Buongiorno a tutti! Dopo una lunga pausa, riprendiamo (anche se per il momento non con una cadenza precisa) ad intervistare autori emergenti per la rubrica “Ci risponde…”. Oggi ci risponde Francesco Mastinu. Ciao Francesco! Benvenuto su questo blog.
Grazie. È proprio comodo qui XD

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?
Ecco, ora sono ufficialmente in crisi. Ho 33 anni (e tra poco morirò). No dai, è di dubbio gusto. Di solito mi piace raccontarmi così: ho 33 anni, sono dell’acquario, un sardo DOC, madrelingua. Lavoro e vivo a Cagliari in campo sociale, ho un compagno da 12 anni che vorrei sposare ma non è possibile farlo in Italia, la nostra vita coniugale è comunque gestita da 4 gatti che sovrintendono tutte le nostre attività quotidiane. Mi piace scrivere e leggere tanto. Scrivere perché ho bisogno di raccontare, leggere perché è una delle cose più importanti, secondo me, da fare nel tempo libero.

Qual è il tuo autore preferito? Quali le letture che ti hanno colpito di più?
Autori preferiti ne ho davvero tanti e di svariati generi. Non ho un vero e proprio idolo. Ho amato Sepulveda, Banana Yoshimoto, Hesse, Bambaren… Ognuno di loro mi ha dato qualcosa dentro, in un determinato periodo della mia vita. Amo Tondelli, Leavitt e Matteo B. Bianchi, seguo Carrino e Bianchini. Insomma, spazio parecchio. Idem per le letture: ho amato la corsa di Billy e Mentre l’Inghilterra dorme. Ho seguito Harry Potter e tanto altro. A volte i libri per me sono come le meteore, lasciano un segno senza mai sparire davvero.

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “Eclissi”, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?
Eclissi nasce come sfida personale. Un po’ un richiamo di aiuto e nello stesso tempo come necessità personale di sfogare la mia rabbia. Volevo raccontare come si vive un amore LGBT e, soprattutto, che non esistono differenze, se non nei diritti. Qualcuno, nelle recensioni del testo, ha parlato di un “romanzo a tesi”, e in effetti, voluto o meno, questo è uno dei tratti salienti di questo romanzo. Ho affrontato spesso storie sentimentali e di vita di persone omosessuali, il principio è sempre lo stesso: “non fa alcuna differenza”.

Al centro di “Eclissi” vi è un amore gay, quale pensi sia lo spazio della narrativa LGBT nella letteratura contemporanea?
Sicuramente troppo poco e piuttosto ghettizzato. Io ho un concetto tutto mio della narrativa e del come la tematica LGBT possa farne parte. La realtà odierna, secondo me, tende ancora a etichettare i testi di questo tipo, a volte connotandoli per quello che sono, altre volte invece escludendoli dal mercato perché, come definizione, destinati solo a un pubblico omosessuale. E questo secondo me è sbagliato. Esiste una cultura Gay (o subcultura come in tutte le “minoranze” note) che ha dei suoi cardini con cui bisogna interfacciarsi per rendere una storia verosimigliante, ma spesso poi il prodotto finale merita di essere fruibile per tutti. Un noir è un noir anche se lo scagnozzo del boss è l’amante del poliziotto. Un fantasy rimarrà tale anche con due principi azzurri che si innamorano tra loro. Non so se mi spiego. Ultimamente si scrive tanto di gay, ma poco è davvero LGBT. Di quest’ultimo ben poco ha il rilievo che meriterebbe. E per averlo andrebbe scardinato lo stigma storia/personaggio gay = esclusivamente pubblico gay. Infatti credo che parecchi editori, ingannati da un discorso di mero marketing, snobbino queste storie proprio per un potenziale di vendita scarso.

Hai ambientato il tuo romanzo in Italia, scelta che spesso viene snobbata da molti autori esordienti. Come mai questa scelta?
Devo dire che forse sono controcorrente. La mia storia è ambientata in Italia perché il disagio maggiore (amore e suoi sviluppi a parte) deriva dal vuoto normativo che esiste nel nostro paese. Probabilmente non avrebbe avuto senso in Spagna, o in USA. Inoltre, e questa è una caratteristica tutta mia, ho sincere difficoltà a scrivere una storia ambientata in un luogo dove non sono mai stato. Ho scritto molte storie di posti diversi, ma pur sempre conosciuti. Magari poi, dal risultato finale, non si coglie il potenziale pienamente, ma di fatto difficilmente mi imbarco in un luogo di cui non ho sentito l’aria e di cui dovrei inventarmi gli odori, i sapori e tutti quei dettagli che spargo nelle righe per rendere una storia verosimile. A meno che non si tratti di ambientazioni inventate dalla mia fantasia 

Hai un genere di riferimento? Ho notato che ti piace spaziare anche tra generi completamente contrapposti.
Di solito mi piace raccontare il qui e ora. Certo, ho scritto qualche horror, qualche storico,persino un fantastico, ma di solito le mie storie si concentrano sull’animo umano e sulle emozioni umane. Intime, sentimentali o dai risvolti sociali. Ciò non significa che sperimenti poco, o che non continui a farlo.

Qual è la tua opinione sugli ebook?
Non mi vergogno, sono un recente convertito al digitale. Mi ci sono avvicinato con il mio tablet con tutta la diffidenza possibile. Eppure è comodo: muoiono meno alberi (pia illusione) i prezzi di questi tempi sembrano, a parte qualche scandalosa eccezione, contenuti. E tutto può essere a portata di mano per chi, come me, ha poco tempo per uscire. Il peccato è che il mercato è monco: alcuni editori che mi interessa leggere non si muovono digitalmente, e nel contempo c’è troppa poca diffusione per far accelerare questa tendenza. Non me ne vogliano, amo le libreria, soprattutto quelle serie. Ma ormai le librerie degne di questo nome, sono in estinzione.

Collabori con il Writer’s dream, quanto pensi possa essere utile un sito del genere a un aspirante autore?
Dipende. Per me lo è stato, sia per apprendere cosa possa essere importante editorialmente parlando (non pagare per pubblicare, ero uno di quelli che 4 anni non sapeva nemmeno la differenza tra EAP e Free) sia per il confronto sul tuo lavoro, il massacro del testo (e a volte dell’ego) e la successiva comprensione che… non si arriva mai da nessuna parte ma che sempre si deve migliorare. Questo da utente, se invece intendi chiedere se far parte dello staff è stata una via preferenziale per farmi conoscere o apprezzare dagli editori, penso di no. Di solito questi ruoli servono per mettersi a servizio degli altri, sia come gestione che come informazione, non per servirsene. Penso di aver raggiunto i miei piccoli risultati, giocando le mie carte come tutti gli altri, con tanto di palla al centro.

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?
Progetti nella mia testa ne ho tanti, tempo per coltivarli davvero poco. È il mio dramma. Ho qualche racconto che presto verrà pubblicato in alcune antologie collettive, ho un romanzo in gestazione e altri due in revisione, più altre idee pronte per essere sviluppate. Insomma sono sempre di corsa. Spero che qualcosa di nuovo ne venga fuori 

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?
Di fermarsi a pensare e di rileggerselo un’ultima volta. Ma soprattutto di cercare il confronto altrui, in primis quello che tende a essere oggettivo e a distruggere, se lo merita, il nostro lavoro. Per quanto può far male, dalle ceneri emerge sempre un fiore ancora più bello. Poi di non avere fretta e di occupare il tempo dell’attesa con altri progetti. Ma soprattutto di valutare ogni cosa con ponderazione. A volte i passi falsi o troppo avventati, ci fanno franare. E anche se si cade, gli consiglierei di rialzarsi. E di continuare a camminare. Ognuno di noi, se crede in se stesso e se ha coltivato in modo consapevole il suo talento, ha diritto al proprio cammino personale.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Ho tutto XD
Ho un blog: http://www.jfmastinu.wordpress.com
Qui la pagina autore su Facebook https://www.facebook.com/framastinu
e infine anche twitter: https://twitter.com/FrankMastinu

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

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Per lo speciale “Nerinchiostro” della rubrica “Ci risponde…” abbiamo qui oggi Antonino Lo Iacono, ciao Antonino e benvenuto su questo blog.
Buon salve a tutti i naviganti!

Vuoi presentarti ai lettori?
Generalmente in rete quando mi presento cito Cristicchi con “Mi chiamo Antonio e sono matto”, stavolta vedo di aggiungere qualcosa in più: mi chiamo Antonio e sono matto, tendo a definirmi un Lettore con la L maiuscola non per presunzione o categorizzazione ma perché la prima cosa che mi caratterizza è questo: leggere.
Ogni tanto mi capita anche di scrivere ma principalmente leggo.

Quali sono i tuoi autori preferiti?
Dipende abbastanza dai generi che vado a leggere ma volendo fare una scrematura… Edgar Allan Poe, senza il quale oggi probabilmente non sarei nemmeno qui a rispondere a queste domande e Brian Aldiss.
Anche Lovecraft, devo dire, anche se il mio rapporto col Solitario di Providence è conflittuale.

Ci parli del racconto inserito nell’antologia “Nerinchiostro”?
Dunque, “Disgregamento” nasce dall’idea di voler usare un approccio diverso all’idea di Immortalità nel classico contesto dello “Scienziato che usa arti oscure” tanto comune e classico in molte storie dell’Horror.
Lo scopo principale dell’Immortalità dovrebbe essere quello di non morire e così io mi son chiesto “e se invece fosse il contrario? Se invece si dovesse morire per raggiungere l’immortalità?” e da lì ho scritto il mio piccolo racconto, sfruttando la forma che tanto amo del diario (colpa della lettura del Dracula ai tempi del liceo).

Come mai hai deciso di partecipare al concorso?
La sfida.
Mi piace l’idea di gareggiare contro altri scrittori, l’essere in competizione e, quando si vince, la soddisfazione di poter dire “ce l’ho fatta”.

Hai partecipato ad altri concorsi e antologie, pensi possano essere utili?
Ho partecipato sì ad altri concorsi, pochi, in alcuni sono stato selezionato e in altri no.
Tendo ad essere molto selettivo in termini di partecipazioni anche perché evito del tutto di averci a che fare se non ho una buona idea in testa.
Se non c’è una buona idea anche se il concorso è la sfida più interessante e divertente del millennio… non ci partecipo.
In ogni caso sì, penso siano molto utili a tutti gli scrittori per quanto detto nella domanda precedente: la sfida, il dover gareggiare e il dover sottostare a regole precise (vuoi la lunghezza, vuoi il genere, vuoi boe particolari… etc.) sono ottimi incentivi a produrre il meglio.
Non sempre succede ma in linea di massima è così.

Penso che chiunque legga quest’intervista sappia più o meno cosa sia il Writer’s dream, ma lasciare spazio a un’ulteriore infarinatura non credo sia un errore… Quindi, ci vuoi parlare del Wd?
Il Writer’s Dream nasce cinque anni fa, portato in rete da Linda Rando/Ayame, nasce come un forum in cui pubblicare i suoi scritti poi però scopre l’Editoria a Pagamento e da lì… guerra aperta.
Quattro anni fa sono arrivato io al WD, in origine non sarei nemmeno dovuto rimanere sul forum (per quanto il mondo stia diventando e sia ormai social io rimango un vecchio eremita di soli ventiquattro anni che si lamenta dei giovinastri d’oggi, anche quando hanno la mia stessa età) poi però cause di forza maggiore mi ci hanno fatto rimanere e da allora… be’, è diventato un pezzo della mia vita.
Ora a quattro anni dal mio arrivo e a cinque dalla sua nascita stiamo festeggiando questo quinto compleanno, continuando a lottare contro l’EAP e a proporre costantemente nuove attività creative per tutti gli scrittori che hanno voglia di mettersi in gioco.

Come amministratore del Writer’s Dream hai partecipato a molte iniziative a favore degli emergenti. Vuoi dare qualche consiglio per ciò che concerne la promozione di un’opera?
Dunque, questa è difficile.
In rete si trovano consigli di tutti i tipi e io non sono nessuno per poterne dare di migliori, però… ecco, non rompete le scatole.
Chiaro e diretto.
Ignorate tutti quelli che vi dicono che dovete usare ogni occasione per parlare del vostro libro.
E per venderlo.
E per scroccare una recensione.
E per qualunque altra attività correlata.
Così non vi conquistate lettori ma soltanto gente che vi eviterà come la peste.
Promuoversi va bene, parlare del proprio romanzo va bene, trasformarsi in una parodia del classico piazzista da film serve solo a scatenare l’ira di ogni lettore che vede in questo nuovo scrittore soltanto l’ennesimo ciarlatano che vuol vendergli qualche (fasullo) olio misterioso e medicamentoso.
Praticamente quell’atteggiamento finisce con l’ottenere l’effetto contrario: nessuno vorrà leggere quello che lo scrittore propone e se lo legge lo fa più per toglierselo di torno che per altro.
E lo domando a tutti gli scrittori che disseminano la rete di spam ossessivamente domandando a ogni essere dotato di occhi e capace di leggere in italiano “Vuoi leggere il mio libro?” vi sentite realmente soddisfatti da una lettura ottenuta così? Perché io ne proverei solo fastidio, niente soddisfazione.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?
Vari racconti sparsi che se diventeranno qualcosa di piacevole da leggere parteciperanno a nuovi concorsi e, pian piano, metto da parte i pezzi e i frammenti di quello che in un futuro lontano potrebbe diventare un romanzo.
Ma non mi sbilancio per scaramanzia.

Quale pensi sia uno degli errori più frequenti che commette un esordiente?
Sono indeciso tra il credere di avere la Parola Divina a proprio servizio e che di conseguenza ogni critica negativa verso ciò che il nostro esordiente ha scritto è mossa solamente da ignoranza e invidia, poiché la Parola non sbaglia mai e la Sindrome del Piazzista di cui parlavo sopra.
Be’, chiunque stia leggendo questa intervista lanci una moneta, se esce testa l’errore è la Parola, se esce Croce sarà il Piazzismo Compulsivo.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?
Avevo un blog ma è ormai defunto per comune accordo tra me e gli Antichi,
Bene o male però mi si può trovare su Twitter (@NephremRah) dove però non sono molto attivo (lo uso principalmente per seguire e leggere al momento) e Google + (che spero, pian piano, di far diventare il mio social network principale).

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!
Grazie a te per l’intervista!

Vi segnalo oggi questo concorso che nasce dalla collaborazione di Wepub e Writer’s dream.

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Ritengo sia un concorso molto interessante, quindi eccovi il bando.

Si tratta di un concorso dedicato ai racconti horror – quelli veri! Pertanto, scordatevi paranormal romance, urban fantasy o quant’altro in salsa horror: qui sarà l’orrore, quello originale a farla da padrone.

Come si svolge il concorso?
Il concorso – che è gratuito – si svolgerà in quattro fasi:
Prima fase, dal 28/5 al 6/7: INVIO DEI RACCONTI. I racconti andranno inseriti nel forum, in questa sezione. Ogni autore potrà partecipare con una sola opera. Per presentare il proprio racconto sarà sufficiente aprire qui una discussione, il cui titolo sarà “Titolo del racconto – Nome autore”. Potete anche usare uno pseudonimo. All’interno della discussione inserite il testo del vostro racconto. Se avete problemi con la formattazione consultate questo articolo. I racconti dovranno essere lunghi al massimo 20.000 battute.
Seconda fase, dal 9/7 al 22/7:
VOTAZIONE DEGLI UTENTI. La prima valutazione spetterà a voi! Avrete la possibilità di leggere e commentare tutti i racconti in gara, assegnando un punteggio che va da 1 (il minimo) a 5 (il massimo). Ogni utente potrà – naturalmente – assegnare un solo voto a ogni racconto. Passeranno alla terza fase solo i racconti che riceveranno un punteggio medio minimo di 3.
Terza fase, dal 23/7 al 20/8:
VALUTAZIONE WRITER’S DREAM. Ora la palla passa alla giuria di Writer’s Dream, composta da membri dello staff, che valuteranno quali opere, tra quelle che hanno raggiunto un punteggio medio minimo di 3, passeranno alla fase successiva. Ma attenzione! Ci potrà essere anche un ripescaggio, con il quale la giuria, a sua totale e insindacabile discrezione, potrà recuperare racconti che non hanno superato la valutazione degli utenti.
Quarta fase, dal 20/8 al 30/9: VALUTAZIONE WEPUB. La valutazione finale spetta a WePub, che valuterà i racconti che hanno passato la scure della giuria di Writer’s Dream. Come per la terza fase, anche WePub potrà mettere in atto un ripescaggio, che potrà riportare in gara racconti che non hanno superato la selezione di Writer’s Dream.
I risultati saranno comunicati lunedì 1 ottobre.

Cosa si vince?
Il premio in palio per il concorso letterario “La piccola bottega degli orrori” è la pubblicazione dei racconti vincitori all’interno di un’antologia in formato ebook che uscirà con il doppio logo WePub – Writer’s Dream e che entrerà a far parte del catalogo dell’Editore, il quale riconoscerà sempre a ogni Autore la paternità della propria opera.

Ecco un po’ di link:
Pdf con il regolamento completo
Sito del Writer’s dream
Sito della casa editrice Wepub

In bocca al lupo agli eventuali partecipanti!
Massimo

Oggi intervistiamo Marco Baggi, autore de “La fuga dei vinti”. Ciao Marco, ti do il benvenuto su questo blog.

Ci racconti qualcosa su di te?

Volentieri. Ho 26 anni, una laurea in Scienze Storiche e il diploma di Liceo Artistico; come impiego “saltello” da un lavoro all’altro, un po’ come tantissimi altri precari qui in Italia. Oltre alla passione per la scrittura, scoppiata quasi per caso in terza media, condivido il mio tempo libero con diversi altri interessi, come il disegno, lo sport, il modellismo e non ultima la lettura. Insomma, cerco sempre di tenermi in movimento.

Qual è il tuo autore preferito?

Bernard Cornwell, a mio parere uno dei migliori romanzieri storici in circolazione. Delle sue opere adoro soprattutto la serie dedicata a Richard Sharpe, nella quale viene perfettamente ricreata l’atmosfera dell’epopea napoleonica. Leggo anche testi di autori italiani, non necessariamente legati al genere storico; di recente sto trovando interessanti alcuni lavori di scrittori emergenti, spesso più meritevoli delle grandi firme che si vedono in libreria.

Hai pubblicato il tuo primo romanzo “La fuga dei vinti”, ce ne vuoi parlare?

Si tratta di un romanzo storico, a metà strada fra avventura e guerra. L’intera vicenda, a parte piccole eccezioni, è vista attraverso gli occhi del giovane tenente Francesco Martini, ufficiale fresco di nomina finito suo malgrado nell’inferno della rotta di Caporetto. I capitoli del romanzo descrivono in modo serrato quei giorni terribili, dividendosi fra azione pura e riflessioni personali del protagonista, impegnato in una lotta continua per sopravvivere e non impazzire davanti alla miseria della guerra. Nella storia lo vedremo quindi crescere come uomo e come capo, in un susseguirsi di sfide sempre più dure per lui e i propri soldati lungo la strada della salvezza.
La fuga dei vinti è stato praticamente scritto nei ritagli di tempo durante l’università, per poi vedersi concluso alla fine del 2009. Dopo un lungo percorso di riletture e revisioni, nel 2011 la casa editrice Zerounoundici ha deciso di pubblicarlo.

Sei laureato in scienze storiche e il tuo primo romanzo ha un’importante cornice storica, non credo sia una coincidenza. Come si sono legati scrittura e storia nel tuo processo creativo? Come mai questa forte connotazione storica?

Il tutto è nato in virtù del mio grande interesse nei confronti della storia, incentrato soprattutto sul periodo della Grande Guerra. Da molto tempo confidavo di realizzare un romanzo ambientato in quel preciso momento della storia d’Italia, forse uno dei più bui e controversi.
In questo genere particolare di narrativa la scrittura è ovviamente intrecciata con la storia stessa. E’ stato quindi molto difficile, ma allo stesso tempo molto affascinante, riuscire a conciliare gli eventi realmente accaduti con l’inventiva della narrazione, in modo da ottenere una vicenda bilanciata e evitare errori grossolani. Tutto questo ha ovviamente richiesto un lungo studio, a partire dagli avvenimenti fino alle unità militari coinvolte e i relativi comandanti; luoghi e fatti descritti nel romanzo sono infatti veramente esistiti.

“La fuga dei vinti” è stato pubblicato anche in ebook. Cosa ne pensi di questa nuova tecnologia?

Pur restando un tradizionalista della carta stampata, riconosco nell’ebook un’ottima via commerciale, anche se ancora acerba in Italia. Di certo il formato elettronico possiede indubbi vantaggi che, se ben sfruttati, potranno costituire una svolta nell’editoria futura, soprattutto per le case editrici medio-piccole. Spero possa trovare la giusta diffusione, in particolar modo fra i giovani, i quali “sentono” molto queste nuove tecnologie.

Sei anche disegnatore e illustratore, hai mai pensato di impegnarti in un’opera che possa legare il disegno e la scrittura?

Certamente, il progetto di realizzare una pubblicazione di questo genere mi frulla in testa da molto tempo. Ho sempre apprezzato le illustrazioni dei testi di storia militare, raffiguranti le uniformi o gli eventi di un preciso evento bellico, e dunque mi piacerebbe molto unire il disegno alla scrittura. In realtà qualcosa è già stato fatto: in contemporanea con “La fuga dei vinti” infatti, ho curato una piccola pubblicazione per l’Associazione Storica Cimeetrincee, dal titolo “L’altra guerra. Il conflitto lontano dal fronte”. Specificatamente ideato per gli alunni delle scuole medie, il libretto ripercorre la vita militare di un soldato della Prima Guerra Mondiale, parallelamente alla non meno facile esistenza della popolazione a casa. Il tutto accompagnato da numerosi disegni riguardanti i soldati dell’epoca.

Stai lavorando a qualche nuovo progetto?

Sì, attualmente sto proseguendo nella stesura di un nuovo lavoro, con ancora protagonista il tenente Martini. Avrei l’intenzione di realizzare una breve serie dedicata a questo personaggio, legato ad un periodo storico poco trattato e dunque ricco di spunti interessanti.
Non mancano le idee anche su altri progetti e generi, ma al momento è ancora tutto da definire. In futuro mi piacerebbe molto tornare a scrivere racconti, che a suo tempo fu il mio primo interesse nell’ambito della scrittura.

Quale consiglio daresti a un esordiente che sta muovendo i primi passi in questo ambiente alla ricerca di un editore?

Innanzitutto di non scoraggiarsi mai, sarebbe un errore grave quasi quanto pubblicare a pagamento. Se si crede in ciò che si scrive, bisogna andare avanti per la propria strada, anche se alla fine il romanzo non viene pubblicato. La scrittura è passione, una sorta di rifugio che appartiene soltanto a noi e in grado di donare sollievo nei momenti difficili della vita. E non importa se non sarà pubblicato, il lavoro intrapreso sarà comunque servito ad aggiungere un tassello importante nella crescita di ognuno.
Ad ogni modo, per chi avesse terminato un manoscritto, i consigli principali sono gli stessi che diedero anche a me tempo addietro. Ovvero, cercare di sottoporre il proprio scritto a lettori severi ed obiettivi (cercando d’evitare parenti e amici quindi), in modo da ottenere dei giudizi attenti e precisi sui punti deboli e di forza dell’opera. Ottenuto questo, sarà bene valutare con criterio la scelta del giusto editore (rigorosamente Free), andando a comprendere se la linea editoriale è adatta al manoscritto che vorremmo sottoporre. In tal senso ritengo siano utilissimi i forum letterari sul web, come il Writer’s Dream e Pescepirata, soltanto per citarne i più conosciuti e apprezzati.
C’è molto da fare dunque ma, come scritto poc’anzi, mai scoraggiarsi.

Hai qualche spazio personale sul web o sui social network dove ti possiamo seguire?

Al momento mi potete trovare su Anobii, ma a breve (spero) dovrei realizzare una sorta di blog artistico/letterario, aperto a notizie legate ai romanzi e al mondo dell’illustrazione.
Qui il link di Anobii:
http://www.anobii.com/panzer85/books

L’intervista è terminata, grazie per aver risposto alle mie domande!

Grazie infinite a te per lo spazio e il tempo concessomi. Alla prossim

Buongiorno a tutti! Per questa nuova intervista dellarubrica “Ci risponde…” abbiamo qui Gianni Gardon. Ciao Gianni! Benvenuto su questo blog.

Ciao Massimo, è un piacere per me essere ospitato nel tuo interessante blog.

Partiamo subito dalla prima domanda, ci racconti un po’ di te?

Rischio di essere subito prolisso, non sono bravo a fare il misterioso! Ho quasi 35 anni, ho sempre amato scrivere ma soprattutto leggere, leggere, leggere, sin da quando ero piccolo e anteponevo a macchinine e robot i fumetti disneyani, le storie che spesso inventavo e poi raccontavo ai miei fratelli, impersonando vari personaggi. Già all’epoca mi piaceva coinvolgere gli altri. Amo l’arte, la cultura, il teatro, la musica, lo sport. Ma il mio più grande sogno è quello di sposarmi con la mia ragazza Mary (Maria Teresa Zingaro, autrice tra l’altro della copertina del mio romanzo), costruire una famiglia.

Qual è il tuo autore preferito?

In realtà non ne ho uno in particolare, anche perché mi ritrovo spesso e volentieri a leggere saggi, manuali e biografie, dove contano elementi di attendibilità, veridicità e rigore più che creatività e stile. Comunque sì, adoro vari autori, dai classici come Pavese, Fenoglio, Svevo, Manzoni ai più moderni. In ambito straniero mi piacciono Gabriel Garcia Marquez e Nick Hornby, due scrittori diversissimi, ma che mi interessano per le istanze sociali che spesso raccontano, chi in modo serioso, chi col sorriso, dissacrando un po’. Tra gli italiani, ammetto di avere un debole per Niccolò Ammaniti, è molto originale, un autore con la A maiuscola. Peccato che il suo libro da me più apprezzato (“Come Dio comanda”) sia stato un po’ “maltrattato” nella versione cinematografica. Insomma, non si possono cambiare i finali, dai!

Hai esordito da poco con il tuo romanzo “Verrà il tempo per noi”, ci parli un po’ di questo tuo primo libro?

Questo libro è una delle mie soddisfazioni più grandi e ne apprezzo pure gli inevitabili difetti e il fatto che in un certo senso sia “acerbo”. La storia l’avevo in mente da un po’, da quando abitavo in appartamento universitario con due cari amici. Oltre a studiare, il nostro era un raggruppamento di idee, pensieri, progetti. Tutti e 3 abbiamo iniziato ben presto a condurre programmi radiofonici, a condividere passioni, come quello per la radio, la musica, i concerti, ai quali – essendo spesso accreditati – assistevamo con immenso piacere: gli anni ’90 erano ricchi di qualità in questo senso. Lì è venuta in mente l’idea di partorire un progetto letterario più ampio (perché comunque ho sempre scritto: canzoni, racconti, articoli) dove far confluire le mie passioni, il mio Io di quel periodo, che ricordo sempre con affetto. Poi studi, ti laurei, fai un Master, trovi lavoro (per fortuna subito, erano anni buoni anche per questo), passa il tempo e il libro rimane nel cassetto, fino alla scoperta di nuove modalità, alle potenzialità del web che hanno fatto in modo di avere un accesso e un contatto un pochino più immediato col mondo editoriale, di cui non conoscevo praticamente nulla.

Questo tuo romanzo è ambientato in Italia, molti aspiranti scrittori invece preferiscono ambientare le proprie storie all’estero, come ho scritto poco tempo fa su questo blog. Come mai questa scelta, che da parte mia trovo più che condivisibile e preferibile?

No, non ho mai pensato di ambientarlo all’estero, anche se in un primo momento pensavo di sviluppare di più la storia di un personaggio, originario dell’Irlanda. Adoro quella Terra e mi sarebbe piaciuto descriverla con dovizie di particolari, almeno per come la percepisco io; invece poi ho trasportato il tutto in Italia, precisamente a San Gimignano, una cittadina che mi è rimasta nel cuore, dopo una prima visita avvenuta vent’anni fa. Si tratta di posti magici, come la provincia di Siena, non a caso sfruttata alla grande anche nel cinema. Un film che adoro (“Io ballo da sola” dell’immenso Bernardo Bertolucci) non a caso, nel ’96, ha omaggiato quelle zone.

Qual è la tua opinione sugli ebook? “Verrà il tempo per noi” avrà una versione digitale?

Di mio non sono molto tecnologico, nonostante Internet e in generale l’utilizzo giornaliero di programmi di scrittura mi abbiano fatto cambiare idea sul fatto che non si possa nel 2012 farne a meno e andare avanti a “pelle e calamaio” (non a caso il nome del mio blog!). Però, pur essendo informato sugli ebook e sui supporti digitali, ammetto che non ne ho mai letto uno, preferisco l’odore della carta, sfogliare il libro, tenerlo in mano. Riguardo il mio romanzo, per contratto uscirà la versione in ebook ma sinceramente non conosco le tempistiche della mia casa editrice.

Leggo dalle tue note biografiche che tra le altre cose sei un educatore, un giornalista e collabori anche con una web radio. Ci parli un po’ di queste attività?

Della radio ho già accennato, è una passione antica, nata quando avevo 19 anni, poi purtroppo lasciata perdere, almeno a livello operativo, per contingenze fondamentali. Mi sono laureato e ho iniziato a lavorare; io non sono di Verona città, bensì della provincia, tra l’altro al confine con quella di Rovigo, e pertanto la distanza tra il mio paese (Castagnaro) e la sede della radio era troppa. Ho continuato sporadicamente a scrivere articoli per il sito di Popolare Network, quando andavo a concerti o a eventi, e da qualche anno sono nello staff di Yastaradio, una buonissima web radio alternativa gestita dal grande Dalse. Contribuisco con articoli, recensioni e molto di rado programmi, anche perché via skype ho qualche problema (tecnologia? Aiuto!). Ho sempre scritto articoli, all’inizio in ambito locale, per “Calcio Dilettante”, poi al termine dell’Università (non subito, dopo quasi 5 anni) ho conseguito un Master in Giornalismo. Ma a 30 anni, onestamente, e con un lavoro fisso come educatore che mi soddisfaceva, sinceramente, pensavo di non rimettermi in pista in un ambito così sfaccettato e imprevedibile come quello del giornalismo. Anche lì è venuto in soccorso Internet, ho cominciato a scribacchiare per siti di sport, finchè sono intervenuto sul Guerin Sportivo, per me la Bibbia dello Sport, la rivista più antica d’Italia, dove sono transitati fior di giornalisti. Ho mandato al sito della testata un accurato dossier sulla stagione scorsa, “le Pagelle del campionato”, giocatore per giocatore, dal Milan al Lecce, senza esclusioni, un articolo enorme. Il direttore Matteo Marani, una persona squisita e dai grandi valori, mi ha dato un’opportunità, ha pubblicato l’articolo a puntate e si sono riscontrati da subito feedback da parte di tutti i tifosi, dibattiti, scambi di opinioni. Ci siamo visti in redazione e da lì è iniziato tutto. Ora ho un contratto di collaborazione e ogni mese contribuisco alla resa della prestigiosa rivista, unico “signor nessuno”, in mezzo a giornalisti del calibro di Gianni Mura, Adalberto Bortolotti e Roberto Beccantini.
Sono laureato in Lettere e Filosofia, indirizzo Scienze della Formazione, e per quanto dapprima interessato all’insegnamento (sono stato supplente alle medie per un paio di anni circa), ho capito che sarei andato incontro ad anni di precariato e così ho provato altre strade, d’altronde avevo scelto un ramo socio – pedagogico. Ho iniziato a lavorare per una struttura privata, poi mi sono avvicinato a casa, operando con i disabili psichici. Dopo una brevissima esperienza con i minori, ambito che ti prende emotivamente, forse troppo, sono tornato a tempo pieno ad occuparmi di progetti educativi – riabilitativi in favore di soggetti con disagio psichico. Da tre anni ho intrapreso un progetto teatrale che sinora è confluito, dopo mesi e mesi di duro processo educativo, in due commedie (“Aurora e il Bosco Magico”, 2010, e “Carlotta e la felicità, 2011), interpretate sullo stesso palco da attori normodotati e altri con disturbi mentali. I risultati sorprendenti mi inducono a continuare su questa strada, nonostante la fatica. Ma le gratificazioni compensano il resto, soprattutto vedere la brillantezza negli occhi degli utenti, con conseguente aumento della loro autostima.
Facendo l’educatore, la tua è una sfida continua, è un mettersi alla prova con le proprie debolezze, con la propria emotività.

Sei giornalista musicale e leggo dal sito di Nulla Die: un gruppo di amici compie scelte importanti riguardo al futuro, in­trecciando sogni e musica. Quanto è importante la musica per te e come si lega – se lo fa – alla tua passione per la scrittura?

In questo contesto la musica era funzionale alla storia, si può dire che la trama quasi ne era intessuta. Ma non so se nel prossimo romanzo ci sarà così tanto spazio per questa mia autentica passione. Sin da piccolo ascoltavo musica di ogni tipo, soprattutto straniera ma poi guardavo pure Sanremo con la nonna. Mi ritengo poliedrico sufficientemente per non rimanere fregato da generi e etichette. In ogni caso adoro Radiohead, Sigur Ros, il folk, i Pink Floyd, Jeff Buckley, i REM, molti cantautori e gruppi italiani. Negli anni della radio, poi, ho avuto modo di conoscerne diversi, tra interviste e vere amicizie: Daniele Silvestri, Modena City Ramblers (idoli), Max Gazzè, Gio dei La Crus ma anche artisti di nicchia, ora di culto, come il grande Paolo Bnevegnù, che nel ’97 ringraziò me e l’amico fraterno Ricky Cavrioli nel disco degli Scisma, Mao, che poi lavorò a Mtv con Andrea Pezzi, i Soon, i grandi e mai dimenticati Divine della bravissima Valeria Nativio. AMO la musica!

Hai qualche nuovo progetto letterario? Cosa bolle in pentola?

Fortunatamente sono ancora molto coinvolto da questo romanzo, che sta raccogliendo consensi, come anche qualche sana critica, che ci può stare. Nessuno è perfetto e io voglio ringraziare ogni mio singolo lettore per la fiducia e l’attenzione prestatami. Ho tenuto una bellissima presentazione a Legnago, con circa 100 persone presenti, ho dovuto per il momento rinunciare a degli incontri con le scuole superiori a causa dei postumi di una malattia che mi ha colpito a inizio anno. Ora sto bene, sono guarito ma devo “moderare” un po’, stare a riposo. In ogni caso, sì, proprio ieri ho trovato quel “quid” necessario a legare le vicende di un soggetto che avevo già in mente. La fase della scrittura è successiva, prima l’idea è già chiara in testa, così non mi resta che trascriverla sul pc (il primo lo scrissi su carta ma ho capito che è una doppia fatica!). Facevo così anche coi temi al liceo, prima lo immaginavo, poi lo scrivevo direttamente, altro che brutta e bella copia! A parte gli scherzi, ho una storia già chiara, in un certo senso più matura (anche se il primo era volutamente “leggero” in alcuni frangenti, visto che parlava di adolescenti. Tengo a sottolineare che i “miei” ragazzi non sono per nulla stereotipati, anzi, ho cercato di elevare le loro vite, pur con tutte le insicurezze, le paure e le ansie dei 18 anni). Sono convinto che posso solo migliorare, uno scrittore dovrebbe sempre scalare qualche gradino, lo stile si affina strada facendo. Nel 2011 poi ho iniziato una fruttuosa collaborazione con un caro amico, Damiano Negri, autore del mio booktrailer. Lui è un aspirante regista (come un altro carissimo amico, Giovanni Corso) e in un paio di occasioni mi sono occupato della sceneggiatura dei suoi cortometraggi di genere principalmente horror. Abbiamo altri progetti per quest’anno.
Allargando il cerchio, pensando al futuro, non nego che mi piacerebbe scrivere una biografia sportiva, sullo stile dei maestri Eduardo Galeano e Gigi Garanzini (sto provando a racimolare contatti con alcuni esponenti sportivi in tal senso) o un saggio.

Quale consiglio daresti a una persona che sta per inviare per la prima volta il suo manoscritto?

Io non ne sapevo niente, ho voluto e dovuto prima informarmi bene. Per fortuna esistono molti spazi sul web, meno in tv o sui giornali, ai quali ho attinto a piene mani. Siti e forum come quello del “Writer’s Dream” gestito dalla giovane e combattiva Linda Rando sono una manna dal cielo per tutti gli aspiranti scrittori.
Ho selezionato per bene le case editrici a cui spedire il cartaceo, primo perché è un costo notevole stampare una ventina di manoscritti (sulle 500 e passa case editrici presenti in Italia!), dando uno sguardo attento ai cataloghi. Inutile mandare un cartaceo a chi indica nel loro sito di inviare solo via e-mail. O viceversa, ovviamente! Ho spedito pure alle big e mi fa piacere che un paio fossero vagamente interessate, è stato uno sprono ulteriore, anche perché mi hanno dato delle buone indicazioni. Avevo conosciuto e creato un buonissimo feeling con i rappresentanti di una casa editrice che apprezzo molto. Poi però, pur parlandone con loro, ho optato per Nulla Die che è stata tempestiva e sicura di volermi in scuderia. Sono rimasto in buoni rapporti, tanto che i due titolari di “Edizioni La Gru” sono poi venuti a vedermi a una presentazione. Insomma, siamo amici! Ma ciò non toglie che Salvatore e Massimiliano Giordano di “Nulla Die” mi hanno da subito accolto, protetto e aiutato a crescere, pur con tutte le difficoltà insite in una piccola ma seria casa editrice.

Dove ti possiamo seguire? Hai un blog, un profilo twitter, una pagina facebook o un sito personale?

Ho un blog che curo quasi quotidianamente, nel quale soprattutto pubblico gli articoli che vanno sul Guerin Sportivo e Yastaradio, ma poi, essendo un mio spazio libero, mi occupo pure di libri, recensioni, attualità e di me, del mio libro, delle mie emozioni.
Ecco il mio blog http://giannivillegas.wordpress.com/
Si chiama PELLEeCALAMAIO, lo curo da quasi un anno.
Ma poi sono anche su Facebook, di recente pure su Twitter (sempre col mio nome e cognome) e ho persino un canale su youtube, col nick “Allsking”.

Questa era l’ultima domanda, grazie per aver partecipato a quest’intervista!

E io non posso fare altro che ringraziare te per questa lodevole e utile iniziativa!
Ciao a tutti i lettori del tuo blog!

E’ oramai circa un anno che mi arrivano proposte editoriali all’indirizzo di posta: massimojuniordauria[at]hotmail.it

Tutto questo in virtù del fatto che scrivendo su google “casa editrice Tanit”, il mio blog è uno dei primi risultati, se non il primo perché il sito della casa editrice in questione non è più attivo.
Chi va alla ricerca di questa casa editrice e trova il mio blog crede che io sia uno dei membri della redazione e quindi invia il suo manoscritto o invia una richiesta d’informazioni(tra l’altro il post in questione è uno dei più cliccati su questo blog).

Quindi ci tengo a precisare che non sono un editore(al momento, perché chissà cosa riserva il futuro!), ogni tanto collaboro con qualche casa editrice, ma non per questo sono un membro di una delle loro redazioni, né per questo posso girare loro dei manoscritti che mi pervengono.

Spero che questo chiarimento serva a non creare più false aspettative negli autori che cercano la Tanit(a me non costa nulla rispondere, finché le proposte editoriali non sono molte in una giornata).

Un saluto a tutti!
Massimo

p.s. ho usato gli stessi tag del post sulla Tanit, in modo che possano comparire nella stessa ricerca.

Da una discussione avuta su facebook mi è venuta l’idea di trattare l’argomento anche qui.
Negli ultimi giorni, leggendo i vari racconti che sono giunti per Nerinchiostro, ho avuto modo la conferma di una tendenza che avevo avuto modo di notare già nel 2008(quando mi ero affacciato per la prima volta in questo mondo).

Qual è questa tendenza?
Semplice, l’uso di nomi stranieri(e quindi spessissimo di ambientazione straniera) da parte degli autori esordienti/emergenti italiani.

Questa tendenza è una delle tante cose su cui si discute spesso e volentieri sui forum di scrittura. Ricordo benissimo una discussione di decine di pagine sul Writer’s dream a proposito. Discussione che però penso sia andata persa visto che all’epoca il forum era ancora su forumfree.

L’uso di nomi stranieri mi fa storcere il naso, non posso negarlo. Anche se penso che l’utilizzo a volte possa essere interessante, ma questo nel caso ci sia un’ottima conoscenza di base da parte dell’autore dell’ambientazione straniera. Naturalmente questo uso deve essere anche funzionale alla storia.

Purtroppo difficilmente gli autori hanno questa conoscenza e altrettanto difficilmente la trama ha bisogno di questo uso.
La situazione più usuale è questa:
l’autore è italiano, i protagonisti si comportano come italiani, hanno un modo di esprimersi italiano, ma si chiamano Kevin e Jane. Sì, perché coloro che usano questo espedienti il più delle volte non conoscono l’ambiente che vanno a descrivere se non per qualche film o serie tv che hanno visto. E ovviamente fonti del genere non sono affatto attendibili.

A parer mio si deve scrivere di ciò che si conosce(non intendo che per scrivere horror devi conoscere un mostro a sei teste). Ma per strutturare un personaggio anglosassone o comunque straniero si deve entrare nelle loro strutture di pensiero. E molti non lo fanno. I loro personaggi sono americani all’anagrafe, ma completamente italiani nelle strutture di pensiero e anche nel resto.

Insomma una ricerca di esoticità che rende, sempre a parer mio, molto meno credibile e coerente la storia, nonché eccessivamente dozzinale.
Perché lo fanno?
Alcuni perché preferiscono i nomi stranieri, altri perché si sentono più stimolati, altri ancora perché sentono di banalizzare il tutto chiamando un loro personaggio Gennaro o Filippo.

Ovviamente anche queste risposte mi fanno storcere il naso. Tuttavia non bisogna generalizzare, sempre riferendomi alla mia esperienza(perché parlo o provo a parlare di ciò che conosco) ho avuto modo di leggere racconti di ambientazione straniere, in cui quest’ultima era funzionale(non tutte le situazioni sono adatte ad essere ambientate in Italia) o comunque c’era una buona conoscenza degli usi e dei costumi, con strutture di pensiero ben diverse da quelle italiane. In questo caso l’uso è apprezzato e anzi fa capire che ci sia stato maggior lavoro dietro la storia. L’autore si deve essere sforzato per rendere la situazione coerente e credibile.

Insomma io ho detto la mia, non so se qualcuno commenterà, ma qualora lo facesse sarei curioso di leggere il suo pensiero(anche nel caso fosse di matrice opposta, basta che non vi firmate con nomi stranieri, scherzo ovviamente).

Un saluto!
Massimo Junior(il nome è proprio così, nessuna ricerca dell’esotico).

P.s. Ricordate! La vera rivoluzione è usare i nomi 100% italiani! Ovviamente scherzo anche qui.

P.p.s ovviamente la discussione non riguarda racconti/romanzi fantasy, perché lì ogni mondo ha determinate regole e caratteristiche linguistiche e comportamentali.