possibile trovare qualsiasi libro, di qualsiasi autore, a costo zero, pare assurdo pensare di poter vendere l’ebook di un perfetto sconosciuto a cifre esorbitanti.
Possibile che quanto accaduto nel settore della musica non abbia insegnato nulla?
L’unica giustificazione, maliziosa, che mi riesco a dare è che gli editori confidino unicamente sulla stretta cerchia di amici/conoscenti degli autori che pubblicano e che decidano di “mungerli” il più possibile, fregandosene di promuovere il loro “cavallo di razza” e accontentandosi delle briciole. Se non ci fosse la solita ipocrisia, questa realtà dovrebbe essere portata alla luce. Forse così si finirebbe di dar contro a chi sceglie la via dell’autoproduzione in modo consapevole!

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Certamente. Forte di avere già nel cassetto il seguito di Forze Ancestrali, mi sto dedicando anima e corpo a scrittorindipendenti.com; entro breve lancerò la “Campagna di Primavera” col fine di reclutare alcuni scrittori che mi accompagnino sulla via dell’editoria indipendente. Tanti già la stanno percorrendo in modo autonomo, ma ritengo che avere un progetto unico, in comune, possa risultare decisamente più efficace ed efficiente. Vorrei che scrittorindipendenti.com diventasse una fortezza presidiata da più autori, un luogo condiviso da dove programmare le comuni strategie di crescita.
Per quanto attiene la scrittura attiva, mi sbilancio e scopro alcune delle mie carte.
La trilogia di cui Forze Ancestrali rappresenta il I° volume, è una sorta di introduzione a “Infiniti Mondi”. Questo è il mio vero progetto, che dovrebbe comprendere tutte le mie “opere”, se mi passi il termine vagamente altisonante.
Non vorrei dare troppi indizi per non rovinare la sorpresa e mortificare l’intuito dei lettori, ma questo posso dirlo: gli Dei sono immortali, eterni e onnipresenti. Non possono certo trovare il loro compimento in una semplice trilogia!

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Principalmente di usare la testa e analizzare razionalmente la questione, cosa non sempre facile trattandosi fondamentalmente di sogni.
Quindi, caro esordiente, non perder tempo a rincorrere centinaia di case editrici, prova solo e unicamente con quelle più importanti, al limite con quelle specializzate nel genere da te trattato (ma accertati che ci siano effettivamente in libreria), altrimenti rivolgiti a scrittorindipendenti.com ^_^

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Rimanete pure sintonizzati su scrittorindipendenti.com, è un presidio che non intendo lasciar sguarnito tanto presto!

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Grazie a te Massimo! Complimenti per l’iniziativa e per aver dato spazio anche chi, come me ha scelto di seguire una via forse più impervia, ma priva di ambigui compromessi!

Buongiorno. Oggi per la rubrica “Ci risponde…” intervistiamo Andrea Donaera. Ciao Andrea. Benvenuto su questo blog!
Salute a voi!

Come prima domanda è di rito una presentazione. Ci racconti qualcosa su di te?

Sono un mancato comico salentino. La mia maestra delle elementari era convinta che i miei temi d’italiano fossero veramente divertenti. Io l’ho creduta per un sacco di anni. Poi però, durante le scuole medie, ho scoperto che non ero per niente un tipo simpatico, e che le ragazze preferiscono i poeti ai comici. E così cominciai a scrivere racconti comici andando a capo. Ma il liceo, dopo qualche anno, ha sconvolto così tanto la mia vita che decisi di tagliarmi le vene. L’unica vena che dimenticai di tagliare fu quella poetica. Adesso dico in giro che studio Filosofia, ma in realtà è la filosofia che studia me.

Quali sono le letture che ti hanno colpito di più? Quali sono gli autori che preferisci?

Il primo libro che ho letto è stato Pinocchio – avevo 5 anni, mi pare. Mi ha cambiato la vita, tanto che ancora oggi, quando lo rileggo (una volta ogni due mesi) continua a sconvolgermi. Lo reputo un testo fondamentale per chiunque ambisca a fare lo scrittore. Il primo libro in versi, invece, è stata la raccolta di tutte le poesie di John Keats, a 11 anni. Grazie a quel poeta mi sono reso conto della potenzialità della poesia, e della grande opportunità espressiva che può avere un poeta. Ancora oggi, dunque, sono reduce da quelle prime letture, e sia nella prosa che nella poesia cerco l’intensa originalità che quei libri mi trasmisero. Sono un appassionato di letteratura italiana contemporanea, gli autori che preferisco e che quindi, adesso, mi influenzano maggiormente nella scrittura poetica, sono Elio Pagliarani, Erri De Luca, Edoardo Sanguineti, Eugenio Montale, Michele Mari, Milo De Angelis e tanti altri poeti che rendono davvero eccezionale la nostra attuale letteratura.

Ci parli un po’ della tua ultima raccolta “Additato”?

“Additato” è nato quasi per gioco – o per scommessa. Una sera ero a cena con degli amici. Ed eravamo ubriachi. Si parlava del mio precedente libro, “Ombre e Quesiti”, che era abbastanza piaciuto. Qualcuno mi chiese: «Ma adesso stai scrivendo altre poesie?». E io risposi: «No, non mi va. Ho deciso che nel prossimo libro pubblico gli scarti di “Ombre e Quesiti”». Ovviamente la mia era una battuta, ma gli amici hanno cominciato a insistere, volevano che davvero provassi a pubblicare gli scarti, cioè poesie che io reputavo pessime. Il giorno dopo, non avendo nient’altro da fare se non smaltire la sbornia della sera prima, mi metto a recuperare dal cestino (che per fortuna non svuotavo da quasi un anno) le poesie che avevo escluso da “Ombre e Quesiti”. Erano una quarantina. Le assemblo in un documento. Spedisco a un paio di editori. Dopo sei mesi mi arriva la proposta da Il Papavero Editore. Ero shockato, perché avevo davvero dimenticato di aver spedito loro quella sorta di manoscritto-fake. A leggerlo adesso però, “Additato” risulta sul serio un’opera migliore di “Ombre e Quesiti”, con uno stile ben definito, epigrammatico e sintetico, con un utilizzo misto della metrica e una buona ricerca espressiva. Certamente io non riuscirò mai a prenderlo sul serio, questo libro, data la genesi, ma l’editore ha investito parecchio sull’opera, e probabilmente lui ha gusti migliori dei miei.

Hai pubblicato già tre opere, tutte poetiche. Hai mai scritto narrativa?

Ho scritto un pessimo romanzo breve che nessuno mi vuol pubblicare (giustamente). Inoltre da un po’ di tempo mi sto dedicando alla stesura di un romanzo che in teoria dovrebbe essere carino. Il problema della narrativa è che esprime poco in molto, diceva Bukowski. Io non lo so se aveva ragione, ma devo dire che mi trovo molto meglio con la poesia, che esprime molto in poco.

Hai all’attivo alcune collaborazioni in campo musicale, teatrale e giornalistico. Queste tue passioni influenzano in qualche modo i tuoi scritti? Se sì, in che modo?

Sì, moltissimo. Concepisco la poesia come musica recitata. Il ritmo metrico, la scansione sillabica, la giusta lunghezza delle parole, il messaggio incisivo… Tutto questo è necessario per creare una poesia che possa essere recitata e che si possa accompagnare musicalmente da sé. È un po’ un casino, ok, comunque, in parole povere, teatro e musica mi influenzano parecchio.

Come ti poni rispetto agli ebook? La tua ultima opera “Additato” avrà una versione digitale?
Gli ebook non mi dispiacciono affatto, mi capita spesso di leggere sul formato elettronico. Non credo che “Additato” avrà un versione digitale, ma se l’editore decidesse di farlo sarei totalmente d’accordo. È inutile fare i conservatori, perché si scade in un patetico qualunquismo. Ok, io sono un feticista, ho un rapporto orgasmico con l’oggetto libro, e penso che chi ama così tanto i libri continuerà sempre a comprarli, è chiaro, ma ciò non deve precludere le belle opportunità che la tecnologia offre.

Stai scrivendo qualcos’altro? Qualche altro progetto in cantiere?

Ad Aprile dovrebbe uscire un altro libro, sempre di poesie. Un canzoniere, concepito come un romanzo in versi. La cosa mi eccita e mi ripugna allo stesso tempo. E poi il romanzo di cui ti dicevo prima. Non lo so se lo finirò mai, è un cantiere perennemente aperto, quello.

Quale consiglio daresti a un aspirante poeta che ha appena terminato la propria silloge?

Prima deve capire se le sue sono poesie o pensierini che vanno a capo. La poesia va coltivata. Bisogna leggere tanta poesia, seguire l’andamento del genere nella realtà odierna, acquistare i libri dei poeti contemporanei. Si deve essere certi che la propria opera possa avere un valore, un significato veramente valido nel già ristretto panorama poetico italiano d’oggi. Sento tanti personaggi che dicono di scrivere poesie senza avere nessuna nozione tecnica e avendo letto solamente qualche classico qua e là. Se non ci si sblocca, se la poesia continuerà a essere mercificata e minimizzata, soltanto Neruda e Leopardi continueranno a vendere per i prossimi duecento anni. La poesia è un genere in crisi, si sa. Molti editori chiedono dei soldi agli autori di poesie – ed è anche per questo che tante volte viene pubblicata “monnezza” vera e propria. Quindi un autore di poesie deve anche cercare un buon editore che non chieda soldi e che valuti la sua opera criticamente, investendo nei suoi versi. Ed è ovvio che non ci sono molti editori propensi ad agire in questo modo, ma non mi sento di biasimarli: la poesia, più di ogni altro genere, necessita qualità, qualità, qualità.

Dove ti possiamo seguire? Hai uno spazio personale sul web o sui social network che vuoi segnalare?

Su Anobii, con lo pseudonimo René Ferretti (mutuato dalla serie tv “Boris”), ho un profilo nel quale ogni tanto butto qualche recensione. Poi ho un blog, andreadonaera.tumblr.com, che vi consiglio di non seguire, perché pubblico un sacco di cose brutte.

Questa era l’ultima domanda, grazie per la disponibilità e in bocca al lupo!

Grazie a te, carissimo, per lo spazio e la gentilezza. E nella bocca del lupo non ci entro: sono troppo grasso, grazie al Cielo.

Nuova intervista, nuovo autore per la rubrica “Ci risponde…”. Si tratta di Francesco Franceschini. Ciao Francesco, benvenuto su questo blog.

Ciao, grazie dell’ospitalità.

Oramai come di consueto la prima domanda è questa: ci racconti qualcosa di te?

Certo. Sono sposato dal 1996 e ho una figlia di dieci anni. Insegno Letteratura Italiana e Storia in un istituto superiore di Terni e sono speaker a Radio TNA Terni. Qualche tempo fa ho seguito un corso di doppiaggio cinematografico con Gastone Moschin. Mi piace la musica d’autore italiana e i buoni fumetti. Leggo molti libri, ovviamente, come ogni scrittore che si rispetti.

Qual è il tuo autore preferito?

Risposta molto difficile. Posso dirti che amo molto la narrativa americana, in particolare Salinger e John Fante. Tra i viventi, le mie preferenze vanno a Cormac McCarthy e Joe Lansdale. La narrativa italiana mi attira soprattutto nel suo filone surreale, ottimo per leggere in controluce la realtà: Buzzati, o certe opere di Calvino, come “Le Cosmicomiche” o “Il castello dei destini incrociati”. Un altro romanzo straordinario, in cima alla lista, è “La peste” di Camus. E Tolstoj, Flaubert…

Ci parli del tuo libro “Apocalisse in pantofole”? Ovviamente parlaci anche della scelta del titolo che ho trovato molto curioso.

Il romanzo ha preso il via da un incipit che mi si è acceso in testa all’improvviso: “Il mondo iniziò a spegnersi a gennaio”. Non sapevo cosa esattamente volesse dire finché non ho provato a inserirlo in un contesto e a dargli un seguito, delle gambe su cui camminare. Così è nata la storia di un mondo, il nostro, che pare avviarsi alla fine: il vento smette di soffiare, la pioggia di cadere, le temperature si alzano in tutto il pianeta, il cielo diventa rosa come la glassa di un bignè. In mezzo, la vicenda di tre amici quarantenni che cercano di combattere il destino facendo le stesse cose di sempre, ricorrendo all’abitudine per contrastare la rassegnazione. In questo loro tentativo di sopravvivere, incontreranno molti personaggi singolari che in qualche modo cambieranno le loro esistenze. Non è quindi un romanzo di fantascienza: niente meteore in rotta di collisione, niente astronavi, niente guerre di mondi. Piuttosto, è un testo surreale attraverso il quale forse si può riuscire a capire meglio la nostra realtà, i nostri difetti di uomini, e provare a correggerli. Il tutto in tono leggero e non pedante, perché l’obiettivo principale è quello di raccontare in modo divertente alcune vicende che si intrecciano. Il titolo, scelto in realtà dalla casa editrice, che è la VerbaVolant di Siracusa, è un voluto paradosso: la fine del mondo dovrebbe suscitare ansia e terrore, ma se la si vive in pantofole è come uno spettacolo televisivo del sabato sera, cui si assiste con aria distratta, annoiata o ironicamente critica.

Sei un insegnante di Italiano e Storia, ritieni che i tuoi studi ti siano stati d’aiuto nella scrittura? O li ritieni ininfluenti?

Si scrive andando a recuperare le proprie letture e le proprie esperienze culturali (il cinema, oltre alla letteratura per me è importantissimo, specie a livello di linguaggio) come da dentro una dispensa. Quindi: sì, mi ha influenzato la mia formazione umanista, la ricerca di una forma elegante e al contempo scorrevole. Una delle cose più difficili è stata trovare l’equilibrio tra questa esigenza di scrittura non sciatta e un testo che fosse interessante senza rischiare di essere pedagogico, cosa che in un romanzo detesto. Il ricorso a molti dialoghi, che spezzano il racconto fatto in prima persona da Edoardo Balzani (uno dei tre amici cui accennavo sopra) mi ha aiutato molto a raggiungere questo equilibrio.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?

Il romanzo è un’esperienza che ti prende la vita per almeno un paio d’anni. È una casa da costruire, con i suoi piani, le sue stanze, i mobili, le persone che vi abitano. Tutto deve essere credibile, anche se scrivi una storia surreale. Bisogna fare attenzione ai particolari, che danno spessore ai personaggi (ad esempio, uno dei protagonisti, Giovanni Luco, è un collezionista di statuine di santi). Queste caratteristiche, se ben dosate, possono fornire una credibilità maggiore ai personaggi stessi, una psicologia non stereotipata, permettendo al lettore di immedesimarsi. L’altro grande pericolo è contraddirsi: se descriviamo una scena in cui non c’è il vento, non possiamo dire due pagine dopo che le foglie secche sono prese in un vortice di scirocco! Per evitare queste trappole, oltre a molta attenzione, occorre anche un consistente lavoro di editing che ho avuto la fortuna di fare di concerto con la casa editrice. È sempre opportuno che qualcuno diverso dall’autore legga il testo e segnali le eventuali debolezze e le cose che non vanno: le lungaggini, le anomalie. Tutto questo in un racconto è vero in misura molto minore. Il racconto per essere efficace deve essere conciso, deve rimanere subito impresso nella mente del lettore, deve privilegiare un solo senso rispetto ai molteplici che può contenere un romanzo. In teoria è meno impegnativo scrivere un racconto; è pur vero che scrivere un racconto davvero efficace non è semplice né rapido.

Cosa ne pensi degli ebook?

Credo che siano un’alternativa al libro cartaceo, non una cosa che lo potrà sostituire. Mi rendo conto della loro praticità, del fatto che si possono tenere centinaio di volumi nella loro memoria, ma non sono un fan. Il libro ha una sua fisicità che nessun ebook è ancora riuscito ad eguagliare. Il peso, l’odore della carta, il fruscio delle pagine, il profumo delle foglie che qualcuno ci mette dentro come segnalibro, sono forse cose romantiche e sciocche ma di cui il vero lettore difficilmente sa fare a meno perché gli rimandano altre epoche della sua vita in cui ha vissuto sensazioni simili. Leggere libri è tornare sui nostri passi, in buona sostanza; come anche scrivere, del resto.

Stai lavorando a qualcos’altro? Ce ne vuoi parlare?

Ho cominciato a ragionare su un altro romanzo che non so quando vedrà la luce. È la storia di una ragazzina di 14 anni che al funerale dei genitori viene “rapita” dallo zio che vuole sottrarla a quelli che lui definisce “i nonni scorpioni”. Comincia così un viaggio in treno in giro per l’Italia durante il quale i due faranno incontri singolari. Intanto i parenti li cercano, il loro diventa un caso televisivo e si ritrovano addosso gli occhi di tutti. Il surreale comincia quando Dio decide che è venuto il momento di rompere il suo silenzio millenario e scende in mezzo agli uomini. La strada dei due personaggi in fuga e quella di Dio finiranno inevitabilmente per incrociarsi. Con conseguenze buffe, ironiche e spero toccanti che devo però ancora compiutamente sviluppare.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?

Di non affidarsi al primo editore che passa, e mai e poi mai di accettare di pubblicare a pagamento. Occorre molta pazienza e molta tenacia, far valutare il proprio testo da persone competenti e disinteressate e mettersi sempre in discussione, evitando atteggiamenti da grande artista incompreso. Nessuno nasce Melville o Joyce. L’altra cosa che posso dire è di cercare di sviluppare uno stile proprio senza imitare gli scrittori affermati. Se ci piace Baricco, non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo scimmiottarlo, mettendoci tra l’altro nella condizione di farci dire “Sai che il tuo stile somiglia a quello di Castelli di rabbia?”. Ecco, questo per me non sarebbe un complimento. Non perché non stimi Baricco (anzi, ho amato molto soprattutto “Oceano mare” e “Novecento”) ma perché mi sentirei solamente un imitatore altrui.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Potete seguirmi su Facebook: un account aperto col mio nome, uno col titolo del libro (“Apocalisse in pantofole”) in cui trovate tutte le tappe della tournè di presentazione del romanzo (partita ad ottobre dalla Sicilia e arrivata a toccare molte città in altre zone d’Italia) e le recensioni apparse sui vari media. Poi c’è la pagina in cui seguire le vicende della radio con cui collaboro: Radio TNA Terni. Ho anche un blog raggiungibile a questo link: http://sdraiatosuibinari.blogspot.com/2012/02/alla-rivoluzione-in-bicicletta.html E naturalmente il sito dell’editrice la cui responsabile è Fausta Di Falco. Vi trovate anche il link del blog della stessa casa editrice: http://www.verbavolantedizioni.it

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a voi, buone letture a tutti!