Per la rubrica “Ci risponde…” oggi abbiamo qui Valerio Pappi. So che la domenica è inconsueta per questa rubrica, ma ho preferito pubblicarla oggi.
Ciao Valerio, benvenuto su questo blog! Iniziamo pure l’intervista.
La prima domanda è di rito. Ci dici qualcosa su di te?

Ho 46 anni, vivo e lavoro a Ferrara. Ho suonato per diversi anni la chitarra jazz, tra incisioni di cd e concerti in giro per l’Italia. Motivi di diverso tipo mi hanno indotto a lasciare l’attività concertistica, anche se la musica non è mai uscita dalla mia vita. Infatti sono al III anno di studi presso la facoltà di musicologia all’università di Cremona. Nel frattempo ho sempre continuato a scrivere, più che altro romanzi, che hanno ricevuto diverse proposte di pubblicazione, la maggior parte delle quali a pagamento. Per questo motivo ho lasciato i miei manoscritti chiusi nel cassetto. Almeno sino alla vittoria del premio letterario Giovane Holden, che mi ha permesso di pubblicare “Dieci anni” senza alcun contributo.

C’è qualche autore che ti ha colpito particolarmente? Quali sono le tue letture preferite?

Tra gli scrittori che più mi hanno colpito per lo stile (oltre che per le idee) metto al primo posto Mordecai Richler. In Italia mi piace come scrive Veronesi, ma apprezzo – per altri motivi e in misura diversa – il lavoro di Ammaniti e Vitali. Per la letteratura estera potrei fare diversi nomi, ma su tutti voglio ricordare Michel Houellebecq. Inoltre uno spazio particolare lo dedico ciclicamente alla lettura o rilettura dei classici, l’ultimo è – per un involontario gioco del destino – “Il giovane Holden”.

Sei anche musicista, come si legano – se lo fanno – queste due passioni? Pensi che sia mai capitato che una abbia influenzato l’altra?

Come ho avuto modo di scrivere sul mio spazio web, musica e letteratura sono le facce di una stessa medaglia, due modi complementari attraverso i quali riesco ad esprimermi compiutamente.
Quando scrivo dedico molto tempo alla sonorità delle parole, all’effetto uditivo che dà l’accostamento di un termine all’altro. In questo credo che emerga il mio orecchio musicale. D’altro canto continuo a scrivere musica… per esempio il minuto di colonna sonora del mio booktrailer.

Hai pubblicato un romanzo e inciso alcuni cd, a parer tuo ci sono delle similitudini tra il campo discografico e quello editoriale? In quale dei due pensi sia più difficile emergere?

Sono due campi insidiosi, allo stesso modo. Il desiderio di esprimersi in questi campi artistici è lievitato di pari passo alla lievitazione della popolazione sulla Terra. Credo che le difficoltà di emergere – anche in ordine ai teoremi probabilistici – siano aumentate a dismisura. Il discorso sarebbe più elaborato, ma credo che di pari passo il livello qualitativo si sia un po’ appiattito su entrambi i fronti.

Hai esordito con un romanzo, “Dieci anni”, ce ne vuoi parlare?

E’ una storia, in parte autobiografica, che prende spunto dal tentato omicidio di un bimbo di dieci anni che rimane in coma, e il resoconto di una vita fatto dal padre al suo capezzale. In realtà, attraverso “Dieci anni”, voglio indagare sulla compresenza nell’uomo di due anime contrapposte, il bene e il male. Non a caso come incipit del romanzo ho scelto un brano tratto da “Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde”. In diverse parti del romanzo, poi, la storia deborda su una critica feroce alla società e i suoi uomini.

Ho letto con attenzione la quarta di copertina del tuo romanzo e c’è un continuo rimando all’illusione. Come si lega questa alla tua opera?

Nel romanzo l’illusione si lega alla menzogna delle parole. Non è mai tutto come ci appare, come ci viene descritto, come ci viene insegnato.

Cosa ne pensi della rivoluzione digitale, sei pro o contro gli ebook?

Personalmente non ho nulla in contrario. La diffusione della cultura può passare da un libro cartaceo o da un libro in versione digitale. Sarò anti-ecologista ma posso dire che preferisco sfogliare le pagine di carta piuttosto che quelle di un documento pdf.

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Cosa bolle in pentola?

E’ in corso l’editing del mio ultimo romanzo (di genere memoir) presso un editore di Torino (chiaramente un editore che non chiede contributi), che ha mostrato un grande entusiasmo e voglia di fare. Inoltre ho un altro romanzo che sto proponendo a diverse case editrici. Nel frattempo sto scrivendo una storia nuova, della quale avremo forse modo di parlare… Per ora è allo stato embrionale.

Cosa diresti a un esordiente che sta per muovere i primi passi dopo aver terminato il proprio manoscritto?

Per prima cosa gli direi di continuare a scrivere e confrontarsi con ogni tipo di lettura. In un secondo tempo – ma senza l’ansia del rifiuto – gli direi di contattare gli editori che pubblicano senza chiedere contributi, informandosi preliminarmente sulle loro linee editoriali, sulle opinioni espresse nei forum da altrettanti esordienti (o emergenti) scrittori. Inoltre, per un esordiente, la strada dei concorsi letterari è un buon espediente per mettersi in gioco.

Cosa ne pensi dell’editoria a pagamento?

Tutto il male possibile. L’editore è di base un imprenditore e dovrebbe fare il suo mestiere. Lo scrittore è di base un artista e dovrebbe fare il suo mestiere. L’editore deve valutare con cura le opere e i suoi autori, investendo su di essi, spendendo tempo e denaro su di essi, come forma di investimento e non di lucro personale. Lo scrittore – con serietà e impegno – deve dedicarsi a scrivere e a collaborare con l’editore che investe su di lui, per la riuscita di un progetto unitario. A chi, in passato, mi ha chiesto contributi per pubblicare un manoscritto, ho sempre risposto: «Piuttosto che dare i soldi a te, li do alla tipografia di un mio amico e il romanzo lo pubblico da solo!».
L’editoria a pagamento sminuisce il mercato, immettendo spesso opere che non meritano di essere pubblicate. I casi che potrei raccontare sono i più disparati, oltre che disperati, ma diventerei troppo cattivo.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

A parte il booktrailer di “Dieci anni” su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=v-M4V7GgeRo) ho il sito http://www.valeriopappi.com diviso in due sezioni: musica e letteratura. Nella prima è possibile scaricare mp3 e spartiti tratti dai miei dischi (ma anche personali studi armonici per chitarra e porzioni di un mio trattato di armonia); nella seconda ci sono informazioni generali, rassegna stampa e altre cose relative alle mie pubblicazioni e alle presentazioni in librerie.

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Buongiorno a tutti! Per la consueta intervista del sabato per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Luca Filippi, medico e scrittore di noir storici nonché mio caro amico e prefatore di Nero n.9.
Ciao Luca! Bentornato su questo blog!
Prima di tutto ci racconti qualcosa su di te?

Ho 35 anni e sono nato sotto il segno del Leone, quadro astrale che sembra avere una certa influenza sulla mia vita, visto che il mio editore è Antonio Leone e il mio terzo figlio si chiama, appunto, Leone. Faccio il medico con dedizione e passione, e nel contempo coltivo la mia vocazione letteraria.

Qual è il tuo autore preferito? Quali letture ti hanno colpito maggiormente?

Senz’altro prediligo leggere autori italiani e, tra tutti, Giulio Leoni ha sicuramente rappresentato un pilastro nella mia formazione. Tra gli scrittori stranieri non posso non citare il grande Ken Follet, che ha il dono di saper raccontare e rendere interessante e comprensibile qualunque trama. Ma non dimentichiamo anche i Grandi della Letteratura italiana, come Moravia e Calvino. “Il barone rampante” e’ un libro capace di arrivare a tutte le generazioni, di qualunque epoca.

Ci vuoi parlare del tuo ultimo romanzo “Sangue Giudeo” edito da Leone editore?
Si tratta di un giallo storico, ambientato nella Roma dei Borgia. Il protagonista Tiberio di Castro viene incaricato dal duca Valentino di indagare su una serie di misteriosi omicidi che colpiscono i quartieri degli ebrei. Cesare Borgia è di ritorno dalla campagna nelle Romagne e ha svuotato le casse dello Stato Pontificio. I giudei, accolti a Roma da papa Alessandro VI dopo la loro allontanamento dagli sconfinati territori spagnoli, sono costretti a pagare una tassa salata sui loro redditi, tassa che andrà a finanziare le imprese del Valentino. Tiberio deve catturare l’omicida dei giudei prima che questi, presi dal panico, decidano di abbandonare la Città eterna. Per risolvere il caso, sarà indispensabile il contributo di Caterina Sforza, eccellente alchimista e donna di grande fascino, all’epoca prigioniera dei Borgia nella Torre del Belvedere. Sullo sfondo assistiamo all’appassionata storia di odio – amore tra Caterina e il suo carceriere, Cesare Borgia.

Il protagonista di “Sangue Giudeo” e “L’arcano della papessa” è Tiberio di Castro, ci vuoi parlare della genesi di questo personaggio e della scelta di renderlo protagonista di più di un’opera?

Tiberio è nato da sé, mettendo insieme un po’ dei pezzi di com’ero, di come sono diventato e di come avrei voluto essere. Anche lui svolge la professione medica e si barcamena tra istinto e razionalità. Visto che il personaggio ne “L’arcano della papessa” sembrava funzionare, abbiamo deciso di renderlo protagonista di un nuovo romanzo, saggiandolo in un’ottica di serialità.

Hai esordito con un romanzo breve “I diavoli della Zisa”. Come è stata questa esperienza?

In realtà “I diavoli della Zisa” è nato dall’elaborazione di un racconto, proposto all’editore Antonio Leone dopo che aveva già valutato e accettato “L’arcano della papessa”. Mi chiese se avessi qualcos’altro nel cassetto e io ho rispolverato il racconto sulla Zisa. Vi anticipo, anzi, che questo cortoromanzo, insieme agli altri della collana “I leoncini”, verrà proposto questa estate in edicola, in associazione al quotidiano “Libero”.

Cosa ne pensi dell’ebook? I tuoi libri avranno una versione digitale?

Penso che l’ebook sia un’opzione molto interessante. Io ho delle personali riserve perché instauro un rapporto “fisico” con i libri e mi piace toccarli, sfogliarli e collezionarli. Ma i tempi cambiano, tutto scorre, e bisogna anche adeguarsi. Al momento non so quale sia la scelta della Leone sulla eventualità di proporre i miei libri anche in formato digitale. Stiamo a vedere…

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?

Sto scrivendo un nuovo romanzo, un’altra avventura dello speziale Tiberio. Questa volta il medico, in esilio nella contea di Gorizia, si trova a indagare su alcuni omicidi legati a un misterioso manoscritto e al segreto di un’antica civiltà, che forse non si è completamente estinta.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di essere molto autocritico. Anch’io, spesso, leggo quello che ho scritto senza la giusta severità e questo rende più fragile il manoscritto. Lo stesso Hemingway sosteneva che “The first draft of anything is shit”. Il che, tradotto in soldoni e in termini eufemistici, significa “le prime stesure sono immondizia”. Noi non aspiriamo alle altezze del grande Autore di “Addio alle armi”, ma è buona norma rivedere attentamente le bozze, senza aver fretta di spedire.

Ci racconti come sei arrivato alla pubblicazione? Penso che consigli del genere possano aiutare gli aspiranti a non cadere in determinati tranelli.

Ho spedito il lavoro a più di una casa editrice. Quando sono stato contattato da Antonio Leone e mi è stata proposta la pubblicazione, ho preso il treno per Milano e sono andato a conoscerlo. Si è subito creata un’empatia con lui e con il suo staff, anche perché la casa editrice era agli albori e mi piaceva l’idea di far parte di un progetto. Ancora adesso , a distanza di tre anni dalla prima pubblicazione, mi sento parte di una squadra. La chiarezza, nei rapporti con la casa editrice, e la stima reciproca sono indispensabili per non cadere in equivoci o “tranelli”.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Mi potete seguire sul mio sito dedicato alla letteratura noir “La vibrazione nera”

Questa era l’ultima domanda Luca, ti ringrazio per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te, Massimo, per l’occasione di fare due chiacchiere.

Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Martino Ciano. Ciao Martino, benvenuto su questo blog!

Ci racconti qualcosa su di te?

R: Amo la letteratura, l’arte e la musica. Ho 29 anni. Lavoro in un’emittente televisiva locale come corrispondente. Attualmente vivo a Tortora, il mio paese natale, in provincia di Cosenza. Ho vissuto per un po’ di tempo a Roma. Scrivo dall’età di quindici anni. Sono un divoratore di libri. A 23 anni ho pubblicato il mio primo romanzo dal titolo, Il canto della cecità, per Edizioni creativa Napoli. Ho impiegato ben 6 anni per farne un altro e spero che non ce ne vogliano 12 per il terzo. Suono la chitarra elettrica. Amo l’hard rock e l’heavy metal. Insomma, sono una persona che non si annoia mai.

Quali sono le letture che ti hanno colpito di più?

R: Più che letture preferisco citare gli autori. Amo Marinetti, D’Annunzio, Gadda, Patrolini, Pasolini, Landolfi, Tabucchi, Borges, Bernard, Ballard, Orwell, Huxley, Proust, Philip Dick, Stephen King, Saramago, Sartre. Mi piace la filosofia e non disdegno la saggistica. Di tutti gli autori che ti ho citato ho letto più di un’opera. Per me è molto difficile poter indicare dei titoli in particolare. Ognuno mi ha lasciato qualcosa e mi aiuta anche come scrittore.

Da scrittore hai qualche rituale particolare?

R: Il lavoro mi impegna tanto e il tempo sembra non bastare mai. Posso scrivere solo di notte. Il mio rituale insomma è combattere contro il sonno. Quando ho delle buone idee prendo il mio block notes, mi metto comodo in poltrona e scrivo. In un secondo momento riporto tutto in formato digitale. Amo ancora riempire fogli e fogli di quaderno. Tutto rigorosamente di notte.

Ci vuoi parlare del tuo romanzo “Le danze del tempo”?

R: Le danze del tempo è una favola. Un enigmatico racconto sul rimorso e sull’eterno ritorno. La volontà è stata quella di creare dei personaggi che abbiano un ruolo universale, che rappresentino non una persona, ma una categoria precisa. Come tutte le favole anche la mia ha una sua morale. Sogno e realtà si intrecciano. È il 1944 quando Karl Von Kliest, tenente delle SS, uccide due ebrei. Jacob e Ismael. Padre e figlio. Nel 1962, diciotto anni più tardi, il suo passato gli presenta il conto. Questa in breve la trama.

Sei laureato in “Scienze storiche” e il tuo romanzo è classificato come narrativa storica. Quanto il corso di studi che hai scelto ha influenzato la tua scrittura?

R: Ti dirò. Secondo me classificare questo libro come narrativa storica, in senso stretto, è stato un errore. Non ho mai considerato Le danze del tempo un romanzo storico. La storia contemporanea, gli scenari nei quali si sviluppa la trama, mi sono serviti solo per contestualizzare i personaggi e i fatti. Le danze del tempo è come un’equazione. Il risultato sarebbe stato sempre lo stesso, anche se fosse stato ambientato nel medioevo. Stessa cosa per la dinamica. Certamente, i miei studi hanno contribuito e non poco. Nel periodo della stesura stavo proprio seguendo un corso sulla Seconda guerra mondiale e sul nazismo in generale.

Cosa ne pensi degli ebook? “Le danze del tempo” avranno anche un’edizione digitale?

R: Sicuramente l’ebook è interessante ed ha molti pregi. Spero vivamente che Le danze del tempo riceva anche un’edizione digitale. Gli ebook, infatti, stanno guadagnando una bella fetta di mercato. Se posso darti anche il mio parere da lettore, allora posso dirti che non riuscirei mai a comprarne uno. Secondo me, il libro va sfogliato e consumato. Il contatto della pelle con la carta è tutta un’altra cosa. Non voglio fare il romantico, ma il libro è il libro.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

R: Sì. Ancora non ha un titolo ma già ho tirato giù una ventina di pagine. Sarà un racconto introspettivo, surrealista e disincantato allo stesso tempo. Non sarà molto lungo. Prevedo che in formato libro non dovrebbe superare le 80 pagine.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

R: Anch’io sono ancora un esordiente, ma mi permetto di dare solo questo consiglio. State lontani mille miglia da chi vi chiede soldi per pubblicare. Meglio pubblicarsi un ebook per fatti propri, oppure liberare l’opera su internet. Inoltre, non smettete mai di credere in quello che state scrivendo. Anche se ricevete una stroncatura da una casa editrice, rileggete, correggete e se ce n’è bisogno ricominciate daccapo.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Ho una pagina facebook: Martino Ciano. Un blog: http://www.martinocianoofficial.blogspot.com per qualsiasi informazione o anche per uno scambio di idee sono a disposizione. Ti ringrazio per lo spazio che mi hai concesso.

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Oggi per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo con noi Laura Poletti. Ciao Laura e benvenuta su questo blog.

Ciao Massimo e grazie per avermi ospitata sul tuo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Ho 37 anni e sono da sempre un’appassionata lettrice: uso definirmi una lettrice onnivora, anche se le mie preferenze, perlomeno nel periodo attuale vanno al giallo e al thriller, soprattutto di autori italiani, ma non disdegno tutti gli altri generi della narrativa e gli autori stranieri. Un’altra mia passione, ora messa da parte per una cronica mancanza di tempo, è quella per i fumetti, dai classici Peanuts agli autori italiani come Silver e Bonvi.
Come scrittrice sono invece decisamente “tardiva”: ho incominciato a scrivere brevi racconti verso la fine del 2008 e da quel momento non mi sono più fermata.

Hai un autore preferito? Chi è?

Il primo posto del mio podio ideale se lo dividono due autori inglesi: Agata Christie, che per me rimane il modello di riferimento per il giallo classico, basato sull’uso della logica, delle deduzioni e dello studio dei personaggi. La sua capacità di creare due figure di investigatori seriali, come Miss Marple e Hercule Poirot e di renderli protagonisti indimenticabili della letteratura gialla è seconda solo alla sua abilità nel creare storie dall’intreccio narrativo perfetto. E P.G. Wodehouse: capace di raccontare in modo credibile delle storie assolutamente folli e di creare un mondo dove il lettore può farsi trasportare e può osservare lo scorrere degli eventi e la vita dei personaggi sempre con un sorriso sulle labbra. Due autori molto diversi fra loro, ma che hanno sicuramente influenzato il mio modo di scrivere.

Hai pubblicato un romanzo giallo, “La casa dei fantasmi” ce ne vuoi parlare?

Da appassionata di gialli, il mio primo romanzo non poteva non appartenere a questo genere. “La casa dei fantasmi” è uscito in libreria con la Ciesse Edizioni nel 2010, ma l’ispirazione per il nucleo centrale del romanzo viene dai miei studi classici, in particolare dalla commedia di Plauto la “Mostellaria”: ci sono tutti gli elementi del giallo classico, la morte in situazione sospetta di un professore, la vittima che si rivela non essere poi quello che appariva, una serie di presunti colpevoli che cercano di intorbidire le indagini e la poliziotta che conduce le indagini molto diversa dal cliché della investigatrice brillante e affascinante, ma di sicuro dimostra un grande talento nel capire le persone e nel districarsi nella selva di bugie e segreti che circondano le indagini.
Ho evitato di concentrarmi sugli aspetti scientifici di un’indagine di polizia e ho preferito concentrami sullo studio dei personaggi: i miei poliziotti conducono le loro indagini sul campo, ma soprattutto cercano gli indizi parlando con tutte le persone coinvolte e cercando di far emergere la verità dalle bugie.

Hai ambientato il tuo romanzo in provincia. Come mai la scelta di ambientarlo in Italia e come mai proprio in provincia?

Ho ambientato “La casa dei fantasmi” in Italia perché ritengo sia necessario conoscere in modo approfondito il teatro principale in cui si svolge il romanzo: forse un’ambientazione estera potrebbe avere un fascino diverso, ma non conoscendo bene i luoghi e i modi di vivere esiste il rischio di commettere dei grossolani errori oppure di ottenere un’ambientazione priva del giusto spessore.
La scelta della provincia è stata invece finalizzata alla trama stessa del romanzo: avevo bisogno di un ambiente chiuso e di vedute molto ristrette, uno di quei paesi dove tutti sanno tutto di tutti ma difficilmente parlano. Il microcosmo dove i personaggi si muovono doveva avere queste caratteristiche, altrimenti tutta la trama avrebbe dovuto assumere un diverso aspetto.

Ti sei cimentata anche con la forma racconto, scrivendo e pubblicando la raccolta “Racconti sospetti”. Dicci qualcosa su questa raccolta.

“Racconti sospetti” che è uscito per Arpanet editrice nel 2010, racchiude quattro fra i primi racconti medio lunghi in cui mi sono cimentata: hanno personaggi e ambientazioni diversi, ma sono tutti legati dal filo conduttore del mistero e dell’ironia. In ognuno di loro ho cercato di tenere alto il ritmo della narrazione, in modo che coinvolgano il lettore e scorrano veloci sotto i suoi occhi, tanto da poterli iniziare e finire in una sola lettura.
“Segreti di famiglia” e “Il collezionista” sono quelli in cui è più marcato l’elemento giallo del delitto e dell’investigazione, mentre “Una serata noiosa” e “Piogge, meringhe e anelli” hanno un’ambientazione e un svolgimento decisamente più leggero, anche se le sorprese non mancano. Comunque in tutti non manca mai un umorismo di fondo, che è forse la caratteristica più marcata della mia scrittura.

Quale forma narrativa ti è più congeniale? Il romanzo o il racconto?

Forse il racconto, ma si tratta di una sfida ad armi pari. Del romanzo apprezzo tutta la parte dedicata alla preparazione, lo studio della trama e dei personaggi, ma ho la pessima tendenza a perdermi durante la stesura del testo. Sicuramente non aiuta questa dispersività il fatto di alternare la scrittura di un romanzo con quella dei racconti: a volte la tentazione di iniziare un racconto dopo l’altro è forte e il povero romanzo langue solitario e abbandonato in un angolo.
Del racconto trovo impagabile la necessità portare alla luce una storia che abbia un inizio, uno svolgimento e una fine misurando ogni singola parola, perché spesso il numero di caratteri limitati non perdona. È una sfida entusiasmante cui spesso non riesco a resistere.

I tuoi libri sono stati pubblicati anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Ritengo buona qualsiasi tecnologia che serva alla diffusione della lettura. Mi sono dotata da poco di un lettore di ebook e devo dire che ha molti lati positivi, primo fra tutti quello del pochissimo spazio occupato rispetto al classico libro, ma non nascondo che il fascino e la sensazione che trasmettono la carta stampata per me sono ancora insuperabili. Per quello che riguarda ogni nuova pubblicazione credo che sia diventata imprescindibile l’opzione elettronica, per raggiungere quante più lettori possibili.

Ti stai occupando di qualche nuovo progetto? Ce ne vuoi parlare?

Al momento ho un romanzo giallo con venature rosa e umoristiche ambientato in un immaginario paese delle Cinque Terre in fase di prima revisione, un urban fantasy sullo sfondo della città di Genova in stesura, alcuni racconti in itinere e molti altri progetti ancora in fase embrionale, tutti che girano per la mia testa. E per quanto possibile continuo a leggere e a recensire quanti più libri possibile. Con tutta questa carne al fuoco è solo il tempo di portare a compimento almeno uno di questi progetti che manca.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Di prendersi tutto il tempo necessario per svolgere con cura almeno un paio di revisioni del testo a una certa distanza una dall’altra, e, se possibile, in questo intervallo di tempo far leggere il manoscritto ad almeno due lettori “forti”, cioè in grado di individuare errori e mancanze nella trama e nello svolgimento del romanzo. Di curare al meglio la presentazione grafica del manoscritto e di tutto quello che viene spedito in accompagnamento, sinossi in primo luogo. E di scegliere con cura gli editori cui inviare, accertandosi che pubblichino il genere cui il manoscritto appartiene, che tipo di spedizione (cartacea o via email, manoscritto completo o solo un estratto) prediligano, in modo da non buttare tempo e soldi in spedizioni inutili.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Certo: ho un blog leggereparole che aggiorno meno di quanto vorrei, un profilo face book laura poletti e una pagina sul sito sololibri.net dove pubblico le mie recensioni.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

Grazie a te Massimo e ancora complimenti per la tua iniziativa.

Per la rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Vlad Sandrini. Ciao Vlad, benvenuto su questo blog!

Ciao, è un piacere avere l’occasione di infestare anche queste pagine 🙂

Ci dici qualcosa su di te?

Sono programmatore e tecnico informatico, nonché metallaro e casinista, e vivo a Milano con mia moglie Barbara e due gatti.
La mia esperienza professionale di diciannove anni si può riassumere in: “mettere la gente in grado di usare i macchinari”. Parlando di passioni, le mie sono state da sempre la fantascienza con tanta azione, e la musica veloce e martellante.
Prima del Duemila ho avuto l’occasione di suonare il basso in qualche gruppo punk e metal underground, e di impaginare delle fanzine. In seguito ho partecipato a progetti di scrittura collettiva, e dal 2008 mi sono lasciato convincere sia a collaborare con una casa editrice specializzata in fantasy, sia a inviare i miei racconti ad altre redazioni. I risultati ricevono buoni feedback.

C’è qualche autore che ti ha colpito particolarmente? Quali sono le tue letture preferite?

Mi piace leggere di tutto, anche se la fantascienza per me rimane la passione di sempre. Se devo fare nomi, senz’altro Phillip K. Dick, Octavia Butler e William Gibson – e poi Mark Twain, Neil Gaiman, Tomasi di Lampedusa, Deaver, Ende…
Negli ultimi anni mi sto scoprendo a trovare più avvincenti alcuni romanzi della microeditoria locale piuttosto che i nomi che fanno i grandi numeri. Non voglio generalizzare, ho detto “alcuni” –è comunque una miniera in cui si scoprono ottime vene.

Sei anche musicista, come si legano – se lo fanno – queste due passioni? Pensi che sia mai capitato che una abbia influenzato l’altra?

La risposta alla seconda è: assolutamente sì. Capita spesso che un mio racconto sia infestato da musica e musicisti. Quando è possibile, musica estrema e i suoi appassionati bizzarri. Ne Il fantasma di Idalca un nastro fa quasi da coprotagonista, alleviando la tensione quando si può.
Non vedo l’ora di dare notizia di un’influenza anche nell’altra direzione, ma per scaramanzia non mi dilungo oltre: non posso ancora fare promesse.

Hai pubblicato “Il fantasma di Idalca” con la Sogno Edizioni, ci vuoi parlare di questa tua opera?

È una storia di sopravvivenza e di amicizia in un’ambientazione tecnofantasy.
Dal brillamento di una misteriosa arma di distruzione di massa, una serie di disgrazie improbabili travolge una masnada eterogenea – rapinatori, forze dell’ordine, soldati. Tutti sono costretti ad aiutarsi a vicenda per un solo scopo: sopravvivere. Tornare ancora interi alla vita di ogni giorno.
Ho iniziato a lavorare a questo progetto nel 2004; ancora sentivo l’eco delle Torri gemelle e della rappresaglia. I nostri militari ancora impegnati in quella missione dopo tanto tempo. Intendiamoci: non ho affatto voluto rappresentare gli eventi reali successivi al Duemila. L’isola di Sjilen è stata per me uno spunto di riflessione e spero che lo sia anche per qualcun altro.
Ma anche uno spunto di intrattenimento. Da bravo bambinone, ho messo nel libro tutti i miei giocattoli: sparatorie, inseguimenti, mech alti cinque metri, draghi e non morti. È un invito a giocare.

Hai pubblicato anche alcuni racconti in antologie, quale delle due forme narrativa preferisci? Prediligi il romanzo o il racconto?

Ciascuna delle due forme ha i suoi pregi e le sue caratteristiche. Il romanzo è di più ampio respiro e permette di farsi accompagnare dai personaggi in una sorta di viaggio, il racconto è una forma schietta e diretta attorno a un soggetto più totalizzante. Non ho ancora deciso se mi piace di più l’una o l’altra.

“Il fantasma di Idalca” è uscito anche in ebook, cosa ne pensi di questa nuova tecnologia? Pro o contro?

Pro, su tutta la linea. A parte i soliti discorsi a cui non rispondo più (e non sento l’odore della carta, e lo schermo fa luce, e lo schermo è piccolo, e consumo la batteria) sono circondato tutti i giorni da persone con un aggeggio in mano: non vedo perché non fornire loro di che leggere.
Detto questo, è un mezzo di comunicazione che riduce all’osso i costi materiali e moltiplica le occasioni di diffusione e di contatto. Io vengo da un passato in cui non osavamo neanche sognare le opportunità di oggi. Non avevamo Calibre e Audacity per impaginare e registrare al solo costo del computer.
Chi ha o segue progetti artistici di nicchia lo sa: i supporti che permettono la massima diffusione sono amici, non nemici.

Stai lavorando a qualcosa in questo momento? Nuovi progetti?

A rilento, ma procedo. A breve avrò un annuncio riguardante un’antologia di sana fantascienza con un mio racconto; per il resto ho appunti che stanno prendendo forma. Almeno uno dei progetti sarà un romanzo.

Cosa diresti a un esordiente che sta per muovere i primi passi dopo aver terminato il proprio manoscritto?

Direi che per cominciare, appena terminato il manoscritto è ora di pensare al prossimo, per almeno tre buoni motivi: per non cominciare subito a fossilizzarsi su una sola storia, perché avere qualcos’altro nel cassetto è sempre meglio, e anche per mettere distanza di tempo e di idee fra la stesura e una ristesura.
Ho detto ristesura, non revisione: non barate con voi stessi, finché non sentite di avere la Confidenza che scorre nelle vene come la Forza di Luke Skywalker, riscrivetelo di nuovo, senza copincollare.
Infine, quando sentite che è il momento di cercare una redazione, state alla larga da quelli che scrivono a caratteri cubitali “Pubblica il tuo libro”. Prediligete quelli che insistono su “Compra il mio”: abbiate amor proprio.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Sì, la pagina sempre aggiornata all’ultimo istante è quella di Facebook: http://facebook.com/mvladsandrini
Ma ho anche un blog, e anche quello è aggiornato prontamente quando ci sono novità: http://vladsandrini.com

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto!

Vi segnalo l’uscita del primo romanzo di Massimiliano Ferraro “Black Russian” per i tipi della Sogno edizioni, sinceramente mi pare una spy-story molto interessante, che presto acquisterò, ecco la trama:

Trama:

Londra, novembre 2006.

Mentre l’opinione pubblica è sconvolta per l’orrendo omicidio del dissidente russo Aleksandr Litvinenko, un agente del servizio segreto italiano, con un passato nel controspionaggio sovietico, indaga sulla presenza in Italia del capo di una misteriosa organizzazione formata da ex agenti del Kgb.
Dalla bella Napoli alla gelida Murmansk si snoda un frenetico viaggio per l’Europa all’inseguimento di un uomo senza volto, ricercato dai servizi di sicurezza di mezzo mondo. Tra poliziotti grotteschi, ex spie con il vizio del gioco d’azzardo ed enigmatici dissidenti, il protagonista viene catapultato in una spy-story moderna e spietata, ma anche più reale di quanto non si direbbe.

Un romanzo in cui la Russia, con i suoi inquietanti misteri e la sua ritrovata smania di potere, entra nella narrazione in punta di piedi, insinuandosi lentamente tra le righe con il sapore austero e ammaliante di un cocktail on the rocks: il Black Russian.

Vi linko anche il booktrailer, molto carino e ben fatto:

L’autore sarà presente anche alla fiera del libro di Torino allo stand A33(sogno edizioni, troverete anche il mio libro), padiglione 1, giovedì 13 dalle ore 17 circa.

Fossi in voi un pensierino ce lo farei!
Un saluto,
Massimo

Altri link:
scheda libro

Spero di farvi cosa gradita segnalandovi un nuovo romanzo edito dalla Sogno Edizioni.
Ecco a voi la presentazione dell’opera:

la copertina

Una città senza nome.
Persone senza volto, ma con storie importanti da raccontare.
Singoli individui che con i loro sogni vogliono cambiare il mondo, mentre altri temono il cambiamento.
Persone senza nome, poiché è nelle gesta che si conquista il rispetto.

Immaginazione e concretezza si scontrano in questo romanzo, senza far intuire dove è la vittoria.

I n t r e c c i

Un viaggio nel cuore e nella mente umana,
dove non c’è spazio per la menzogna.

AUTORE: Stefano Bossotto
ANNO: 2010
PAG: 191
PREZZO: 10,5 E
ISBN: 978-88-96746-03-5

Un saluto,
Massimo