Riprendiamo con la pubblicazione delle interviste agli autori di Nerinchiostro e riprendiamo anche con la pubblicazione qui sul blog. Abbiamo qui oggi Riccardo Carli Ballola, ciao Riccardo e benvenuto su questo blog. Ti presenti ai lettori?
Sono nato a Comacchio, tanti anni fa e insegno italiano in una scuola media. Ho esordito con un libro di racconti, poesie, detti popolari pubblicato dall’amico libraio. La prima scrittura è comparsa su una rivista medica, cui sono seguiti dei racconti su quotidiani e riviste.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
J. London, poi Hemingway, E. A. Poe, G. Simenon, E. Chandler, Ian McEvan, Stephen King. Fra gli italiani G. Celati.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Avevo rimuginato sulla struttura del romanzo “Everyman”, di P. Roth. Mi ossessionava l’idea di un percorso dove inizio e fine si capovolgessero e il viaggio potesse confondersi con le sue estremità: il partire o l’arrivare fossero atemporali e il tragitto, quindi, quasi senza fine. Un’astuzia per frastornare il protagonista e quindi il lettore. Una struttura che contiene la chiave del suo epilogo.

Tra le tue note biografiche spicca sicuramente una pubblicazione, quella per Mondadori, il racconto “Polvere” posto in appendice al Classico del Giallo Mondadori (giugno 2012). Ci vuoi parlare del racconto e di quest’esperienza?
Il racconto ha partecipato a un’iniziativa promossa da F. Forte, direttore editoriale del Giallo Mondadori, sulla WMI.
Si tratta di una storia ritagliata all’interno di una più ampia, un romanzo. Riguarda una vicenda di pedofilia dolce e perfida, ambientata in un piccolo paese della pianura, con personaggi calati in un’atmosfera evanescente ma torbida, sulla quale grava una minaccia. Quella del ricordo ossessivo di un evento remoto ma ancora vivido, perché ha lasciato tracce indelebili nella coscienza e nel corpo. Un conto da saldare, inespresso, fino all’ultima frase.

Hai partecipato a concorsi e antologie, ottenendo ottimi risultati, pensi che per un esordiente o per un emergente possano essere una buona palestra queste iniziative?
Senz’altro. Il confronto, quando è serrato e orientato al reciproco vantaggio, contribuisce a far emergere le nostre qualità migliori.

Qual è il tuo genere preferito per ciò che concerne la scrittura?
Mi cimento nel noir, nel thriller e nel giallo. Trovo stimolante la SF.

Hai scritto sia prosa che poesia, in quale di esse ti trovi maggiormente a tuo agio?
Amo la poesia perché risponde alle esigenze di una parte forte e fragile di me, una radice che mi accompagna e mi sorregge in ogni momento. La prosa è un impegno tutto di testa, che risponde all’altra parte di me. Siamo due: non ci facciamo guerra ma ci compenetriamo.

Che consiglio daresti a una persona che per la prima volta si approccia al mondo della scrittura e a quello editoriale?
Di essere umile ma nello stesso tempo tenace. È un paradosso lo so, però vincente (dicono).
No editori a pagamento.

In questo periodo stai lavorando a qualcosa?
Parteciperò a nuovi concorsi di gialli. Ho inviato un romanzo noir, una raccolta di racconti dell’horror e una silloge poetica a diversi editori. Sono fiducioso.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Da poco mi trovo su facebook, ancora poco organizzato per la verità. Spero di migliorare.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te Massimo per la gentilezza e un saluto speciale ai lettori di questa rubrica.

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Per lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Antonino Lo Iacono, ciao Antonino e benvenuto su questo blog.
Buon salve a tutti i naviganti!

Vuoi presentarti ai lettori?
Generalmente in rete quando mi presento cito Cristicchi con “Mi chiamo Antonio e sono matto”, stavolta vedo di aggiungere qualcosa in più: mi chiamo Antonio e sono matto, tendo a definirmi un Lettore con la L maiuscola non per presunzione o categorizzazione ma perché la prima cosa che mi caratterizza è questo: leggere.
Ogni tanto mi capita anche di scrivere ma principalmente leggo.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Dipende abbastanza dai generi che vado a leggere ma volendo fare una scrematura… Edgar Allan Poe, senza il quale oggi probabilmente non sarei nemmeno qui a rispondere a queste domande e Brian Aldiss.
Anche Lovecraft, devo dire, anche se il mio rapporto col Solitario di Providence è conflittuale.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Dunque, “Disgregamento” nasce dall’idea di voler usare un approccio diverso all’idea di Immortalità nel classico contesto dello “Scienziato che usa arti oscure” tanto comune e classico in molte storie dell’Horror.
Lo scopo principale dell’Immortalità dovrebbe essere quello di non morire e così io mi son chiesto “e se invece fosse il contrario? Se invece si dovesse morire per raggiungere l’immortalità?” e da lì ho scritto il mio piccolo racconto, sfruttando la forma che tanto amo del diario (colpa della lettura del Dracula ai tempi del liceo).

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
La sfida.
Mi piace l’idea di gareggiare contro altri scrittori, l’essere in competizione e, quando si vince, la soddisfazione di poter dire “ce l’ho fatta”.

Hai partecipato ad altri concorsi e antologie, pensi possano essere utili?
Ho partecipato sì ad altri concorsi, pochi, in alcuni sono stato selezionato e in altri no.
Tendo ad essere molto selettivo in termini di partecipazioni anche perché evito del tutto di averci a che fare se non ho una buona idea in testa.
Se non c’è una buona idea anche se il concorso è la sfida più interessante e divertente del millennio… non ci partecipo.
In ogni caso sì, penso siano molto utili a tutti gli scrittori per quanto detto nella domanda precedente: la sfida, il dover gareggiare e il dover sottostare a regole precise (vuoi la lunghezza, vuoi il genere, vuoi boe particolari… etc.) sono ottimi incentivi a produrre il meglio.
Non sempre succede ma in linea di massima è così.

Penso che chiunque legga quest’intervista sappia più o meno cosa sia il Writer’s dream, ma lasciare spazio a un’ulteriore infarinatura non credo sia un errore… Quindi, ci vuoi parlare del Wd?
Il Writer’s Dream nasce cinque anni fa, portato in rete da Linda Rando/Ayame, nasce come un forum in cui pubblicare i suoi scritti poi però scopre l’Editoria a Pagamento e da lì… guerra aperta.
Quattro anni fa sono arrivato io al WD, in origine non sarei nemmeno dovuto rimanere sul forum (per quanto il mondo stia diventando e sia ormai social io rimango un vecchio eremita di soli ventiquattro anni che si lamenta dei giovinastri d’oggi, anche quando hanno la mia stessa età) poi però cause di forza maggiore mi ci hanno fatto rimanere e da allora… be’, è diventato un pezzo della mia vita.
Ora a quattro anni dal mio arrivo e a cinque dalla sua nascita stiamo festeggiando questo quinto compleanno, continuando a lottare contro l’EAP e a proporre costantemente nuove attività creative per tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi in gioco.

Come amministratore del Writer’s Dream hai partecipato a molte iniziative a favore degli emergenti. Vuoi dare qualche consiglio per ciò che concerne la promozione di un’opera?
Dunque, questa è difficile.
In rete si trovano consigli di tutti i tipi e io non sono nessuno per poterne dare di migliori, però… ecco, non rompete le scatole.
Chiaro e diretto.
Ignorate tutti quelli che vi dicono che dovete usare ogni occasione per parlare del vostro libro.
E per venderlo.
E per scroccare una recensione.
E per qualunque altra attività correlata.
Così non vi conquistate lettori ma soltanto gente che vi eviterà come la peste.
Promuoversi va bene, parlare del proprio romanzo va bene, trasformarsi in una parodia del classico piazzista da film serve solo a scatenare l’ira di ogni lettore che vede in questo nuovo scrittore soltanto l’ennesimo ciarlatano che vuol vendergli qualche (fasullo) olio misterioso e medicamentoso.
Praticamente quell’atteggiamento finisce con l’ottenere l’effetto contrario: nessuno vorrà leggere quello che lo scrittore propone e se lo legge lo fa più per toglierselo di torno che per altro.
E lo domando a tutti gli scrittori che disseminano la rete di spam ossessivamente domandando a ogni essere dotato di occhi e capace di leggere in italiano “Vuoi leggere il mio libro?” vi sentite realmente soddisfatti da una lettura ottenuta così? Perché io ne proverei solo fastidio, niente soddisfazione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Vari racconti sparsi che se diventeranno qualcosa di piacevole da leggere parteciperanno a nuovi concorsi e, pian piano, metto da parte i pezzi e i frammenti di quello che in un futuro lontano potrebbe diventare un romanzo.
Ma non mi sbilancio per scaramanzia.

Quale pensi sia uno degli errori più frequenti che commette un esordiente?
Sono indeciso tra il credere di avere la Parola Divina a proprio servizio e che di conseguenza ogni critica negativa verso ciò che il nostro esordiente ha scritto è mossa solamente da ignoranza e invidia, poiché la Parola non sbaglia mai e la Sindrome del Piazzista di cui parlavo sopra.
Be’, chiunque stia leggendo questa intervista lanci una moneta, se esce testa l’errore è la Parola, se esce Croce sarà il Piazzismo Compulsivo.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Avevo un blog ma è ormai defunto per comune accordo tra me e gli Antichi,
Bene o male però mi si può trovare su Twitter (@NephremRah) dove però non sono molto attivo (lo uso principalmente per seguire e leggere al momento) e Google + (che spero, pian piano, di far diventare il mio social network principale).

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’intervista!

Intervistiamo oggi per la rubrica “Ci Risponde.”, speciale Nerinchiostro,
l’autore Marco Migliori. Benvenuto su questo blog Marco!

Ciao!

Vuoi dire qualcosa su di te ai lettori?
No! 🙂

Quali sono le tue letture preferite? Quelle che consiglieresti a ogni lettore?
Leggo principalmente fantascienza, con puntate occasionali nel fantasy,
nell’horror e nel giallo (un po’ tutti i sottogeneri). A parte i classici
(Asimov, Bradbury…) i miei autori preferiti sono Walter J. Miller e Alfred
Bester. Consiglio in particolare del primo i racconti brevi, specie Benedizione
oscura e C’e’ qualcun altro come me? del secondo L’uomo PI e L’uomo
disintegrato.

Ci parli del tuo racconto inserito in Nerinchiostro? Magari con qualche
particolare anche sulla sua genesi.

Tempo addietro mi era capitato di comprare un album come quello del racconto
come regalo: uno di quelli in cui ogni pagina e’ dedicata a qualche evento
nella vita di un bambino piccolo, da quando nasce a piu’ o meno i dieci anni,
con tanto di spazi appositi per indicare l’altezza, oltre a quelli per le foto.
Mi era venuto in mente: e se le cose non andassero cosi’ come l’album suggeriva?
Inizialmente avevo pensato di descrivere l’album e basta, ma una serie di
descrizioni di pagine sarebbe risultata noiosa da leggere, cosi’ ho aggiunto
quella parallela dei tre personaggi.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Ho visto il bando sul Writer’s Dream, ho visto che lo gestiva un rispettato
ex-moderatore :), e garantiva la pubblicazione una casa editrice. Fra i vari
concorsi a cui partecipavo in quel periodo, questo era fra quelli a cui tenevo
di piu’.

Vuoi parlarci di qualche altro tuo racconto inserito in altre antologie?
Al momento, i due racconti che mi hanno dato piu’ soddisfazione sono stati “Il
riconoscitore” (Robot 66, Delos books) e “Lo scambiatore” (Urania 1588,
Mondadori). Non solo hanno avuto commenti quasi tutti positivi, ma ne hanno
anche avuti parecchi! A quanto vedo, le pubblicazioni periodiche permettono di
arrivare ai loro lettori abituali, che altrimenti non leggerebbero mai niente
di mio.

Come mai, se posso chiedere, la scelta di scrivere utilizzando uno pseudonimo?
Ehm…

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la
sua opera prima?

Se parli di romanzi, allora vorrei io qualche suggerimento… In generale, gia’
riuscire a scrivere un romanzo intero e’ un risultato niente male. Per quello
che riguarda la pubblicazione, non credo di avere suggerimenti utili.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ho in cantiere un romanzo per il premio Urania. E’ uno di quei cantieri che
restano aperti all’infinito… Ho gia’ quasi tutta la storia pronta, fra un po’
lo comincio. Domani.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook
o un sito personale?

Il mio sito web e’ http://sgerwk.altervista.org
Sono su twitter come @sgerwk

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista.
Grazie a te!

Nuova puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Isabella Zangrando, ciao Isabella e benvenuta su questo blog.
Ti presenti ai lettori?

Isabella: Sono una grande lettrice in primo luogo, è la curiosità che mi muove in tutto quello che faccio e leggo. Ho sempre scritto, come forma di completamento del mio io, cercando di esprimere al meglio la mia personalità. Il mio andamento altalenante dal thriller alla letteratura classica, dal romanzo gotico ottocentesco alla fantascienza del novecento, si riflette anche in quello che scrivo. Attualmente lavoro come impiegata, ma è solo un’occupazione. Il mio sogno è fare la scrittrice giardiniera.

Se dovessi scegliere tre libri e tre autori tra i tuoi preferiti, quali sceglieresti?
Isabella: Difficile da dire… Sicuramente il primo nome è Richard Matheson con “Duel e altri racconti”, un maestro assoluto del noir e della fantascienza e un libro che per primo mi ha avvicinato all’autore. A seguire, citerei “I ragazzi del Massacro” di Giorgio Scerbanenco, che reputo assieme a Fruttero&Lucentini una lettura imprescindibile per chi ama il thriller/noir all’italiana. Infine viene Italo Calvino con “Marcovaldo”, una scelta molto differente dalle precedenti, ma si tratta di un autore e un’opera a me molto cari perché di una modernità sconcertante.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Isabella: Il racconto nasce da un evento banale, quasi intravisto con la coda dell’occhio. In realtà, il racconto ha preso corpo e si è tramutato in una riflessione amara sulla pochezza dei rapporti interpersonali, sull’avidità umana che spesso tramuta l’affetto in desiderio di possesso. La carne, il cibo sono una metafora della stanchezza morale di una società affamata di nuovi bisogni, che crea dipendenza e si compiace della disfatta altrui, il cosiddetto fenomeno dello shadenfraude.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Isabella: Avevo scritto questo breve racconto e avevo voglia di mettermi in gioco. Come altri ho trovato segnalazione del concorso su Writer’s dream ed eccoci qua…

Hai studiato “Lingue Orientali”, laureandoti nel 2004, quanto questi studi influenzano i tuoi scritti?
Isabella: Posso dire che me ne accorgo solo ora come la sensibilità nipponica abbia mutato la mia visione e capacità di interpretazione. Certe atmosfere, la suspence dell’attesa e il mistero sono degli elementi ereditati dalla letteratura e dall’arte giapponese. Le celebri raffigurazioni del mondo dei mercanti (ukiyo-e) sono l’esempio calzante di un microcosmo composto di misfatti, vizi e peccati morali così vicini al nostro occidente.

Cosa è per te la scrittura?
Isabella: Un palestra, un campo di prova e al tempo stesso la messa in parole di pensieri a volte scomodi.

Quale genere preferisci quando scrivi? Quale invece, se è diverso, quando leggi?
Isabella: Dal punto di vista narrativo, finora mi sono dedicata al noir, rispecchiando tante mie letture. Tuttavia, dato che sono autrice anche di poesie, il genere e i temi trattati ovviamente cambiano notevolmente, traendo ispirazione dal nostro immenso patrimonio, in primis Montale e Alda Merini.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Isabella: rileggere, rileggere e ancora rileggere. Il pensiero di prima non è più lo stesso qualche attimo dopo e gli occhi con cui si scrive non sono gli stessi di chi legge.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Isabella: al momento no, un anno fa ho terminato un’opera che però non riesco a pubblicare, pertanto medito il da farsi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Isabella: Potete trovarmi su facebook: http://www.facebook.com/isabella.zangrando
Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista

Dopo un po’ di silenzio torniamo con lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Roberto Ciardiello, ciao Roberto e benvenuto su questo blog.
Ciao Massimo, grazie per l’opportunità.

Ti presenti ai lettori?
Sono un appassionato di cinema, soprattutto horror (ma non solo); ho suonato per parecchi anni il basso in un gruppo rock; mi piace andare in mountain bike, anche se spesso lo dico e solo a volte lo faccio.
Ho una predilezione per i territori del Nord, per l’Irlanda in particolare. Quando diventerò milionario con la scrittura, comprerò una casetta lassù. Nel frattempo sogno.

Quali sono gli autori che apprezzi maggiormente?
Se dico Stephen King cado nel banale? Be’, lo dico lo stesso. Oltre al Re, sono un fan sfegatato di James Ellroy, che per me rappresenta Il-Noir-con-la-lettera-maiuscola. Menzione speciale anche per Edward Bunker, Don Winslow e H. P. Lovecraft, diversi tra loro per stile e generi, ma che hanno contribuito a formarmi.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare processo che ti ha portato alla sua ideazione.
Allora, come ho scritto poco sopra mi piace molto l’Irlanda, a tal punto da averci ambientato “Dietro il pagliaccio”. Quando ci sono stato, uscendo da Dublino sono arrivato a Howth, paesino di mare così splendidamente calmo, quasi “fiabesco” che me ne sono innamorato. Il suo ricordo è tornato durante la stesura del racconto, mi serviva un porto, una barca… e allora perché no? I fatti di sangue accadono anche in luoghi apparentemente tranquilli. Anzi, in un posto del genere il contrasto tra Bene e Male, tra Bello e Brutto è ancora più netto.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
Partecipare a Nerinchiostro è stato un piacere innanzitutto, lasciamelo dire.
Detto questo, ho trovato la notizia sul sito Writer’s Dream, una vera e propria miniera di informazioni sull’editoria sana e genuina (ovvero quella non a pagamento). Ho inviato il file ed è andato bene, per fortuna.

Sei stato uno dei selezionati per l’antologia “La piccola antologia degli orrori”, un progetto targato Writer’s Dream e Wepub che si può scaricare liberamente al costo di un tweet o un post su facebook. Ci vuoi parlare del racconto selezionato?
Ah, una raccolta bellissima, davvero! Sono sette racconti puramente horror, tutti molto buoni. C’è anche il mio “Oh, povera Susanna…” E’ una storia basata su una filastrocca che riporta a un fatto di sangue avvenuto anni addietro e che vede due bambini, fratello e sorella, alle prese con la padrona di una villa, la quale rivive tutti i giorni lo stesso avvenimento: la vigilia insanguinata di un Natale passato, fatto cantilenato dai bambini del paese tramite la filastrocca.

Ho notato che partecipi a molti concorsi, pensi possano essere utili? Perché?
Sì, per me hanno la loro utilità. Se da una parte “fanno curriculum”, dall’altra sono un buon esercizio per tenere calda la mente. Ogni tanti imbecco la strada della vittoria, altre no, ma posso ritenermi soddisfatto.

Sei stato anche il vincitore della 5° edizione del Concorso di Narrativa Horror di Scheletri.com. Vuoi parlarci del racconto vincitore?
Ecco, questa vittoria non me l’aspettavo proprio! Speravo di piazzarmi bene, magari arrivare sul podio, ma addirittura primo…
Comunque, ho partecipato con “Proiezioni di morte”. Mi sono divertito a scriverlo. Volevo narrare di un mondo in cui l’uomo fosse cacciato da qualcosa o qualcuno, ma non mi andava un simil-28-giorni-dopo. Così mi sono detto: e se ognuno fosse minacciato dalla propria ombra? Se fossimo costretti a nasconderci, a vivere nel buio, a evitare il sole per non incrociare un nemico dal quale non possiamo staccarci? E allora ho cominciato a scrivere…
Riallacciandomi alla domanda precedente, “Proiezioni di morte” è stato un buon allenamento: non avevo mai usato la narrazione in prima persona, in genere uso il punto di vista del narratore onnisciente, ma per un racconto del genere mi pareva cosa buona e giusta.
E a quanto pare lo è stata.
Questo è il link, per chi volesse leggerlo: http://www.scheletri.com/concorso-premio2013.htm

Quale ritieni sia il genere a te più affine nella scrittura?
Questa è una domanda che mi mette non poco in crisi.
Horror? Noir? Pulp? Non lo so, credo ci sia un miscuglio di molti generi in ciò che scrivo, comprese le influenze cinematografiche di tutti i tipi o testi musicali che possono ispirarmi. Se ad esempio a “Dietro il pagliaccio” togliamo la componente nera… non è una semplice storia d’amore?
Credo che l’essere umano in generale sia come una spugna: assorbe qualcosa da tutto ciò che lo circonda… e nel caso dello scrittore lo rigetta, anche inconsapevolmente, nei suoi scritti.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Gli direi di chiudere la casella mail che ha davanti e non inviare niente. Rileggere il testo, ma mica una volta, rivederlo e correggerlo fino quasi ad averne la nausea, a odiarlo. Essere supercritici, scervellarsi anche sul fatto di mettere una virgola o un punto e virgola dopo quella parola. Se si è fatto un buon lavoro, si avranno i frutti.

Che cosa bolle in pentola? Qualche nuovo progetto?
Ecco, in pentola bollono talmente tante cose che se mi chiedessero la ricetta non saprei dargliela!
Scherzi a parte, ho adocchiato un buon concorso a cui ho intenzione di partecipare: è il John Polidori, indetto dal portale Nero Cafè. Poi ho sviluppato delle idee (ancora da mettere nero su bianco) per un romanzo breve che vorrei proporre per Orbite Nere, la nuova collana della Sogno Edizioni curata proprio da te. Magari sarà un fiasco totale, ma ho intenzione di provare.
Ah, e poi dovrei revisionare un vecchio romanzo che scrissi anni fa e che, visionato a distanza di molto tempo, mi sono reso conto essere orribile.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Per ora ho soltanto una pagina facebook. Eccola: https://www.facebook.com/roberto.ciardiello.14?ref=tn_tnmn

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista
Grazie a te, mi ha fatto molto piacere!

Quarta puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…”. Risponderà oggi alle nostre domande Mauro Zanetti, ciao Mauro e benvenuto su questo blog.
Ti presenti ai lettori?
Con piacere…35anni, insegnante di italiano in un centro di formazione di Trento, scrittore per passione.

Quali sono state le letture che ti hanno maggiormente colpito?
Da ragazzo senza dubbio il geniale Dylan Dog, che per i primi cento numeri rimane tuttora un’opera di grande rilievo, per scrittura e drammaturgia complessiva. Crescendo ho poi avuto il piacere di impattare in molti capolavori, citarli tutte sarebbe impossibile, mi limito a ricordare Cent’anni di solitudine, Cecità e I Pilastri della Terra. Nei loro generi, tre assoluti punti di riferimento.

Hai pubblicato da poco un romanzo storico “Vellutum di seta e d’altri intrecci” ce ne vuoi parlare?
La realizzazione di un sogno e una delle esperienze più gratificanti della mia vita. Il romanzo racconta la nascita della tessitura della seta in Trentino (nel paese di Ala per la precisione) e mescola dati storici con una struttura narrativa di mia invenzione, ricca di intrecci e colpi di scena.

Il tuo romanzo è ambientato nella Genova del 1657, come mai questa scelta?
Tra Genova ed Ala in realtà. E’ stata una scelta obbligata, dato che si tratta di un romanzo storico e la vicenda narrata si snoda partendo per l’appunto dal 1657.

Quanto ha influito il tuo background da professore di storia e italiano nel realizzare proprio un romanzo storico?
Senza dubbio la mia professione, ma più che altro la mia passione per la storia, ha influito sulla scelta del genere. Nella fattispecie il fattore determinante è stata però la professione della mia compagna, storica dell’arte, che mi ha fatto conoscere la straordinaria vicenda del velluto alense, alla quale mi sono immediatamente appassionato.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…
Il racconto è nato piuttosto di getto e, mi spiace deludervi, non ha una genesi particolarmente interessante. Certamente l’idea di base, ossia la figura di un assassino seriale che uccide le sue vittime emulando celebri omicidi letterari, era un’idea che mi rimbalzava in testa da tempo e che grazie a te e a Stefano ho potuto mettere su carta.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?
Per la gloria letteraria.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
Col senno di poi, rispondo il romanzo. Ma non perché esista una scala ontologica di valori, semplicemente perché, essendo riuscito a pubblicarlo e vederlo in libreria col mio nome in bella vista, gli devo dare la precedenza….

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?
Non sono un sostenitore degli ebook ma mi rendo conto che il futuro va in quella direzione, nonostante il mio dissenso. Anche se credo che il romanzo cartaceo, così come il suo fascino, non verrà mai accantonato. Non so se Vellutum avrà una versione digitale, probabilmente sì, ma sarà una decisione dell’editore.

Quale ritieni sia il genere a te più congeniale per ciò che concerne la scrittura?
Sto lavorando ad un secondo romanzo storico ambientato durante il Concilio di Trento, quindi credo di aver ormai scelto la mia strada. Si tratta però sempre di romanzi storici fortemente segnati da trame nere.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Non considerarla finita. Dimenticarla per un mese e poi rileggerla da capo con umiltà. In seconda battuta consiglio di cercare un editore serio e volenteroso che abbia voglia di lavorare con lui. Per serio intendo uno che non chieda denaro per pubblicarti e soprattutto che sia un lettore-lavoratore che abbia intenzione di leggere davvero il romanzo e che investa tempo e sudore per correggerlo, a questo punto lo scrittore deve essere intelligente e umile per considerare imperfetto il suo lavoro e disposto a lavorarci sino all’esaurimento. Io ho avuto la fortuna di incontrare un editore serio e appassionato: Sergio Bevilacqua di IBUC edizioni.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho solo la mia pagina facebook, non sono molto tecnologizzato in realtà….però trovate il mio romanzo che parla di me più di quanto sappia fare io. Sul sito di IBUC, su Amazon, Ibs e altrove.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te Massimo, soprattutto per la dedizione che hai dimostrato in questa avventura.

Per il terzo appuntamento con “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, intervistiamo Tanja Sartori. Ciao Tanja, benvenuta su questo blog!
Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Ciao a tutti e grazie a Max per avermi ospitato!
Ecco che subito mi metti in crisi, quando mi chiedono di parlare di me non so mai che dire, forse perché non penso di avere niente di così interessante da raccontare, sono una persona tranquilla anche se mi ritengo un po’ strana e fuori dagli schemi (ma non nel modo che possa suscitare interesse nel prossimo), che è un modo carino per dire che non ci sto troppo con la testa, per il resto mi piace leggere, scrivere, navigare in Internet (è il mio peggior vizio dopo la pigrizia) e inventare progetti che poi finisco per smontare a causa della mia ben nota incostanza e inafferrabilità, ne sanno qualcosa i pochi sventurati che mi seguono in giro per i miei siti web XD
Poi che dire, amo molto il genere horror e il fantastico un po’ in tutte le salse, amo la mitologia e l’esoterismo, e da quando ero ragazzina ho sempre provato un amore speciale per il Giappone e i suoi prodotti artistici (anime e manga in primis). Ogni tanto mi piace anche disegnare ma sono una felice dilettante.

Da poco è uscito in formato digitale “Il Fiore Eterno – Vol. I – Custodi della Luce” (Edizioni di Karta) ce ne vuoi parlare?

Oh no, mi hai smascherato! Ora tutti sapranno chi si nasconde dietro lo pseudonimo di Tanja Steel! (Non che ci volesse un genio per capirlo e probabilmente non importerà a nessuno, mica sono famosa io…) comunque sì, ho pubblicato in ebook questa ennesima edizione del mio Fantasy di esordio, il mio primo libro in assoluto, iniziato quand’ero una ragazzina, anche se negli anni ci ho lavorato su parecchio con riscritture, riadattamenti, tagli, aggiunte e modifiche anche pesanti alla trama e ai contenuti. Questa penso e spero sarà l’ultima versione, poi metterò da parte il Mondo di Luce e i suoi personaggi che mi hanno tenuto compagnia per tantissimo tempo e ormai sono una parte di me. Si tratta di una storia fantasy classica, e quando dico classica intendo “molto” classica (per dirla all’inglese, un High Fantsy, very high – non so se si coglie il doppio senso XD), nel senso che ho attinto profondamente al bacino delle fiabe e degli archetipi del genere fantasy: maghi, cavalieri, duelli, profezie, magia, demoni, ecc. anche se ho voluto staccarmi dal modello tolkieniano delle varie razze (niente elfi vi prego!) e i miei influssi sono più riconducibili alle atmosfere di certi manga con i poteri magici, e nonostante le prime impressioni la storia è più complessa di come appare. Diciamo che i Custodi sono un miscuglio di elementi presi dai classici Disney, i giochi di ruolo fantasy e l’animazione giapponese. Cosa che sicuramente farà storcere il naso a qualcuno, ma è e resta una lettura per un pubblico giovane o per chi è cresciutello ma non si fa problemi a lasciarsi trasportare dalla fantasia.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Ora come ora non ho un vero e proprio autore preferito, ma cerco di spaziare il più possibile e ampliare i miei “orizzonti”, anche se quand’ero più giovane ero fissata con Stephen King tanto che leggevo quasi esclusivamente i suoi libri con poche eccezioni, ora l’ho messo un po’ da parte per dedicarmi anche ad altri autori. Il mio primo contatto con l’horror è stato Edgar Allan Poe, ma poi ho letto e apprezzato anche altri autori nell’ambito del fantastico come ad esempio Matheson, Howard, Bierce, Gaiman, Ursula LeGuin, Martin… Tra i libri che mi sono rimasti nel cuore non posso mai mancare di citare “The Princess Bride” (La Storia Fantastica) di William Goldman, La storia infinita di Ende, le cronache di Dragonlance, La Zona Morta di Stephen King, Io sono leggenda di Matheson, 1984 di Orwell, il ciclo egizio di Wilbur Smith, e ho adorato Jane Eyre di Charlotte Bronte, cosa che nessuno direbbe mai, conoscendomi. Ovviamente la lista è molto più lunga… ogni tanto mi piace leggere anche qualche saggio e ovviamente non mancano i manuali di scrittura!

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Il racconto è nato dal tema classico del “rapitore maniaco”, mi diverte sempre la scena del risveglio nella stanza chiusa quando non sai ancora dove sei finito e cosa ti sta per capitare. Immaginate un po’ questa ragazza che si sveglia legata a una sedia con questo strano tizio con gli occhiali da saldatore che sta mettendo insieme una grossa catena… insomma è divertente per chi lo legge seduto comodo sul divano di casa, un po’ meno per la ragazza. Il titolo “il sapore del ferro” si riferisce al sapore del sangue ma anche al ferro che sta lavorando il nostro torturatore di turno. Come in molti dei racconti che scrivo, quando inizio non so mai dove andrò a parare, ma poi pian piano la storia viene fuori da sé e può anche dare dei risultati inaspettati, e non sempre la vittima è l’unica a rimetterci… ma non aggiungo altro per non rovinare la sorpresa 😉

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Ho visto il bando sul Writer’s Dream e mi è piaciuto da subito, soprattutto perché si dimostrava un concorso serio, che non chiedeva soldi agli autori e prevedeva un vero e proprio contratto editoriale con royalties. Sono questi i tipi di concorsi che vorrei vedere più spesso. E poi il genere era decisamente nelle mie corde, quindi non potevo farmelo scappare! Partecipare ai concorsi mi diverte sempre anche se poi aspettare il responso è una tortura! Ma in questo caso Max e la Sogno sono stati superprofessionali e non ci hanno fatto attendere tempi biblici, quindi un punto in più a favore 😉

Cosa ne pensi degli ebook? Ho notato che hai pubblicato su riviste digitali e anche il tuo ultimo romanzo è uscito in digitale…

Amo gli ebook, e non esagero. Mi hanno permesso di mettere le mani su testi che altrimenti non avrei avuto modo di procurarmi e anche di risparmiare un bel po’ di soldi. I libri cartacei sono belli quanto volete ma lo spazio non è infinito e la mia piccola libreria di casa sta già scoppiando, con gli ebook invece ho infilato più di 200 titoli nel mio ereader e posso portarmeli dovunque senza problemi e passare da un libro all’altro senza perdere il segno e senza dover smuovere pile di carta ogni volta (il caos regna sovrano ovunque io passi XD), ormai ho preso l’abitudine a leggere sull’ereader e ora i libri cartacei mi sono diventati scomodi.
Come autrice ho optato per la pubblicazione digitale perché permette di superare un grosso problema che affligge tutti gli autori esordienti e chi pubblica con piccole case editrici: la distribuzione. Far arrivare un libro in tutte le librerie è pura utopia, mentre con gli ebook basta un click e pochi euro perché chiunque possa comprare e leggere ciò che scriviamo, e questo secondo me è un vantaggio enorme, soprattutto ora che stanno prendendo piede sempre più i lettori e i tablet.

Pensi che inviare racconti a riviste possa essere una buona palestra? Consiglieresti l’esperienza a qualche scrittore esordiente?

Assolutamente sì! Quello che spesso manca agli autori esordienti è il confronto, il mettersi alla prova, la sfida, il feedback. Spesso molti autori alle prime armi si metto alla scrivania e pensano di scrivere il libro della loro vita, poi lo inviano alle grandi case editrici (che nella maggior parte dei casi non li calcolano neppure perché sono già oberate di manoscritti) e gli autori se ne restano lì ad attendere all’infinito o magari a riscrivere un altro libro uguale al primo senza migliorare di una virgola. Invece inviare racconti alle riviste, ma anche partecipare ai concorsi, secondo me è utilissimo, ti permette di sondare il terreno per vedere se ciò che scrivi può interessare a qualcuno e ti fa venire a patti con i primi rifiuti. A furia di provare e riprovare e riscrivere prima o poi si arriva a capire dove si sbaglia e come fare per migliorare. Ogni esperienza nell’ambito della scrittura fa parte di un percorso e può sempre portare qualcosa di utile.

I tuoi racconti sono stati inseriti in alcune antologie. Preferisci la forma racconto o quella romanzo?

Devo ammettere che la forma del racconto è quella che mi è più congeniale e forse anche per via del mio carattere, mi hanno sempre detto che ho il “dono della sintesi” e soprattutto sono una persona piuttosto impaziente e che vuole arrivare subito al dunque, quindi per me un racconto breve è l’ideale, riesco a condensare in poche pagine tutto quello che voglio dire senza perdermi in inutili divagazioni, anche se poi la cosa può diventare un’arma a doppio taglio perché il rischio è di sacrificare la caratterizzazione dei personaggi e di creare poco coinvolgimento nel lettore. Quindi ogni tanto cerco di mettermi d’impegno e creare storie un po’ più ampie e complesse.

Ti dividi tra fantasy e horror? Tra i due c’è uno che sopravanza l’altro nelle tue preferenze?

Amo il fantastico in generale, ho un rapporto altalenante con il fantasy, nel senso che a volte lo amo a volte lo odio e vorrei non averne mai scritto, invece l’horror è il genere che preferisco, la cosa strana è che quando ho iniziato a scrivere avevo letto talmente tanti racconti e visto talmente tanti film horror che pensavo che non sarei mai stata in grado di scrivere quel genere, dal momento che mi dicevo che ormai era già stato detto e fatto tutto. Poi invece ho provato con i primi racconti e ci ho preso gusto, alla fine si possono sempre rielaborare i temi classici e cercare di creare nuove combinazioni. Il motivo per cui io sia così attratta dall’horror non me lo so spiegare, so solo che mi affascinano le atmosfere cupe e misteriose, il buio e il silenzio, sono una persona “notturna”.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Cerco sempre di tenermi impegnata in qualche nuovo progetto, di cose iniziate ne ho fin troppe, il problema sta poi nel portarle a termine, vado un po’ a periodi. Comunque un paio di cose le ho già pronte anche se al momento non posso dire nulla perché ancora non c’è nulla di definito, quindi aspetto e spero sempre di azzeccare il testo giusto, quello che possa piacere a molti e far scattare il magico e fantomatico “passaparola”.

Data le tue esperienze come editor freelance, quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Primo: non essere presuntuosi. Non c’è niente di peggio di un autore che si crede il nuovo Bukowski. Bisogna avere ben chiaro che abbiamo sempre margini di miglioramento ed essere preparati a ricevere tante porte in faccia. Una porta in faccia non vuol dire “fai schifo lascia perdere” ma vuol dire “riprova puoi fare di meglio”.
Secondo: rileggere. Bisogna curare il proprio testo, amarlo, coltivarlo e analizzarlo fin nei minimi dettagli. Scrivere, rileggere, lasciare riposare qualche settimana (o qualche mese ancora meglio) e poi rileggere di nuovo e correggere tutti gli errori, le sviste, le imprecisioni, le incongruenze. Meglio ancora se avete un amico che può darvi una mano a trovare gli errori, ma ricordate sempre che il grosso del lavoro spetta a voi. Molti autori scrivono di getto e spediscono i manoscritti senza neppure rileggerli, è ovvio che tali autori sono i primi a finire nel cestino.
Terzo: studiare, documentarsi, leggere. Mai fare troppo affidamento sulla propria fantasia o sulla scienza infusa. Scrivere non è solo ispirazione divina, se non si sa di cosa si parla la cosa migliore è cercare di documentarsi, se non si ha mai scritto nulla, prendere esempio dai libri altrui. Troppe volte ho sentito gente dire “ho scritto un libro ma non leggo”, ovvio che un atteggiamento del genere non porta da nessuna parte.
Quarto: rispetto per il destinatario. Intendo dire innanzitutto leggere bene le linee guida degli editori e seguire le istruzioni (se non accettano poesia non inviate poesia) e sforzarsi di imparare ad usare gli elaboratori di testo in modo da mandare un manoscritto il più possibile pulito e gradevole e non un ammasso di formattazioni malfatte e caratteri illeggibili; dare l’impressione di essere “professionali” è importante per essere valutati positivamente ma è anche un segno di civiltà. Che vi hanno fatto di male i correttori di bozze perché dobbiate infierire su di loro con gli spazi multipli, le D eufoniche e gli a capo al posto delle interruzioni di pagina?
Quinto (e poi la finisco XD): informarsi. Nel senso di sapere a chi si invia e non fare un invio unico con destinatari multipli presi a caso da un elenco trovato sul web. Cercate di capire a chi inviate il vostro testo e se il destinatario fa per voi, inviate a editori che conoscete e apprezzate e magari di cui avete letto qualche libro, accertatevi che gli editori trattino il genere che avete scritto e non cercate di sparare nel mucchio sperando di essere fortunati. Di nuovo, troppe volte ho visto autori inviare il loro manoscritto a casaccio e poi lamentarsi per essere stati turlupinati da editori a pagamento o poco seri, o di aver ricevuto contratti che non soddisfacevano le loro aspettative.
E quinto-B: volate basso. Non pretendete da subito di riuscire a strappare un contratto da migliaia di copie con una big. La strada per la meta è lunga e così è la gavetta che dovrete fare se volete arrivare da qualche parte.
Spero di essere stata d’aiuto e qualcuno e scusate se mi sono dilungata un po’ troppo 😛

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Questa è la domanda da un milione di dollari XD
Purtroppo ho la brutta tendenza a cambiare spesso sito web, quindi il modo migliore per trovarmi è cercare me o i miei titoli su google, ad ogni modo per ora ho un paio di “stazioni fisse”:
Il blog: http://tanjasteel.blogspot.it/
La pagina di facebook: https://www.facebook.com/steelwords
Lì troverete tutte le info per reperirmi anche in altri luoghi 🙂

Questa era l’ultima domanda Tanja, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Max, mamma mia che faticaccia! XD