Oggi scrivo per parlare di una questione che ha attirato molto la mia attenzione negli ultimi mesi
Si tratta della “richiesta di contributo mascherata”.
Attenzione! Non è il nome di uno strano giustiziere della notte!
Molti scrittori esordienti sembrano accettarle perché non lo considerano un vero e proprio contributo(anche perché a volte è di qualche centinaio d’euro solamente), ritengono che dopotutto una spesa del genere non sia esosa e quindi mettono mano al portafoglio.
A mio modesto parere si tratta comunque d’editoria a pagamento.
Ora vediamo quali possono essere queste richieste di contributo particolari:

– l’autore deve pagare l’impaginazione
– l’autore deve pagare l’editing
– l’autore deve pagare la registrazione siae
– l’autore deve pagare l’isbn
– l’autore deve pagare la correzione bozze

L’elenco potrebbe non finire mai, perché alcuni editori a pagamentosi appellano davvero a qualsiasi cosa pur di fare richieste economiche all’autore.

Tutti questi servizi – se l’editore crede in voi – devono essere di competenza della casa editrice.
Ho letto di una casa editrice che ha chiesto 2500 euro a un autore che voleva pubblicare per fare l’editing del suo romanzo. Scherziamo?

Questo tipo d’editoria a pagamento mascherata per me è anche peggiore di quella che ti chiede di comprare delle copie. Perché perlomeno economicamente parlando, vendendo le copie uno può rientrare delle spese, se ho pagato per l’impaginazione come rientro?

Naturalmente ribadisco che per me ogni tipo d’editoria a pagamento(acquisto copie, contributo editing ed altro) è deprecabile.

Ricordate che pubblicare non è un obbligo, a tutti piacerebbe vedere il proprio nome su una copertina, ma non sempre è possibile(fatta eccezione se pagate, alcuni editori a pagamento hanno inviato contratti di pubblicazione anche ad autori di manoscritti tarocchi!)
Piuttosto che pagare un editore a pagamento è meglio distribuire gratuitamente il proprio libro in formato digitale(o comunque con un prezzo basso) o pubblicarlo con uno dei tanti print on demand che affollano il web.

Anche una richiesta di 200 euro per una registrazione siae o una correzione bozze per me è editoria a pagamento e quando un editore mi proporrà una cosa del genere avrà sempre il mio rifiuto(cosa già
successa). Spero che qualora capitasse a voi, la risposta sia la stessa!

Mai pagare per pubblicare!

Quarta puntata dello speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…”. Risponderà oggi alle nostre domande Mauro Zanetti, ciao Mauro e benvenuto su questo blog.
Ti presenti ai lettori?
Con piacere…35anni, insegnante di italiano in un centro di formazione di Trento, scrittore per passione.

Quali sono state le letture che ti hanno maggiormente colpito?
Da ragazzo senza dubbio il geniale Dylan Dog, che per i primi cento numeri rimane tuttora un’opera di grande rilievo, per scrittura e drammaturgia complessiva. Crescendo ho poi avuto il piacere di impattare in molti capolavori, citarli tutte sarebbe impossibile, mi limito a ricordare Cent’anni di solitudine, Cecità e I Pilastri della Terra. Nei loro generi, tre assoluti punti di riferimento.

Hai pubblicato da poco un romanzo storico “Vellutum di seta e d’altri intrecci” ce ne vuoi parlare?
La realizzazione di un sogno e una delle esperienze più gratificanti della mia vita. Il romanzo racconta la nascita della tessitura della seta in Trentino (nel paese di Ala per la precisione) e mescola dati storici con una struttura narrativa di mia invenzione, ricca di intrecci e colpi di scena.

Il tuo romanzo è ambientato nella Genova del 1657, come mai questa scelta?
Tra Genova ed Ala in realtà. E’ stata una scelta obbligata, dato che si tratta di un romanzo storico e la vicenda narrata si snoda partendo per l’appunto dal 1657.

Quanto ha influito il tuo background da professore di storia e italiano nel realizzare proprio un romanzo storico?
Senza dubbio la mia professione, ma più che altro la mia passione per la storia, ha influito sulla scelta del genere. Nella fattispecie il fattore determinante è stata però la professione della mia compagna, storica dell’arte, che mi ha fatto conoscere la straordinaria vicenda del velluto alense, alla quale mi sono immediatamente appassionato.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…
Il racconto è nato piuttosto di getto e, mi spiace deludervi, non ha una genesi particolarmente interessante. Certamente l’idea di base, ossia la figura di un assassino seriale che uccide le sue vittime emulando celebri omicidi letterari, era un’idea che mi rimbalzava in testa da tempo e che grazie a te e a Stefano ho potuto mettere su carta.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?
Per la gloria letteraria.

Ti sei cimentato sia nella forma racconto che nella forma romanzo. Quale delle due prediligi e quale delle due ti ha dato le maggiori soddisfazioni?
Col senno di poi, rispondo il romanzo. Ma non perché esista una scala ontologica di valori, semplicemente perché, essendo riuscito a pubblicarlo e vederlo in libreria col mio nome in bella vista, gli devo dare la precedenza….

Cosa ne pensi degli ebook? Il tuo romanzo avrà una versione digitale?
Non sono un sostenitore degli ebook ma mi rendo conto che il futuro va in quella direzione, nonostante il mio dissenso. Anche se credo che il romanzo cartaceo, così come il suo fascino, non verrà mai accantonato. Non so se Vellutum avrà una versione digitale, probabilmente sì, ma sarà una decisione dell’editore.

Quale ritieni sia il genere a te più congeniale per ciò che concerne la scrittura?
Sto lavorando ad un secondo romanzo storico ambientato durante il Concilio di Trento, quindi credo di aver ormai scelto la mia strada. Si tratta però sempre di romanzi storici fortemente segnati da trame nere.

Quale consiglio daresti a una persona che ha appena terminato di scrivere la sua opera prima?
Non considerarla finita. Dimenticarla per un mese e poi rileggerla da capo con umiltà. In seconda battuta consiglio di cercare un editore serio e volenteroso che abbia voglia di lavorare con lui. Per serio intendo uno che non chieda denaro per pubblicarti e soprattutto che sia un lettore-lavoratore che abbia intenzione di leggere davvero il romanzo e che investa tempo e sudore per correggerlo, a questo punto lo scrittore deve essere intelligente e umile per considerare imperfetto il suo lavoro e disposto a lavorarci sino all’esaurimento. Io ho avuto la fortuna di incontrare un editore serio e appassionato: Sergio Bevilacqua di IBUC edizioni.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho solo la mia pagina facebook, non sono molto tecnologizzato in realtà….però trovate il mio romanzo che parla di me più di quanto sappia fare io. Sul sito di IBUC, su Amazon, Ibs e altrove.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te Massimo, soprattutto per la dedizione che hai dimostrato in questa avventura.

Per il secondo appuntamento con lo speciale Nerinchiostro della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Grazia Gironella, autrice del racconto “La corsa delle ventidue e quindici”. Benvenuta su questo blog Grazia.
Ci racconti qualcosa su di te?

A voler essere molto sintetici, sono una moglie-mamma-scrittrice (non necessariamente in quest’ordine). Quattro anni fa ho lasciato la mia città, Bologna, per trasferirmi in Friuli. Il cambiamento mi ha fruttato la libertà dal lavoro e mi ha permesso di dedicarmi alla famiglia e alla scrittura, una passione che coltivo da sette anni e sto cercando di trasformare in professione. Amo la natura, la tranquillità e le arti marziali, ma la lista dei miei interessi è in perenne evoluzione. Sono una curiosa e scovo sempre nuovi argomenti cui appassionarmi, perciò non mi annoio mai.

Hai un autore preferito? Chi è?

Sono una lettrice vagabonda, e i miei tanti “autori preferiti” restano tali per pochi mesi. “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, però, mi accompagna da quando avevo sedici anni – troppo tempo fa!.

Hai esordito con un racconto lungo intitolato “Tarja dei lupi”. Ce ne vuoi parlare?

A “Tarja” sono molto affezionata, sia perché è stato il mio primo lavoro pubblicato al di fuori delle antologie di racconti, sia perché esprime molto bene il mio modo di vivere il fantastico. Qualche lettore mi ha detto: “Peccato che il racconto sia finito così presto, mi sarebbe piaciuto seguire i personaggi per un romanzo intero.” Chissà, magari in futuro accetterò la sfida.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

Nella mia zona vive una ragazza che vedo spesso camminare lungo la strada. Ha un’andatura particolarissima, che attira l’attenzione e la fa subito individuare come “strana”. La fantasticheria che ha dato vita a “La corsa delle ventidue e quindici” è partita da questa figura misteriosa e poi ha trovato la sua strada.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Fino a poco tempo fa partecipavo spesso ai concorsi letterari, che in questi anni mi hanno dato parecchie soddisfazioni, perciò mi tenevo informata. Avevo il racconto pronto – un noir, cosa per me inusuale – e quando ho letto in rete di Nerinchiostro mi è sembrata l’occasione giusta per farlo uscire dal cassetto.

Hai scritto un manuale di scrittura, “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani”, ce ne vuoi parlare? Magari dispensando anche qualche consiglio en passant.

Sembra strano, vero? Un manuale di scrittura per esordienti… scritto da una quasi-esordiente! In realtà considero questo fatto uno dei principali punti di forza del manuale. Ho sperimentato sulla mia pelle le difficoltà che nascono dall’iniziare a scrivere senza avere studiato la tecnica, e ho avuto modo di sentire nei forum le tante voci di chi non riesce a migliorare, oppure non se ne preoccupa affatto perché crede che scrivere sia solo questione di talento. Mentre studiavo (principalmente su testi americani), a ogni scoperta mi dicevo: “che peccato!” Peccato che le stesse scoperte non le facessero tutti, per scetticismo o pigrizia o paura dei paroloni che spesso infarciscono i testi italiani di scrittura creativa. Detesto che si parli degli aspiranti scrittori come di una massa sciocca e ignorante, e ancora più detesto sapere che questa nomea è in parte giustificata. Ho voluto scrivere un manuale davvero alla portata di tutti, semplice e conciso, ma anche completo come argomenti trattati. Gli ottimi riscontri che ho avuto finora mi fanno sperare di essere riuscita almeno in parte nel mio intento.
Consigli? Solo uno: puntare tutto sul proprio miglioramento come scrittori, con lo studio ma anche la lettura, la frequentazione di forum, la partecipazione a concorsi. È inutile lamentarsi di quanto sia difficile farsi pubblicare e non fare niente per affrontare la scrittura in modo professionale. Chi scrive solo per diletto personale, naturalmente, è un discorso a parte.

Quale è nella scrittura il tuo genere di riferimento? Ovviamente se ce n’è uno.

Mi piace sperimentare: realistico, fantasy, storico, noir… L’elemento fantastico comunque riveste una grande importanza per me. Anche nelle mie storie più “normali” esiste quasi sempre una vena di mistero o di paranormale. Non è per un bisogno di fuga, io la realtà la vedo davvero così.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Assolutamente favorevole. Ho acquistato un e-reader il Natale scorso e lo apprezzo molto, anche se il cartaceo conserva il suo posto nel mio cuore… e nei miei scaffali. Uscire di casa o partire per le vacanze con una ventina di libri al seguito è impagabile, e con la tecnologia e-ink la lettura risulta molto confortevole. Per studiare, invece, ho bisogno del supporto cartaceo. Credo comunque che per una buona diffusione degli e-book dovrà passare qualche anno, perché il numero degli e-reader in circolazione è ancora limitato, per motivi di abitudine e anche economici.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento punto molto sul mio romanzo finalista al torneo Ioscrittore, indetto dal gruppo Mauri Spagnol. Tra qualche settimana saprò se verrà pubblicato in cartaceo o in e-book, ma in entrambi i casi sarà una grande occasione per farmi leggere. A parte questo, sto scrivendo un nuovo romanzo e ho in programma qualcosa per aiutare i canili, ma è troppo presto per parlarne.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Suggerirei all’autore di non essere frettoloso. Le prime stesure sono materiale grezzo, da lasciare decantare e poi sottoporre a revisione – numerose revisioni, in effetti, se si vuole proporre un lavoro di qualità. Vale anche la pena di passare un po’ di tempo su internet a scegliere gli editori e il tipo di pubblicazione che ci interessano. Spedire saltando questi passi è uno spreco di tempo, denaro e ottimismo. L’ho scoperto anni fa a mie spese.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono incappata spesso in discussioni sull’argomento, che però non mi hanno fatto cambiare idea: lo scrittore fa la sua parte scrivendo, l’editore pubblicando. Non posso escludere l’esistenza di qualche editore serio che chieda soldi per investirli in promozione, ma le possibilità di essere semplicemente sfruttati e presi in giro sono tanto alte da essere quasi una certezza. Per questo la mia risposta è: no, grazie. Quando ho spedito il mio primo manoscritto ho ricevuto silenzi, rifiuti e anche tante lodi sperticate… accompagnate da preventivo. Adesso se vado a rileggere quel romanzo mi vergogno un po’, ma forse dovrebbero vergognarsi di più gli editori che si dicevano pronti a pubblicarmi.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Il mio sito lo trovate qui: https://sites.google.com/site/girograzia/home, ma la parte più vivace dei miei contatti con il mondo si svolge sulla pagina FB “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani” (http://www.facebook.com/pages/Per-scrivere-bisogna-sporcarsi-le-mani-Grazia-Gironella/217830234958458), che porta il titolo del mio manuale ma tratta di scrittura in generale, con foto, estratti di manuali, aforismi e chiacchiere varie. Invito tutti a passare a trovarmi; sarà un piacere conoscervi.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te e ai lettori, e un “in bocca al lupo” per i vostri progetti.

Inauguro una nuova rubrica “Ci risponde…” – Speciale Nerinchiostro, una rubrica che consterà in dieci interviste e che riguarderà gli autori selezionati per l’antologia Nerinchiostro. In modo da poter conoscere meglio loro e i racconti selezionati.
Per questo primo appuntamento con della rubrica, abbiamo qui con noi Enrica Aragona, autrice del racconto “Bianco come il buio”.

Ciao Enrica! Benvenuta su questo blog. Ci racconti qualcosa su di te?

Ciao Massimo, prima di tutto un doveroso ringraziamento per l’ospitalità. Sono di Roma, ho 34 anni e la scrittura, per quanto banale possa sembrare, ha sempre fatto parte della mia vita. Ho iniziato a scarabocchiare l’agendina di mia madre quando avevo circa 4 anni, e da allora non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Qualcuno che ti ha colpito in maniera particolare?

In realtà non ho un autore di culto. Le mie letture spaziano da Charles Bukowski a Tiziano Terzani, da Stefano Benni a Josè Saramago. Sono una lettrice onnivora, leggo di tutto, tranne fantasy e derivati che proprio non riesco a digerire.

È da poco uscito il tuo romanzo “Sono quello che vuoi” ce ne vuoi parlare?

In “Sono quello che vuoi” ho cercato di unire due dei generi letterari che preferisco scrivere: l’erotico e il noir. È nato per una sorta di sfida diversi anni fa; l’ho scritto di getto in due settimane per partecipare al concorso di un editore con cui avevo avuto qualche “divergenza” di opinione, e ovviamente fu scartato. Negli anni l’ho revisionato, anche in seguito alla valutazione ricevuta da un’agenzia editoriale e l’ho rimesso in circolo, fino a trovare un editore coraggioso che ha avuto la sfrontatezza di pubblicarlo.

Ci vuoi parlare del tuo racconto inserito nell’antologia? Magari anche qualche particolare sulla sua genesi…

“Bianco come il buio”, come credo tutti i racconti, nasce da un’idea attorno alla quale ho costruito l’intreccio. Non sono brava a scrivere di horror sovrannaturale, così ho deciso di scrivere un noir “quotidiano”, che giocasse molto sull’introspezione e che mantenesse una delle caratteristiche principali che rendono uno scritto un racconto vero e proprio: il ribaltamento.

Come mai hai deciso di partecipare al concorso Nerinchiostro?

Negli ultimi anni ho partecipato a molte selezioni editoriali, riuscendo a essere pubblicata in diverse antologie. Scrivere racconti è un modo per stimolare la creatività, soprattutto nei periodi in cui le idee scarseggiano. La mia è una scrittura compulsiva, quasi isterica: quando mi accorgo che ho qualcosa da dire sono capace di scrivere giorno e notte senza fermarmi. Ma quando mi rendo conto che l’idea non c’è, posso rimanere ferma per mesi. In questi casi per sfogare l’inchiostro represso mi butto nei concorsi.

Hai fondato l’agenzia “Mondoscrittura”, ce ne vuoi parlare?

Mondoscrittura è un’associazione culturale nata per chi ama scrivere e vuole confrontarsi con degli esperti del settore spendendo cifre modeste. Ci occupiamo di servizi editoriali: valutazione, editing, revisione del testo, realizzazione di e-book e booktrailer. Sono molto soddisfatta di quanto abbiamo prodotto in meno di un anno, i riscontri sono ottimi e le opportunità di crescita davvero concrete.

Preferisci la forma racconto o la forma romanzo? Quali ritieni ti sia più congeniale?

Credo siano due forme narrative profondamente diverse; se potessi coniare un neologismo, direi che nel racconto è necessario essere coincisivi, ossia coincisi e incisivi allo stesso tempo. In un racconto l’autore si gioca tutto in poche battute, non può permettersi di sbagliare nulla. Il romanzo invece è caratterizzato da una struttura della storia più complessa e da una varietà di personaggi più ampia, con cui l’autore può giocare molto di più rispetto a quanto possa fare con un racconto.

Quale ritieni sia il tuo genere di riferimento nella scrittura?

Bella domanda… in realtà non l’ho ancora capito. Amo molto il noir, perché racchiude sia la componente “gialla” sia quella introspettiva. Ma come dicevo prima in proposito del mio romanzo, mi piace anche scrivere storie con una forte componente erotica. E a dispetto del mio “snobismo narrativo” adoro il tanto vituperato mainstream, sebbene ormai questo termine abbia assunto una connotazione quasi totalmente negativa. Credo che la narrativa non di genere sia molto affine alle mie caratteristiche di autrice.

Cosa ne pensi degli ebook? Favorevole o contraria al libro digitale?

Favorevolissima. Purtroppo in Italia la cultura del libro digitale è ancora ad appannaggio di una minoranza troppo sparuta, e le case editrici in questo non aiutano: tra i piccoli editori indipendenti sono ancora pochi quelli che puntano sul digitale. Siamo un popolo legato alle tradizioni e poco incline alle innovazioni, per questo non è semplice far capire gli enormi vantaggi degli ebook rispetto ai libri cartacei: risparmio economico, di spazio e di risorse ambientali. In un ebook reader che occupa lo spazio di un cellulare puoi leggere centinaia di romanzi che costano in media il 20% delle medesime edizioni su carta.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

In questo periodo sono molto impegnata con le attività di Mondoscrittura: stiamo per presentare ufficialmente la nostra prima pubblicazione, un’antologia di racconti selezionati con il nostro primo concorso. Per quanto riguarda la mia produzione ho un paio di romanzi già terminati e in cerca di editore. Per uno dei due ho già ricevuto una proposta di pubblicazione in digitale.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Dipende dall’obiettivo che questa persona intende perseguire. Se l’obiettivo è pubblicare a qualunque costo, credo che qualunque consiglio sarebbe inutile. Purtroppo il messaggio che passa, anche a causa della facilità con cui oggi si riesce a pubblicare, è che chiunque possa diventare uno scrittore, basta che ci metta il cuore o che abbia un’idea più o meno originale. Io non sono assolutamente d’accordo: per scrivere bene il cuore non serve a molto e l’idea originale conta fino a un certo punto. Ci vuole talento (e non tutti ce l’hanno) ma soprattutto ci vuole tecnica. Aggiungo anche che trovare un editore non significa assolutamente aver raggiunto la sufficienza, perché anche nel mondo della piccola editoria indipendente c’è tanto pressapochismo.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Sono entrata in contatto con il mondo dell’editoria ormai quasi sei anni fa, proprio cadendo nella trappola della Vanity Press. Da allora, capendo l’errore commesso, ho deciso di combattere questa piaga dall’interno, facendo quanta più informazione possibile. Il problema, come spesso accade quando inizi a conoscere a fondo qualcosa, si è presentato quando ho capito che l’editoria a pagamento non era l’unico mostro da combattere; anche nel mondo delle piccole case editrici free c’è tanto da migliorare, tante “magagne” da portare allo scoperto.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Il mio blog, Variegato all’inchiostro, è raggiungibile da qui http://smile2life.wordpress.com

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Prime segnalazioni per Dissonanze.

Nella homepage del portale “Pane e paradossi” viene segnalata l’uscita di Dissonanze, mentre sul blog Franci lettrice sognatrice al libro viene dedicato un post, presto proprio per questo blog uscirà una delle prime recensioni di Dissonanze, quindi tenetelo d’occhio!

Un saluto a tutti!
Massimo

Ciao a tutti!

Potete leggere una nuova recensione di Nero N.9 a opera del portale letterario “Sole e Luna” di Laura Bellini e Dylan Berro.

Clicca qui per leggere

In più “Nero N.9” è stato segnalato sul portale “Philomela997”, portale per cui ho risposto anche a qualche domanda.
L’articolo potete leggerlo qui

Buona lettura!
Massimo

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Gloria Scaioli. Ciao Gloria! Benvenuta su questo blog.

Grazie per l’ospitalità.

Iniziamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Mi piace scrivere. Questo è il mio primo romanzo.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Quando andavo alle elementari avevamo un’aula-biblioteca con dei testi cartonati e illustrati. Le mie amiche amavano “Piccole donne” e io preferivo Jules Verne. Non ho un autore preferito, mi piacciono le diverse sfumature, le peculiarità della scrittura che danno specificità allo stile. I testi che proprio non mi convincono sono quelli scritti (o tradotti) con disarmante banalità.

Il tuo romanzo d’esordio è un fantasy ed è intitolato “La radice del rubino” ce ne vuoi parlare?

Ho pensato a “La Radice del rubino” prima di tutto come un romanzo, non un romanzo fantasy. È vero che gli elementi vengono dall’ambito del fantastico, ma non esclusivamente dal fantasy tradizionale. Inoltre, a differenza di molti autori fantasy non ho mai avuto a che fare con giochi di ruolo e mi sono concentrata sulla psicologia dei personaggi: non sono figure che un giocatore ipotetico deve “riempire”, ma gli “attori” delle vicende. Ho anche cercato di sciogliere alcuni stereotipi, come quello dei maghi, con un’interpretazione meno comune. Ho curato molto i nomi, nessun nome inventato, né imitazioni di nomi anglosassoni: i miei protagonisti si chiamano Manfredi, Duccio, Tamiri, Eco, Filocolo, Filostrato, Cino. Ci sono esseri fantastici, ma non sono elfi, nani o vampiri, ma micrandri, cacciatori di voce, mistificatori e terata dai misteriosi poteri. Ho tentato anche di rendere visivamente i luoghi descritti, come se fossero dipinti. Spero di essere riuscita a dare l’effetto di ambienti diversi, come la fredda foresta Nemora, le insidie di Millevoci o il deserto del diapason, in perenne vibrazione.

Come sei arrivata alla progettazione di questo romanzo? Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla pubblicazione?

Ho iniziato a scriverlo prendendo appunti su un vecchio quaderno, a matita, mentre studiavo per gli esami universitari. Ogni volta che mi veniva un’idea la mettevo su carta. Poi è nato il progetto e ho iniziato a lavorarci seriamente (e a computer). Alla fine ho fatto una revisione della materia, che desse coerenza e omogeneità al lavoro. Poi ho cercato su internet informazioni utili. Mi sono tenuta lontana dall’editoria a pagamento e ho selezionato una serie di case editrici free, che ho diviso in gruppetti, a cui ho spedito il file in tempi diversi. Ho scelto piccole e medie case editrici, evitando le grandi, sperando di trovare qualcuno che si appassionasse al mio lavoro. Plesio mi ha contattato con una proposta non a pagamento e con percentuale sulle vendite. Ho accettato e così è iniziata la fase di editing e tutte le elaborazioni necessarie per arrivare al prodotto libro.

Scrivi solo fantasy o hai altri genere in cui ti senti a tuo agio?

Scrivo i testi per una piccola compagnia teatrale. In questo caso utilizzo battute rapide e grande mobilità di personaggi, per creare situazioni comiche e paradossali. Non sono editi, ma pensati espressamente per lo spettacolo della compagnia.
Nella narrativa amo anche il giallo, mi piace leggerlo e ho prodotto qualche tentativo di misura racconto.
Ho scritto una serie di racconti fanta-western di tono umoristico. Alcuni sono sparsi in antologie risultato di concorsi (solo gratuiti, a quelli a pagamento non partecipo più da un po’).
Il resto è fantastico…

Hai degli studi classici alle spalle, ti hanno influenzato durante il tuo percorso creativo? Ti sono stati utili?

Assolutamente sì. Penso che gli studi classici siano la base di tutto. Non è solo una questione di cosa si studia, ma di cosa si assorbe. Ho avuto a che fare negli anni della formazione con i capisaldi del pensiero, come si può considerare secondario tutto questo?

Cosa ne pensi degli ebook?

Non ho un lettore, per ora. Mi piacciono i libri tradizionali. Però l’e-book è un’innovazione utilissima, soprattutto nell’ambito dello studio. Penso ai miei anni universitari, trascinarsi dietro dei tomi illustrati (ho studiato storia dell’arte), oppure tentare di reperire libri introvabili nelle biblioteche sono problemi non da poco. Con un click si può leggere un e-book in un qualsiasi data base senza fare i salti mortali. Per quello che riguarda la narrativa sono un po’ più scettica. Penso che i due prodotti finiranno per convivere.

Hai qualche nuovo progetto letterario?

Plesio pubblicherà anche il seguito de “La Radice del Rubino”, “Labirinto d’ambra”. Il testo è pronto, ma necessita di revisione ed editing, quindi mi terrà impegnata non poco. Se tutto andrà bene conto di proseguire la saga con un altro romanzo, ma qui dipende da tanti fattori (dita incrociate). Mi piacerebbe dare una maggiore coerenza al mio progetto fanta-western, o unendo insieme i vari racconti, o scrivendo qualcosa di più elaborato. Il fatto che la fantascienza e il western siano fra i generi meno gettonati al momento, non mi scoraggia più di tanto.
Per il resto, chissà…

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Credi nel tuo lavoro, ma senza ossessione.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Per ora potete trovare informazioni sul mio lavoro nella pagina Plesio. Magari è venuto il momento di attivarsi un pochino anche su altri fronti, ma per ora non posso indicarti nessun link.

Questa era l’ultima domanda Gloria, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te.

Piccolo edit:
L’autrice ha aperto una pagina facebook http://www.facebook.com/laradicedelrubino